7 Giugno 2026 Corpo e Sangue del Signore Omelia di don Angelo

7 Giugno 2026 Corpo e Sangue del Signore Omelia di don Angelo

Che cosa è questo andare insieme?

Corpo e Sangue del Signore

7 giugno 2026

omelia di don Angelo

Corpus Domini. Così aveva nome, nome latino, questa solennità, e in qualche ritaglio si è conservato. Sino all’anno 1977 ebbe anche valore di festa civile a mezzo della settimana. Perdonate se do inizio con alcune risonanze di quella festa. Voi mi conoscete e sapete che non posso neppure lontanamente essere ascritto agli acritici lodatori del tempo passato. Mi sono però chiesto che cosa mi resta dell’antica festa, dopo anni di indubbi approfondimenti teologici.

Vi stupirò forse se vi dico che mi rimangono rimasugli di fascino per quando, nelle comunità, soprattutto nelle campagne, si preparava e poi si snodava una processione. Era ciò che distingueva e in certo senso dava colore alla festa. Ma che cosa aveva quella processione nei tempi lontani? – E io sono un lontano! –  Una cosa che ho visto scolorire o addirittura perdersi: vorrei chiamarla  la “coralità”. Un senso di gioia, un andare più spontaneo. E a prevalere, sui visi ostentatamente devoti, erano quelli gioiosi, una allegrezza per certi aspetti forse disordinata davanti e dietro il baldacchino. In un rituale un poco approssimativo, dove non disturbava il giocherellare dei bambini, o l’ammiccare di ragazzi e ragazze e se c’era qualche distinzione di gruppi non era raggelante, era per dire la varietà. Non compassati nè ingessati, ma un andare  che ancora custodiva qualche spazio di spontaneità, un senso di festa e colori. E così mi rivivono nella memoria scampoli di scomposte, ma vive, processioni da chiese minori, una a specchio di monti:

Di qui si va lentamente

e quasi non è processione

ma rito immediato del cuore:

può forse un cuore di madre

sognare figli

allineati e divisi

quasi spenti nel gelo incolore

di morte liturgie?

Si va dolcemente senz’enfasi

per strade ormai quotidiane

stringendo per mano

un figlio, un amico,

chiamando nel cuore la Madre.

Un andare insieme, e una presenza in mezzo a noi.

II timore ora è che , commentando, mi sia perso dietro ricordi, trascurando le letture bibliche della festa. Forse non del tutto. Il pane dal cielo non è forse dentro un camminare di cui quell’uscire per strade poteva essere segno?

Ed ecco affacciarsi la lettura dal libro del Deuteronomio e le parole di Mosè. Lui, traghettatore di tribù, la terra promessa potrà avvistarla solo da lontano e, alla vigilia del compiersi dei suoi giorni, dà ammonimenti dalla steppa al suo popolo, mette in guardia dal pericolo di dimenticare. Che è di ogni generazione, anche della nostra: “Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto”. Per il popolo fu una prova di fedeltà, una prova  del cuore. Non gli erano stati risparmiati giorni di fatica, di oscurità, di sofferenza, di sete e nemmeno quelli della fame. Come a tante donne e uomini e popoli oggi.  Ma ecco l’ammonimento di Mosè a ricordare. A ricordare un nutrimento del Signore dall’alto che fu a salvezza: “Ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”. Pane e Parola dentro un camminare.

Ebbene alla rugiada luminosa della manna scesa sugli accampamenti, fuori le tende, nel deserto,  allude Gesù a Cafarnao. Il giorno prima era stata festa e pane per tutti sull’erba del monte. La folla ora lo raggiunge al di là del lago. Gesù si sente cercato. Bello per lui – diremmo noi – che Gesù sia  cercato. Bello per Gesù. Ma per che cosa cercato? Per il pane del giorno prima. Quelli della folla  rcordano a Gesù con orgoglio  la manna del deserto e dimenticano la lezione: era stata data ai padri per far loro capire  che “l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”.

Può succedere che si cerchi la manna e niente cura per la Parola che viene dall’alto. Era accaduto fuori le tende nel deserto ed ora sta accadendo, in modo ancor più clamoroso, a Cafarnao: Interessa il pane, interessa il segno vistoso, ed è come se gli occhi non avessero spinta per un pane altro.  Pensate, ora che la Parola di Dio  è carne e sangue, ora che è una storia che si snoda davanti ai loro occhi. Di quella dunque nutrire la vita. Bellezza è nutrire di lui, come di pane, la tua vita , al punto che tu possa dire a Gesù, pur confessando distanze incolmabili: “Tu sei per me pane, tu sei sangue della mia vita. Tu ti sei lasciato in un segno che mi ricorda il dono estremo. Fa’ che questo – del donarmi – sia l’orizzonte anche della mia vita”.“Questo è il pane disceso dal cielo”. Disceso.

Questo ci ricorda il Corpus Domini, la presenza di Gesù in cammino, in mezzo al suo popolo, sino al dono estremo, nel segno del  pane spezzato.

Pane di un popolo in cammino. Di questo dovrebbero essere segno anche le celebrazioni, le processioni: di certo non di un Dio che si mette in vista, ma di un Dio che si mette in mezzo, non la distanza, ma la vicinanza, non l’ostentazione, ma lo stare insieme. Forse dovremmo ricordare, per non tradirne il segno, che di processioni Gesù non ne ha mai fatte, solo una volta fece ingresso in Gerusalemme ed era su dorso di asina.

Perdonate per questo mio insistere sull’insieme, che non è irreggimentare, ma radunare: radunare e ognuno con il suo colore, A questo chiama il pane del Signore. Luminose le parole oggi di Paolo ai Corinti: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”

Luminose le parole che, in una liturgia dei primi secoli, accompagnavano la benedizione sul pane: spezzato:

“Come questo pane spezzato

era sparso sui colli

e raccolto è diventato una cosa sola,

così si raccolga la tua Chiesa

dai confini della terra nel tuo regno”.

Raccolga la Chiesa, raccolga i popoli, raccolga la terra.

LETTURA Dt 8, 2-3. 14b-16a

Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

Commento al filmato: lo stupendo dialogo del Violino con il Clavicembalo dell’Allegro Molto dalla Sonata di Mozart, dà una luce intensa, insieme con le belle immagini di Tissot, Rosselli e Gargiulo, a questa accorata esortazione di Mosè al Popolo si Israele:

«Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile;»

SALMO Sal 147

Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.

oppure

Alleluia, alleluia, alleluia.

Celebra il Signore, Gerusalemme,

loda il tuo Dio, Sion,

perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,

in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R

Egli mette pace nei tuoi confini

e ti sazia con fiore di frumento.

Manda sulla terra il suo messaggio:

la sua parola corre veloce. R

Annuncia a Giacobbe la sua parola,

i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.

Così non ha fatto con nessun’altra nazione,

non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R

Commento al filmato: è di una bellezza senza tempo questa “Fuga: Allegro ma non Troppo” della Sonata in La di Beethoven – dopo un inizio di mistero e contemplazione, il Pianoforte si infiamma in una cascata di note ora impetuose, ora dolcissime, struggenti, per cantare l’Inno all’Onnipotente di questo Salmo che viene riprodotto interamente nel filmato:

Celebra il Signore, Gerusalemme, loda il tuo Dio, Sion, perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte, in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli

EPISTOLA 1Cor 10, 16-17

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane

Commento al filmato: i due Violini, il Liuto e il basso di Viola di questa deliziosa Sinfonia III – Saltarello di Sammartini, con l’alternarsi di tono interrogativo e tono affermativo della melodia, interpretano in modo mirabile, a ritmo di danza, gli interrogativi di san Paolo ai Corinzi e l’affermazione finale:

«Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.»

VANGELO Gv 6, 51-58

Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Commento al filmato: le note sognanti, ansiose del Pianoforte nell’Intermezzo in La min di Brahms, cantano lo straordinario annuncio che Gesù fa alla folla – e quindi anche a noi oggi – quasi impaziente che sia realizzato:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

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