5 Aprile 2026 Domenica di Pasqua Omelia di don Angelo

5 Aprile 2026 Domenica di Pasqua Omelia di don Angelo

Mi bussa. Ha negli occhi la luce.

Domenica di Pasqua 

5 aprile 2026

omelia di don angelo

Custodisce suggestione, nella veglia di Pasqua, il momento in cui il celebrante, a tre lati dell’altare, uno dopo l’altro, a voce spiegata canta: “Cristo, il Signore, è risorto”. E a eco prorompe in chiesa un maestoso risuonare di organo e, fuori la chiesa, lo sgolarsi fremente di campane. Così in faccia al mondo, in ogni direzione. Ha un suo fascino anche su uno come me che rifugge pur dalle ombre della spettacolarità. Non è forse come alzare voce e canto per dire che, contrariamente a quello che si può credere, a vincere è la vita. Lo avevano crocifisso, è risorto.

Non posso però nascondervi che, quasi senza cesure, poi il mio pensiero e il mio cuore vanno a un altro rito, più consono per la sua leggerezza  alla mia sensibilità, meno esibito, un rito di case e di strade, che nel tempo è andato scolorendosi sino a perdersi da noi. E non era rito per labbra di vescovi o preti. Oggi, fatto più timido, resiste in paesi di tradizione ortodossa, dove, incontrandosi nei giorni di Pasqua, ci si saluta sorridendosi e uno dice all’altro: “Il Signore è risorto”. E l’altro risponde: “Veramente è risorto”. Un passaparola.

Un passaparola che ebbe inizio – e la cosa mi emoziona – in un giardino, nell’aria leggera di un mattino, per voce di donna e sfumature di tenerezza, e non era declamazione. Voce di donna. Maria di Magdala, la prima, a passare la parola: “Il Signore è risorto ”. Poi fu un dirselo tra  le donne per strada.

Per prima la Maddalena. Lei che era uscita che ancora era buio. E nulla sappiamo: se vicina o lontana la casa che l’ospitava né se il cigolio della porta a quell’ora abbia stupito qualcuno; fuori, ancora la luna a benedire i primi passi del mattino, e l’aria come  sospesa,  che non sapevi se fosse più trepida lei o il viso della donna.

Ecco da dove viene l’annuncio che ci scambiamo: da questa aria sottile. Quasi contassero meno a dire l’evento i segni clamorosi: la pietra rovesciata poteva evocare trafugamento, gli angeli e le vesti bianche una allucinazione. Ed era come se tutto invece accadesse per un racimolo di parole dove a sporgersi era il sentimento, come se tutto per grazia accadesse – ed è bellissimo –  in un chiamarsi per nome. Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!». A chiamarla così, con quel suono, nessuno!

Poi fu un passaparola. Sono arrivato a pensare che l’annuncio guadagnerebbe per me in sussulti, se quest’anno fosse  la Maddalena, con brivido di occhi e di voce, a  portarmelo, a dirmi che lui è risorto. 

Ne sentiamo tutti il bisogno. C’è troppo pianto.

Forse ha colpito anche voi, leggendo il brano di Giovanni, l’insistenza sul pianto di Maria: “Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro”. Come fosse tutta in un pianto. E scossi al pianto anche  gli angeli, scosso Gesù, e la stessa domanda: “Donna perchè piangi?”. Quasi a dirci che, se non ti senti scosso dal pianto, le parole che invitano a sperare suonano vuote, si dissolvono rarefacendosi nell’aria, senza approdo alcuno nel cuore. Pianto e luce sembrano fare nido insieme negli occhi della Maddalena, dentro il dolore di essere stata derubata: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». E di quanto siamo derubati e di quanto derubiamo la terra, spesso nemmeno ci sfiora pensiero. Tentativo, tentativo folle, fu di derubarla del suo Signore, non fu una morte qualsiasi, fu uccisione. 

Forse dovremmo chiederci più spesso da dove il pianto – e non solo quello della Maddalena, – se non dalla depredazione? “Troppo pianto” staresti per dire “troppa spoliazione, troppo saccheggio, troppa disumanità”. E la tentazione – la senti nell’aria –  è a lasciar perdere.

Maria di Magdala oggi viene a dirci che, anche se il cielo è nero come di pece, siamo chiamati ad aprire la porta al mattino, ad andare, a scoprire che è vivo, al passa parola. Tenebre e luce si toccano. Fragilità e luce si toccano. La luce piccola, ma accesa al braciere del Risorto, ti cresca come alba negli occhi.  Germoglia dalla fragilità. Va protetta nella fragilità.

Non so, proprio non so, se oggi i nostri cieli siano meno o più cupi di quelli del primo Venerdì santo. So che vanno accese luci, segni, non importa se piccoli, ma di vita, che parlino di resurrezioni. E non ci fermi il pensiero che forse i nostri occhi non vedranno, ci spinga  a osare la fiducia che abbiamo sorpreso negli occhi e nella voce della donna di Magdala, l’amica di Gesù. 

Luce che tocca le tenebre. Mi ritorna da una  lettera scritta da Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore protestante, dal carcere militare di Tegel-Berlino – sarebbe poi stato  giustiziato su ordine di Hitler – . La lettera è indirizzata a Maria von Wedemeyer, una ragazza diciannovenne che lui aveva da poco fidanzata. Scrive: “Se poi penso alla situazione del mondo, alla totale oscurità che avvolge il nostro destino personale e alla mia attuale prigionia, credo che la nostra unione -se non è stata una leggerezza e sicuramente non lo è stata- può essere soltanto un segno della grazia e della bontà di Dio, che ci chiama alla fede Saremmo ciechi se non lo vedessimo. Geremia, nel grave bisogno del suo popolo, dice che “in questo paese si devono ancora comprare case e campi”, come segno della fiducia del futuro. Per far questo ci vuole fede; che Dio ce la doni ogni giorno. Non intendo la fede che fugge dal mondo, ma quella che resiste nel mondo e ama e resta fedele alla terra malgrado tutte le tribolazioni che essa ci procura. Il nostro matrimonio deve essere un sì alla terra di Dio, deve rafforzare in noi il coraggio di operare e di creare qualcosa sulla terra. Temo che i cristiani che osano stare sulla terra con un piede solo, saranno con piede solo anche in cielo…».

Accesa una luce. Vanno accese luci. 

Oggi sento passi, è Maria di Magdala, bussa alla mia porta. Mi dice – ancor prima con gli occhi – :   “Il Signore è risorto. Veramente è risorto”. E poi: “. Passaparola”.

LETTURA At 1, 1-8a

Lettura degli Atti degli Apostoli

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo. Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo». Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi».

Commento al filmato: è spettacolare questo Adagio-Allegro” del Concerto di Vivaldi da “L’Estro Armonico” – dopo un breve preambolo che introduce l’inizio del racconto, i quattro Violini e il Violoncello si scatenano in una girandola di note esultanti che ci fanno vivere emozioni somiglianti a quelle che devono aver provato gli Apostoli nelle manifestazioni del Cristo Risorto:

«Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi».

SALMO Sal 117 (118)

Questo è il giorno che ha fatto il Signore;

rallegriamoci e in esso esultiamo.

Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre». R

La destra del Signore si è innalzata,

la destra del Signore ha fatto prodezze.

Non morirò, ma resterò in vita

e annuncerò le opere del Signore. R

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi. R

Commento al filmato: è spettacolare il dialogo delle due Trombe nel Concerto in Do Magg. di Vivaldi, le loro note si rincorrono esultanti per cantare con il salmista il Responsoriale «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.» tratto dal salmo 117/118:

«La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi.»

EPISTOLA 1Cor 15, 3-10a

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana.

Commento al filmato: gioia, esultanza, fiducia, tenerezza, un caleidoscopio di emozioni ci trasmette lo stupendo “Allegro Molto” della Sonata in Re Magg. per Violino e Clavicembalo di Mozart; i due strumenti cantano con toni appassionati questo discorso di san Paolo ai Corinzi:

«Fratelli, a voi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture».

VANGELO Gv 20, 11-18

✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

Commento al filmato: in questo delizioso Rondò di Mozart, il Pianoforte canta con toni sognanti la tenerezza con cui Gesù annuncia a Maria la Sua Resurrezione: «Donna, perché piangi?»e poi «Maria!»– Fanno da sfondo le stupende immagini del “Noli me tangere” di Giotto e di Tiziano

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