3 Maggio 2026 5a Domenica di Pasqua Omelia di don Angelo

3 Maggio 2026 5a Domenica di Pasqua Omelia di don Angelo

Mi sto rendendo conto

Quinta domenica di Pasqua

3 maggio 2026

omelia di don Angelo

E’ per noi fonte di perenne meraviglia, di stupore, scoprire come Gesù sappia annodare trascendenza  e concretezza. Salvandoci così da un lato dal pericolo di svuotare  d’anima noi stessi e la terra e dall’altro di cedere a uno sfocato, astratto, intimismo. Riascoltiamolo: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Gesù ci insegna, che noi diventiamo dimora di Dio e contemporaneamente ci insegna che lo si diventa, se osserviamo la sua parola. Che  chiede la concretezza della vita, tocca i notri corpi, toccca le nostre giornate.

E non si tratta di essere di una religione o di un’altra. Il pensiero mi corre alla casa di Cesarea, la casa del centurione pagano Cornelio, di cui si racconta  nel libro degli Atti. Sono anni e anni che quella casa mi bussa, perché  in quella casa Pietro – è scritto  – “si rende conto”. Di che cosa si rende conto? Di dove il Padre e il Figlio mettono la loro  dimora.

E’ scritto: “Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non  fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga»”. E ancora: “Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola”.

“In verità sto rendendomi conto…”. Qualcuno potrebbe stupirsi per la lentezza di Pietro a rendersi conto, a capire: dopo tre anni che era stato al seguito del Rabbi di Nazaret. Ma noi, dopo duemila anni, abbiamo capito? Nella storia, nella concretezza del vivere quotidiano abbiamo onorato e onoriamo questa presenza del divino, questa dignità che abita ogni donna e ogni uomo, ogni popolo?

Ebbene, quando possiamo dire che il Padre e il Figlio dimorano in noi? Che sono ospiti nella nostra casa? L’ospitare non si esaurisce nell’aprire i battenti di una casa. Ospitare Dio, vuol dire ospitare i suoi pensieri, i suoi orizzonti, i suoi occhi, la sua vita, un seme prezioso per l’umanità. I suoi occhi sono quelli di un padre che accoglie senza fare differenza di persone. Accoglienza universale.

E che Dio fosse accoglienza universale Pietro se l’era sentito dire da quel Rabbi di Nazaret dall’in principio, dal giorno in cui Gesù, gli occhi limpidi di luce, tracciava  piste nuove ai discepoli sul monte. Diceva:  “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Il Dio che mette dimora in noi ha questo volto, ha questi occhi.

“Sto rendendomi conto…” dice Pietro nella casa di Cesarea. Chissà, forse si era come scolorita in lui la memoria del giorno in cui, entrando in Cafarnao, un centurione romano era venuto  a scongiurare il Maestro per un suo servo febbricitante. Alle parole del centurione che si diceva indegno di ospitarlo in casa sua, Gesù  aveva reagito dicendo: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”.

E’ come se Pietro nella casa di Cesarea riscoprisse gli occhi del suo Maestro. E non tocca forse anche a noi riscoprirli in giorni di esclusioni,  di contrapposizioni, di disprezzo,  di odio, di depredazioni, di negazione dei diritti, di attentati alla dignità di persone e di popoli? Non tocca a noi ricordare, lontani da ogni tergiversare, con limpidezza, le parole e il viso e gli occhi  di Gesù e abbattere barriere e recinti? Diventare operatori di giustizia e di pace? 

Questo vorrei ora aggiungere: la fede in Dio che ha messo la sua dimora in noi e nello Spirito  – che non siamo noi a portare nel mondo, a noi tocca solo riconoscerlo, perché ci ha preceduti – diventa promessa di futuro per la terra. È lasciarsi abitare dalla passione di inventare e dalla genialità del costruire. Pensate quale dono prezioso per questa terra sarebbero donne e uomini  animati dalla passione  di inventare strade,  di costrire ponti, di allargare orizzonti.

Pensate quale dono per la terra potrebbero diventare, in questo orizzonte, tradizioni religiose e sapienze umane, se ritrovassero la loro anima segreta più vera, la sorgente  non contaminata. Tutti uniti da questa passione, che tutti dovrebbe accomunare. Uniti nelle riconosciute, stimate, infinite diversità. 

Ci sono nella storia umana simboli ad additare queste strade. E dovremmo raccontarli.

Perdonate se chiudo questi pensieri, accennando a una mostra – alla quale di certo io non approderò – che mi ha molto incuriosito leggendone una nota di presentazione.  Titolo sarà: “Le vie del pane”. Sarà aperta a tutti, da metà maggio, in questa nostra città, in Fabbrica del Vapore. Mi è parsa come un simbolo del riconoscimento e dell’accoglienza universale, cui oggi ci chiamavano le letture.

Così viene presentata: “Millenni di storia in 77 fotografie. Il giro del Mediterraneo lungo la rotta del pane. Stefano Torrione ha esplorato il rapporto delle tre fedi monoteiste con un alimento il cui significato simbolico supera la dimensione materiale”. 

Scrive: “Ho partecipato a veglie e processioni, ho assaggiato tutti i tipi di pane, ho visto l’unicità di certe preparazioni, l’emozione nel consacrarlo e nell’offrirlo”. E conclude: “In un mondo lacerato dai conflitti, il pane diventa anche un invito a riflettere sulle guerre del nostro tempo, a ricordare ciò che accomuna le cultura più di quanto le divida”.

LETTURA At 10, 1-5. 24. 34-36. 44-48a

Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Vi era a Cesarèa un uomo di nome Cornelio, centurione della coorte detta Italica. Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio. Un giorno, verso le tre del pomeriggio, vide chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro e chiamarlo: «Cornelio!». Egli lo guardò e preso da timore disse: «Che c’è, Signore?». Gli rispose: «Le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio ed egli si è ricordato di te. Ora manda degli uomini a Giaffa e fa’ venire un certo Simone, detto Pietro». Il giorno dopo Pietro con alcuni fratelli arrivò a Cesarèa. Cornelio stava ad aspettarli con i parenti e gli amici intimi che aveva invitato. Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti». Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si stupirono che anche sui pagani si fosse effuso il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare in altre lingue e glorificare Dio. Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.

Commento al filmato: Gioia ed esultanza incontenibili proviamo nell’ascolto dello spettacolare “Allegro Assai” dal Concerto in Sol min di Bach – è un canto ardente, impetuoso quello dell’Orchestra che racconta l’inizio dell’Annuncio del Vangelo ai pagani:

Allora Pietro disse: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?». E ordinò che fossero battezzati nel nome di Gesù Cristo.

SALMO Sal 65 (66)

Grandi sono le opere del Signore.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Acclamate Dio, voi tutti della terra,

cantate la gloria del suo nome,

dategli gloria con la lode.

Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere! R

A te si prostri tutta la terra,

a te canti inni, canti al tuo nome».

Venite e vedete le opere di Dio,

terribile nel suo agire sugli uomini. R

Venite, ascoltate, voi tutti che temete Dio,

e narrerò quanto per me ha fatto.

Sia benedetto Dio,

che non ha respinto la mia preghiera,

non mi ha negato la sua misericordia. R

Commento al filmato: è gioia ed esultanza travolgente quella che ci coglie nell’ascolto dei due tempi “Allegro” dello spettacolare Concerto in Re Magg. di Mozart – il Corno e l’Orchestra si scatenano in un dialogo spumeggiante, gioioso, raggiante per cantare:
Acclamate Dio, voi tutti della terra,
cantate la gloria del suo nome,
dategli gloria con la lode.
Dite a Dio: «Terribili sono le tue opere!».

EPISTOLA Fil 2, 12-16

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita. Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato.

Commento al filmato: è emozione pura quella che ci coglie nell’ascolto dello stupendo “Adagio” del Concerto in Sol Magg “Alla rustica” di Vivaldi; gli accordi dell’Orchestra, di stupefacente bellezza, cantano con armonie dolcissime e appassionate l’esortazione di San Paolo ai Filippesi:

Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa.In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.

VANGELO Gv 14, 21-24

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui». Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Commento al filmato: c’è tutta la tenerezza di Gesù nelle note struggenti, appassionate della Tromba dello splendido “Lento” dal Concerto in Sol min di Vivaldi, è una tenerezza che il canto della Tromba porta sino a noi con le parole di Gesù:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

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