1 Novembre 2025 Festa di tutti i santi – Omelia di don Angelo
Festeggiare santi e viventi all’aria aperta
Festa dei santi e giorno dei viventi
1 novembre e 2 novembre 2025
omelia di don Angelo
Il vangelo all’aria aperta. E festeggiare santi e viventi all’aria aperta.
Capita – penso a volte anche a voi – una strana sensazione: pensare che certe pagine di vangelo, forse la maggior parte, sentano disagio per una lettura all’interno degli edifici delle nostre chiese e loro passione sarebbe fossero lette all’aperto. Questa, delle beatitudini, è una. E meraviglia delle meraviglie sarebbe fosse letta su un monte. Grazia delle grazie sarebbe se sul suo monte, quello di Galilea. Dove alla fine Gesù, da risorto, prima di trasvolare, darà appumtmamto agli undici, in vistta di un andare: “Andate in tutto il mondo”.
Qui si è all’inizio del suo andare in missione, i suoi primi passi da profeta, la voce che passa e gente che si aggiunge a gente, come per attrazione, folle. Il versetto che precede il nostro racconta: ”Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”.
“Vedendo le folle – è scritto – il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare” . Parlare. Poi sarà pulpito anche il lago. Ma per quel primo momento di folla cercò come pulpito il monte. Salì sul monte, quello di Galilea, non vette o strapiombi, ma scalinate dolci di sentieri, di dossi e di erbe, che permettevano a quella folla raccogliticcia di ascoltarlo, di vederlo. E bussava l’aria del monte, bussavano parole. Erano parole che non esaltavano circostanze privilegiate e tanto meno donne o uomini dei miracoli.
“Le folle” è scritto, una mescola di tutti e di tutto: le parole del monte non erano per aristocratici dello spirito, non per scalatori di pareti impervie di santità.
Parlava alla loro vita. A situazioni che avevano affaccio nel quotidiano, dove puoi imbatterti in giornate in cui ti chiedi come arrivare a sera, come reagire a durezze, come trovare la forza del perdono, come ricostruire la pace, come resistere ai violenti, come mantenerti integro, come lottare per la giustizia.
Era la loro vita. E si stupivano, ma si incantavano anche, a quella parola ripetuta, quasi a rincorsa di aria: “Beati”. La parola era per loro, per dire, che la loro vita, se pur vita da piccoli, era preziosa, aveva dentro un valore, era sacra: “beati, beati, beati…”.
Leggevo e mi sembrava di esserci e di vedere gli occhi sgranati a sorpresa. Era, pensate, la prima beatificazione, la prima canonizzazione, fuori dal colonnato di San Petro. Poi abbiamo ristretto le canonizzazioni e non più all’affaccio di tutti: i santi ristretti per lo più a categorie gerarchiche, ecclesiastiche, in pericolo di clericalismo, nella rincorsa di nomi o situazioni che celebrassero la eccezionalità.
Allarga dunque e bada di non restringere la festa di Ognissanti, che è festa anche dei dimenticati. Per loro il premio; e non secondo le nostre misurazioni. Un giorno dirà: “Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.
Oggi è la festa del bicchiere di acqua fresca, dei piccoli secondo gli uomini, della vita piccola, della santità del quotidiano. Alla memoria mi ritorna una preghiera del cardinale e poeta José Tolentino Mendonça. E’ una preghiera del lunedì che apre ai giorni della ferialità, come la festa di Ognissanti apre sulla ferialità. Vorrei pregarne un ritaglio con voi: “Non lasciare, Signore, che rimaniamo sonnambuli ripetitori. Non lasciarci attraversare il tempo senza farci capire che esso è, in realtà, un tempio. Non lasciarci privi della capacità di riconoscere ogni giornata come lo spazio sacro in cui è custodita la tua Parola, l’arca della tua alleanza, la dimora della tua gloria in mezzo agli uomini. Allora, a questo scopo, riempici gli occhi di vastità e di desiderio, e il cuore di una disponibilità ad amare simile alla tua. Anche se a noi sembra di ritornare, ogni settimana, sempre allo stesso punto, tu insegnaci a giungervi per nuovi cammini”.
Forse sarete sorpresi, o forse no, se oggi il mio breve commento nella festa dei santi si apre a quello della commemorazione dei defunti che quest’anno cade in giorno di domenica. Faccio mescola di omelie e voi intuite il perché di questa mescola: l’aria è la stessa giorno prima e giorno dopo, se mai cambia il monte, dico se mai, perché per me è ancora aria di monte. Sarà opinione mia, discutibilissima, ma a mio avviso aver dato al giorno che segue la festa dei santi il nome di ”giorno dei morti”, mi sa di violazione. Ma come è possibile dopo aver letto che in forza della risurrezione di Cisto “noi passiamo dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli”?
Sono rimasto sognatore e vorrei – ma chi sono io? – augurarmi che si cambi il nome del giorno che trattiene la parola “morti”, che è un falso e trascina con sè immagini non solo tristi ma irreali e poterla sostituire. E chi ha fantasia metta fantasia! Per ora la chiamerei la “festa dei viventi”.
Non dovremmo dunque provare insofferenza per le vesti liturgiche di colore morello che sgusciano all’indomani di quelle bianche luminose della festa dei santi? E che cosa pensare di chi oggi propone di estrarre da polverosi cassetti e armadi di sagrestia pianete e stole di color nero? Ma come? Non stiamo parlando di beati, di viventi, delle folle del monte? E non sarebbe forse grazia trovare donne e uomini che ci educano a sentirci sfiorati dai viventi?
Mi ritornano parole di uno scrittore poeta francese che amo, Christian Bobin: “Tra la mia vita e la mia morte, una semplice parete di carta. Io ti sento camminare dietro”.
Posso aggiungere un sogno? Anni fa ad avvolgere queste due feste d’inizio novembre – soprattutto nelle campagne, ma non solo – era come un tepore di ceppo acceso nel camino. Tepore anche nelle chiese. Proprio in questi giorni un amico mi parlava di una chiesa, quella di Bozzolo e di don Primo Mazzolari, che ne era parroco, “la tromba dello Spirito Santo nella Bassa padana” lo definì papa Giovanni dopo anni di dure opposizioni. Era la festa dei santi, don Primo vedeva arrivare anche contadini che la domenica, per una o l’altra ragione, non mettevano piede in chiesa e lui a dire loro: “Questa è la vostra festa, è la festa degli uomini buoni”. Quando poi ne intravedeva alcuni appisolarsi per la fatica dei campi e sonnecchiare appoggiati alle colonne, preso da tenerezza di pastore, diceva: “Lascateli riposare, questa è casa loro”.
Era il caldo del ceppo di legno nel camino di Dio.
Letture
LETTURA Ap 7, 2-4. 9-14
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Nel giorno del Signore, io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio». E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele. Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello». E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen». Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».
Commento al filmato: le note possenti dell’organo della “Toccata” da “Dorische Toccata & Fuge” di Bach, raccontano con grande maestà e potenza espressiva la visione di san Giovanni Apostolo con tutti gli angeli attorno al trono e gli anziani e i quattro esseri viventi, inchinati con la faccia a terra davanti al trono e che adorano Dio dicendo:
«Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
SALMO Sal 88 (89)
Benedetto il Signore in eterno.
Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà.
I cieli cantano le tue meraviglie, Signore,
la tua fedeltà nell’assemblea dei santi. R
Dio è tremendo nel consiglio dei santi,
grande e terribile tra quanti lo circondano.
Chi è come te, Signore, Dio degli eserciti?
Potente Signore, la tua fedeltà ti circonda. R
Tuoi sono i cieli, tua è la terra,
tu hai fondato il mondo e quanto contiene;
Beato il popolo che ti sa acclamare:
camminerà, Signore, alla luce del tuo volto. R
Commento al filmato:nell’entusiasmante “Allegro” dal Concerto in Fa Magg di Vivaldi, l’Oboe e l’Orchestra cantano esultanti con il salmista
«Benedetto il Signore in eterno.»
Fanno da sfondo le stupende immagini de “i Musicisti” di Velazquez e “Cristo in Maestà” di Beato Angelico.
EPISTOLA Rm 8, 28-39
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quel li che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati. Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi! Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Come sta scritto: «Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo considerati come pecore da macello». Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
Commento al filmato:il tranquillo, sereno “Larghetto” dal Concerto in Si b Magg di Händel ci fa vivere con armonie dolcissime questo insegnamento dell’Apostolo ai cristiani di Roma:
«Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.»
VANGELO Mt 5, 1-12a
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Commento al filmato: la Fuga di Bach in Fa min dal “Clavicembalo ben temperato”, tradotta per Quartetto d’Archi, con le armonie struggenti del dialogo fra i quattro strumenti, ci fa vivere con grande emozione il discorso delle Beatitudini:
«Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.»