Location,TX 75035,USA

18 Dicembre 2022 6a Domenica di Avvento dell’Incarnazione Omelia di don Angelo

ArteMusicaPoesia

18 Dicembre 2022 6a Domenica di Avvento dell’Incarnazione Omelia di don Angelo

L’arte di far cantare

18 dicembre 2022 Domenica dell’Incarnazione

Omelia di don Angelo

Oggi ci vorrebbe una donna a tenere l’omelia. E non solo oggi. A raccontare. Perchè omelia ha nome di “racconto”. Donne, a raccontare che cosa è attesa e che cosa è venuta. Una venuta attesa. Nel giorni dell’Avvento, dopo la testimonianza del Battista, oggi quella di Maria, la ragazza di Nazaret, una donna. Loro, le donne, l’arte del raccontare – di raccontare anche ciò che ancora è nascosto agli occhi – ce l’hanno come  connaturata nell’anima.

Il racconto di Luca è un dono prezioso per noi, se ancora ci abita  una attesa, l‘attesa di una  venuta oggi. Una venuta del Signore in noi e fra noi.

Ebbene oggi noi entriamo, ancora una volta, in una casa di Nazaret, la casa di Maria, al battere leggero delle parole del vangelo, quasi trattenendo il respiro, così come sono entrati, trattenendo il respiro, lungo i secoli centinaia e centinaia di artisti, di poeti, di musicisti con il loro ”incarnatus est”.

A volte mi sorprendo a chiedermi a chi Maria, nei giorni dopo l’annuncio, avrà raccontato la visita inattesa dell’ angelo – solo lei lo poteva fare – e le parole come fiato, lo stupore delle pietre in ascolto, quel parlarsi tenero ma anche franco, e poi, da subito, quel sentirsi visitata nel corpo, perché di questo si tratta, incarnazione: prendeva carne il divino.

Vado fantasticando:  per tutti noi è facile immaginare che il primo in assoluto a ricevere la confidenza – anche se non è scritto – sia stato Giuseppe, lei  era innamorata di Giuseppe, gli voleva un bene dell’anima. ll disegno per voce di angelo, cui lei, ragazza con sogni, aveva acconsentito,  non era solo brezza leggera che ti sfiora il viso, scompigliava la vita, i sogni, i giorni a venire, i giorni di entrambi. Chiamata lei, ma anche lui, a far posto a Dio e a inventare una vita: già accade per ogni nascita, ma quella annunciata nella casa di Nazaret bussava come una rivoluzione.

Le visite degli angeli, le visite di Dio, non sono solo un regalo. A volte chiedono dirottamenti, suscitano domande. Tu sai che Dio è con te, ma come poi saranno i giorni, nel loro srotolarsi, proprio non lo sai.

Forse esagero, dell’annunciazione abbiamo fatto una pagina di stupori infiniti e lo è, e li custodiamo, ma, a volte, come fosse staccata dalla vita, quasi un’isola senza ombra di turbamenti, di inquietudini, senza esitazioni. Sentimenti puntualmente invece evocati nel testo. Noi sorpassiamo,quasi ci prendesse impazienza di correre all’ultima parola: “Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola»”. Ma il testo racconta anche altro, racconta il subbuglio nel cuore della ragazza di Nazaret. E se noi non percorriamo nella sua interezza il testo, corriamo il rischio di scolorire Maria, di scolorirla della sua umanità viva, pulsante, di adolescente, una umanità che conosce, come la nostra, l’accadere  di turbamenti, di esitazioni, di inquietudini, di domande. Leggo frammenti del racconto: ”A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo”. E pone domande, domande sul come: “Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Lei se lo immaginava lo sconcerto sul  viso  e negli occhi di Giuseppe. Lui, certo, per troppo amore le avrebbe creduto. Ma poi gli altri? Il paese, le malignità, gli ammiccamenti, la durezza delle autorità che si ergono a difensori dei principi, l’implacabilità della legge? Un rincorrersi di pensieri nello spazio di pochi minuti, nella terra di mezzo del suo cuore. Ma proprio dentro, nell’intimo più intimo del suo cuore, le si affacciò la piccola luce che l’abitava, che abita ogni donna e ogni uomo che vengono nel mondo. Si affidò. Credette. Cominciò l’attesa. Prima le veniva spontaneo parlare a Dio alzando lo sguardo verso l’alto, al cielo; da lì in poi si sarebbe sorpresa a guardare dentro, a parlargli da dentro. E oggi lo insegna a noi che non lo vediamo, ma siamo abitati dentro.

Sempre in attesa, Maria. In attesa anche dopo che nacque. Succede ai genitori per i figli, per ogni figlio: rimangono in attesa per tutta la vita. E poi lui – pensava – era stato chiamato “figlio dell’Altissimo” e dunque sempre in attesa di scoprire dove l’avrebbe portato quella passione per  Dio e per la terra, che da sempre lo abitava. Come è vero che tutta la vita è attendere, attendere uno svelarsi. E “credere” è il verbo che sostiene le attese.

Maria credette, ebbe fiducia. Ebbene vorrei aggiungere un’ultima suggestione. A Maria la cosa accadde pochi giorni dopo, una cosa bellissima, da farla sussultare tutta: una voce, a lei cara, riconosceva la bellezza del suo credere, del suo affidarsi osando. Quando? Dove? Pochi giorni dopo il nostro racconto, quando la ragazza si avventurò per le regioni montuose di Giuda sino ad arrivare alla casa di Elisabetta, la cugina, avanti negli anni e incinta di sei mesi. Storia di sussulti nei grembi. Infine la cugina, dopo tanta meraviglia, a dirle una beatitudine, a chiamarla “beata”, beata  per aver creduto: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto”. Ed ecco Maria esplose, esplose  in un inno di benedizione, in predizioni dell’avverarsi di sogni in futuro. E fu il ”magnificat”.

Sosto a  questa arte di far cantare. Accade quando tu riconosci la bellezza del sogno che abita l’altro, lo fai cantare, lo aiuti a germogliare, lo fai fiorire.

Forse sono sotto l’emozione per una lettera che in questi giorni una ragazza ha scritto a sua madre, ringraziandola perchè sin da piccola ha amato le sue qualità, cercando di farle crescere, coltivandole e innaffiandole come un fiore prezioso. E finisce in un canto: “Sei una nuvola bianca, un filo rosso, sei rugiada, fiocco di neve e aria fresca”.

Faccio ritorno ad Elisabetta per dirmi come sarebbe bello se oggi gli anziani, ma non solo, avessero il suo sguardo, la sua voce, se io avessi l’arte di sorprendere germogli, inizi nei ragazzi e nelle ragazze d’oggi, l’arte di sorprendere e di incoraggiare. Non l’occupazione, ma la promozione. L’arte di far cantare.

Beata tu, Maria, perché hai creduto. Beata anche tu Elisabetta, che l’hai fatta cantare.

Le Letture

LETTURA Is 62, 10 – 63, 3b

Lettura del profeta Isaia

In quei giorni. Isaia disse: «Passate, passate per le porte, sgombrate la via al popolo, spianate, spianate la strada, liberatela dalle pietre, innalzate un vessillo per i popoli». Ecco ciò che il Signore fa sentire all’estremità della terra: «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”. E tu sarai chiamata Ricercata, “Città non abbandonata”». «Chi è costui che viene da Edom, da Bosra con le vesti tinte di rosso, splendido nella sua veste, che avanza nella pienezza della sua forza?». «Sono io, che parlo con giustizia, e sono grande nel salvare». «Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?». «Nel tino ho pigiato da solo e del mio popolo nessuno era con me».

Commento al filmato: nello spettacolare, spumeggiante “Presto” del Concerto in Re min di Alessandro Marcello, il canto spiegato, gioioso dell’Oboe in dialogo serrato con L’Orchestra, racconta con toni esaltanti la profezia di Isaia che annuncia l’avvento del Salvatore:

«Dite alla figlia di Sion: “Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”. Li chiameranno “Popolo santo”, “Redenti del Signore”. E tu sarai chiamata Ricercata, “Città non abbandonata”»

illuminano questa profezia il “Trionfo dell’Eucarestia sui pagani”di Rubens, la “Adorazione dei Magi”di Gentile da Fabriano e “Ingresso di Gesù a Gerusalemme”di Lorenzetti.

SALMO Sal 71 (72)

Rallègrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.

Le montagne portino pace al popolo

e le colline giustizia.

Ai poveri del popolo renda giustizia,

salvi i figli del misero e abbatta l’oppressore. R

Scenda come pioggia sull’erba,

come acqua che irrora la terra.

Nei suoi giorni fiorisca il giusto e abbondi la pace.

In lui siano benedette tutte le stirpi della terra

e tutte le genti lo dicano beato. R

Benedetto il Signore, Dio d’Israele:

egli solo compie meraviglie.

E benedetto il suo nome glorioso per sempre:

della sua gloria sia piena tutta la terra. R

Commento al filmato: nell’emozionante Allegro del Concerto in Do Magg di Vivaldi, i “Molti Istromenti” solisti, in un dialogo spumeggiante, cantano con note gioiose, esultanti, il Responsoriale del Salmo 72

«Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore.»

EPISTOLA Fil 4, 4-9

Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù. In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!

Commento al filmato: è spettacolare questo Allegro della Sonata in Mi bem Magg di Vivaldi; le note profonde, calde, dei Violoncelli, cantano con armonie affascinanti, struggenti, l’appassionata esortazione di san Paolo ai cristiani di Filippi:

«Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!»

VANGELO Lc 1, 26-38a

✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».

Commento al filmato: ancora un “Allegro” dalla Sonata in Mi b Magg di Beethoven che illumina con le note gioiose, quasi sognanti del Pianoforte il racconto dell’Annuncio dell’Angelo a Maria:

«Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.»

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.