26 Luglio 2026 9a Domenica dopo Pentecoste Omelia di don Angelo

26 Luglio 2026 9a Domenica dopo Pentecoste Omelia di don Angelo

La reggia, una casa, uno stadio

Nona domenica dopo Pentecoste

26 Luglio 2026

omelia di don angelo

 

Questa, perdonate, non è  una omelia. Chissà poi se, in parte, lo sono le altre . Sarà alla fin fine la gioia di condividere un racconto – riguarda i nostri giorni – un racconto che amici carissimi mi hanno regalato, e molti di voi immagino abbiano già letto. Buona notizia. Io lo introdurrò con brevi note che aprono un piccolo scorcio sul libro di Samuele e sul vangelo di Marco, mettendo a confronto due case. E poi? Poi uno stadio…

La prima casa, quella del re Davide, lussuosissima, da tutto il mondo splendori e ricchezze; ebbene, buia come se tutto si fosse spento. Buia come la pece: il re Davide è a confronto con il profeta Nathan. Allora i profeti – non certo quelli di  corte – alzavano voce a nome di Dio e della giustizia. Sotto accusa un potere che diventa onnipotenza; io posso tutto, tutto mi appartiene. Tu mi appartieni, di te posso fare quello che voglio, sei una pedina per i miei intenti. E Davide, pur di far sua Betsabea, con sfrontatezza e cinismo escogita piani, inventa di tutto perché il marito sia vilmente ucciso e lui al riparo dall’esserne ritenuto il bieco mandante. Ditemi se non è storia dei nostri giorni. E i profeti?

E ora la casa di Cafarnao. Uno sfolgorio di luce. Forse la casa che aveva presa Gesù, la luce, strapiena, volti che sbucano da ogni dove, occhi; non uno spazio, nemmeno uno, a spintonarsi, gente fuori e i quattro del barellato che sognano stratagemmi purché il rabbi di Nazaret veda l’amico paralitico. Lui, Gesù, ha occhi di compassione. Inventano di calarlo dal tetto. Casa scoperchiata. Tutta luce. E il maestro chiama fede quel loro osare per un altro. Ai superesperti di Dio, che hanno a che dire sulle sue parole di perdono, alla fine dirà: “Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: «àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». Quasi la casa prendesse ancora più luce alla parola “Àlzati”, che batte e ribatte nel racconto.

Ci sono quelli che ti piegano, vogliono una società di soggetti: la casa, nera pece, di Davide; e ci sono quelli che rialzano, sognano una società di donne e uomini liberi, la casa luce di Cafarnao.

Quelli che piegano e quelli che rialzano e si rialzano. E ora il racconto dello stadio.

Storia di uno stadio. Ho visto occhi umidi al racconto. Penso ai vostri: umidore per una medaglia, ma anche per piste infinite di sabbia che sembrano negare approdo a un lembo qualunque di cielo. Ecco il racconto, a firma Salvatore Riggio, apparso giorni fa sul “Corriere della sera”.

“Ci sono gesti che valgono molto più di una vittoria sul campo, atti capaci di racchiudere in un solo istante anni di indicibili sofferenze, sacrifici e speranze.

Quando l’esterno d’attacco spagnolo Nico Williams, subito dopo aver conquistato il titolo mondiale, ha attraversato il campo per dirigersi verso le tribune, non cercava la gloria dei riflettori o il plauso della folla. Voleva solo raggiungere sua madre, visibilmente commossa sugli spalti, per metterle al collo la sua medaglia d’oro. Un tributo doveroso verso quella che è, a tutti gli effetti, la vera campionessa di questa storia.

Quel trionfo sportivo, propiziato nei tempi supplementari dall’assist decisivo dell’esterno per la rete dell’1-0 firmata da Ferran Torres, rappresenta il culmine di un lungo e drammatico percorso familiare iniziato nei primi anni ’90.

Per offrire un futuro migliore alla propria famiglia, i genitori Felix e Maria scelsero di lasciare il Ghana, loro paese d’origine, e da Accra affrontarono una terribile traversata a piedi nudi attraverso il deserto del Sahara. Un viaggio estenuante tra temperature torride di giorno e gelide di notte, segnato da una drammatica carenza di cibo e acqua e dalla sabbia bollente che ha causato loro bruciature e la perdita di sensibilità ai piedi. Una ferita emotiva talmente profonda che anni dopo, durante una gita a Dubai, la madre è scoppiata in lacrime alla sola vista delle dune. A rendere tutto ancora più complesso c’era il fatto che la donna stesse affrontando quel cammino mentre portava in grembo il fratello di Nico, il primogenito Iñaki. Arrivati in Marocco e fermati dalla polizia davanti alla recinzione di Melilla, l’altissimo confine che separa l’Africa dall’Europa, i due coniugi riuscirono a passare fingendo di essere richiedenti asilo in fuga dalla guerra in Liberia.

Dopo aver superato l’enclave spagnola, grazie al supporto decisivo della Caritas e di un avvocato, la coppia si è stabilita nei Paesi Baschi, a Bilbao, luogo dove sono nati e cresciuti i due fratelli. Nonostante i primi anni difficilissimi tra ristrettezze economiche e bollette non pagate, l’aiuto della comunità locale e di figure come don Iñaki Mardones — il prete dal quale il figlio maggiore ha preso il nome — ha permesso loro di andare avanti.

In quel contesto è germogliato il talento calcistico dei fratelli Williams, entrambi approdati all’Athletic Bilbao. Con Inaki che ha scelto di giocare per il paese d’origine, il Ghana — ed era presente anche a questi Mondiali — e il più piccolo per la Spagna. Nico, cresciuto con i valori di rispetto, lealtà e sacrificio trasmessi dai genitori, ha saputo scalare le vette del calcio fino a consacrarsi campione del mondo (due anni dopo il titolo europeo con le Furie Rosse), rendendo orgoglioso un intero paese e una famiglia che ha conosciuto il dolore più cupo prima di toccare il cielo.

È la dimostrazione vivente del riscatto di una nuova Spagna multiculturale, una realtà fatta di storie intense e simboliche che si intrecciano persino nei momenti di massima tensione sul terreno di gioco. Ad esempio quando, a fine partita, mentre Paredes scatenava una paurosa rissa contro almeno tre giocatori della Spagna, le telecamere sorprendevano il giovanissimo Yamal in ginocchio, intento a pregare da solo al centro del campo”.

Accadde. Accade.

 

LETTURA 2Sam 12, 1-13

Lettura del secondo libro di Samuele

In quei giorni. Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».

Commento al filmato: le affascinanti, solenni armonie generate generate nello stupendo dialogo delle Trombe nella Passacaglia di Bach, cantano con grande ricchezza di dettagli, gli stati d’animo dei personaggi della piccola parabola di Natan, quelli di Davide che si  riconosce peccatore davanti a Dio e, infine, la punizione riservata al re infedele.

Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».

 

SALMO Sal 31 (32)

 

Ridonami, Signore, la gioia del perdono.

 

Beato l’uomo a cui è tolta la colpa

e coperto il peccato.

Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto

e nel cui spirito non è inganno. R

 

Ti ho fatto conoscere il mio peccato,

non ho coperto la mia colpa.

Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»

e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R

 

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,

mi circondi di canti di liberazione.

Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!

Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R

Commento al filmato: le affascinanti, solenni armonie generate generate nello stupendo dialogo delle Trombe nella Passacaglia di Bach, cantano con grande ricchezza di dettagli, gli stati d’animo dei personaggi della piccola parabola di Natan, quelli di Davide che si  riconosce peccatore davanti a Dio e, infine, la punizione riservata al re infedele.

Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».

 

EPISTOLA 2Cor 4, 5b-14

Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

 

Fratelli, quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.

Commento al filmato: le affascinanti, solenni armonie generate generate nello stupendo dialogo delle Trombe nella Passacaglia di Bach, cantano con grande ricchezza di dettagli, gli stati d’animo dei personaggi della piccola parabola di Natan, quelli di Davide che si  riconosce peccatore davanti a Dio e, infine, la punizione riservata al re infedele.

Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».

 

VANGELO Mc 2, 1-12

Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Commento al filmato: questo straordinario, emozionante brano delle “Variazioni Enigma” di Edward Elgar, ci fa vivere con grande intensità i sentimenti che percorrono questo bellissimo episodio della guarigione del paralitico: la Fede e la determinazione di quelli che le provano tutte per raggiungere Gesù, l’Amore compassionevole di Gesù stesso e, sullo sfondo, l’atteggiamento farisaico dei Giudei.

«Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».

 

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