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9 Novembre 2025 Festa di Cristo Re – Omelia di don Angelo

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9 Novembre 2025 Festa di Cristo Re – Omelia di don Angelo

Guardare piante di fico e fare parabole

Gesù Re dell’universo

9 novembre 2025

omelia di don angelo

Ormai è una mia fissazione, cerco di intuire timbri di voce, fessure di sguardo quando leggo di Gesù.

Da dove veniva quel giorno? Pensate, da uno trascolorare di sentimenti.

In successione, una requisitoria dura nel tempio contro scribi e farisei; e poi, fuori dal tempio, sembra gelare l’entusiasmo dei discepoli incantati alla bellezza delle pietre; e subito dopo a raccontare parabole del regno, il suo, una l’abbiamo ascoltata oggi.

Mi sono accorto che spesso, anche quando gli tocca dire cose dure, poi  alui sguscia, per un rimasuglio di angolo, una immagine delicata, come è lui. Gli accadde quel giorno dinanzi al viso sprezzante delle autorità religiose. Disse: “Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!”. La chioccia e i pulcini…

Poi fuori del tempio, nel frammezzo di un discorso apocalittico, peraltro raggelante, sguscia tenera una parabola, sentite: “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte”. Il fico e il ramo verde…

Poi Matteo ricuce parabole: le ragazze che attendono l’ingresso a una festa di nozze; coloro che in vigilia di partenza di un padrone ricevono talenti da trafficare e poi la nostra.

Non sta a me dirlo, una parabola che ha suono di rivoluzione, e mi fa sospeso sul perché e come nel tempo l’abbiamo dimenticata o sottaciuta. Nella sua semplicità mette in crisi volumi di commento, i miei, e soprattutto la vita, la mia. Abbiamo passato stagioni, secoli, a distinguere tra praticanti e non praticanti per assegnare agli uni o agli altri il regno di Dio. E praticanti diventavano nei nostri funambolismi quelli che praticano la chiesa e la Messa. Crebbe una nebulosa che  assopì gli occhi a noi che insistiamo per lo più su luoghi e  pratiche religiose, quasi fossero  la tunica inconfondibile del discepolo, la sua carta di identità.

Certo il regno, di cui Gesù è re, è anima:  senza anima, da disanimato,  non tocchi né cielo né terra, non tocchi né abbracci la  vita, non tocchi nessuno; ma l’anima di cui racconta Gesù è un’anima che tocca i corpi. Se passate in rassegna luoghi e situazioni della parabola, non potrà non sfuggirvi come siano luoghi di terra e di un’attualità sconcertante, luoghi di oggi: oggi la fame, la sete, lo straniero, i denudati, gli infermi, i carcerati.  “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Il resto a volte mi sa di retorica, di raggiro, di annebbiamento; qui sento pulsare il vangelo del regno. Prendo a commento parole di uno scrittore francese, Maurice Bellet nel suo libro “Il corpo alla prova o della divina tenerezza”: ”Ci domanderà conto, dice il Vangelo. Non dei nostri pensieri spirituali o della nostra fragilità. Ma del pane donato, del tempo e del coraggio, della consolazione offerta, dell’ospitalità, della cura, della sollecitudine e della tenerezza. Dei segni che ci contraddistinguono in umanità e ci portano “prossimi” al dolore umano, della bontà e della forza di agire per la giustizia. Legherà la sua benedizione a questa “vicinanza”. Tremenda e possibile, per tutti. «Venite, benedetti…»”.

Sento pudore per le troppe parole che non toccano né il corpo né Dio. Sento bisogno di racconti di vita. Dice Gesù: “Dalla pianta di fico imparate la parabola”. Guardare piante di fico e fare parabole. Come mi dicesse: ”Fate parabole da ciò che vedete, da ciò che vi rimanda la vita”.

Vorrei chiudere oggi scegliendo, tra centinaia di situazioni che mi bussano e mi diventano parabole, una più lontana nel tempo, una più vicina.

Ancora una volta faccio parabola con voi di una avventura, quella di don Lorenzo Milani, che anni fa a Barbiana, sulle colline del Mugello, diede spazio a una scuola inedita che ridesse dignità ai figli dei contadini, scuola ogni giorno, passione per ogni  cosa, tutto stava a cuore. Incompreso in ambiti ecclesiastici, il suo cimitero ebbe, anni fa, i colori dell’emozione di una visita di un papa, papa Francesco. Ecco le parole finali del suo testamento, ai ragazzi: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto. Un abbraccio, vostro Lorenzo”.

E ora faccio parabola sottovoce, parabola di una notte di Napoli, storia dei nostri giorni che non mi si stacca dal cuore né dalle pareti di questa mia casa dove è rimasta come sospesa. A raccontarmela giorni fa Don Mimmo, l’arcivescovo di Napoli, mio amico. Mi raccontava di una notte in cui – giubbotto e cappello a renderlo quasi irriconoscibile – era uscito dalla monumentalità dell’episcopio, un pastore con sete e passione per le strade  – anche quelle buie  – dove fa vita il suo gregge. Punta a una piazza, quella della stazione, da lontano avvista un clochard che, steso a terra, sotto rifugio di coperte improvvisate ha preso sonno, gli si avvicina, lo tocca; gli dice che poco distante c’è un rifugio per la notte; il clochard fa resistenza e lui a dirgli che sono suoi amici, gli avrebbero dato cena, poi un letto e il mattino libero di andarsene. Stava rassicurandolo quand’ecco tre ragazzi passare dall’altro lato della strada, nelle mani hanno thermos, bevande calde per i denudati della notte, lo riconoscono, da lontano gridano: “Don Mimmo, che cosa fai qui?”. Un attimo. “Il vescovo!”: dice il senzatetto, si sbarazza di coperte e cartoni, balza in piedi, gli dice: “Mi dai una benedizione?”. Don Mimmo lo accarezza. Alla domanda: “Qual è il tuo nome?”, il clochard risponde: “Mi chiamo Mimmo”. Don Mimmo ha gli occhi umidi, mi dice: “Ho sbagliato; era la prima domanda che dovevo fare. Ricorda, la prima domanda è chiedere il nome”.

La prima domanda è chiedere il nome. E accade il regno di Dio.

Letture

LETTURA Dn 7, 9-10. 13-14

Lettura del profeta Daniele

Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano. La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

Commento al filmato:l’Organo di questo spettacolare “Tempo allegro, molto agitato”del Concerto di Francis Poulenc, ci introduce nella misteriosa, maestosa, terribile visione di San Giovanni, con le sue note di grande impatto emotivo:

La corte sedette e i libri furono aperti. Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano: il suo potere è un potere eterno, che non finirà mai, e il suo regno non sarà mai distrutto.

SALMO Sal 109 (110)

Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.

Oracolo del Signore al mio signore:

«Siedi alla mia destra

finché io ponga i tuoi nemici

a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere

stende il Signore da Sion:

domina in mezzo ai tuoi nemici! R

A te il principato

nel giorno della tua potenza

tra santi splendori;

dal seno dell’aurora,

come rugiada, io ti ho generato. R

Il Signore ha giurato e non si pente:

«Tu sei sacerdote per sempre

al modo di Melchìsedek».

Il Signore è alla tua destra!

Sarà giudice fra le genti. R

Commento al filmato: l’Organo dello stupendo maestoso Corale di Bach “Christ ist erstanden [Easter]”(Cristo è risorto (Pasqua)), canta con toni di una incredibile solennità il Responsoriale Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.tratto dal salmo 109/110:

«Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: domina in mezzo ai tuoi nemici! 

EPISTOLA 1Cor 15, 20-26.28

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anch’egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.

Commento al filmato: gioia, esultanza, commozione, ci trasmette il canto impetuoso e appassionato del Violino solista e dell’Orchestra nello spettacolare “Allegro”del Concerto di Vivaldi da “L’Estro Armonico”, le loro note raggianti ci riempiono di emozione per l’annuncio di San Paolo ai corinzi:

Alla fine Cristo consegnerà il regno a Dio Padre.

VANGELO Mt 25, 31-46

Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Commento al filmato: la regalità di Cristo è cantata dalle note possenti, impetuose, a tratti struggenti e appassionate dell’Organo nel maestoso “Preludium(Fantasie)” Bach – è un canto di straordinaria bellezza che ricolma il nostro cuore di esultanza illuminandolo con le straordinarie immagini di “Giudizio finale “di Giotto, “Giudizio Universale “di Michelangelo, di Memling, di Beato Angelico e di De Vos:

Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. 

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