2 Agosto 2026 10a Domenica dopo Pentecoste Omelia di don Angelo
La donna delle due monetine
Decima domenica dopo Pentecoste
2 Agosto 2026
omelia di don angelo
Mi perdo a immaginare i giorni che precedettero gli ultimi di Gesù: il nostro brano si colloca in uno di questi giorni, a dir poco inquieti, irrefrenabili, a rischio. Mi sembra di intuire, ma solo per fessure, che cosa gli si muova dentro; e lui a non ritrarsi, anzi, per mattine e mattine dell’ultima settimana, fa spola tra Betania e il tempio: le reazioni irate dei guardiani del tempio, le dispute, i tentativi di arresto, i “guai a voi” di Gesù che prendono in viso pieno i suoi oppositori, senza se e senza ma, facendoli insorgere, tutto sta a dire che l’ora dell’imbavagliamento del Rabbi di Nazareth è alle porte.
Una tempesta di sentimenti. Ebbene il racconto di Marco sembra confermare una cosa rara e preziosa: come neppure un simile subbuglio del cuore riesca a derubare Gesù della sua singolare capacità di cogliere segni di limpidezza: uno ci è raccontato oggi, uno accadrà, due giorni prima della Pasqua degli azimi, quando Gesù verrà unto di olio profumatissimo da una donna in casa di Simone: e sarà proprio lui a insorgere per difenderla, dolcezza e intuizione.
Anche il brano che abbiamo letto oggi apre squarci sugli occhi di Gesù. Quante volte abbiamo indugiato sui suoi occhi. Riascoltiamo l’inizio: “Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava i tanti ricchi che gettavano monete nel tesoro”. Un attimo prima li aveva redarguiti severamente. Ora osserva come la folla vi getta monete. Questo “come” dovrebbe farci pensare. Ci ricorda che la questione non si sbriciola nel fare o nell’imponenza del dono, puoi fare molte cose, donare tanto e vuoto il cuore; puoi al contrario donare un filo, ma c’è il cuore. Nelle parole di Gesù leggo un richiamo a interrogarmi non solo sul fare, ma sul torrente dei sentimenti che mi spingono a fare: tanto fare; ma cuore vuoto? Accade quando, all’in principio del “tanto”, dominante è far carriera, procurarsi ricchezze e giullari, ostentare fasulle moralità.
Ed ora permettetemi di immaginare come dentro una processione sgualcita e abitudinaria, grigia, di offerenti, gli occhi e il cuore di Gesù siano presi da emozione per quella donna che nessuno vede e si perdano come in un lago di dolcezza per lei, senza marito e senza beni, per quella donna senza nome che di sé ha che è vedova povera.
E non vi fa impressione che alle ultime pagine del vangelo il Rabbi di Nazareth chiami i discepoli a guardarla? Ancora oggi? “Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.
Non vorrei esagerare, ma era come se in qualche modo Gesù si riconoscesse in quella donna, come nelle donne del profumo del Vangelo. Come se nella donna povera e vedova, nel suo gesto, riconoscesse la vera passione della sua vita, l’orizzonte che aveva ispirato dal principio alla fine la sua missione, ciò che gli aveva premuto nel sangue: dare tutto sino all’ultimo, sino all’ultima goccia di sangue, la passione di chi dà tutto sino all’ultimo. Annota l’evangelista Giovanni: “Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate”.
Dare tutto “sino all’ultimo”? Un orizzonte, da cui, vi confesso, chissà quanto ancora sono lontano, ma il vangelo ce lo risvegli come un bambino in cuore. Il “sino all’ultimo” mi ha riportato alla mente un episodio che altre volte vi ho raccontato: in modo commovente lega il ”sino all’ultimo” di una volontaria italiana in Africa e il “sino all’ultimo” di una ragazzina tubercolotica africana agonizzante.
Uno scambio emozionante di gesti tra persone di orizzonti apparentemente lontani. Ne scrive in una sua lettera Annalena Tonelli, una volontaria, di fede cristiana ma senza confini, uccisa in Somaliland nell’ottobre 2003. Racconta di una giovane musulmana poliomielitica in fin di vita: aveva due gambine flaccide, sottili come stecchini, un corpo emaciato da far paura…era piccola, un pugnettino di ossa, un viso bello, espressivo, consapevole, portava con dignità il velo nero delle donne sposate, ormai prossima a morire di tubercolosi.
“Quando venne il momento del passaggio” scrive “mi chiese, non so come, di rimanere con lei quella notte: la cameretta asfittica e lurida, le lenzuola nere, lei che tossiva incessantemente…io desideravo solo rimanere con lei e rimasi…seduta sul suo letto sempre più sfinita…pregavo, la sostenevo, la guardavo negli occhi, l’amavo con tenerezza infinita…il caldo era sfibrante, lei respirava sempre più a fatica…ad un certo punto crollai e lei si tirò su, si tolse il cuscino lurido da sotto la testa affranta e me lo offerse…spirò verso le cinque del mattino…io le tenevo la mano, le sorridevo alla luce fioca di una lampada a petrolio”.
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LETTURA 1Re 8, 15-30
Lettura del primo libro dei Re
In quei giorni. Salomone disse: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, che ha adempiuto con le sue mani quanto con la bocca ha detto a Davide, mio padre: “Da quando ho fatto uscire Israele, mio popolo, dall’Egitto, io non ho scelto una città fra tutte le tribù d’Israele per costruire una casa, perché vi dimorasse il mio nome, ma ho scelto Davide perché governi il mio popolo Israele”. Davide, mio padre, aveva deciso di costruire una casa al nome del Signore, Dio d’Israele, ma il Signore disse a Davide, mio padre: “Poiché hai deciso di costruire una casa al mio nome, hai fatto bene a deciderlo; solo che non costruirai tu la casa, ma tuo figlio, che uscirà dai tuoi fianchi, lui costruirà una casa al mio nome”. Il Signore ha attuato la parola che aveva pronunciato: sono succeduto infatti a Davide, mio padre, e siedo sul trono d’Israele, come aveva preannunciato il Signore, e ho costruito la casa al nome del Signore, Dio d’Israele. Vi ho fissato un posto per l’arca, dove c’è l’alleanza che il Signore aveva concluso con i nostri padri quando li fece uscire dalla terra d’Egitto». Poi Salomone si pose davanti all’altare del Signore, di fronte a tutta l’assemblea d’Israele e, stese le mani verso il cielo, disse: «Signore, Dio d’Israele, non c’è un Dio come te, né lassù nei cieli né quaggiù sulla terra! Tu mantieni l’alleanza e la fedeltà verso i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. Tu hai mantenuto nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli avevi promesso; quanto avevi detto con la bocca l’hai adempiuto con la tua mano, come appare oggi. Ora, Signore, Dio d’Israele, mantieni nei riguardi del tuo servo Davide, mio padre, quanto gli hai promesso dicendo: “Non ti mancherà mai un discendente che stia davanti a me e sieda sul trono d’Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro condotta, camminando davanti a me come hai camminato tu davanti a me”. Ora, Signore, Dio d’Israele, si adempia la tua parola, che hai rivolto al tuo servo Davide, mio padre! Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito! Volgiti alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, Signore, mio Dio, per ascoltare il grido e la preghiera che il tuo servo oggi innalza davanti a te! Siano aperti i tuoi occhi notte e giorno verso questa casa, verso il luogo di cui hai detto: “Lì porrò il mio nome!”. Ascolta la preghiera che il tuo servo innalza in questo luogo. Ascolta la supplica del tuo servo e del tuo popolo Israele, quando pregheranno in questo luogo. Ascoltali nel luogo della tua dimora, in cielo; ascolta e perdona!».
SALMO Sal 47 (48)
Adoriamo Dio nella sua santa dimora.
Grande è il Signore e degno di ogni lode
nella città del nostro Dio.
La tua santa montagna, altura stupenda,
è la gioia di tutta la terra.
Il monte Sion, vera dimora divina,
è la capitale del grande re. R
Come avevamo udito, così abbiamo visto
nella città del Signore degli eserciti,
nella città del nostro Dio;
Dio l’ha fondata per sempre.
O Dio, meditiamo il tuo amore
dentro il tuo tempio. R
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende
sino all’estremità della terra.
Questo è Dio,
il nostro Dio in eterno e per sempre. R
EPISTOLA 1Cor 3, 10-17
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.
VANGELO Mc 12, 41-44
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere»