salmo 104
Salmi – Capitolo 104
Oso dire infatti alla vostra Carità che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e in tanto l’uomo ha trovato come lodarlo in quanto Dio s’è degnato lodare se stesso. (s. Agostino esposizione sul salmo 144)
Gli splendori della creazione
[1]Benedici il Signore, anima mia,
Signore, mio Dio, quanto sei grande!
Rivestito di maestà e di splendore,
[2]avvolto di luce come di un manto.
Tu stendi il cielo come una tenda,
[3]costruisci sulle acque la tua dimora,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento;
[4]fai dei venti i tuoi messaggeri,
delle fiamme guizzanti i tuoi ministri.
[5]Hai fondato la terra sulle sue basi,
mai potrà vacillare.
[6]L’oceano l’avvolgeva come un manto,
le acque coprivano le montagne.
[7]Alla tua minaccia sono fuggite,
al fragore del tuo tuono hanno tremato.
[8]Emergono i monti, scendono le valli
al luogo che hai loro assegnato.
[9]Hai posto un limite alle acque: non lo passeranno,
non torneranno a coprire la terra.
[10]Fai scaturire le sorgenti nelle valli
e scorrono tra i monti;
[11]ne bevono tutte le bestie selvatiche
e gli ònagri estinguono la loro sete.
[12]Al di sopra dimorano gli uccelli del cielo,
cantano tra le fronde.
[13]Dalle tue alte dimore irrighi i monti,
con il frutto delle tue opere sazi la terra.
[14]Fai crescere il fieno per gli armenti
e l’erba al servizio dell’uomo,
perché tragga alimento dalla terra:
[15]il vino che allieta il cuore dell’uomo;
l’olio che fa brillare il suo volto
e il pane che sostiene il suo vigore.
[16]Si saziano gli alberi del Signore,
i cedri del Libano da lui piantati.
[17]Là gli uccelli fanno il loro nido
e la cicogna sui cipressi ha la sua casa.
[18]Per i camosci sono le alte montagne,
le rocce sono rifugio per gli iràci.
[19]Per segnare le stagioni hai fatto la luna
e il sole che conosce il suo tramonto.
[20]Stendi le tenebre e viene la notte
e vagano tutte le bestie della foresta;
[21]ruggiscono i leoncelli in cerca di preda
e chiedono a Dio il loro cibo.
[22]Sorge il sole, si ritirano
e si accovacciano nelle tane.
[23]Allora l’uomo esce al suo lavoro,
per la sua fatica fino a sera.
[24]Quanto sono grandi, Signore,
le tue opere!
Tutto hai fatto con saggezza,
la terra è piena delle tue creature.
[25]Ecco il mare spazioso e vasto:
lì guizzano senza numero
animali piccoli e grandi.
[26]Lo solcano le navi,
il Leviatàn che hai plasmato
perché in esso si diverta.
[27]Tutti da te aspettano
che tu dia loro il cibo in tempo opportuno.
[28]Tu lo provvedi, essi lo raccolgono,
tu apri la mano, si saziano di beni.
[29]Se nascondi il tuo volto, vengono meno,
togli loro il respiro, muoiono
e ritornano nella loro polvere.
[30]Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
[31]La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
[32]Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
[33]Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
[34]A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
[35]Scompaiano i peccatori dalla terra
e più non esistano gli empi.
Benedici il Signore, anima mia.
Psalm 104
I dare say to your Charity that God, in order to be well praised by man, sang his own praise, and man found how to praise him because God deigned to praise himself. (St. Augustine, exposition on Psalm 144)
1 Praise the Lord, my soul.
Lord my God, you are very great;
you are clothed with splendor and majesty.
2 The Lord wraps himself in light as with a garment;
he stretches out the heavens like a tent
3 and lays the beams of his upper chambers on their waters.
He makes the clouds his chariot
and rides on the wings of the wind.
4 He makes winds his messengers,[a]
flames of fire his servants.
5 He set the earth on its foundations;
it can never be moved.
6 You covered it with the watery depths as with a garment;
the waters stood above the mountains.
7 But at your rebuke the waters fled,
at the sound of your thunder they took to flight;
8 they flowed over the mountains,
they went down into the valleys,
to the place you assigned for them.
9 You set a boundary they cannot cross;
never again will they cover the earth.
10 He makes springs pour water into the ravines;
it flows between the mountains.
11 They give water to all the beasts of the field;
the wild donkeys quench their thirst.
12 The birds of the sky nest by the waters;
they sing among the branches.
13 He waters the mountains from his upper chambers;
the land is satisfied by the fruit of his work.
14 He makes grass grow for the cattle,
and plants for people to cultivate—
bringing forth food from the earth:
15 wine that gladdens human hearts,
oil to make their faces shine,
and bread that sustains their hearts.
16 The trees of the Lord are well watered,
the cedars of Lebanon that he planted.
17 There the birds make their nests;
the stork has its home in the junipers.
18 The high mountains belong to the wild goats;
the crags are a refuge for the hyrax.
19 He made the moon to mark the seasons,
and the sun knows when to go down.
20 You bring darkness, it becomes night,
and all the beasts of the forest prowl.
21 The lions roar for their prey
and seek their food from God.
22 The sun rises, and they steal away;
they return and lie down in their dens.
23 Then people go out to their work,
to their labor until evening.
24 How many are your works, Lord!
In wisdom you made them all;
the earth is full of your creatures.
25 There is the sea, vast and spacious,
teeming with creatures beyond number—
living things both large and small.
26 There the ships go to and fro,
and Leviathan, which you formed to frolic there.
27 All creatures look to you
to give them their food at the proper time.
28 When you give it to them,
they gather it up;
when you open your hand,
they are satisfied with good things.
29 When you hide your face,
they are terrified;
when you take away their breath,
they die and return to the dust.
30 When you send your Spirit,
they are created,
and you renew the face of the ground.
31 May the glory of the Lord endure forever;
may the Lord rejoice in his works—
32 he who looks at the earth, and it trembles,
who touches the mountains, and they smoke.
33 I will sing to the Lord all my life;
I will sing praise to my God as long as I live.
34 May my meditation be pleasing to him,
as I rejoice in the Lord.
35 But may sinners vanish from the earth
and the wicked be no more.
Praise the Lord, my soul.
Praise the Lord.[b]
Commento al filmato: con uno spettacolare caleidoscopio di armonie, i fiati solisti e l’Orchestra degli sfolgoranti “Allegro” dei Concerti di Bach, cantano esultanti con il salmista:
[30]Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
[31]La gloria del Signore sia per sempre;
gioisca il Signore delle sue opere.
[32]Egli guarda la terra e la fa sussultare,
tocca i monti ed essi fumano.
[33]Voglio cantare al Signore finché ho vita,
cantare al mio Dio finché esisto.
[34]A lui sia gradito il mio canto;
la mia gioia è nel Signore.
-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
Commentary on the film: with a spectacular kaleidoscope of harmonies, the soloists and the Orchestra of the dazzling “Allegro” in Bach’s Concertos sing exultant with the psalmist:
[30] Send out your spirit, they are created, and renew the face of the earth. [31] The glory of the Lord be for ever; let the Lord rejoice in his works. [32] He looks at the earth and makes it tremble, touches the mountains and they smoke. [33] I want to sing to the Lord as long as I have life, sing to my God as long as I exist. [34] He pleases my song; my joy is in the Lord.
sant’Agostino esposizione sui Salmi
SUL SALMO 103/104
ESPOSIZIONE
DISCORSO 1
Mirabili le opere di Dio nel mondo fisico e in quello spirituale.
1. Due giorni fa, se ben ricordate, siete stati abbondantemente nutriti. Ma poiché ci avete lasciato conservando, pur dopo il lungo sermone, un gran desiderio di ascoltare, non abbiamo ritenuto conveniente privarvi di quanto vi dobbiamo nella giornata di oggi. Questo sermone risponde quindi ad un debito, e l’altro vi servirà di guadagno. Il salmo, che ora è stato letto, appare quasi interamente intessuto di misteri e di simboli, ed esige non solo da parte nostra, ma anche da parte vostra non poca attenzione, sebbene tutte le cose che dice possano anche essere intese spiritualmente alla lettera. Vi sono infatti enumerate, se proprio non tutte, certo molte delle opere di Dio, che sono note a tutti quelli che le contemplano, i quali appunto, attraverso le cose che sono state fatte e si vedono, sanno scorgere con la mente gli attributi invisibili di lui 1. Noi infatti vediamo l’immensa costruzione del mondo, formata dal cielo e dalla terra, e tutte le altre cose, che sono in esse comprese; e partendo dalla grandezza e bellezza di tale costruzione, siamo già spinti ad amare – pur non vedendole ancora – l’inestimabile grandezza e bellezza dello stesso costruttore. Se questi non può essere ancora contemplato dalla purezza del nostro cuore, non ha cessato però di mettere sotto i nostri occhi le sue opere sicché, vedendo le cose che possiamo vedere, impariamo ad amare colui che non possiamo vedere e quindi, grazie a questo amore, possiamo un giorno vederlo. Tuttavia in tutte le cose, dette dal salmo, bisogna altresì ricercare un significato spirituale, e per riuscire a scoprirlo ci aiuteranno, nel nome di Cristo, i vostri ardenti desideri, che ci sembrano delle mani invisibili, con le quali bussate ad una porta invisibile, perché invisibilmente vi si apra e invisibilmente possiate entrare e invisibilmente ottenere la salute.
I doni di Dio, grandi e molteplici, esigono gratitudine.
2. [v 1.] Diciamo dunque tutti: Benedici, anima mia, il Signore. Dobbiamo tutti parlare alla nostra anima, perché l’anima che è in tutti noi, in base all’unità della fede, è un’anima sola, e tutti quanti noi che crediamo in Cristo, a motivo dell’unità del suo corpo, siamo un sol uomo. Benedica l’anima nostra il Signore per i tanti suoi benefici, per i doni tanto numerosi e grandi della sua grazia. Tali doni noi. li troviamo in questo Salmo se facciamo attenzione e scuotiamo la nebbia dei pensieri carnali, con lo spirito – in quanto possibile – desto, con lo sguardo – in quanto possibile – diretto, con l’occhio puro – in quanto possibile – del nostro cuore, in quanto non ci faccia da ostacolo la vita presente né ci tenga occupati il desiderio delle cose presenti né ci renda ciechi la cupidigia del mondo. Se saremo dunque ben desti, potremo ascoltare i grandi, magnifici e bei doni di Dio, tanto appetibili quanto fecondi di letizia e di gioia: tutte cose che già intravedeva nel suo spirito chi aveva concepito questo Salmo, quando, esaltandosi a tale visione, prorompeva nel grido: Benedici, anima mia, il Signore.
La magnificenza di Dio viene partecipata all’uomo.
3. O Signore, Dio mio, ti sei fatto sommamente grande. Sta’ attento alle cose grandiose che sta per narrare, per le quali merita unicamente di essere lodato solo chi è l’autore di tutte le cose grandiose. Di maestà e di splendore ti sei rivestito. O Signore, Dio mio, che ti sei fatto sommamente grande, come ti sei fatto sommamente grande? Non sei forse sempre grande e sempre magnifico? Sei forse imperfetto per crescere in perfezione? Puoi forse venir meno per farti più piccolo? Ma poiché sei quel che sei e lo sei veramente, hai voluto rivelare il tuo nome al tuo servo Mosè: Io sono colui che sono 2: sì che sei grande, e la tua grandezza è di eterna durata, non conoscendo né principio né termine. Essa non comincia con l’inizio del tempo, né trascorre fino alla fine del tempo, né subisce trasformazioni nel mezzo: la tua grandezza è intrinsecamente immutabile. Ma allora in che senso ti sei fatto sommamente grande? C’è un altro Salmo a spiegarcelo, nel punto in cui dice: si è fatta meravigliosa la tua scienza per me 3. Se è esatta l’espressione: si è fatta meravigliosa la tua scienza per me, altrettanto esatta è l’altra: ti sei fatto sommamente grande, o Signore Dio mio, per me. Ma anche questo concetto va approfondito. Il mio Dio si fa grande per me? Dunque diventa grande per me. Al riguardo anche l’orazione quotidiana, fonte della nostra salvezza, ci insegna qualcosa. Sia santificato il tuo nome 4: questo chiediamo ogni giorno; questo ogni giorno preghiamo che avvenga. Che risponderemmo se uno ci domandasse: ” Ma come mai chiedete che sia santificato il nome di Dio? Forse non è sempre santo perché ora sia santificato? “. Eppure non lo chiederemmo, se non volessimo che ciò avvenisse! Un conto infatti è la congratulazione, un conto è l’orazione: ci rallegriamo di qualcosa che già c’è, mentre preghiamo perché ci sia qualcosa che ancora non c’è. Che significa dunque: sia santificato il tuo nome? Se lo sappiamo, comprendiamo anche ciò che è detto qui: o Signore, Dio mio, ti sei fatto sommamente grande. Dire: sia santificato il tuo nome equivale a dire: sia santo il tuo nome dinanzi agli uomini In realtà sempre santo è il tuo nome, ma per alcuni uomini impuri ancora non è santo il tuo nome. L’Apostolo infatti dice: Tutte le cose sono pure per i puri, ma per gli impuri e gli infedeli niente è puro 5. Se per gli impuri e gli infedeli niente è puro, ne domando il motivo, e l’Apostolo mi risponde: ma perché sono macchiate la loro mente e la loro coscienza. Se niente è puro per essi, non lo è neppure Dio, a meno che non pensiate che Dio possa sembrar puro a coloro che ogni giorno lo bestemmiano. Se è puro, deve piacere, e se piace, dev’essere lodato; al contrario, se è bestemmiato, certo non piace, e se non piace, come potrebbe esser puro per te chi non ti piace? Dunque che cosa chiediamo dicendo: Sia santificato il tuo nome? Chiediamo che sia santo il nome di Dio per quegli uomini che, a motivo della loro infedeltà, ancora non lo conoscono, per i quali ancora non è santo colui che, per sé e in sé e nei suoi santi, è santo. Noi pieghiamo per il genere umano, preghiamo per il mondo intero, per tutte le genti, per quanti ogni giorno si mettono a sostenere che Dio non è retto e che non giudica rettamente: lo facciamo perché una buona volta si correggano e, divenuti retti nel cuore, si volgano alla sua rettitudine, e aderendo a lui, cioè indirizzati verso chi è retto, più non l’offendano, ma piaccia essendo retto agli uomini retti, poiché sta scritto: Quanto è buono il Dio d’Israele, ma per coloro che sono retti di cuore 6. Orbene questo salmista che canta – egli rappresenta noi stessi, cioè il corpo di Cristo, le membra di Cristo – al vedere che grandi doni Dio ha fatto al genere umano, al quale magari Dio prima sembrava o inesistente o falso o non così grande, scorgendolo appunto nelle sue opere, esclama: O Signore, Dio mio, ti sei fatto sommamente grande, cioè, mentre finora non ti comprendevo, ora comprendo quanto sei grande. Sei sempre grande, anche se resti nascosto, ma sei grande per me dal momento che mi ti sei rivelato. Sei divenuto grande per me, allo stesso modo che si è fatta meravigliosa la tua scienza per me, perché è divenuta tale per me. Io tale scienza l’ammiro, se ad essa mi volgo; ma essa rimane perfettamente integra, anche se non la considero o se, dopo averla considerata, me ne distolgo. Ma io, divenuto grande per essa e ritornato integro da meschino che ero, mi meraviglio che prima non la conoscevo: non che sia divenuta grande la scienza da quando l’ho appresa, ma perché son io divenuto grande da quando l’ho appresa. Ma è ora che ascolti, e vedrai che ti apparirà come si è fatto sommamente grande quel Dio che sempre è grande. Egli certo si è fatto sommamente grande nelle sue opere rispetto a noi.
Per piacere a Dio occorre detestare il peccato.
4. Di maestà e di splendore ti sei rivestito. La confessione della maestà è messa prima dello splendore, e questo consiste nella bellezza. Se cerchi, la bellezza, cerchi una buona cosa. Ma perché tu la cerchi, o anima? Per essere amata dal tuo sposo, al quale certo non piaceresti, se fossi brutta. E lui, lo sposo, com’è? Magnifico di aspetto tra i figli degli uomini. E se è bello, tu che sei brutta vorresti baciarlo, ma non badi al fatto che tu sei piena di iniquità. Sparsa invece è la grazia sulle tue labbra, perché proprio di lui fu scritto così: Sei magnifico di aspetto tra i figli degli uomini, sparsa è la grazia sulle tue labbra; perciò le fanciulle ti amarono 7. C’è dunque uno che è splendido e che è bello tra i figli degli uomini e, pur essendo figlio dell’uomo, lo è di più dei figli degli uomini. E tu vuoi piacergli, o anima umana che sei sola tra tanti? Ascoltiamo la Chiesa, poiché tra i suoi figli c’era un’anima sola ed un cuor solo 8, ed è alla Chiesa che parla il salmo. Vuoi davvero piacergli? Non puoi riuscirci finché sei deforme, ed allora che farai per essere bella? Anzitutto deve dispiacerti la tua deformità, perché solo così meriterai di ottenere la bellezza da colui al quale vuoi appunto piacere, facendoti bella. A trasformarti sarà infatti quegli stesso che già ti ha formato. Perciò devi prima considerare come sei, per sfuggire al rischio di cercare, se sei brutta, i baci del tuo bello. Ma per vedermi – tu dici – a che cosa dovrò guardare? Come specchio egli ti ha messo davanti la sua Scrittura, dove puoi leggere: Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio 9. Uno specchio ti è stato posto davanti proprio in questo testo: vedi se sei come egli ha detto e, se non lo sei, piangi per esserlo. Sarà lo specchio a rivelarti il vero tuo volto, e come lo specchio non ti farà da adulatore, così neanche tu dovrai lusingarti. Sarà la sua lucentezza a mostrarti quello che sei: vedi quello che sei e, se questa immagine non ti piace, procura di non essere così. Se infatti, per essere brutta, non piaci ancora a te stessa, già piaci al tuo bello. E perché? Per il fatto che non ti piace la tua bruttezza, cominci a piacergli con tale confessione, come si dice in un altro passo: Cominciate a lodare il Signore con la confessione 10. Prima di tutto accusa come colpa la tua bruttezza, ché la bruttezza dell’anima deriva dai peccati e dalle iniquità. Accusando la tua bruttezza, cominci a confessare e, con la confessione, cominci a farti più bella. E chi ti fa più bella se non colui che è magnifico di aspetto tra i figli degli uomini?
Per abbellirci dinanzi a Dio Cristo divenne deforme.
5. Ma egli per renderla bella, oso aggiungere, l’ha amata anche brutta. Che significa che l’ha amata anche brutta? Cristo infatti è morto per gli empi 11. Quale vita egli riserva per te, già giustificato, se anche all’empio ha fatto dono della sua morte? Ecco come il bello, colui che è magnifico di aspetto tra i figli degli uomini, in quanto è il più giusto e santo tra i figli degli uomini, nel venire verso la brutta (non esito a dirlo, perché lo trovo scritto nella Scrittura), si è fatto brutto per renderla bella. Non pensate, ascoltandomi, che io sia caduto temerariamente in tale affermazione. Prima infatti avevo detto che ” l’ha amata anche brutta “, e ciò poteva sembrare sconveniente per alcuni che lo amano, se non mi avesse preceduto nel dirlo un testimonio; io non ho fatto che ripetere quello che ha detto l’Apostolo: vuoi sapere come l’ha amata anche brutta? Cristo è morto per gli empi. Così è anche per quanto ho detto ora: egli per venire verso la brutta, si è fatto brutto, si è fatto deforme; e come potrò dimostrarlo, se la divina parola mi ha già preannunciato che egli è magnifico di aspetto tra i figli degli uomini? Ma nella stessa parola divina trovo anche scritto: Noi l’abbiamo visto, e non aveva né bellezza né splendore. Colui che è magnifico di aspetto tra i figli degli uomini, noi l’abbiamo visto, e non aveva né bellezza né splendore! 12 Non ha detto: ” Non l’abbiamo visto, e quindi non potevamo sapere se avesse bellezza o splendore “; ecco, noi l’abbiamo visto, e non aveva né bellezza né splendore. Ma allora dove l’ha visto colui che ha detto: Magnifico di aspetto tra i figli degli uomini? E dove l’ha visto colui che ha detto: Non aveva né bellezza né splendore? Sta’ a sentire dove l’ha visto colui che l’ha detto magnifico di aspetto tra i figli degli uomini: Sussistendo nella natura di Dio, egli non ritenne come preda gelosa l’essere uguale a Dio 13. Giustamente dunque è il più bello tra i figli degli uomini, perché è uguale a Dio; ho dunque appreso e compreso dove l’abbia visto colui che l’ha detto magnifico di aspetto tra i figli degli uomini. Alla domanda dove l’abbia visto, egli ci ha risposto: nella natura di Dio. E per quale motivo, in che modo l’hai visto nella natura di Dio? Perché gli attributi invisibili di lui sono scorti dal pensiero attraverso le cose che sono state fatte 14. Bene, benissimo: ho appreso, ho compreso chi e come e dove e perché tu l’abbia visto. Chi è che hai visto? Il nostro sposo. E come l’hai visto? Magnifico di aspetto tra i figli degli uomini. E dove l’hai visto? Sussistendo egli nella natura di Dio. E perché l’hai visto? Perché i suoi attributi sono scorti dal pensiero attraverso le cose che sono state fatte. Vediamo anche quello che di lui ci dice un altro Profeta, non già un altro spirito, perché non sono in contraddizione tra loro. Quello ce l’ha presentato magnifico ai aspetto tra i figli degli uomini, ed ora ce lo presenti anche quest’altro che ha detto: Noi l’abbiamo visto, e non aveva né bellezza né splendore. L’apostolo Paolo da solo collega entrambi i Profeti, perché uno stesso testo di Paolo costituisce una testimonianza per l’uno e l’altro di loro. Lì trovo che è magnifico di aspetto tra i figli degli uomini: Egli, sussistendo nella natura di Dio, non ritenne come preda gelosa l’essere uguale a Dio. Lì ci sta scritto quanto vide anche l’altro, che egli cioè non aveva né bellezza né splendore, perché annientò se stesso, assumendo la natura di schiavo, rendendosi simile agli uomini ed all’aspetto ritrovato come uomo; egli umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Con ragione dunque l’hanno visto, e non aveva né bellezza né splendore. Con ragione dinanzi alla croce scuotevano il capo esclamando: Ma è tutto qui il Figlio di Dio? Se davvero è il Figlio di Dio, discenda dalla croce! 15 Ma non aveva né bellezza né splendore. È ancora così per voi, cui egli non piace perché non aveva né bellezza né splendore! O voi che scuotete il capo dinanzi alla croce e non volete rivolgerlo a quel capo che pendeva dalla croce! Con ragione vacilla il capo a quanti l’insultano, finché non diventi loro capo quegli stesso che veniva insultato. Ecco che egli riacquista tutto il suo splendore, ed è un grande splendore. Ecco che quanto tu dici è di meno di quanto egli ha fatto. Tu dici: Se davvero è il Figlio di Dio, discenda dalla croce, mentre egli non dalla croce è disceso, ma dal sepolcro è risorto!
La Chiesa illuminata e purificata dalla grazia.
6. Pertanto, o anima, non puoi essere bella, se rifiuti di confessare la tua bruttezza a colui che è sempre bello e che solo per te ha cessato temporaneamente di esserlo; ma se temporaneamente non fu bello nella natura di schiavo, lo fu in modo da non perdere mai quella bellezza che gli è propria nella natura di Dio. Pertanto tu, o Chiesa, hai il tuo splendore, perché è a te che si dice nel Cantico dei Cantici: O splendida tra le donne! 16 È di te che si dice: Chi è costei che sale tutta candida? 17 E che significa tutta candida? Significa illuminata. Non dunque candida, nel senso di imbellettata come sono le donne che si truccano per apparire quel che non sono; non candida come una parete imbiancata, perché sarà distrutta – come dice l’Apostolo – ogni parete imbiancata 18, cioè l’ipocrisia e la simulazione. Una parete imbiancata, anche se fuori ha l’intonaco, dentro non contiene che fango! Dunque la Chiesa non è candida in questo modo, ma è candida, cioè illuminata, non essendo bianca di per se stessa. Prima – dice sempre l’Apostolo io sono stato bestemmiatore 19; ed ancora: difatti un tempo anche noi siamo stati per natura figli dell’ira, al pari degli altri 20. Ma poi è sopravvenuta la grazia che illumina e dona il candore: prima sei stata nera, ma poi sei diventata bianca per la grazia di Cristo: Difatti un tempo voi siete stati tenebra, ma ora siete luce nel Signore 21. Dunque anche di te si dice: Chi è costei che sale tutta candida? Sei ormai tanto meravigliosa che quasi non ti si può contemplare. Sono infatti segno di ammirazione le parole: Chi è costei che sale tutta candida, così bella, così luminosa, priva di ogni macchia e di ruga? Non è costei quella che prima giaceva nella melma delle sue iniquità? Non è costei quella che un tempo giaceva nella fornicazione dell’idolatria? Non è costei quella che era tutta immonda per le sue passioni e inclinazioni carnali? Chi è dunque costei che sale tutta candida? Considera chi sia colui che è divenuto per essa privo di ogni bellezza e splendore; comprenderai così la grandezza di questo luminoso candore. Se ti appare meravigliosa la sua umiliazione per lei, non deve più meravigliarti l’altezza da questa raggiunta per lui. Quanta felicità traspare nel candore di costei se, pur quando era nera, fece scendere fino a sé colui che era bello perché morisse per gli empi? Dunque il Signore Dio nostro si è rivestito di confessione e di splendore; si è rivestito della Chiesa: la Chiesa stessa, sì, è confessione e splendore. Prima la confessione poi lo splendore; confessione dei peccati, splendore delle buone azioni. Di maestà e di splendore ti sei rivestito.
Con estrema facilità Dio creò l’universo.
7. [v 2.] Circonfuso di luce, come di un vestito. Tale è la veste di colei della quale ho già detto che non ha né macchia né ruga 22. Si chiama luce, ed anche questo ho già detto: Un tempo voi siete stati tenebra, ma ora siete luce nel Signore. Non lo siete dunque in voi, perché in voi siete tenebra, mentre nel Signore siete luce. Dunque, circonfuso di luce, come di un vestito, egli ha disteso il cielo come pelle. Ora ci si vuole esporre, mediante alcune figure misteriose, come ha fatto questo, come cioè si è rivestito della Chiesa come di un manto di luce. Ascoltiamo quindi come la Chiesa si è fatta luce, divenendo senza macchia e senza ruga, divenendo tutta candida e pura, tutta splendente nel vestito dello sposo e mantenendosi unita a lui. Egli ha disteso il cielo come pelle. Non c’è dubbio che questo lo vedo. Difatti chi altri se non Dio ha disteso questo cielo, che vediamo con i nostri occhi carnali? Ma quel distendere il cielo come pelle, se lo prendi alla lettera, sta lì ad indicare la facilità del suo operare. Infitti tu vedi questa immensa costruzione e sai bene che un qualsiasi uomo, se può distendere una sia pur piccola volta, lo fa con notevole sforzo, con grande e difficile lavoro, impegnandosi a lungo. Ma perché per la tua debolezza di uomo non abbia a immaginare che le opere di Dio siano frutto di un simile e difficile lavoro, è qui presentata l’immagine della facilità proprio in rapporto alla tua capacità; così puoi in qualche modo cominciare a credere che Dio opera facilmente, senza pensare che abbia disteso il cielo nel modo in cui tu hai costruito il tetto della tua casa. Devi invece pensare che, come ti riesce facile distendere una pelle, altrettanto facile è stato per Dio distendere l’immensità del cielo. Si tratta di facilità meravigliosa, eppure mentre lo Spirito ti parla, tu tardi ancora a capire. Tu – dico – tardi ancora a capire, mentre ti parla lo Spirito! Non penserai mica che Dio ha disteso il cielo, come tu distendi una pelle. Se pensi che l’ha disteso così, eccoti davanti una pelle raggrinzita e piegata: prova a dirle di distendersi, prova a distendere quella pelle con la tua parola. Dirai che non ti è possibile. Resta dunque dimostrato che anche nel distendere una pelle sei molto lontano dalla facilità operativa di Dio. Egli, infatti, disse e furono fatte le cose 23. Egli disse: Sia fatto il firmamento tra l’acqua e l’acqua, e così esso fu, fatto 24. Comunque, per indicare tale facilità, secondo il tuo modo di intendere puoi prendere intanto la cosa alla lettera.
Collaborazione divino umana all’origine della S. Scrittura.
8. Se però vogliamo scoprirvi qualcosa che sta nascosto sotto il senso figurato, e battere a questa porta chiusa, noi troviamo che Dio ha disteso il cielo come una pelle, intendendo nell’immagine del cielo la Sacra Scrittura. Una tale autorità Dio l’ha posta prima di tutto nella sua Chiesa, e da qui ha cominciato a svolgere le altre cose: egli ha fatto il cielo che ha disteso come una pelle, e non invano come una pelle. Prima di tutto egli ha disteso come una pelle il nome e la fama dei predicatori, e la pelle simboleggia la mortalità 25. È per questo che i due primi uomini, nostri progenitori ed autori del peccato del genere umano, Adamo ed Eva, quando nel paradiso, disprezzando il precetto di Dio e cedendo alla suggestione insinuante del serpente, trasgredirono quel che Dio aveva loro comandato, divennero mortali e furono espulsi dal paradiso: per simboleggiare questa loro mortalità, essi rivestirono delle tuniche di pelle. Si presero infatti tuniche fatte di pelle, ma le pelli non si tolgono di solito se non agli animali morti; dunque con il nome di pelle fu significata tale loro mortalità. Ma allora, se in questo passo con il nome di pelle è simboleggiata la divina Scrittura, in che modo Dio ha fatto con la pelle il cielo ed ha disteso il cielo come pelle? Perché quelli per mezzo dei quali ci è stata predicata la Scrittura furono mortali. Soltanto il Verbo di Dio rimane sempre lo stesso, sempre immutabile ed intramontabile. Ascolta: In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio 26. Forse era ed ora non è più? No: egli è e sempre sarà. Se dunque è il Verbo di Dio, Dio presso Dio, devi leggerlo se puoi. Ma cosa dici? Dici che sta lassù, e quindi non puoi leggerlo? Il Verbo di Dio sta dappertutto perché si estende potentemente da un confine all’altro e raggiunge nella sua purezza tutte quante le cose 27. Egli era in questo mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui 28; e quando venne, era proprio qui. Venne infatti nella carne, senza mai staccarsi dalla divinità. Perché dunque non potevi leggerlo? Poiché nella sapienza di Dio il mondo non conobbe mediante la sapienza Dio, lì stabilito nella sapienza di Dio, nella quale sono comprese tutte le cose e senza la quale più non sussistono: se dunque, essendo lì stabilito, tu non potevi conoscere mediante la sapienza Dio, era davvero necessario quel che è detto nel seguito: piacque a Dio salvare i credenti mediante la stoltezza della predicazione 29. Se i credenti dovevano essere salvati mediante la stoltezza della predicazione, Dio scelse alcuni elementi mortali, scelse degli uomini mortali e destinati a morire: servendosi di una lingua mortale, fece risuonare delle voci mortali; servendosi del ministero di persone mortali, adoperò degli strumenti mortali, ed in tal modo si fece cielo per te, onde nell’elemento mortale riconoscessi il Verbo immortale e divenissi tu stesso immortale partecipando al medesimo Verbo. Mosè visse e morì, poiché Dio gli disse: Sali sul monte e muori 30. Morì Geremia e, come lui, morirono tanti altri Profeti; eppure le parole di questi morti, non essendo proprie di loro, ma per loro tramite di colui che ha disteso il cielo come pelle, rimangono fino a noi che siamo la loro posterità. Ecco l’Apostolo svincolato da questa vita – egli aveva detto che il partirsene e lo stare con Cristo 31 era cosa di gran lunga migliore – vive adesso con Cristo, come con lui vivono tutti quei Profeti. Ma con qual mezzo Dio ci ha somministrato ciò che leggiamo? Con quell’elemento che era destinato a morire, cioè con la loro bocca, lingua, denti, mani. Tutti questi mezzi, con i quali l’Apostolo ha potuto eseguire tutto quanto leggiamo, sono funzioni del corpo, ma operavano su comando dell’anima, alla quale comandava Dio: in questo senso si dice che il cielo è stato disteso come una pelle. E noi ora, mentre essa si stende, leggiamo sotto il cielo come sotto la pelle delle divine Scritture. Più tardi infatti il cielo si ripiegherà come un libro 32. Non invano, fratelli, il cielo è qui presentato come una pelle e là come un libro: sono immagini in cui viene prefigurato qualcosa per noi. È in riferimento alla divina Scrittura che si estende la parola dei morti: in questo senso essa si distende come una pelle, anzi molto più che una pelle dal momento che quegli autori sono morti. Difatti dopo la morte divennero ben più noti i Profeti e gli Apostoli, che non erano altrettanto noti quando erano in vita. I Profeti da vivi appartenevano alla sola Giudea, mentre da morti appartengono a tutte le genti. Infatti, quando erano in vita, non era ancora distesa la pelle né ancora disteso era il cielo sì da coprire tutta quanta la terra. Per questo si dice: Ha disteso il cielo come pelle.
Il culmine della rivelazione si ha nella carità. Solo nella comunione della Chiesa cattolica si ha la carità.
9. [v 3.] Egli copre con le acque le parti superiori di esso. Anche questo leggiamo e ben può essere inteso nel suo senso letterale. Quando Dio comandò che ci fosse il firmamento a dividere le acque dalle acque, si ebbero da una parte le acque qui in basso che bagnano la terra e dall’altra le acque su in alto che, se sfuggono alla vista degli occhi, sono tuttavia attestate dalla fede. E le acque – si dice – che sono al di sopra dei cieli, lodino il nome del Signore, perché egli disse e furono fatte, egli comandò e furono create 33. Resta dunque spiegato in senso letterale il fatto che Dio copre con le acque le parti superiori di esso. Ma in senso figurato che significa questo? Dato che in senso figurato abbiamo inteso come pelle la Sacra Scrittura, nonché l’autorità della parola divina, che ci viene amministrata per mezzo di uomini mortali, morti i quali si estende la fama di questa stessa opera, è secondo tale punto di vista che ci domandiamo: in che modo copre con le acque le parti superiori di esso? Le parti superiori di che? Del cielo. E il cielo che cos’è? La Sacra Scrittura. Quali sono le parti superiori della Sacra Scrittura? Che troviamo di superiore nelle Sacre Scritture? Prova a chiederlo a Paolo, che ti risponde: Voglio mostrarvi una via più sublime 34. Qual è la via che dichiara più sublime? Se parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, ma non avessi la carità, diverrei come un bronzo risonante o un cembalo squillante 35. Se dunque nella Sacra Scrittura non si può trovar nulla che sia più sublime della carità, come sarebbero coperte con le acque le parti superiori del cielo, essendo parte superiore della Scrittura il comandamento della carità? Senti come: La carità di Dio, dice l’Apostolo, è stata diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, che ci è stato dato 36. Già sentendo parlare di diffusione tu intendi le acque nella carità dello Spirito Santo. Sono queste le acque, di cui si parla in un altro passo della Scrittura: E scorreranno nelle tue piazze le tue acque; nessun estraneo ne partecipi con te 37. Difatti quanti sono estranei e lontani dalla via della verità, siano pagani o giudei o eretici ed anche tutti i cattivi cristiani, possono avere tanti doni, ma non quello della carità. Che cos’è questo dono della carità? Non vogliamo parlare degli altri doni esterni che tutti gli uomini ricevono, poiché Dio fa sorgere il suo sole sopra i buoni ed i cattivi 38; Si tratta di doni divini, comuni non soltanto ai buoni ed ai cattivi, ma anche alle bestie ed alle fiere. Il fatto stesso di esistere, il vivere, il vedere, il sentire, l’udire, l’esercizio delle altre funzioni sensoriali sono doni di Dio; ma osservate con quali e quanti esseri li abbiamo in comune, pur con quelli che non si vuole imitare. L’ingegno acuto, ad esempio, l’hanno anche degli uomini pessimi, la destrezza e l’abilità artistica l’hanno anche gli istrioni più immorali, le ricchezze le hanno anche i furfanti, buone famiglie e figli li hanno tanti cattivi. Nessuno può negare che tutti questi siano magnifici doni di Dio; ma osserva con chi li hai in comune. Guarda poi alle grazie che ti dona la Chiesa. La grazia dei Sacramenti, che si riceve nel Battesimo, nell’Eucarestia e negli altri Sacramenti, quale dono rappresenta? Un tal dono l’ottenne anche Simon Mago 39. La profezia quale dono rappresenta? Profetò anche Saul, che era un re cattivo, e ciò fece proprio quando perseguitava il santo David. Notate bene: io non ho detto che profetò dopo averlo perseguitato. Può darsi infatti che, dopo averlo perseguitato, egli facesse penitenza, divenendo così meritevole dello spirito profetico. No: profetò non dopo averlo perseguitato né sul punto di perseguitarlo, ma nell’atto stesso di perseguitarlo. Mandò infatti i suoi servi a catturare David,, e mentre David in quella circostanza si trovava in mezzo ai Profeti, tra cui era anche il santo Samuele, quegli emissari furono penetrati di spirito profetico e profetarono. Si può peraltro supporre che essi erano venuti con buone intenzioni, o perché tale era la natura del loro incarico o perché non volevano eseguire ciò che era stato loro comandato. Il re mandò allora altri servi, ed anche in essi si verificò il medesimo fenomeno, il che ci porta a interpretare allo stesso modo le loro intenzioni. E poiché essi tardavano, venne il re in persona tutto infuriato, anelando alla strage ed assetato del sangue di un giusto innocente, verso il quale si mostrava anche ingrato: allora fu anch’egli penetrato di spirito profetico e profetò 40. Perciò non devono vantarsi quanti possono aver ottenuto questo gran dono di Dio o anche il santo Battesimo, pur essendo forse privi della carità: considerino piuttosto quale disposizione vogliono avere verso Dio coloro che non usano santamente delle cose sante. Di questo numero saranno coloro che son pronti a dire: Abbiamo profetato nel tuo nome. E non sarà loro risposto: “Voi mentite”, ma: Non vi conosco, andate via da me, voi operatori d’iniquità 41. La ragione è che se avessi ogni genere di profezia, ma non avessi la carità, sarei un niente 42. Profetò anche Saul, ma era operatore d’iniquità. Ora chi è operatore di iniquità? Appunto colui che non ha la carità. Difatti la carità è pieno adempimento della Legge 43. Dunque egli copre con le acque le parti superiori di esso. Che cosa ha detto? In tutta la Sacra Scrittura la carità rappresenta la via più sublime, occupa il posto più sublime: ad essa non aspirano se non gli uomini buoni né possono con noi comparteciparne i cattivi. Questi possono avere in comune il Battesimo ed anche gli altri Sacramenti, partecipare con noi alle orazioni, trovarsi insieme con noi entro queste pareti ed in questa stessa congregazione, ma non hanno in comune con noi la carità. È essa infatti la fonte genuina dei veri buoni e dei veri santi, della quale si dice: Nessun estraneo ne partecipi con te. E chi sono gli estranei? Tutti quelli che si sentono dire: Non vi conosco. E poiché non sono riconosciuti, evidentemente sono degli estranei quelli a cui vien detto: Non vi conosco. Pertanto la via sublime della carità comprende coloro che appartengono in senso vero e proprio al regno dei cieli. Dunque il precetto della carità sta al di sopra dei cieli, al di sopra di tutti i libri: ad esso, in effetti, sono subordinati gli scritti, ad esso servono tutte le parole dei santi ed ogni movimento, sia spirituale che materiale, dei dispensatori di Dio. Si tratta dunque di una via veramente sublime ed a buon diritto copre con le acque le parti superiori del cielo, perché è impossibile trovare qualcosa di più eccellente della carità nei Libri divini.
Lo Spirito Santo diffonde nei redenti la carità.
10. Ma sta’ a sentire, in maniera ancor più chiara, che cosa sia quest’acqua. Abbiamo già detto come la carità di Dio sia stata diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. Abbiamo anche detto: Scorreranno nelle piazze le tue acque 44. Uno potrebbe obiettarmi: “Ma qui non è detto espressamente se con le acque si debba intendere la carità. E se un altro ci intendesse qualche altra dosa? “. Rispondo di ricordare soltanto quello che dice l’Apostolo: La carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori. In che modo? Mediante lo Spirito Santo, che ci è stato dato 45. Ed ora senti il Signore, che è il maestro degli Apostoli: Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Dica egli ancora: Dal seno di chi crede in me, scaturiranno fiumi di acqua viva. E tutto questo che significa? Ce lo spieghi l’Evangelista: Ma questo diceva, afferma, riguardo allo Spirito che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui. Difatti ancora non era stato dato loro lo Spirito, non essendo ancora Gesù glorificato 46. Dunque, o fratelli, se lo Spirito non era stato dato perché Gesù non era ancora glorificato, evidentemente quando egli fu glorificato ed ascese al cielo, fu mandato lo Spirito Santo e gli Apostoli furono riempiti di carità, diffusa nei loro cuori mediante lo Spirito Santo, che ad essi fu dato, ché le parti superiori del cielo sono coperte di acque. E questo ben si comprende, in quanto il Signore ascese nei cieli ‘ per restare al di sopra dei cieli e di lì mandare la carità. Infatti Dio non copre nel senso quasi che sia sorretto da colui che copre: egli nel coprirlo lo solleva, non già l’aggrava. Se dunque copre il cielo con le acque, lo fa in modo che esso sia ancor meglio sollevato dallo Spirito divino. L’elemento elevante sta sopra, l’elemento elevato sta sotto; quello serve a sostenere, questo è appeso. Perciò, se tale è il rapporto tra i due elementi, devi intendere che questo cielo della Scrittura è appeso, cioè dipende dalla carità. Si tratta evidentemente dei due notissimi precetti dell’amore: Da questi due precetti dipendono tutta la Legge e i Profeti 47. Egli copre con le acque le parti superiori di esso.
Nubi divine gli evangelizzatori; la Chiesa vigna di Dio.
11. Egli fa delle nubi il suo mezzo di ascesa. Anche questa espressione si interpreta bene in senso letterale, perché il Signore ascese visibilmente al cielo. Ma in che modo le nubi divennero mezzo di ascesa al cielo? Dopo aver detto queste cose, una nube lo avvolse 48. Qualcosa di simile lo trovi predetto della nostra risurrezione: E quelli che son morti in Cristo – sta scritto – risorgeranno per primi; poi anche noi che viviamo saremo insieme con loro rapiti tra le nubi, incontro al Cristo nell’aria: e così saremo sempre con il Signore 49. Eccoti le nubi che servono per l’ascesa al cielo; ma io ti indicherò anche le nubi fatte per ascendere su quest’altro cielo, quello delle divine Scritture. Che significa questo, o fratelli? Oh, voglia il Signore mio Dio degnarsi di annoverarmi tra quelle nubi, quali che siano. Giudichi lui che oscura nube io sia, ma voi dovete considerare come nubi tutti i predicatori della parola della verità. Quanti dunque, a motivo della loro debolezza, non sono in grado di ascendere su questo cielo, di elevarsi cioè alla conoscenza delle Scritture, cerchino di ascendere attraverso le nubi. È questo forse che sta ora accadendo tra voi: se riusciamo a qualcosa di buono, se le nostre fatiche e sudori non sono infruttuosi, voi ascendete nel cielo delle divine Scritture, e cioè vi elevate alla loro conoscenza grazie alla nostra predicazione. Oh quanto era alto il cielo in questo Salmo! Difatti nessuno di voi prima capiva quale fosse il senso figurato delle parole: Ha disteso il cielo come pelle, e copre con le acque le parti superiori di esso 50. Ed ecco che anche quel che ha detto con le parole: Fa delle nubi il suo mezzo di ascesa, voi ormai l’avete compreso grazie a noi che, secondo l’aiuto ricevuto da Dio, ve l’abbiamo predicato; chè le nubi non piovono per loro propria virtù! È vostro dovere ascendere attraverso il comprendere e, nell’atto stesso di questo sforzo, dar frutto; non siate come quella vigna di cui si dice per bocca del Profeta: Comanderò alle mie nubi di non piovere sopra di essa 51. Era una certa vigna che veniva accusata perché aveva prodotto invece dell’uva le spine, non dimostrando la dovuta riconoscenza verso la pioggia feconda. In verità chi ascolta cose buone e compie azioni cattive, s’imbeve di pioggia feconda, ma finisce col generare le spine. E non c’è motivo di supporre, o fratelli, che in quel passo il Signore abbia parlato di una vigna materiale e visibile. Lì infatti, perché l’iniquità non trovasse scusa per nascondersi sotto il velo di un oscuro discorso, il Signore stesso ha voluto spiegarci per mezzo del Profeta a quale vigna parlava e per quale vigna diceva quella parola: La vigna del Signore degli eserciti – si afferma – è la casa di Israele 52. Perché allora, o malvagi, i vostri cuori vanno errando su per i monti ed i colli dei vignaioli? So bene – si dice – di quale vigna io parli, so dove dovevo cercare l’uva ed ho trovato le spine; ma voi, senza un vero motivo, badate a congetturare e supporre tutt’altra cosa, non volendo intendere per operare bene. Anche questo infatti sta scritto: Non ha voluto intendere per operare bene 53. Togliete di mezzo tutte le vostre supposizioni: La vigna del Signore degli eserciti è la casa di Israele, e l’uomo di Giuda è l’amato rampollo. Fu amato, allorché fu piantato, ma fu condannato, quando produsse le spine. Forse dunque, o fratelli, questa vigna fu la casa d’Israele, e non lo siamo anche noi? Dobbiamo ascoltare con un senso di timore quel che troviamo detto ai Giudei. Osservate come l’Apostolo incuta paura ai rami innestati servendosi dei rami troncati, e come con i rami troncati ricordi la severità che dev’essere temuta e con i rami innestati raccomandi quella bontà che dev’essere amata 54. Non essere infruttuoso nella tua bontà per non esporti, rimanendo sterile, alla severità. ” Ma io non sono una vite “, mi dici. Dov’è quella parola del Signore: Io sono la vite, voi siete i tralci; il Padre mio è l’agricoltore 55? E l’altra parola dell’Apostolo: Chi pianta una vigna, e non ne raccoglie il frutto? 56 Sei dunque tu, o Chiesa, la vigna ed è Dio il tuo agricoltore! Nessun agricoltore umano può piovere sulla sua vigna. Perciò, o fratelli carissimi, che siete membra intime della Chiesa e pegni d’amore della Chiesa e figli della madre celeste, ascoltate finché siete in tempo. Contro quella vigna Dio ha lanciato una minaccia terribile: Comanderò alle mie nubi – ha detto – di non piovere sopra di essa. E questo è accaduto: vennero gli Apostoli ai Giudei e furono respinti, ed allora dissero a loro: Eravamo stati mandati a voi, ma poiché avete respinto la parola di Dio, noi andiamo alle genti 57. Potete vedere come per impulso dello Spirito di Dio, in forza di un’interna disposizione di colui che abita nel cuore dei suoi figli, fu comandato alle nubi di non piovere su quella vigna, la quale, anziché dare l’uva sperata, non produsse che spine. Dio per tanto fece delle nubi il suo mezzo di ascesa e distese il cielo come una pelle. Non c’è ragione di lamentarvi: l’autorità delle Scritture si è estesa sopra la faccia della terra, ci sono le nubi, la parola della verità viene predicata, e sono anche spiegati tutti i punti oscuri, onde i vostri cuori possano salire su in alto mediante le nubi. Badate dunque a come credete, badate a quello che state ricevendo: dopo il predicatore verrà il giudice, dopo il donatore verrà l’esattore a riscuotere. Egli fa delle nubi il suo mezzo di ascesa.
Il vento, velocissimo fra tutti gli elementi.
12. Egli cammina sopra le penne dei venti. Sarebbe arrischiato prendere questa frase alla lettera. Quali sono infatti le penne dei venti? O forse, come avviene nella pittura, dovremmo immaginarci i venti che volano con tanto di ali? Il vento, fratelli, quello che sensibilmente avvertiamo, non è altro che un movimento e, per così dire, una corrente dell’aria che sospinge quel che incontra secondo la sua forza. Quali sono le penne dei venti? E quali sarebbero le ali di Dio? Eppure di queste è detto: Spereranno sotto l’ombra delle tue ali 58. Proviamo dunque a prendere anche questo alla lettera, nel senso che si sia verificato realmente in codesta creatura materiale. È possibile che la Scrittura voglia mettere in rilievo la velocità della parola; di tale velocità abbiamo parlato tempo fa in un altro salmo, dove sta scritto: La sua parola corre in gran velocità 59. Difatti gli uomini non conoscono altra cosa più veloce dei venti. Come prima era la facilità che veniva messa in rilievo con l’idea della pelle, perché l’uomo non distende altra cosa più facilmente della pelle, così anche qui, alludendo al fatto che Dio o il suo Verbo, dappertutto presente, nulla trascurano con la velocità del movimento, dato che non conosci alcuna cosa più veloce del vento, si dice: Egli cammina sopra le penne dei venti, cioè la sua velocità supera la velocità dei venti. Quindi nelle penne dei venti devi vedere la velocità dei venti, intendendo che la parola di Dio è più veloce di tutti i venti. Questo il significato del testo, quale risulta da una prima e superficiale considerazione: ma dobbiamo cercarvi qualcosa di più intimo, e codesto passo ci indicherà qualcosa in senso figurato.
Il vento figura dell’anima; ali dell’anima le virtù. Linguaggio biblico e linguaggio profano.
13. Orbene non è del tutto improprio che, da questo punto di vista, intendiamo con i venti le anime, non perché il vento sia anima, ma perché esso è invisibile e, pur essendo un elemento corporeo, atto a trascinare altri corpi, sfugge all’occhio umano più acuto. Ora anche l’anima è invisibile, e quindi è giusto intendere con i venti le anime. Questo è il motivo per cui si dice che Dio, quando ebbe plasmato l’uomo, gli soffiò dentro lo spirito di vita, e così l’uomo divenne anima vivente 60. Perciò non è improprio nel linguaggio allegorico interpretare i venti come anime. Ma non dovete pensare che io, parlando di allegoria, abbia detto qualcosa che sa di teatro. Ci sono intatti certe parole che, proprio perché sono parole ed emanano dalla lingua, noi le abbiamo in comune anche con chi si occupa di materie divertenti e disoneste. Ciononostante tali parole hanno un loro impiego nella Chiesa, come lo hanno sulla scena. Io non ho fatto che ripetere quel che ha detto l’Apostolo, il quale, parlando dei due figli di Abramo, afferma: Queste cose valgono come allegoria 61. Si ha l’allegoria quando altro è quello che risulta dal suono delle parole, altro è quello che viene significato e dev’essere inteso. In questo senso Cristo è detto agnello 62: è forse un animale? Cristo è detto leone 63: è forse una bestia? Cristo è detto pietra 64: si intende forse la durezza? Cristo è detto monte 65: si intende forse un rialzo di terra? Così è di molte altre parole che suonano in un modo e significano tutt’altra cosa: un tale linguaggio è chiamato allegoria. Ed allora chi pensa che io ho usato la parola allegoria prendendola dal teatro, può anche pensare che il Signore ha usato la parola parabola prendendola dall’anfiteatro. Avete sotto gli occhi quel che avviene in città, dove abbondano gli spettacoli teatrali; se mi trovassi in campagna, parlerei senza eccessive preoccupazioni, perché là gli uomini non saprebbero forse che cos’è l’allegoria se non per averla letta nelle divine Scritture. Pertanto, se diciamo che l’allegoria è una figura, vogliamo dire che essa esprime un mistero in forma figurata. E che cosa dobbiamo intendere nel passo: Egli sale sopra le penne dei venti? Abbiamo già detto che giustamente con i venti si intendono, in senso figurato, le anime. E le penne dei venti, cioè le penne delle anime che cosa sono? Sono i mezzi con cui esse si levano in alto. Perciò le penne delle anime sono le virtù, le opere buone, le azioni oneste. Tutte queste penne formano in esse due ali, se è vero che tutti i comandamenti si riducono a due comandamenti. Chiunque vuol bene davvero a Dio ed al prossimo, ha l’anima provvista di penne, capace di volare ad ali spiegate, per impulso di questo amore santo, fino al Signore. Chi invece si lascia irretire dall’amore carnale, è come se avesse del vischio nelle penne. Chè se l’anima non avesse le ali e le penne, come potrebbe il salmista esclamare nel gemito delle tribolazioni: Chi mi darà le penne come quelle della colomba? Egli continua dicendo: E volerò e troverò riposo 66. Parimenti in altro salmo si legge: Dove andrò per sottrarmi al tuo spirito, e dove fuggirò dalla tua presenza? Se salirò verso il cielo tu sei là; se scenderò fino all’inferno, sei pure presente; se prenderò le mie penne quale colomba e volerò fino agli estremi del mare… È come se dicesse: possa io sfuggire alla tua ira incalzante, se prenderò le penne quale colomba e volerò fino agli estremi del mare. Volare fino agli estremi del mare significa protendere la speranza fino alla fine del mondo, come fa colui che dice: Questo è il duro lavoro che mi sta davanti, finché io non entri nel santuario di Dio e comprenda le ultime cose 67. E come può giungere agli estremi del mare anche se è provvisto di penne? Perché là pure – dice – mi condurrà la tua mano e mi accompagnerà la tua destra 68. In realtà anche con le mie ali sarei lì per cadere, se tu non mi conducessi. Hanno dunque le ali efficienti e libere, ali senza alcun legame vischioso, le anime che adempiono santamente i comandamenti di Dio e posseggono la carità di una coscienza pura e di non ipocrita fede 69. Ma per quanto esse siano ornate della virtù della carità, che cosa rappresenta questo di fronte a quell’amore di Dio con cui sono amate, anche quando sono irretite nel vischio? Nessun dubbio dunque che l’amore di Dio per noi è ben più grande dell’amore nostro per lui. Il nostro amore rappresenta le nostre penne, ma egli cammina anche sopra le penne dei venti.
Amare Cristo e conoscerlo sempre meglio.
14. Diceva già l’Apostolo ad alcuni fedeli: Piego le mie ginocchia per voi dinanzi al Padre affinché vi conceda secondo l’uomo interiore che il Cristo abiti mediante la fede nei vostri cuori, onde radicati e fondati nella carità… Ecco che egli dà loro la carità, dà loro ali e penne! Onde – prosegue – possiate comprendere quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità 70. Forse qui allude alla croce del Signore. Essa aveva infatti larghezza, nella quale furono distese le mani; lunghezza nella parte sporgente da terra, nella quale era inchiodato il corpo; altezza nella parte collocata al di sopra del legno trasversale; profondità nel punto in cui era conficcata la croce, ed era là ogni nostra speranza di vita. La larghezza sta a designare le opere buone, la lunghezza significa il perseverare sino alla fine, l’altezza è in rapporto all’elevazione del cuore, affinché tutte le opere buone che noi compiamo perseverando sino alla fine, avendo quella larghezza che ci fa operar bene e quella lunghezza che ci fa perseverare sino alla fine, siano fatte unicamente con la speranza di ottenere il premio celeste. La vera altezza difatti consiste nel ricercare la ricompensa non qui, ma lassù, per evitare di sentirci dire: In verità io vi dico: hanno ricevuto la loro ricompensa 71. Quanto alla profondità dove – come ho detto – era conficcata una parte della croce e non si vedeva, è proprio da lì che sorgevano le cose che si vedevano. Qual è quella cosa che è occulta e non è pubblica nella Chiesa? È il sacramento del Battesimo, è il sacramento dell’Eucarestia. Infatti le opere buone, che noi compiamo, le vedono anche i pagani, mentre i sacramenti restano loro nascosti: ma proprio da queste cose che non vedono sorgono quelle che vedono, così come dalla profondità della croce, conficcata nella terra, sorge tutto il resto della croce che appare e si scorge. Che si legge poi? Dopo aver detto questo, l’Apostolo aggiungeva: Possiate anche comprendere la scienza sommamente eccellente della carità di Cristo, quando già aveva detto: radicati e fondati nella carità. Voi amate Cristo e, di conseguenza, agite sulla croce. Ma lo amate forse nella stessa misura in cui egli vi ha amato? Certo però, amandolo nella misura in cui potete amarlo, voi volate fino a lui per conoscere in che modo egli vi ha amato, cioè per comprendere la somma eccellenza della carità di Cristo. In altre parole, voi amate quanto vi è possibile e volate quanto vi è possibile, ma egli cammina anche sopra le penne dei venti. Egli cammina sopra le penne dei venti.
Gli angeli e il loro ministero.
15. [v 4.] Egli fa i suoi spiriti angeli, e fuoco ardente i suoi ministri. In merito a questo, benché noi non vediamo la presenza degli angeli, trattandosi di cosa che sfugge ai nostri occhi ed esiste nel gran regno di Dio imperatore, tuttavia sappiamo per fede che gli angeli esistono, troviamo scritto che sono apparsi a molti e lo crediamo al di fuori di qualsiasi legittimo dubbio. Ora gli angeli sono spiriti, ma in quanto spiriti non sono angeli: è quando sono inviati che diventano angeli. La parola angelo infatti designa l’ufficio, non la loro natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l’ufficio, si risponde che è angelo: per quello che è, è spirito, mentre per quello che compie è angelo. Osserva questa distinzione nell’uomo. Uomo è il nome della natura, soldato è il nome dell’ufficio: essere umano è il nome della natura, banditore è il nome dell’ufficio. Difatti un uomo può diventare banditore, cioè chi era uomo diventa banditore, e non chi era banditore diventa uomo. In egual modo dunque, coloro che già erano spiriti, fatti tali da Dio creatore, questi li fa angeli inviandoli ad annunciare i suoi ordini, come fa fuoco ardente i suoi ministri. Leggiamo ché il fuoco apparve nel roveto 72, leggiamo anche che fu inviato il fuoco dal cielo e compì quanto gli era stato comandato. Esso dunque servi nel compiere l’incarico: esistendo, restava nella sua natura; eseguendo l’ordine ricevuto, prestò un suo servizio. Questo è il senso letterale del versetto, riferito alla creatura.
Requisiti del buon ministro di Dio.
16. Ma quale il suo senso figurato nella Chiesa? Come dobbiamo intendere le parole: Egli fa i suoi spiriti angeli, e fuoco ardente i suoi ministri? Chiama spiriti gli esseri spirituali, e giustamente questi esseri spirituali li fa suoi angeli, cioè messaggeri della sua parola. Lo spirituale infatti giudica di tutte le cose, ma non è giudicato da nessuno 73. Osserva come lo spirituale è divenuto angelo di Dio. Non ho potuto parlarvi – dice l’Apostolo – come a spirituali, ma come a carnali 74. Da una certa condizione spirituale egli fu mandato a creature carnali, come un angelo inviato dal cielo sulla terra. In che senso si dice: e fuoco ardente i suoi ministri? Nello stesso in cui si dice: ferventi di Spirito 75. Difatti, se davvero è fervente di Spirito, ogni ministro di Dio è come fuoco ardente. Non bruciava di ardore Stefano? E di quale fuoco bruciava? E di che grado era quel fuoco se, mentre veniva lapidato, pregava per quelli stessi che lo stavano lapidando 76? Quando senti dire che il fuoco è ministro di Dio, pensi che incendierà qualcosa? Sì che dovrà incendiare, ma il tuo fieno: ciò vuol dire che il ministro di Dio, predicando la parola di Dio, deve consumare tutti i tuoi desideri carnali. Ascolta l’Apostolo: Così ci consideri l’uomo, come ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio 77. E come bruciava d’ardore, quando diceva: La nostra bocca si è aperta verso di voi, o Corinti; il nostro cuore si è dilatato 78. Egli ardeva e bruciava di carità, ed andava quindi verso di loro per accenderli. Il Signore stesso promise che avrebbe mandato questo fuoco sulla terra, quando disse: Sono venuto a portare il fuoco sulla terra 79. Come portò la spada, così portò il fuoco. La spada spezza l’affetto carnale, il fuoco lo distrugge 80. Tutto questo devi individuarlo nella parola di Dio, devi riconoscerlo nello Spirito di Dio. Comincia ad infervorarti di carità mediante la parola che ascolti, ed osserva quel che in te ha operato il fuoco, che è ministro di Dio. Egli fa i suoi spiriti angeli, e fuoco ardente i suoi ministri.
La stabilità della Chiesa è in Cristo ed è Cristo.
17. [v 5.] Egli fondò la terra sopra la sua stabilità, ed essa non vacillerà nei secoli dei secoli. Io non so, se prendendo questo come riferito alla terra materiale, segua come sviluppo logico o si dica rettamente: non vacillerà nei secoli dei secoli, perché sta anche scritto: Il cielo e la terra passeranno 81. Questo testo è molto difficoltoso, se si vuole prenderlo alla lettera. Difatti la frase: Egli fondò la terra sopra la sua stabilità, sta forse ad indicare una certa stabilità, a noi sconosciuta, che sostiene la terra, e questo spiegherebbe il fondò. Sopra che cosa? Sopra la stabilità della terra stessa, che Dio collocò sotto, perché ne fosse sostenuta e che sfugge probabilmente ai nostri occhi. Ammesso anche che queste cose siano nascoste nella creatura, non rimarrà certo nascosto il Creatore per l’oscurità della creatura; vediamo dunque le cose che ci è possibile vedere e, per le cose che vediamo, pensiamo a lodarlo e ad amarlo. Volgiamoci a ricercare ciò che qui è espresso in forma figurata. In quel fondò la terra io intendo la Chiesa. Del Signore è la terra e quanto essa contiene 82; con terra io intendo la Chiesa. Proprio essa è la terra assetata, essa è colei che parla nei salmi: sola tra tutti essa dice: La mia anima è come terra senz’acqua dinanzi a te 83. Che significa senz’acqua? Significa assetata. La mia anima ha sete di te così come una terra senz’acqua; difatti se non provasse tal sete, non sarebbe opportunamente irrigata. Per un’anima ricca di acqua la pioggia sarebbe un diluvio. Essa deve invece provare la sete, perché beati sono coloro che hanno fame e sete di giustizia 84, e deve dire: La mia anima è come terra senz’acqua dinanzi a te, perché in altro salmo dice: La mia anima ha sete del Dio vivente 85. Perciò io con terra intendo la Chiesa. E qual è la stabilità, sopra la quale è stata fondata? È il suo fondamento. O è forse inesatto se intendiamo che la stabilità, sopra la quale è stata fondata la terra, è il fondamento su cui è stata costruita la Chiesa? E qual è questo suo fondamento? Nessuno – è detto può porre altro fondamento fuori di quello già posto, che è Gesù Cristo 86. Su di lui dunque noi siamo stati stabiliti, e giustamente, essendo in lui stabiliti, non vacilleremo nei secoli dei secoli. Nulla infatti è più stabile di un tal fondamento. Tu eri debole, ma è stabile il fondamento che ti sostiene. Tu non potevi da solo essere stabile, ma sarai sempre stabile, se resterai aderente a quello stabile fondamento. Non vacillerà nei secoli dei secoli. Proprio la Chiesa è predestinata ad essere la colonna ed il sostegno della verità.
Nell’interpretazione biblica necessario, a volte, il ricorso all’allegoria.
18. [vv 6–17.] L’abisso, come vestito, è il suo manto; sopra i monti staranno le acque. Ad un tuo rimprovero esse fuggiranno, ed alla voce del tuo tuono avranno paura. Si elevano i monti e discendono i campi verso il luogo che tu loro assegnasti. Hai fissato un termine che essi non oltrepasseranno, né torneranno indietro a ricoprire la terra. Tu spingi le sorgenti verso le valli; in mezzo ai monti scorreranno le acque. Ne berranno tutti gli animali del campo, ne prenderanno gli onagri per la loro sete. Sopra di essi abiteranno i volatili del cielo, di mezzo alle rocce emetteranno la loro voce. Egli irriga i monti dalle sue alte stanze; del frutto delle tue opere sarà saziata la terra. Tu fai crescere il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Perché dalla terra possa trarre il pane ed il vino che rallegra il cuore dell’uomo; perché abbellisca la faccia con l’olio, ed il pane che conforta il cuore dell’uomo. Saranno saziati gli alberi del campo, e i cedri del Libano, che egli ha piantato. Lì faranno i passeri il loro nido; la casa della folaga è guida per essi. Ecco voi contemplate il cielo disteso, volete salirvi con la vostra intelligenza e me ne accorgo. Ma penso anche che voi, o miei cari, considerate con me quanto esso sia alto. Difatti ho voluto recitarvi tutti insieme più versetti, perché possiate avvertire a quale altezza si trovino i misteri di Dio: non dobbiamo provarne fastidio se ci vengon proposti, né averli a vile se ci stanno davanti, ma studiamoli sempre, anche se sono difficoltosi, per poterli scoprire con maggior godimento. Ora fra gli altri misteri, o fratelli, che possiamo prendere alla lettera, c’è forse compreso anche il passo: Lì faranno i passeri il loro nido; la casa della folaga è guida per essi? Forse la casa della folaga è guida dei passeri? O la casa della folaga è guida dei cedri? Perché anche questo c’è scritto: E i cedri del Libano, che egli ha piantato. Lì faranno i passeri il loro nido; la casa della folaga è guida per essi. Certamente, secondo la lingua latina, non possiamo intendere per essi come riferito a cedri, perché la parola cedro è di genere femminile. Ma allora in che senso la casa della folaga sarebbe guida dei passeri? Questo particolare, nella creazione che sta davanti ai nostri occhi, non può essere assolutamente compreso 87, perché sappiamo che le folaghe sono uccelli marini o palustri. Ammettiamo che casa della folaga sia il nido della folaga; in che senso dunque questa sua casa è guida dei passeri? Per quale ragione lo Spirito Santo mescola in mezzo alle cose visibili certi particolari che sembrano assurdi? Proprio per spingerci, con i dati che non possiamo prendere alla lettera, a ricercare il loro significato spirituale.
Epilogo del discorso ed esortazioni pratiche.
19. Pertanto se voi volete salire con la vostra intelligenza verso il cielo, verso quello che ho chiamato una pelle distesa, ricordate che come mezzo di ascesa Dio ha fatto le nubi. Ma questa nube che vi sta parlando, non è oggi in grado di spiegarvi tutti questi particolari. E voi perdonate non certo la vostra ma la mia debolezza. Scorgo in voi un desiderio sì intenso che vi rende costantemente disposti ad ascoltare; ci sono però due cose, di cui dobbiamo tener conto. Da un lato bisogna considerare la debolezza del mio corpo, dall’altro la necessità di tenere a mente le cose che vengono spiegate. Nel frattempo voi ripensate alle cose che avete ascoltato. Che dico? Ruminate le cose che avete mangiato. Solo così sarete animali mondi ed adatti al banchetto di Dio. I vostri frutti dovete riconoscerli nelle vostre opere. Digerisce infatti molto male chi ascolta bene e non agisce bene, perché il Signore Dio nostro mai non cessa di pascerlo. È a tutti noto che dovremo render conto del pane che riceviamo e che distribuiamo. Lo sapete molto bene, o miei cari, perché non è reticente con noi la divina Scrittura né Dio ci lusinga. Potete voi stessi avvertire con quanta libertà vi stiamo parlando da questo luogo; chè se per caso io sono meno libero o, comprendendo tutti quelli che vi parlano in questo luogo, siamo meno liberi, è certo comunque che la parola di Dio non ha paura di nessuno. Quanto a noi, sia che abbiamo paura sia che parliamo in piena libertà, siamo obbligati ad annunciare colui che non ha paura di nessuno: ed è Dio, non gli uomini, che vi ha concesso di poter ascoltare lui che è libero anche attraverso le persone orgogliose. Ma non ci sarà scusa per voi nel corso del giudizio di Dio, se non vi eserciterete nelle opere buone e non darete dopo le cose ascoltate – come a dire, dopo la pioggia ricevuta – il frutto conveniente. Il frutto conveniente sono appunto le opere buone; il frutto conveniente è l’amore sincero, non solo verso il fratello, ma anche verso il nemico. Nessuno che ti prega tu devi disprezzare; e se ad uno non puoi dare quel che ti ha chiesto, non disprezzarlo: se puoi dare dà; se non puoi, dimostrati affabile. Dio premia l’interna tua volontà, quando non trova in te la capacità di donare. Nessuno deve dire: ” Non ho nulla “. La carità non si esercita mediante la borsa. Tutte le cose che diciamo, dicemmo e potremo dire, sia noi che gli altri dopo o prima di noi, hanno come unico fine la carità, perché il fine del precetto è la carità derivante da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede non ipocrita 88. Interrogate i vostri cuori, quando pregate Dio; badate a come gli presentate questa supplica: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori 89. Non farai vera preghiera, se non reciti questa preghiera; se ne reciti un’altra, egli non ti esaudisce, perché non è quella che ti ha prescritto il Legislatore, da lui mandato. È perciò necessario che, anche quando diciamo parole nostre nella preghiera, le conformiamo a quella preghiera, e quando ne ripetiamo le stesse parole, intendiamo bene quel che diciamo, perché Dio ha voluto che fosse ben chiara. Perciò se non pregherete, non avrete speranza; se pregherete in maniera diversa da quella che vi ha insegnato il Maestro, non sarete esauditi; se poi mentirete nella vostra preghiera, non otterrete. Perciò bisogna pregare e dire la verità e, soprattutto, pregare come egli ha insegnato. Volere o no, tu dovrai dire ogni giorno: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. Vuoi dirlo in tutta sicurezza? Fa’ quel che dici.
SULLO STESSO SALMO 103/104
ESPOSIZIONE
DISCORSO 2
Agostino, non bene in salute, promette un discorso breve.
1. So che ci considerate in debito verso di voi e non per necessità, ma per un titolo ben più efficace: la carità. Dobbiamo questo in primo luogo al Signore, nostro Dio, il quale come abita in voi, così esige tale prestazione da noi; lo dobbiamo poi al signore e padre, il quale è presente, comanda e prega per me; lo dobbiamo poi ancora alla vostra grande insistenza, con la quale vi imponete alle nostre deboli forze. Ed allora, secondo quanto ci darà il Signore, – che si degni per le vostre preghiere di donarci queste forze necessarie – come qualche giorno fa abbiamo spiegato la prima parte di questo salmo, così dobbiamo riprendere la lettura dei versetti successivi e, fidando nell’aiuto di colui nel cui nome l’abbiamo incominciata, portarla a compimento. Avevamo già ricordato a voi, cari fratelli che eravate presenti, come tale salmo sia tutto intessuto di misteri sotto forma di figure. Ma ciò che comporta maggiore difficoltà nell’indagine, offre di solito maggior gradimento quando viene scoperto. Né dovete pensare che queste cose vi siano state sottratte per la loro oscurità; esse, al contrario, sono state racchiuse nella loro difficoltà, proprio perché – come tante volte abbiamo detto – coloro che chiedono, ottengano, e coloro che cercano, trovino, e coloro che bussano possano entrare 1. Ma ci è necessario, da parte vostra, un po’ più di silenzio ed anche di pazienza, perché le poche cose che vi stiamo per dire non occupino, per il frastuono, maggior tempo. È invero la scarsezza di tempo che ci obbliga a dire queste poche cose, perché sapete anche voi, o cari fratelli, che dobbiamo rendere speciale omaggio alle spoglie mortali di un fedele. Vorremmo perciò non essere obbligati a ripetere le cose già dette ed a spiegarle di nuovo: se alcuni furono assenti e non ascoltarono, avrebbero potuto non mancare; ma forse gioverà loro il fatto di non ascoltare ora quel che ascoltarono i presenti: impareranno così a non mancare! Leggiamo dunque rapidamente.
Illuminata dalla Scrittura, la Chiesa è feconda nella carità.
2. [vv 1-2.] Benedici, anima mia, il Signore. Lo dica l’anima che è in tutti noi, divenuta in Cristo una sola. O Signore, Dio mio, ti sei fatto sommamente grande. Come ti sei fatto sommamente grande? Di maestà e di splendore ti sei rivestito. Confessatelo per divenire splendidi ed essere da lui rivestiti. Circonfuso di luce, come di un vestito. Circonfuso della sua Chiesa, perché proprio essa in lui si è fatta luce, mentre prima in se stessa era tenebra secondo quanto dice l’Apostolo: Un tempo voi siete stati tenebra, ma ora siete luce nel Signore 2. Ha disteso il cielo come pelle. Ciò può significare che l’ha disteso tanto facilmente quanto tu distendi una pelle, trattandosi di cosa facile se la prendi alla lettera; oppure sotto il nome di pelle possiamo intendere l’autorità delle Scritture, estesa per tutto quanto il mondo. In questo senso la pelle sta a significare la mortalità, ed in effetti tutta l’autorità delle divine Scritture ci è stata trasmessa attraverso l’opera di uomini mortali, la cui fama si è estesa dopo la morte.
3. [v 3.] Egli copre con le acque le parti superiori di esso. Le parti superiori di che? Del cielo. Che cos’è il cielo? Abbiamo detto che esso, almeno in senso figurato, è la divina Scrittura. E quali sono le parti superiori della divina Scrittura? È quel precetto della carità, di cui nessun altro è più alto. Ma perché la carità è stata paragonata alle acque? Perché la carità di Dio è stata diffusa nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo, che ci è stato dato 3. Ma come lo Spirito Santo è acqua? Perché stava in piedi Gesù e gridava: Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Dal seno di chi crede in me, scaturiranno fiumi di acqua viva. Come dimostriamo che ciò è detto dello Spirito? Ce lo spieghi l’Evangelista, che prosegue dicendo: Ma questo diceva riguardo allo Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui 4. Egli cammina sopra le penne dei venti, cioè sopra le virtù delle anime. Qual è la vera virtù dell’anima? La carità. Ma perché egli cammina sopra di essa? Perché ben più grande è la carità che Dio ha per noi di quella nostra per lui.
4. [v 4.] Egli fa i suoi spiriti angeli, e fuoco ardente i suoi ministri, cioè quelli che già sono spiriti, in quanto esseri spirituali e non carnali, li fa suoi angeli inviandoli a predicare il suo Vangelo. E fuoco ardente i suoi ministri. In verità se non arde il ministro che predica, non accende colui al quale predica.
Cristo fondamento della Chiesa.
5. [vv 5.6.] Egli fondò la terra sopra la sua stabilità. Stabilì la Chiesa sopra la stabilità della Chiesa. Qual è l’elemento di stabilità della Chiesa? È il fondamento della Chiesa. E qual è il fondamento della Chiesa? È quello di cui dice l’Apostolo: Nessuno può porre altro fondamento fuori di quello già posto, che è Gesù Cristo 5. Ed essendo sostenuta da un tal fondamento, che cosa essa meritò di ascoltare? Non vacillerà nei secoli dei secoli. Egli fondò la terra sopra la sua stabilità, cioè stabilì la Chiesa sopra il fondamento di Cristo. Oscillerà la Chiesa, se oscillerà il suo fondamento; ma come potrà oscillare Cristo, se prima che venisse da noi e assumesse la nostra carne, tutte le cose furono fatte per mezzo di lui e nulla fu fatto senza di lui 6, se tutto egli comprende con la sua maestà e noi tutti abbraccia con la sua bontà? Cristo non oscilla, e quindi essa non vacillerà nei secoli dei secoli. Dove sono allora coloro che dicono che ormai la Chiesa è distrutta nel mondo, se invece non può neppur vacillare?
Ogni buon fedele è luce divina che rischiara il mondo.
6. Ma in che modo il Signore cominciò ad affermare questa Chiesa, a rivelarla, a costruirla, a manifestarla, a diffonderla? Come cominciò tale opera? Prima che cosa c’era? Egli fondò la terra sopra la sua stabilità, ed essa non vacillerà nei secoli dei secoli. L’abisso, come vestito, è il suo manto. Il manto di chi? Forse il manto di Dio? Ma già del suo manto aveva detto: Circonfuso di luce, come di un vestilo 7. So quindi che Dio è rivestito di luce, e questa luce, se lo vogliamo, siamo noi. Che significa: se lo vogliamo? Se non siamo più tenebra. Dunque, se Dio è rivestito di luce, per chi l’abisso è come un vestito? L’abisso è parola che designa una massa immensa di acque: tutta l’acqua, tutto l’elemento liquido, tutta la sostanza diffusa per ogni dove nei mari, nei fiumi e nelle caverne nascoste è chiamata, nel suo complesso, con il nome di abisso. Come dunque intendiamo la terra, di cui è detto: Egli fondò la terra sopra la sita stabilità, ed essa non vacillerà nei secoli dei secoli, così è da pensare che di essa sia detto: L’abisso, come vestito, è il suo manto. L’acqua infatti per la terra è come un vestito, che la circonda e l’avvolge. Un tempo però, durante il diluvio, questa veste della terra crebbe a tal punto da ricoprire completamente tutte le cose, superando anche i monti più alti, come attesta la Scrittura, di circa quindici cubiti 8. E forse proprio questo tempo è stato indicato dal nostro salmo, quando dice: L’abisso, come vestito, è il suo manto.
Le persecuzioni della Chiesa figurate nelle inondazioni marine.
7. Sopra i monti staranno le acque, cioè il vestito della terra, quale appunto è l’abisso, crebbe tanto che anche sopra i monti si trovarono le acque. Come ho detto, leggiamo che questo si è verificato durante il diluvio. In base a questo parlava il Profeta? Raccontava avvenimenti passati, o preannunciava quelli futuri? Se avesse raccontato avvenimenti passati, non ci avrebbe detto: Sopra i monti staranno le acque, ma: “Sopra i monti stettero le acque”. Di solito infatti nelle Scritture viene usato il tempo passato al posto del futuro, e poiché lo Spirito prevede le cose che devono avvenire, noi le leggiamo di solito come se già fossero avvenute. Così si spiega il famoso passo dell’altro salmo, che tutti conosciamo e che recitiamo come un testo evangelico: Trapassarono le mie mani e i miei piedi, contarono tutte le mie ossa; sopra le mie vesti gettarono le sorti 9. Qui tutti i particolari vengono ricordati come già avvenuti, mentre è certo che erano intravisti come cose che dovevano ancora avvenire. Ma fino a che vale la nostra diligenza o il nostro pur grande impegno nella ricerca? Quando la nostra applicazione è tale da farci dire con assoluta certezza: è così? Noi notiamo che spesso i Profeti usano il tempo passato nei verbi per indicare avvenimenti futuri, ma difficilmente il lettore troverà usata la forma del futuro per indicare avvenimenti passati. Non mi azzardo a dire che questo non si verifica, ma vorrei solo suggerire agli. studiosi di letteratura sacra di cercare un simile caso. Se lo troveranno e ce lo presenteranno, noi vecchi, occupati in questi studi, non avremo che da rallegrarci per gli studi dei giovani che sono più liberi di noi, ed impareremo anche noi qualcosa dal loro lavoro. Noi non rifiutiamo un tale apporto, perché Cristo per insegnare si serve di tutti. Qui dunque si dice: Sopra i monti staranno le acque. Il Profeta, preoccupandosi di predire avvenimenti futuri e non di raccontare quelli passati, si è espresso così perché voleva intendere che la Chiesa si sarebbe trovata nel diluvio delle persecuzioni. Ci fu infatti un tempo in cui le acque dei persecutori avevano ricoperto la terra di Dio, la Chiesa di Dio, anzi l’avevano ricoperta a tal punto che non si vedevano nemmeno gli uomini più alti, rappresentati dai monti. Allorché essi fuggivano per tutte le parti, come potevano vedersi? E forse a queste acque va riferita la nota invocazione: Salvami, o Dio, perché salirono le acque fino all’anima mia 10. Soprattutto le acque che formano il mare sono tempestose e infruttuose. Ed infatti se l’acqua marina giunge a ricoprire una qualsiasi terra, lungi dal fecondarla, piuttosto la renderà sterile. In quel tempo anche i monti stavano sotto le acque, perché le acque – si dice – stavano sopra i monti: i popoli con la loro opposizione ebbero il sopravvento sull’autorità di quanti, in ogni parte, annunciavano coraggiosamente la parola di Dio. Le acque li avevano ricoperti, sopra di essi stavano le acque come a dire: ” Affogali, affogali! ” e li affogavano. ” Distruggili, onde più non si vedano! “. Così dicevano e prevalevano di forza sui martiri, mentre da ogni parte fuggivano i cristiani e gli Apostoli, fuggendo anche loro, dovevano nascondersi. Perché gli Apostoli fuggivano e si nascondevano? Perché sopra i monti stavano le acque e grande era la potenza delle acque. Ma fino a quando fu così? Ascolta il passo seguente.
Bontà divina nel disporre la fine delle persecuzioni.
8. [v 7.] Ad un tuo rimprovero esse fuggiranno. Anche questo si è verificato, o fratelli: fuggirono le acque dinanzi al rimprovero di Dio, cioè si ritirarono cessando dall’opprimere i monti. Emergono ormai come monti Pietro e Paolo, ed in che modo essi si impongono? Mentre prima subivano l’oppressione dei persecutori, ora sono venerati da parte degli Imperatori. Fuggirono davvero le acque dinanzi al rimprovero di Dio, perché è in mano di Dio il cuore dei re: egli li ha piegati secondo la sua volontà 11, per mezzo di loro ha fatto concedere la pace ai cristiani, sicché si è affermata ed imposta l’autorità degli Apostoli. O forse anche quando li sovrastavano le acque, era sparita la grandezza dei monti? Resta comunque, fratelli miei, che dinanzi al rimprovero di Dio, perché tutti vedessero l’altezza prominente dei monti, quei monti attravérso i quali sarebbe venuta la salvezza per il genere umano (in quanto sta scritto: Levai il mio sguardo verso i monti, donde mi verrà l’aiuto 12), quelle acque fuggirono. Alla voce del tuo tuono avranno paura. E chi non proverebbe spavento dinanzi alla voce di Dio trasmessa per mezzo degli Apostoli e delle Scritture, che sono le sue nubi? Si placò il mare, ebbero paura le acque, riemersero i monti, venne l’ordine dell’Imperatore. Ma chi avrebbe dato quest’ordine se Dio non avesse tuonato? L’ordine imperiale ci fu, perché fu Dio che lo volle, e così avvenne. Perciò nessun uomo deve attribuirsi alcun merito: ebbero paura le acque, ma alla voce del tuo tuono. Quando infatti Dio lo volle, subito fuggirono le acque e più non oppressero i monti; prima che ciò avvenisse, i monti erano stabili, ma stavano sotto le acque.
9. [vv 8–10.] Si elevano i monti e discendono i campi verso il luogo che tu loro assegnasti. Si continua a parlare di acque, ma qui non dobbiamo intendere né i monti né i campi in senso terreno: pensiamo invece ai flutti che sono tanto grandi da essere simili ai monti. Ci fu un vasto rivolgimento del mare e i suoi flutti divennero come dei monti, al punto da ricoprire quei monti che sono gli Apostoli. Ma per quanto tempo si elevano i monti e discendono i campi? Prima infuriarono, poi si placarono. Quando infuriavano, i flutti erano come montagne; quando si placarono, divennero come pianure: fu Dio ad assegnar loro un luogo. Esiste una specie di meandro, che è un luogo profondo nel quale sono raccolti in qualche modo tutti i cuori infuriati degli uomini. Quanti di questi sono ora amari e salati, anche se calmi? Quanti ce ne sono che non vogliono addolcirsi? Chi sono quelli che non vogliono addolcirsi? Sono quelli che non vogliono ancora credere in Cristo. E se sono tanti quelli che non hanno ancora creduto, che cosa fanno essi alla Chiesa? Un tempo erano montagne ed ora sono come pianure; ad ogni modo, o fratelli miei, la bonaccia è sempre mare. Perché infatti ora non infuriano? Perché non fanno pazzie? Perché non prendono iniziative? Se non possono sconvolgere la nostra terra, possono però sommergerla. E perché non lo fanno? Sta’ a sentire: Hai fissalo un termine che essi non oltrepasseranno, né, torneranno indietro a ricoprire la terra.
Il ministero apostolico fruttuoso per la grazia dello Spirito.
10. Che succede allora, se quei flutti tanto amari sono stati contenuti e frenati, onde noi possiamo predicare liberamente anche queste verità? Se sono stati costretti entro il debito termine, se più non possono oltrepassare il confine stabilito e più non torneranno a ricoprire la terra, che succede ora su questa terra? Quali sono le azioni che in essa si compiono ora che il mare l’ha lasciata scoperta? Anche se contro la sua costa si infrangono deboli flutti, anche se contro di lei mormorano ancora i pagani ed io sento il risuonar dei suoi lidi, non ho affatto paura del diluvio. Insomma che succede sulla terra? Tu spingi le sorgenti verso le convalli. Tu spingi – si dice – le sorgenti verso le convalli. Voi sapete che cosa siano le convalli: sono le località più basse della terra. Ai monti e ai colli corrispondono infatti, in forma esattamente contraria, le valli o convalli. I monti e i colli sono le parti elevate della terra, mentre le valli o convalli rappresentano in essa le parti depresse. Ma non devi disprezzare queste depressioni, perché è da esse che scaturiscono le sorgenti: Tu spingi le sorgenti verso le convalli. Ascolta uno dei monti, cioè l’Apostolo che dice: Ho faticato più di tutti quelli. Vien qui ricordata la grandezza del suo impegno: ma ben presto quel monte, perché ne scaturissero le acque, si è trasformato in convalle: Non io però, ma la grazia di Dio insieme con me 13. Non c’è contraddizione nel fatto che quelli che sono monti siano anche convalli, perché come sono chiamati monti per la loro spirituale grandezza, così sono chiamati convalli per l’umiltà del loro spirito. Non io – dice – ma la grazia di Dio insieme con me. Non io: ecco la convalle; la grazia di Dio insieme con me: ecco la sorgente. Tu spingi le sorgenti verso le convalli. Si riferiva certamente allo Spirito quel che testé ho ricordato: Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Dal seno di chi crede in, me scaturiranno fiumi di acqua viva. E questo diceva dello Spirito che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui 14. Vediamo se essi sono convalli, per verificare come le sorgenti sono spinte verso le convalli. Ascolta il Profeta: Sopra chi riposerà il mio Spirito, se non sopra l’umile e il mansueto, che accoglie con tremore le mie parole? 15 Che significa: Sopra chi riposerà il mio Spirito, sopra l’umile e il mansueto? Chi godrà della mia sorgente? Ne godrà la convalle.
La Verità non è patrimonio privato. La presunzione dei Donatisti e di ogni scismatico.
11. In mezzo ai monti scorreranno le acque. Il lettore ha recitato il Salmo fino a questo punto, e questo per il momento deve bastare alla vostra carità. Noi lo ripeteremo per terminare nel nome del Signore il nostro sermone. Che cosa significa: In mezzo ai monti scorreranno le acque? Sappiamo già chi siano i monti: sono i grandi predicatori della Parola divina, sono i sublimi messaggeri di Dio, pur se vivono ancora nella carne mortale; sono eminenti non per la loro virtù, ma per la grazia di lui. Di per se stessi invece essi sono convalli, e ne finiscono umilmente le sorgenti. Ed in mezzo ai monti – dice – scorreranno le acque. Possiamo pensare che ciò significhi che in mezzo agli Apostoli scorrerà la predicazione della parola della verità. Che significa: In mezzo agli Apostoli? Quando si dice in mezzo, si designa ciò che è comune. Una cosa comune, della quale tutti partecipano in uguale misura. sta in mezzo e non appartiene a me, anzi non appartiene né a te, né a me. In questo senso parliamo di certe persone dicendo che hanno in comune tra loro la pace, o la fede, o la carità: diciamo proprio così. Che significa: tra loro? Significa in mezzo a loro. E che significa in mezzo a loro? Significa comune a loro. Ascolta queste acque fluenti in mezzo ai monti. Comune era infatti la fede agli Apostoli, né alcuno di loro possedeva queste acque in proprietà personale ed esclusiva. Se le acque non fossero in mezzo, sarebbero una cosa privata ed il loro fluire non sarebbe per il pubblico bene; io allora avrei la mia acqua, quello avrebbe la sua, e non starebbe nel mezzo quel che io e anche l’altro possiede. Ma così non è della pacifica predicazione apostolica. Orbene, per capire come queste acque fluiscano in mezzo ai monti, ascolta la voce di un monte: Il Dio della pace – dice – vi conceda di avere gli stessi sentimenti gli uni per gli altri 16. Ed ancora: Che abbiate tutti gli stessi sentimenti e non vi siano scissioni tra voi 17. Quel che io penso, lo pensi anche tu: la stessa acqua fluisce in mezzo a noi; io non la possiedo a titolo personale e neanche tu. La verità non dev’essere né esclusivamente mia, né esclusivamente tua, proprio per essere ad un tempo sia mia che tua: In mezzo ai monti scorreranno le acque. Ascolta ancora quel monte di prima, perché in mezzo ai monti scorreranno le acque: Sia io sia quelli, così predichiamo e così avete creduto 18. L’ha detto con tutta sicurezza: Sia io sia quelli, così predichiamo e così avete creduto, perché davvero le acque fluivano in mezzo ai monti. Nessuna discordia per queste acque esisteva tra i monti, ma la pace della concordia e la comunanza della carità. Se uno di loro avesse voluto predicare una cosa diversa, avrebbe predicato il suo pensiero personale, e non quel che era in comune. Ascolta anche ciò che dice di quel tale colui che ha spinto le sorgenti verso le convalli: Chi proferisce la menzogna, parla secondo il suo pensiero 19. Perché dunque non venisse ricevuto un monte che non dal mezzo, ma da se stesso deriva, l’Apostolo afferma: Chiunque vi annunzierà un vangelo diverso da quel che avete ricevuto, sia anatema 20. Ed osserva come egli ha escluso che si abbia ad intendere il monte nel caso che questo rimanga staccato dalle acque scorrenti nel mezzo, volendovi immettere qualcosa di suo. Anche se noi… (Eppure era un gran monte chi parlava così! Quant’era ricca e abbondante l’acqua che fluiva dalla sottostante convalle! Ma egli voleva che l’acqua scorresse di mezzo ai monti, onde poggiasse sicura la fede dei popoli su ciò che gli Apostoli avevano in mezzo e in comune tra loro). Anche se noi, dice. Potresti tu forse, o Paolo, predicare qualcosa in maniera diversa? Si tratta proprio di Paolo, ma ascolta come continua il passo: Anche se noi o un Angelo dal cielo vi annunzierà qualcosa di diverso da quel che avete ricevuto, sia anatema 21! Se venisse un monte ad annunziare un vangelo diverso, sia colpito da anatema; se venisse un angelo ad annunziare un vangelo diverso, sia colpito da anatema. E perché questo? Perché sarebbe come un’acqua che fluisce da una fonte privata e non dal mezzo. E certo è possibile che un uomo, impedito dalla nebulosità della carne e ridotto a seguire, lungi dalla fonte comune, le sue false teorie personali, agisca così; ma si può dir questo di un angelo? Davvero anche un angelo può agire così. Se un angelo, fluente dalla sua propria fonte, non fosse stato ascoltato nel paradiso, noi non saremmo spinti verso la morte! Là, nel mezzo, c’era un’acqua a disposizione degli uomini, ed era il precetto di Dio: un’acqua che stava nel mezzo, un’acqua in qualche modo di tutti, che era là per essere attinta senza frode e – come abbiamo detto alla vostra Carità – fluiva purissima senza macchia né fango. Se di quest’acqua si fosse sempre bevuto, si vivrebbe per sempre. Sopravvenne l’angelo caduto dal cielo, che si era trasformato in serpente perché già era deciso a diffondere insidiosamente il suo veleno. Egli trasse fuori questo veleno, parlò secondo la propria mente, secondo il suo pensiero, giacché chi proferisce la menzogna, parla secondo il suo pensiero 22. Ed allora i poveri progenitori, ascoltandolo, si lasciarono sfuggire quel che là c’era in comune per loro e che li rendeva felici: ridottisi a seguire il loro proprio pensiero nel desiderio perverso di diventare simili a Dio (non si dimentichi ciò che aveva detto loro il serpente: Gustatene e sarete come gli dèi 23), essi vollero essere quel che non erano e perdettero quel che avevano ricevuto! Perciò, o fratelli, quanto abbiamo detto alla vostra Carità deve servirvi a riguardo di queste sorgenti: perché esse fluiscano da voi, dovete essere convalli, comunicando a tutti quel che ricevete da Dio. Fluiscano queste acque in mezzo a voi, senza privarne nessuno: bevetene, saziatevene e, quando ve ne siete saziati, continuate a diffonderle. Quest’acqua comune possa dappertutto riflettere la gloria di Dio, e non già le menzogne personali degli uomini.
SULLO STESSO SALMO 103/104
ESPOSIZIONE
DISCORSO 3
1. La vostra Carità ben ricorda che noi dobbiamo ancora spiegarvi le altre parti di questo salmo. Non è dunque necessario che io stia a ridestare la vostra attenzione con una nuova premessa. Noto infatti che voi siete tanto diligenti ed intenti nel desiderio di capire i misteri qui preannunciati, e non è necessario il mio dire per rendervi attenti perché già tali vi ha fatto lo Spirito di Dio. Dobbiamo piuttosto assolvere al nostro impegno. Si è già parlato delle sorgenti sospinte verso le convalli e delle acque scorrenti in mezzo ai monti. La spiegazione è arrivata fin qui, e da qui dobbiamo riprendere e continuare.
La conversione dei pagani e le sue prefigurazioni.
2. [v 11.] Il testo prosegue così: Berranno tutti gli animali della foresta. Che cosa berranno? Le acque che scorrono in mezzo ai monti. Che cosa berranno? Le sorgenti che sono sospinte verso le convalli. E ne berranno chi? Gli animali della foresta. Tutto questo possiamo riscontrarlo anche nell’ordine naturale, perché gli animali della foresta si abbeverano alle sorgenti ed ai ruscelli scorrenti in mezzo ai monti. Ma c’è dell’altro, perché Dio ha voluto nascondere sotto il velo di tali figure la sua sapienza non già per sottrarla a quanti sinceramente la desiderano, ma occultandola a chi la trascura e svelandola a chi la ricerca; ed anche lo stesso nostro Signore ha voluto esortarvi per mezzo di noi a scrutare nelle realtà, che si riferiscono alla natura materiale e visibile, qualcosa che vi è spiritualmente nascosto e la cui scoperta sia motivo di gioia per noi. Negli animali della foresta noi vediamo le genti, e tale interpretazione trova conferma in molti passi della Sacra Scrittura. Ma i più evidenti ci appaiono a questo proposito due esempi significativi. Il primo ci è offerto dall’arca di Noè, nella quale nessuno di noi dubita che era prefigurata la Chiesa: ora in essa non sarebbero stati racchiusi gli animali di tutte le specie 1, se quella massa così riunita non fosse servita ad indicare tutte le genti, a meno che non vogliamo pensare che, se il diluvio avesse distrutto completamente ogni specie animale, Dio non avrebbe più avuto il potere di comandare alla terra di produrle di nuovo, come già le aveva create con la sua prima parola 2. Non dunque invano, non a caso né per una qualche indigenza di Dio, o per un esaurimento del suo potere creativo, fu ordinato che tutti gli animali venissero racchiusi nell’arca. Ed infatti quando venne il tempo (perché dobbiamo ormai passare alla seconda testimonianza altrettanto evidente), quando – dicevo – venne il tempo in cui ciò che era prefigurato dall’arca stava per compiersi nella Chiesa, l’apostolo Pietro che era esitante nel donare i misteri del Vangelo alle genti non circoncise, anzi non tanto esitava, ma pensava di non doverglieli dare, un giorno mentre era affamato ed aveva voglia di mangiare, salì di sopra a pregare. Questo fatto, narrato negli Atti degli Apostoli, è ben noto a chi li sa leggere ed ascoltare. Egli dunque, mentre pregava, avvertì quella sorta di rapimento, che i Greci chiamano estasi: cioè la sua mente si staccò da ogni relazione con le cose materiali per contemplare una grande visione, sottraendosi a quanto lo circondava. In quel momento egli vide una specie di recipiente, come un lenzuolo che per i quattro angoli veniva calato dal cielo ed in cui erano tutti gli animali e tutte le specie di bestie, e sentì risuonare una voce: Pietro, uccidile e mangiane 3. Ma egli che era stato educato nella Legge, era cresciuto secondo il costume giudaico e ben conosceva il precetto dato dal servo di Dio Mosè, cui si era mantenuto fedele per tutta la vita, rispose: No, no, Signore, perché io non ho mai mangiato nulla di profano 4. Profano infatti era chiamato dai. Giudei e dalla Legge quello che è impuro, come ben sanno coloro che hanno studiato la letteratura ecclesiastica. E la voce rispose a Pietro: Quello che Dio ha purificato, tu non chiamarlo impuro 5. Questo fatto si ripeté per tre volte, finché non scomparve quella sorta di piatto che si era visto calare per tre volte dal cielo. Tale piatto, provvisto di quattro angoli, rappresentava l’orbe terrestre con le sue quattro parti. Più volte la Sacra Scrittura ricorda queste quattro parti: l’Oriente e l’Occidente, il Settentrione e il Mezzogiorno. Proprio perché tutto il mondo era chiamato attraverso il Vangelo, furono composti i quattro Vangeli. E questo voleva significare quel recipiente calato per tre volte dal cielo, perché fu detto agli Apostoli: Andate e battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo 6. Di qui si spiega, come sapete, il numero duodecimo assegnato agli Apostoli. Non è intatti senza un motivo se il Signore ha voluto sceglierne dodici: tale numero ha avuto come una consacrazione, sicché al posto di colui che aveva defezionato solo un altro poté essere ordinato. Perché solo dodici Apostoli? Perché quattro sono in effetti le parti del mondo, tutto il mondo fu chiamato al Vangelo, onde furono scritti quattro Vangeli, ed ancora tutto il mondo è chiamato nel nome della Trinità perché si formi con esso la Chiesa: quattro moltiplicato tre fa dodici! Non dobbiamo perciò meravigliarci se a quelle acque che scorrono in mezzo ai monti, ossia a quella dottrina degli Apostoli che fluisce nel mezzo per la concorde comunione tra loro, si abbeverano tutti gli animali della foresta. Tutti questi animali erano contenuti nell’arca e nel piatto, e tutti Pietro li uccide e mangia, perché Pietro è la pietra e la pietra è la Chiesa. Che vuol dire ucciderli e mangiarli? Vuol dire distruggere in essi quello che erano prima ed assimilarli nella propria carne. Quando in un pagano tu elimini il peccato, ecco che hai distrutto quello che era; quando gli comunichi il mistero di Cristo, ecco che l’hai incorporato alla Chiesa, e cioè l’hai mangiato.
Plachiamo con l’acqua dello Spirito la nostra sete spirituale.
3. Gli animali dunque si dissetano a queste acque che scorrono. Si noti: non acque che stagnano, ma che continuano a scorrere. Difatti tutta la dottrina, che viene impartita in tutto questo tempo, è qualcosa che passa. Per questo l’Apostolo afferma: Anche la scienza sarà distrutta e la profezia sarà annullata. Perché codeste cose saranno annullate? Perché noi conosciamo in parte ed in parte profetiamo, ma quando verrà ciò che è perfetto, sarà annullato ciò che è in parte 7. Così dobbiamo pensare, a meno che voi, fratelli carissimi, non pensiate che anche lassù, nella città celeste, alla quale vien detto: Esalta, o Gerusalemme, il Signore, loda il tuo Dio, o Sion, perché ha rafforzato le sbarre delle tue porte 8; una volta rafforzate le sbarre e chiusa la città (da essa – come abbiamo spiegato tempo fa – nessun amico più esce, ed in essa nessun nemico può entrare), noi avremo da leggere un codice o, magari, tenervi un discorso, come adesso stiamo facendo! Ve lo teniamo adesso questo discorso proprio perché abbiate lassù a ricordarlo; e se adesso lo articoliamo in sillabe, è perché possiate contemplarlo lassù nella sua totalità ed interezza. Certo lassù non vi mancherà la parola di Dio, ma non vi giungerà né mediante le lettere, i suoni, i codici, né attraverso il lettore e l’espositore. In qual modo allora? In quanto in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Egli infatti non venne a noi per poi allontanarsene, dato che era nel mondo ed il mondo fu fatto per mezzo di lui 9. Questo Verbo noi lo contempleremo, perché apparirà il Dio degli dèi sul Sion 10. Ma quando avverrà questo? Al termine del pellegrinaggio, quando sarà finita la strada, a condizione però che, finita la strada, non siamo consegnati al giudice per essere spediti nel carcere. Se invece, finita la strada, giungeremo – come speriamo e desideriamo e intendiamo – alla patria, potremo lassù contemplare ciò che loderemo per sempre; non verrà meno l’oggetto che ci sta davanti, né verremo meno noi che ne godiamo; non si stancherà chi ne mangia, né verrà meno ciò che si mangia. Grande davvero e meravigliosa sarà tale contemplazione. Ma chi può parlarne degnamente in questo tempo, mentre le acque fluiscono in mezzo ai monti? Fluiscano intanto le acque in mezzo ai monti e continuino a scorrere: mentre esse scorrono, noi ne beviamo nel nostro pellegrinaggio, per non correre il rischio di venir meno per la sete lungo la via. Berranno tutti gli animali della foresta. È da qui che siete venuti, dalla foresta siete stati raccolti. Da quale foresta? Nessun uomo vi si avventurava, perché nessun profeta vi era stato mandato. Ma il legno per la costruzione dell’arca fu tagliato e preso dalle foreste: da qui sono venuti il legno e gli animali, da qui siete venuti anche voi. Perciò bevete! Berranno tutti gli animali della foresta.
La legge evangelica si adegua ai grandi e ai piccoli.
4. Ne prenderanno gli onagri per la loro sete. Sono nominati gli onagri come grossi animali. Chi non sa infatti che sono chiamati onagri gli asini selvatici? Sono nominati dunque dei grossi animali allo stato brado. Di fatto le genti non avevano il giogo della legge per guida: molte di esse vivevano secondo il loro costume, ed erano sbandate nella loro tronfia sufficienza, come in uri deserto. Tale era la condizione di tutti gli animali, e se qui si parla di onagri, è per designare tutta la moltitudine. Anche gli onagri berranno nella loro sete, perché anche per essi fluiscono le acque. Ne beve il lepre e ne beve l’onagro: il lepre è un piccolo animale, l’onagro è grande; il lepre è una bestia timida, l’onagro è feroce; eppure l’uno e l’altro ne beve, ma ciascuno per la sua sete. Non è che l’acqua dice: – Basto appena per il lepre ” e respinge l’onagro; non dice neppure: L’onagro si accosti pure; se si accosta il lepre sarà trascinato via “. Lo scorrer dell’acqua è talmente regolato e sicuro che disseta del tutto l’onagro ma senza spaventare il lepre. Se risuona la voce potente di Tullio, cioè si legge Cicerone, per esempio un suo libro o un suo dialogo, o un dialogo di Platone, o di qualunque grande scrittore, possono ascoltare gli uomini incolti, quelli che hanno una capacità limitata, ma chi di loro oserebbe avvicinarsi? Sarebbe come il fragore dell’acqua che viene forse sconvolta, ma che scorre tanto vorticosamente che un animale timido non oserebbe accostarsi e bere. Chi invece ha sentito risuonare questa parola: In principio Dio creò il cielo e la terra 11, e non ha osato di bere? Chi sente risuonare il salmo e può dire: È cosa troppo alta per me? Ecco, quel che ora risuona nel salmo, contiene certamente un profondo mistero; eppure risuona in un modo che riesce gradito ai fanciulli e fa accostare a bere gli incolti e tutti, quando si son dissetati, prorompono nel canto di lode. Bevono dunque gli animali più piccoli e quelli più grandi, anche se questi in quantità più abbondante, perché ne prenderanno gli onagri per la loro sete. Bevano i più piccoli questa parola: (uomini, amate le vostre mogli, come anche Cristo amò la sua Chiesa. Le donne siano soggette ai loro uomini 12. Sì, bevano i più piccoli. Era stato domandato al Signore: È lecito rimandare la propria moglie per un qualsiasi motivo? Il Signore lo proibì, affermando che non era lecito. Non sapete – disse – che Dio dal principio fece il maschio e la femmina? L’uomo non separi ciò che Dio congiunse. Poi disse ancora: Chi rimanderà la propria moglie, tranne per motivo di fornicazione, le fa commettere adulterio; e se ne sposerà, un’altra, commette adulterio 13. Egli confermò il vincolo esistente tra i due, e ciò conviene a chi è legato, il quale semmai avrebbe dovuto provvedere prima per non essere legato. Sei legato alla moglie? Non cercare lo scioglimento. Sei sciolto dalla moglie? Non cercare la moglie 14. Se tu non sei ancora onagro e sei sciolto dalla moglie, qui trovi qualcosa che, come lepre, puoi bere: se hai già preso moglie, non hai commesso peccato. I discepoli però, sentendo che il Signore aveva detto che non era lecito in alcun modo, tranne per motivo di fornicazione, sciogliere i matrimoni, soggiunsero: Se tale è la condizione con la moglie, non conviene sposarla. E il Signore rispose: Non tutti comprendono questa parola 15. Voi dite la verità, sostenendo che, se questa è la condizione quando si ha moglie, non conviene sposarla; ma dovranno forse bere soltanto gli onagri? Non tutti comprendono questa parola; sono tanti quelli che non la comprendono. E chi sono costoro? Ne prenderanno gli onagri per la loro sete. Che significa Ne prenderanno gli onagri per la loro sete? Significa: Chi può comprendere, comprenda 16.
La Chiesa, pur tollerando i carnali, vuol tutti pneumatici.
5. [v 12.] Il salmo continua così nella sua composizione: Sopra di essi abiteranno i volatili del cielo. Sopra di chi? Sopra gli onagri, o piuttosto sopra i monti? È da tutto il passo che è determinato tale significato: In mezzo ai monti scorreranno le acque; ne berranno tutti gli animali della foresta; ne prenderanno gli onagri per la loro sete; sopra di essi abiteranno i volatili del cielo. Per maggior coerenza intendiamo sopra i monti, il che fra l’altro è un concetto che si adatta a questa creatura. I volatili possono abitare sopra i monti, e non sopra gli onagri: dovremmo intendere il secondo senso, se ci fossimo costretti per necessità. È dunque sopra i monti che abiteranno i volatili del cielo. Noi vediamo questi uccelli che abitano sopra i monti; ma molti di essi abitano nei campi, molti nelle valli, molti nei boschi, molti nei giardini, e quindi non tutti abitano sopra i monti. Ci sono però dei volatili che abitano soltanto sopra i monti. Questo nome sta a significare certe anime spirituali: i volatili sono quegli esseri veramente spirituali, i quali si librano lieti nell’aria libera. Sono uccelli, questi, che sanno godere della serenità del cielo, ma trovano tuttavia il loro nutrimento sui monti e su di essi vanno ad abitare. Voi sapete che cosa sono i monti, perché già ne abbiamo trattato. Sono monti i Profeti, gli Apostoli e tutti i predicatori della verità. Chiunque vuol essere spirituale, procuri di abitare lassù, e non devii seguendo il suo cuore: vi abiti e cerchi di giungervi volando. Abbiamo degli uccelli che significano qualcosa di spirituale. Non a caso è stato detto: Si rinnoverà, come quella dell’aquila, la tua giovinezza 17. Non a caso è stato detto di Abramo: Ma non divise gli uccelli 18. Per compiere quel suo simbolico sacrificio Abramo prese tre animali: un ariete di tre anni, una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, una tortora e una colomba. Egli divise in due l’ariete e ne pose le parti una di fronte all’altra; divise in due la capra e parimenti ne pose le parti di fronte fra loro; divise in due la giovenca ed anche della sua carne fece altrettanto. Subito dopo la Scrittura aggiunge: Ma gli uccelli non li divise. Per di più essa parla di ariete, giovenca e capra tutti di tre anni, mentre non indica l’età degli uccelli 19. E perché – vorrei domandarvi – questa omissione, se non perché gli uccelli vogliono significare quegli esseri spirituali, la cui temporale età viene taciuta proprio perché meditano le realtà eterne, trascendendo con il loro desiderio e la loro contemplazione tutte le realtà temporali? Sono gli uomini spirituali che giudicano di tutto e di tutti e che nessuno può giudicare 20: solo essi perciò non conoscono le divisioni delle eresie e degli scismi. Nell’ariete si possono ravvisare i capi, perché guidano le greggi; nella giovenca si ravvisa il popolo dei Giudei, che ha avuto il giogo della Legge, sopportandone il peso faticoso; nella capra si ravvisa la Chiesa costituita dalle genti, la quale si agitava – si direbbe – nella foga della libertà e si nutriva dell’amarezza dell’ulivo selvatico. È detto poi che questi animali avevano tre anni, perché la rivelazione della grazia è avvenuta nella terza età. La prima infatti fu quella che precedette la Legge; la seconda ebbe inizio quando fu data la Legge; la terza è quella attuale, che dura da quando è predicato il regno dei cieli. Perché dunque diciamo che l’ariete non viene diviso? Non furono forse i vescovi i promotori degli scismi e delle eresie? E d’altra parte se non ci fossero divisioni anche in mezzo ai popoli, se cioè non fosse divisa né la giovenca né la capra, forse quei tali arrossirebbero delle proprie divisioni e tornerebbero in un solo organismo. Si dividono i capi e si dividono anche i popoli, come un cieco che segua un cieco per cadere insieme nella fossa 21; si mettono così gli uni contro gli altri. Ma gli uccelli non li divise 22. Gli spirituali non conoscono divisione e non pensano agli scismi: essi possiedono la pace e, per quanto possono, la conservano negli altri; se poi con questi non riescono, sanno mantenerla in se stessi. Se là ci sarà – sta scritto – un figlio della pace, riposerà sopra di lui la vostra pace; altrimenti essa ritornerà a voi 23. Uno non è figlio della pace, o ha voluto dividersi; allora ritornerà a te la tua pace, perché gli uccelli non furono divisi. Per lui verrà anche il fuoco ardente, perché Abramo là sedette fino a sera, e venne il gran terrore del giorno del giudizio. Quella sera lontana è il simbolo della fine del mondo e quel fornello ardente indica la venuta del giorno del giudizio. A dividere nel mezzo quegli animali che già erano divisi, ci fu anche il fuoco 24: se passò là in mezzo, il fuoco li separò spingendone alcuni a destra ed altri a sinistra. Vogliamo dire che ci sono alcuni uomini carnali, che tuttavia si trovano all’interno della Chiesa; essi vivono secondo una loro personale maniera ed abbiamo ragione di temere che siano sedotti dagli eretici. Infatti, fino a che sono carnali, possono restare divisi. Abramo gli uccelli non li divise 25, mentre i carnali sono divisi. Non ho potuto parlare a voi come a uomini spirituali, ma come a carnali 26. E come si dimostra che i carnali sono divisi? L’Apostolo aggiunge: Quando infatti ciascuno di voi dice: Io sono di Paolo, io invece di Apollo, io poi di Cefa, non siete forse carnali e non camminate alla maniera umana? 27 Vi prego, fratelli, ascoltatemi e cercate di progredire: staccatevi decisamente dal vostro stato carnale e spingetevi verso la tortora e la colomba, – poiché gli uccelli non li divise. Colui invece che non cambierà e continuerà a vivere secondo quella maniera che è propria degli uomini carnali, anche se non si stacca dal corpo della Chiesa e non è sedotto dagli eretici, fino a rimanere diviso in parti opposte, dovrà affrontare il fuoco e non potrà senza fuoco essere collocato alla destra. Ma se vuole evitare il tormento del fuoco, deve spingersi dietro la tortora e la colomba. Chi può comprendere, comprenda! Se però non farà così e sopra il fondamento avrà edificato impiegando legna, fieno e stoppia 28, se cioè sopra il fondamento della sua fede avrà collocato gli amori mondani – comunque se come fondamento c’è Cristo ed è lui ad avere il primo posto nel cuore, senza che gli sia preferita nessun’altra cosa, anche tali amori sono sostenuti e sono tollerati, verrà il fuoco a distruggere legna, fieno e stoppia, ma egli tuttavia – dice l’Apostolo si salverà, ma come attraverso il fuoco 29. Sarà questa l’azione del fuoco: alcuni li separerà mettendoli a sinistra, altri in qualche modo li depurerà destinandoli a destra. Ma gli uccelli non li divise 30. Spetta però agli uccelli vedere se sono di quella specie che li renda capaci di abitare sopra quei monti: essi non debbono seguire l’altezza del loro cuore né essere della specie di quelli di cui si dice: Hanno messo la loro bocca nel cielo 31. Per non essere in balia dei venti, essi debbono riposare sui monti. Avendo con sé l’autorità dei Santi, riposino sui monti, sugli Apostoli, sui Profeti: è qui che deve essere l’abitazione di tali uccelli, perché sui monti trovano le rocce, cioè la stabilità e la saldezza dei precetti. Come c’è una sola roccia, ed è Cristo, il Verbo di Dio, così le molte parole di Dio sono altrettanto rocce, e queste rocce si trovano sui monti. Vedi dunque gli uccelli che abitano lassù: Sopra di essi abiteranno i volatili del cielo.
La predicazione cristiana non si fonda sull’autorità dell’uomo…
6. Non devi pensare però che questi volatili del cielo seguano la loro propria autorità. Considera quel che dice il salmo: Di mezzo alle rocce emetteranno la loro voce. Se io ora vi dicessi: Credetemi, perché questo l’ha detto Cicerone, l’ha detto Platone, l’ha detto Pitagora, chi di voi non si prenderebbe gioco di me? Sarei infatti un uccello che non emette la sua voce dalla roccia. Che cosa deve dirmi ciascuno di voi? Che cosa deve dirmi colui che è stato ammaestrato così: Se uno vi annunzierà un vangelo diverso da quel che avete ricevuto, sia anatema 32? Perché mi parli di Platone, di Cicerone e di Virgilio? Hai davanti a te le rocce dei monti, ed allora fammi sentire di mezzo a queste rocce la tua voce. Di mezzo alle rocce emetteranno la loro voce. Ascoltati debbono essere coloro che ascoltano, a loro volta, dalla roccia, ed hanno questo diritto perché in tutte quelle rocce una è la roccia che si ascolta: la roccia infatti era Cristo 33. Perciò debbono essere ascoltati volentieri coloro che fanno sentire di mezzo alle rocce la loro voce. Non c’è nessuna voce che sia più soave di quella di questi uccelli. Quando essi cantano, fanno loro eco le rocce; quando cantano essi, sono gli spirituali che parlano; all’echeggiare delle rocce rispondono le testimonianze della Scrittura. Ecco perché i volatili emettono la loro voce di mezzo alle rocce: abitano infatti sui monti.
…ma sii Cristo, Verbo a noi comunicato, e sulla sua grazia.
7. [v 13.] Ma questi stessi monti e quelle rocce da chi prendono voce? Se vogliamo essere irrigati dalle Scritture, ricorriamo all’apostolo Paolo. E da chi prende voce lui? Ricorriamo ai profeta Isaia. E da chi prende voce Isaia? Senti da chi la prende: Egli irriga i monti dalle alte sue stanze. Se ora, ad esempio, viene da noi un pagano che non è circonciso, ma è disposto a credere in Cristo, noi gli amministriamo il battesimo senza imporgli di compiere le opere della Legge. E se poi un Giudeo ci domanda il motivo di tale comportamento, noi facciamo eco alla roccia e gli diciamo: ” Così ha agito Pietro, così ha agito Paolo “; cioè emettiamo di mezzo alle rocce la nostra voce. Ora quella roccia, cioè Pietro, il gran monte, allorché durante la preghiera ebbe quella visione, era irrigato dalle alte stanze celesti. L’Apostolo dice alle genti: Se siete circoncise, il Cristo non vi gioverà a nulla 34. Questo dice Paolo nella sua qualità di monte, e per questo noi lo ripetiamo, facendo eco alla pietra. Oh, irrighi il Signore questa pietra dalle alte sue stanze! Ed infatti a questa pietra, quando aveva ancora l’aspra durezza dell’infedeltà, e volendo egli irrigarla dalle alte sue stanze perché ne fluisse l’acqua nella convalle, gridò: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? 35 Non gli lesse un Profeta, non gli lesse un altro Apostolo, perché tutto questo il gran monte l’avrebbe disprezzato: preferì irrigarlo dalle alte sue stanze, ed appena irrigato, preso subito dal desiderio di effondere l’acqua, esclamò: Signore, che cosa vuoi che faccia? 36. Prendi quel gran monte o roccia, per essere in grado di emettere la tua voce: prendilo e fa’ in modo d’essere irrigato dalle alte stanze celesti e riversarne l’acqua nelle zone sottostanti. Questo concetto puoi coglierlo anche in un solo passo: Sia che siamo usciti di mente – dice – ciò avviene per Dio; sia che siamo sobri, ciò avviene per voi 37. La frase: siamo usciti di mente, voi non la potete comprendere; ne siamo usciti trascendendo tutte codeste cose carnali, mentre voi siete ancora carnali. Siamo dunque usciti di mente per elevarci a Dio, e quel che vediamo quando siamo in questo stato, non possiamo proferirlo. Là infatti egli udì parole ineffabili, che l’uomo non può pronunciare 38. Ma allora noi – domandano quegli uomini carnali, paragonati ai lepri – non saremo irrigati? Non giungerà niente a noi? Ed in che modo Dio fa uscire le sorgenti verso le convalli? Ed in che modo scorreranno le acque in mezzo ai monti? A questo dunque si riferisce la frase: sia che siamo sobri, ciò avviene per voi? Come si spiega tutto questo? Chi dobbiamo imitare? La carità di Cristo – dice l’Apostolo – ci sollecita 39. Tu che partecipi del Verbo, e sei oggi spirituale e fino a ieri eri carnale, disdegni di scendere in mezzo ai carnali, mentre il Verbo stesso si è fatto carne per abitare tra noi 40.
8. Benediciamo dunque il Signore, e lodiamo colui che irriga i monti dalle alte sue stanze. Di qui verrà l’irrigazione alla terra, da qui anche le parti più basse saranno saziate, perché subito dopo si dice: del frutto delle tue opere sarà saziata la terra. Che significa: del frutto delle tue opere? Nessuno deve gloriarsi delle proprie opere: ma colui che si gloria, si glori nel Signore 41. È della tua grazia che egli si sazia, quando si sazia non dica che la grazia gli è stata data per i propri meriti 42. Se è chiamata grazia, è data gratuitamente, se è corrisposta per le opere, è corrisposta come mercede. Accoglila dunque come dono gratuito, perché sei giustificato nella tua empietà. Del frutto delle tue pere sarà saziata la terra.
Il predicatore della Verità serve il popolo e ha diritto al sostentamento.
9. [v 14.] Tu fai crescere il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Tutto questo è vero, perché vedo e conosco la natura creata; la terra produce il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Ma vedo anche altri giumenti del Signore, che sono indicati in queste parole: Non legherai la bocca al bove che trebbia 43. Dice infatti uno di questi giumenti: Forse che Dio si occupa dei buoi? 44 La Scrittura dunque dice questo per noi. In che modo dunque la terra produce il fieno per i giumenti? In quanto il Signore ha stabilito che coloro i quali annunziano il Vangelo, vivano del Vangelo 45. Egli mandò i predicatori e disse loro: Tutto quello che da essi vi è servito, mangiatelo, perché l’operaio merita di avere la sua mercede 46. E dopo aver detto: Quello che vi è servito, mangiatelo, per non sentirsi osservare da quelli: ” Ma non saremo maleducati nel presentarci affamati alla mensa altrui? Vuoi che ci dimostriamo tanto sfrontati? “, soggiunse: ” Non si tratta di un loro regalo, ma della vostra mercede “. La mercede per che cosa? Essi che cosa danno e che cosa ricevono? Danno cose spirituali e ricevono cose carnali; danno l’oro e ricevono il fieno! Infatti ogni carne è fieno, e lo splendore della carne è come il fiore del fieno 47. Tutte le cose terrene, che per te sono sovrabbondanti e superflue, sono fieno per i giumenti. Perché? Perché sono carnali. Sta’ a sentire per quali giumenti è questo fieno. Se noi abbiamo seminato per voi beni spirituali, è molto se mietiamo i vostri beni carnali? 48 Questo ha detto l’Apostolo, che fu un evangelizzatore tanto laborioso, tanto infaticabile, tanto esperto da donare anche il fieno alla terra. Io – aggiunge – non mi sono servito di nessuna di queste cose 49. Dimostrò così che queste cose gli erano dovute, ma non le prese, senza condannare peraltro quelli che prendevano ciò che era loro dovuto. Erano infatti da condannare quelli che esigevano le cose non dovute, non quelli che prendevano la loro mercede; egli invece donò anche la sua propria mercede. Dal fatto che uno ha donato a te, non segue che tu non debba donare ad un altro: altrimenti non saresti quella terra irrigata che produce il fieno per i giumenti. Del frutto delle tue opere – si dice – sarà saziata la terra: tu farai crescere il fieno per i giumenti. Non puoi dunque essere sterile, ma devi produrre il fieno per i giumenti; ché se questi non vogliono il tuo fieno, non debbono comunque trovarti sterile. Tu ricevi dei beni spirituali, dona a tua volta dei beni carnali: sono dovuti al soldato ed al soldato li dài, perché sei provveditore di Cristo. Chi è mai che milita a proprie spese? Chi pianta una vigna, e non mangia del suo frutto? Chi pascola un gregge, e non prende il suo latte? 50 Non dico questo perché si faccia così con me. Ci fu un soldato che donava gli alimenti anche al provveditore, ma deve pur sempre il provveditore corrispondere questi alimenti. Voglio dire piuttosto che sono giumenti: Non legherai la bocca al bove che trebbia 51. Tu produci – si dice – il fieno per i giumenti, e quasi per spiegare il concetto, si aggiunge: e l’erba per il servizio degli uomini. Ad evitare che non comprendessi le parole: tu fai crescere il fieno per i giumenti, viene spiegata con la ripetizione tale premessa. Difatti ciò che prima è detto fieno, viene subito dopo chiamato erba, e ciò che era detto: per i giumenti, è detto pure: per il servizio degli uomini. Dunque per il servizio, e non per la libertà. Dov’è dunque detto: Voi siete stati chiamati alla libertà? Ma ascolta ancora l’Apostolo: Pur essendo infatti libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per conquistarne in maggior numero. A chi egli ha detto: Siete stati chiamati alla libertà? E che cosa ha aggiunto? Soltanto non usate la libertà come occasione per la carne, ma mediante la carità siate servi gli uni degli altri 52. Quelli che aveva fatto liberi, li ha fatti anche servi, non per loro condizione, ma per effetto della redenzione di Cristo, non per alcuna necessità, ma per la carità: Mediante la carità – dice – siate servi gli uni degli altri. Ma è a Cristo che gli uni e gli altri serviamo, dice, non ai popoli, non ai carnali, non ai deboli. Sei un buon servo di Cristo, se servi a coloro ai quali Cristo ha servito. Non è stato detto forse di lui che era un buon servo di tutti? Questo si legge nel Profeta, e di solito non è riferito ad altri che a Cristo. Proviamo tuttavia ad ascoltare esplicitamente dal Vangelo la stessa sua voce: Chiunque tra voi – dice – vuol essere più grande, sarà vostro servo 53. Ti ha fatto mio servo colui che, con il suo sangue, ti ha fatto libero. Questo ditelo pure a noi, perché dite proprio la verità! Ascolta l’Apostolo in un altro passo: Quanto a noi, siamo per Gesù vostri servi 54. Sappiate amare i vostri servi, ma in nome del vostro Signore. Ci conceda lui di far bene questo servizio, perché, volenti o nolenti, noi siamo dei servi, ma pure se lo siamo per nostro volere, noi serviamo non per necessità, ma per la carità. È da supporre infatti che la superbia dei servi procurasse. come un senso di sdegno, se il Signore diceva: Sarà vostro servo chi tra voi vorrà essere più grande. In realtà i figli di Zebedeo chiedevano per loro i posti più alti: uno voleva assidersi alla destra del Signore e l’altro alla sua sinistra, ed avevano affidato alla madre l’espressione di questo loro desiderio. Ma il Signore, senza precludere loro quei posti, volle prima mostrare la convalle del pianto, come per dire: Volete venire là dove sono io? Venite per la stessa mia strada. Che significa: Venite per la mia strada? Per la strada dell’umiltà. Io sono disceso dall’alto del cielo e vi risalgo dopo essermi umiliato; voi, che ho trovato sulla terra, vorreste volare prima di crescere: dovete anzitutto nutrirvi, irrobustirvi, sopportare il peso del nido! Difatti che cosa disse loro? In che modo li richiamò all’umiltà, mentre aspiravano alle altezze? Potete bere il calice che io dovrò bere? 55 E quei due, rivelandosi anche in questo superbi, risposero: Lo possiamo. Come Pietro aveva protestato: Sarò con te fino alla morte, ma si dimostrò coraggioso finché una donna non disse: Anche costui era di quelli, così pure essi risposero: Lo possiamo. Potete? Lo possiamo. E Gesù a loro: Berrete certamente il mio calice 56, anche se ora non potete, sì lo berrete, proprio come a Pietro: Tu adesso non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi 57. Berrete certamente il mio calice, ma assidersi alla mia destra o alla mia sinistra, non spetta a me concedervelo 58. Che significa: Non spetta a me concedervelo? Non spetta a me concederlo ai superbi. Voi, a cui sto ora parlando, siete superbi, perciò ho detto: Non spetta a me concedervelo. Ma forse avrebbero potuto dire: Saremo umili. Allora non sarete più voi, mentre io ho detto a voi. Non ho detto che non lo concederò agli umili, ma che non lo concederò ai superbi. Chi invece da superbo si fa umile, non sarà più quello che era prima.
Sante astuzie per scoprire il bisognoso e soccorrerlo.
10. Perciò i predicatori della parola sono ad un tempo giumenti e servitori. Produca allora la terra, se è stata irrigata, il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Tale dev’essere il frutto, perché possa trovar compimento ciò che è detto nel Vangelo: Affinché essi vi ricevano nelle dimore eterne 59. Bada a quel che fai del fieno, bada a quel che compri con una cosa tanto vile. Affinché essi – si dice – vi ricevano nelle dimore eterne, cioè vi riceveranno in quello stesso luogo in cui essi saranno. E perché questo? Perché chi accoglie un giusto in qualità di giusto, riceverà la mercede del giusto, e chi accoglie un profeta in qualità di profeta, riceverà la mercede del profeta; e chi darà un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli solo perché è mio discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua mercede 60. Quale mercede non perderà? Essi vi riceveranno nelle dimore eterne. Chi dunque non si affretterebbe? Chi non correrebbe con più speditezza? Se siete terra, irrigatevi del frutto delle opere di Dio e non dite: “Non ci sono coloro con cui poter produrre questo frutto: i nostri predicatori, i giumenti che trebbiano, cioè gli uomini che ci servono, non hanno bisogno di noi”. Ciononostante tu devi cercare, perché nessuno abbia bisogno, ed infine anche chi non ha bisogno, deve trovare in te quel che magari rifiuta di ricevere. In questo caso egli riceve da te la buona volontà e tu riceverai la pace; anche se non vuole quel che ti ha dato, egli esige da te il frutto 61. Tu devi quindi cercare, perché nessuno abbia bisogno, e non devi dire: ” Se mi chiederà qualcosa gliela darò “. Aspetti dunque che te la chieda? Nutriresti forse il bove di Dio come un mendico di passaggio? A lui che chiede tu dai, perché sta scritto: Da’ a chiunque ti chieda 62. E dell’altro che cosa sta scritto? Beato colui che si preoccupa del bisognoso e del povero 63. Cerca a chi poter dare, perché beato è colui che si preoccupa del bisognoso e del povero, colui che previene l’invocazione di chi gli chiederà. E se tra voi dei soldati di Cristo si trovano nella necessità di chiedere, badate che non abbiano a giudicarvi prima di chiedere. Ma come dici – posso cercare? Devi essere un osservatore curioso e previdente: guarda e considera come ciascuno viva, come se la passi e come si trovi. Non ti sarà certo rimproverata una tale curiosità, perché così sarai una terra che produce il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Sii curioso e preoccupati del bisognoso e del povero. Uno viene da te per chiedere, mentre un altro devi prevenirlo perché non chieda! Difatti come di quello che viene a cercarti è stato detto: Da’ a chiunque ti chieda, così di quello che devi tu cercare è stato detto: Si consumi l’elemosina nella tua mano, finché tu non trovi il giusto a cui consegnarla. Bisogna dare infatti anche a questi poveri che chiedono, poiché Dio non ha proibito di far loro l’elemosina. Proprio di essi Cristo dice: Quando fai un banchetto, invita i ciechi, gli zoppi, i deboli, quelli che non hanno modo di ricambiare; ma la retribuzione ti sarà data nella risurrezione dei giusti 64. Invita anche quelli, ciba anche quelli; mangia quando essi mangiano, rallegrati quando essi si nutrono, perché mentre essi si nutrono del tuo pane, tu ti nutri della giustizia di Dio. Nessuno deve dirvi: ” Cristo ha comandato di dare al servo di Dio, ma non di dare al mendico “. Tutt’altro: solo un empio potrebbe parlare così. Devi invece dare a quello, ma molto di più a quell’altro. Quello infatti chiede, e proprio attraverso la voce di chi chiede puoi riconoscere a chi dare; nel caso dell’altro, quanto meno egli chiede, tanto più tu devi fare attenzione per prevenirlo mentre sta per chiedere, o anche, forse, ora non chiede ma un giorno ti condannerà. Perciò, fratelli miei, in questo dovete essere osservatori curiosi, ed allora scoprirete – sol che vogliate davvero scoprirla – l’indigenza di tanti servi di Dio. Ma il fatto è che vi piace ricorrere alla scusa che vi fa dire: “Non lo sapevamo”; per questo non riuscite a scoprirla.
Cristo ammirabile nell’adeguarsi alle condizioni del più debole.
11. Il Signore stesso aveva una borsa, in cui erano depositate le cose necessarie e contenute le monete per i bisogni di coloro che vivevano con lui e suo; personali, perché certo l’Evangelista non mente quando dice che il Signore ebbe fame 65. Egli volle aver fame per te, perché tu non abbia mai fame in lui che, pur essendo ricco, volle farsi povero per arricchire noi della sua povertà 66. Egli dunque ebbe questa borsa e ci è stato anche riferito di alcune pie donne, le quali lo seguivano passo passo nei luoghi in cui si recava per evangelizzare e lo servivano attingendo dai loro stessi averi. Queste donne sono espressamente nominate nel Vangelo, e fra esse c’era anche la moglie di un certo Cusa, procuratore di Erode 67. Osserva quel che esse facevano. In seguito ci sarebbe stato Paolo, il quale non cercava niente di simile e donava anzi tutto ai suoi provveditori. Ma poiché molti deboli avrebbero cercato queste cose materiali, Cristo volle piuttosto assumere la persona dei deboli. Fu forse in questo più sublime Paolo che Cristo? Più sublime fu Cristo, perché più misericordioso. Vedendo infatti che Paolo non avrebbe cercato queste cose, procurò di non condannare chi, al contrario, le avrebbe cercate e volle offrire un esempio al debole. Allo stesso modo, egli vide che molti avrebbero affrontato le sofferenze del martirio con propensione e con gioia, esultando nella loro passione, dimostrandosi forti e combattenti e maturi per il Regno, ma vide anche certi altri che sarebbero rimasti turbati al sopraggiungere della passione: allora perché questi non venissero meno, ma sapessero conformare la loro volontà umana alla volontà del Creatore, Cristo volle assumere la loro persona durante la sua stessa passione, dicendo: L’anima mia è triste fino alla morte; ed ancora: Padre, se è possibile, passi da me questo calice! 68. Insegnò così ciò che avrebbe detto il debole, ma subito dopo indicò ciò che il debole avrebbe dovuto fare: Tuttavia, Padre, si compia non quel che voglio io, ma quel che vuoi tu 69. Egli pertanto, come durante la sua passione assunse la persona dei deboli, raffigurandola nel suo corpo, essendo anch’essi sue membra (non invano era stato detto: I tuoi occhi videro le mie imperfezioni, e tutte saranno scritte nel tuo libro 70), così nel possedere la borsa e nell’esigere in qualche modo il sostentamento, che non deve essere richiesto ma offerto, accolse in sé la nostra indigenza. Lo accolse Zaccheo, e con gioia 71. E a chi ne derivò il beneficio? A Cristo o a Zaccheo? Ma davvero, se non l’avesse accolto Zaccheo, non ci sarebbe stato un posto da abitare per il creatore del mondo? O se Zaccheo non l’avesse nutrito, avrebbe sofferto l’indigenza colui che con cinque pani aveva saziato tante migliaia di persone? Quando perciò uno accoglie un santo, l’aiuto va a chi l’accoglie, non a chi viene, accolto. Durante quella gran fame, Elia non veniva forse nutrito? Non c’era un corvo a portargli pane e carne, una creatura cioè che serviva il servo di Dio 72? Eppure egli fu mandato a nutrirsi da una vedova, per ricevere da lei un qualche aiuto non come un soldato, ma come un provveditore.
Il buon cristiano scopre facilmente le necessità dei servi di Dio.
12. Parlavamo dunque, o fratelli, del dovere di nutrire i poveri. Poiché il Signore aveva la borsa, quando egli disse a Giuda, che, stava per tradirlo: Quel che hai da fare, fallo presto 73, gli altri Apostoli non capirono questa parola e pensarono che gliela avesse detta per invitarlo a preparare qualcosa da dare ai poveri. È vero che aveva la borsa: sta scritto nel Vangelo. Avrebbero potuto pensare al soccorso dei poveri, se il Signore non l’avesse avuto per abitudine? Dunque da quel che gli veniva dato e veniva riposto nella borsa, si attingeva per dare ai poveri, che Dio ci ha insegnato a non disprezzare. Ma se non disprezzi il povero, quanto meno devi disprezzare il bue che trebbia in questa aia? Quanto meno il tuo servo? Se non ha bisogno del cibo, egli forse ha bisogno del vestito; se non ha bisogno del vestito, forse ha bisogno di un tetto, forse sta costruendo una chiesa, forse sta facendo degli utili lavori nella casa di Dio, e magari spera che tu ti accorga e preoccupi di lui che è bisognoso e povero. Tu invece, terra dura, sassosa, male irrigata o inutilmente irrigata, pensi di scusarti dicendo. ” Non sapevo, non immaginavo, nessuno me l’ha detto “. Nessuno te l’ha detto! Ma Cristo non cessa di dirti, il Profeta non cessa di dirti: Beato colui che si preoccupa del bisognoso e del povero 74. Non vedi la cassa vuota del tuo superiore, ma vedi certamente levarsi su l’edificio, nel quale potrai entrare e pregare. Non ti sta forse dinanzi agli occhi? A meno che non pensiate, fratelli, che i vostri superiori accumulano tesori; eppure ne conosciamo tanti che non solo non accumulano, ma sono in difficoltà negli stessi quotidiani bisogni, anche se c’è chi rifiuta di crederlo; e voi potreste scoprirli, se lo voleste, se volgeste lo sguardo attorno, se foste vigilanti ed attenti per produrre dei frutti. Vi ho detto quel che ho potuto e come ho potuto. Credo, d’altra parte, d’essermi aperto con voi – come dichiara l’Apostolo – e comprendiate che non vi ho detto questo perché lo facciate con me. Conceda Dio che non vi abbia detto invano tali cose; conceda Dio che voi siate una terra ben irrigata, non sassosa, come quella dei Giudei, i quali per questo meritarono di ricevere delle tavole di pietra, ma una terra fertilissima, che, essendo irrigata, dà i suoi frutti all’agricoltore. Del resto anche quelli, pur avendo un cuore di pietra, di cui sono simbolo le tavole di pietra, offrivano le decime. Voi gemete, ma nulla ancora esce da voi. Se gemete, state per partorire; se state per partorire, dovete partorire. Perché dovrebbe essere vano e sterile il vostro gemito? Le viscere sono in preda alle doglie, ma non hanno nulla da dare alla luce? Egli irriga i monti dalle alte sue stanze; del frutto delle tue opere sarà saziata la terra. Beati quelli che operano, beati quelli che ascoltano con frutto queste cose, beati quelli che non gridano invano! Del frutto delle tue opere sarà saziata la terra. Tu fai crescere il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Ma perché questo? Perché dalla terra possa trarre il pane. Quale pane? Cristo. Da quale terra? Da Pietro, da Paolo, dagli altri dispensatori della verità. Ascolta perché il pane è tratto dalla terra: Abbiamo – si dice – questo tesoro in vasi d’argilla, affinché l’eccellenza della virtù sia di Dio 75. Egli è il pane che è disceso dal cielo 76 per essere poi tratto dalla terra, quando viene predicato attraverso la persona fisica dei suoi servi. La terra produce il fieno, onde si tragga il pane dalla terra. Quale terra produce il fieno? Le popolazioni religiose e sante. E da quale terra dev’essere tratto il pane? La parola di Dio è tratta dagli Apostoli, dai dispensatori dei sacramenti di Dio, mentre ancora camminano su questa terra e portano un corpo terreno.
La grazia infinita di Cristo-capo si spande in tutto il Corpo.
13. [v 15.] Ed il vino rallegra il cuore dell’uomo. Nessuno pensi ad inebriarsi, o meglio: ogni uomo pensi ad inebriarsi! Quanto è magnifico il tuo calice inebriante 77. Non vogliamo dire che nessuno si deve inebriare. Inebriatevi, ma bisogna vedere con che cosa. Se ad inebriarvi è il magnifico calice del Signore, questa vostra ebbrezza apparirà nelle vostre opere, apparirà nel santo amore per la giustizia, apparirà infine nell’estasi della vostra mente, che si volge dalle realtà terrene al cielo. Perché abbellisca la sua faccia con l’olio. Vedo che gran frutto si trae da questa terra, se produce il fieno per i giumenti. Tali servi non vendono ciò che danno: essi non sono rivenditori del Vangelo e gratuitamente donano perché gratuitamente hanno ricevuto. Essi godono per le vostre opere buone, perché questo costituisce il vostro vero vantaggio: non vi chiedono infatti ciò che hanno dato, ma vi richiedono il frutto. Ma che cos’è l’abbellimento della faccia con l’olio? È la grazia di Dio, vale a dire un certo splendore che deve manifestarsi, come dice l’Apostolo: A ciascuno poi è dato lo Spirito per la manifestazione 78. Una grazia che, propria degli uomini, si fa evidente agli uomini per sviluppare tra loro il santo amore, viene chiamata olio per il suo divino splendore. E poiché in Cristo essa apparve nella sua forma più eccelsa, tutto il mondo lo ama: anche se quaggiù egli fu disprezzato, ora è adorato da ogni gente, perché a lui appartiene il regno ed egli dominerà sulle genti 79. In verità, è tanto grande la sua grazia che molti di quelli, che in lui non credono, pure lo lodano e dicono di non voler credere in lui perché nessuno può eseguire ciò che egli ordina. Sono trattenuti dal lodarlo quelli che infierivano con i loro rimproveri contro di lui. Comunque, egli è amato da tutti e da tutti è annunziato, ed essendo stato unto in modo speciale, è per questo Cristo. Cristo infatti significa “unto”; per l’unzione è appunto chiamato Cristo. In ebraico Messia, in greco Cristo, in latino Unto, ma egli unge e consacra l’intero suo corpo. Perciò tutti coloro che vengono a lui, ricevono la grazia onde si abbellisca la loro faccia con l’olio.
Pane del cielo e vino spirituale è la Verità, ossia Cristo.
14. E il pane conforta il cuore dell’uomo. Che significa questo, fratelli? Si direbbe che il testo stesso voglia farci capire di che pane si parli. Difatti il pane materiale conforta lo stomaco e il ventre; ma c’è un altro pane che conforta il cuore, perché è il pane del cuore. Del pane aveva parlato già prima: perché possa trarre il pane dalla terra; ma non aveva spiegato di che pane si trattasse. Ed il vino rallegra il cuore dell’uomo. Si avverte subito che si parla del vino spirituale, perché esso rallegra il cuore dell’uomo. Ma si potrebbe pur sempre pensare che sia detto del vino materiale, in quanto gli ubriachi danno l’impressione di gente dal cuore allegro. Oh, fossero soltanto allegri, senza degenerare nelle risse. Tu mi dici: Chi più allegro di un ubriaco? Ed io invece: Chi è più matto di un ubriaco e, tanto spesso, chi di lui più iracondo? C’è dunque un vino che rallegra veramente il cuore e non ha altro effetto se non di rallegrare il cuore. Ma non pensare che questo debba intendersi solo dei vino spirituale, e non già di quel pane. che anche esso sia spirituale, il testo l’ha spiegato con le parole: Ed il pane conforta il cuore dell’uomo. Perciò devi dare al pane lo stesso senso che dài al vino; nel tuo interno abbi fame e nel tuo interno abbi sete: Beati infatti sono coloro che hanno faine e sete di giustizia, perché essi saranno saziati 80. Quel pane e quel vino non sono altro che la giustizia: sono la verità, e la verità è Cristo 81. Io sono – egli dice – il pane vivo disceso dal cielo 82, e ancora: Io sono la vite, voi i tralci 83. Ed il pane conforta il cuore dell’uomo.
15. [v 16.] Saranno saziati i legni del campo, ma con questa grazia tratta dalla terra. I legni del campo sono le moltitudini dei popoli. Ed i cedri del Libano, che egli ha piantato. I cedri del Libano, ossia i potenti del mondo, saranno anch’essi saziati. È che il pane e il vino e l’olio di Cristo sono arrivati fino ai senatori, ai nobili, ai re. Sono stati saziati i legni del campo: dapprima sono stati saziati gli umili, successivamente anche i cedri del Libano, ma quelli che il Signore stesso ha piantato. I buoni cedri sono i fedeli devoti, e questi egli ha piantato. Difatti anche gli empi sono cedri del Libano, perché sta scritto: Il Signore abbatterà i cedri del Libano 84. Il Libano è un monte, ed ivi esistono effettivamente gli alberi di questa specie, tutti molto vetusti ed imponenti. Ma Libano in altro senso, come leggiamo negli autori che ne hanno trattato, viene interpretato come ” candore “. Il Libano sta per candore, ed un tale candore sembra essere quello di questo secolo, che ora splende e rifulge nella sua magnificenza. Ivi sono i cedri del Libano, che il Signore ha piantato, e questi alberi, che il Signore ha piantato, saranno saziati. Infatti l’albero – egli dice – che il Padre mio non ha piantato, sarà sradicato 85. Ed i cedri del Libano, che ha piantato.
Rigoglio di vita monastica e comunitaria.
16. [v 17.] Lì i passeri faranno il loro nido. La casa della folaga è guida per essi. Dove i passeri faranno il nido? Sui cedri del Libano. Sappiamo già chi siano i cedri del Libano: sono i nobili del mondo, gli uomini illustri per stirpe, ricchezze ed onori. Anche tali cedri sono saziati, quelli – s’intende – che ha piantato il Signore. Su questi cedri i passeri fanno il nido. E chi sono i passeri? Ad essere esatti, i passeri sono uccelli e volatili del cielo; però si è soliti chiamare passeri i volatili più piccoli. Dunque ci sono alcuni esseri spirituali che fanno il loro nido sui cedri del, Libano, cioè vi sono alcuni servi di Dio che ascoltano la parola contenuta nel Vangelo: Abbandona tutte le tue cose, o anche: Vendi tutte le tue cose e dàlle ai poveri ed avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi 86. Questo non l’hanno solo ascoltato i grandi, ma l’hanno ascoltato anche i piccoli, e l’hanno voluto mettere in pratica anche i piccoli per essere spirituali: non si uniscono nel vincolo del matrimonio, non assumono la sfibrante cura dei figli, non hanno sedi proprie alle quali siano stabilmente legati, ma scelgono una forma di vita in comune. Ed allora che cosa hanno abbandonato questi passeri, se essi non sono che gli esseri più piccoli di questo mondo? Che cosa hanno abbandonato? Forse qualcosa di grande? Uno si è convertito, ha abbandonato l’umile dimora di suo padre, appena un letto e una cassapanca. Eppure si è convertito, si è fatto passero, si è messo a ricercare le cose spirituali. Bene, molto bene! Non dobbiamo schernirlo né dirgli: ” Non hai abbandonato nulla “. Non deve insuperbirsi chi invece ha abbandonato tante cose 87. Per seguire il Signore che cosa poté abbandonare Pietro, se sappiamo che era un pescatore? Ed il suo fratello Andrea, ed i figli di Zebedeo, Giovanni e Giacomo, che erano anch’essi pescatori? Eppure che cosa dissero? Ecco noi abbiamo abbandonato tutto, e ti abbiamo seguito 88. Il Signore non disse all’Apostolo: ” Hai dimenticato la tua povertà; che cosa hai abbandonato per averne in ricompensa tutto il mondo? ” Molto ha abbandonato, fratelli miei, davvero molto chi ha abbandonato non solo tutto ciò che aveva, ma anche tutto ciò che desiderava di avere. Quale povero infatti non si esalta nella speranza di riuscire in questo mondo? E chi non desidera ogni giorno di aumentare quel che possiede? Questo ardente desiderio è stato nettamente troncato: cresceva smisuratamente, è stato invece limitato e circoscritto. Si dirà allora che non, si è abbandonato niente? Certamente Pietro aveva abbandonato tutto il mondo ed ebbe perciò in ricompensa tutto il mondo. Come quelli che non hanno nulla, e che possiedono tutto 89. Sono molti a far questo: lo fanno quelli che hanno poco, e vengono e diventano passeri utili. Sembrano davvero piccoli, perché non hanno l’altezza connessa ad una dignità del mondo; però fanno il nido sui cedri del Libano. Difatti anche i cedri del Libano, i nobili, i ricchi, i grandi di questo mondo, accogliendo con riverente timore le parole: Beato colui che si preoccupa del bisognoso e del povero 90, si mettono a guardare le loro cose, i loro poderi e tutte le risorse superflue, che lì fanno apparire grandi, e le offrono ai servi di Dio: donano campi, donano giardini, costruiscono chiese e monasteri, raccolgono i passeri perché essi possano fare il loro nido sui cedri del Libano. Sono dunque saziati i cedri del Libano, che il Signore ha piantato, e lì faranno i passeri il loro nido. Guardate tutta la terra, per vedere se non è proprio così. Se ho parlato di queste cose, è perché non solo ho creduto, ma ho anche visto: l’esperienza stessa me le ha fatte capire. Cercate in mezzo alle terre vastissime voi che le conoscete, ed osservate in quanti cedri del Libano fanno il loro nido quei passeri, di cui vi ho parlato.
Cristo guida e rifugio del servo di Dio vivente in comunità.
17. Tuttavia, fratelli miei, questi passeri, se sono spirituali e pur se fanno il loro nido sui cedri del Libano, non debbono sopravvalutare i cedri del Libano né pensare che siano superiori quelli da cui sono riforniti di quanto è loro necessario. Essi sono passeri, mentre quelli sono cedri del Libano. Perciò guida dei passeri è la casa della folaga. Pur se i passeri fanno il loro nido sui cedri del Libano, tuttavia non sono i cedri dei Libano guida dei passeri. Ecco saranno saziati i legni del campo, cioè tutti i popoli, saranno saziati anche i cedri del Libano che il Signore ha piantato, cioè tutti i fedeli nobili ed illustri. Lì, ossia sui cedri del Libano, faranno i passeri il loro nido, in quanto quelli offriranno i rami delle risorse, di cui dispongono, per accogliere quei piccoli esseri spirituali. Questo appunto offrono, questo fanno i cedri del Libano, che il Signore ha piantato: lo fanno e lo fanno volentieri; sanno quel che fanno e sanno quel che ricevono. Eppure, anche se i passeri fanno il loro nido sui cedri del Libano, guida per essi è la casa della folaga. Qual è la casa della folaga? La folaga – come tutti sappiamo – è un uccello acquatico, che abita o negli stagni o nel mare. Essa difficilmente o mai ha quella che si può chiamare la sua casa sulla costa, ma piuttosto nelle zone esistenti in mezzo all’acqua e quindi, per lo più, nelle rocce circondate dall’acqua. Comprendiamo quindi che è la roccia la casa appropriata per la folaga, la quale in nessun’altra parte abita più sicura e stabile se non nella roccia. In quale roccia? Nella roccia che sta salda sul mare. Anche se è percossa dai flutti, è essa che spezza i flutti senza esserne spezzata: questa è la grandezza della roccia che sta salda sul mare. Quanti flutti violenti batterono la nostra roccia, che è Cristo Signore? Contro di lui si sfracellarono i Giudei: essi si infransero, egli rimase intatto. E chiunque voglia imitare Cristo deve vivere in questo mondo, cioè in questo mare dove fatalmente andrà incontro a furiose tempeste, senza mai cedere né al vento né ai flutti, ma tutto affrontando e rimanendo intatto. Perciò la casa della folaga è ad un tempo resistente ed umile. Non sulle vette possiede la folaga la sua casa, eppure niente è più solido e niente è più umile di quella casa. Sui cedri certo i passeri fanno il loro nido in ragione delle necessità del tempo presente, ma come guida hanno quella pietra, che è battuta dai flutti e non si spezza: essi infatti imitano i patimenti di Cristo. Qualora poi i cedri del Libano si mostrino adirati, provocando molestia e scandalo ai servi di Dio ricoverati tra i loro rami, avverrà che i passeri voleranno via da loro, ma guai a quel cedro che resterà senza i nidi dei passeri! Difatti i passeri non naufragheranno, né periranno, perché la casa della folaga è guida per essi.
Cristo roccia divina a salvezza di tutti.
18. [v 18.] Che cosa segue poi? I monti altissimi per i cervi. I cervi rappresentano gli uomini grandi e spirituali, che superano nella loro corsa tutte le zone spinose dei cespugli e delle selve. Egli rende perfetti – si dice – i miei piedi come quelli del cervo, e mi stabilirà sopra le vette 91. Debbono dunque raggiungere gli alti monti, i più alti precetti di Dio; debbono pensare alle cose sublimi, ritenere quello che ha speciale rilievo nelle Scritture e trovare la propria santificazione nelle verità supreme, perché sono per i cervi quei monti altissimi. E che dire delle bestie più umili, ad esempio del lepre e del riccio? Il lepre è un animale piccolo e debole, il riccio è anche spinoso; uno è un animale timido, l’altro è un animale ricoperto di spine. E che altro simboleggiano queste spine se non i peccatori? Chi pecca quotidianamente, anche senza commettere peccati gravi, è come se fosse ricoperto di piccolissime spine. Per il fatto che ha paura, è un lepre; per il fatto che è coperto di peccati piccolissimi, è un riccio, e non è in grado di raggiungere quei precetti sublimi e perfetti. Il motivo è che i monti altissimi sono per i cervi. Ed allora questi altri animali dovranno perire? No. Come sai che i monti altissimi sono per i cervi, così vedi che cosa si dice subito dopo, degli altri: La roccia offre rifugio ai ricci e ai lepri. Questo perché il Signore si è fatto rifugio 92 per il povero. Metti quella roccia sulla terra, e sarà il rifugio per i ricci ed i lepri; mettila sul mare, e sarà la casa della folaga. Dappertutto quella roccia è salutare! Anche sui monti essa è salutare, perché i monti, privi del fondamento della roccia, sprofonderebbero in basso. Non si diceva forse, poco prima, dei monti: Lassù abiteranno gli uccelli del cielo; di mezzo alle rocce emetteranno le loro voci 93? Dappertutto dunque la roccia costituisce il nostro rifugio: sia quando si leva alta sui monti, sia quando è battuta sul mare dai flutti e non si spezza, sia quando sta ben salda sulla terra, è sempre ad essa che vanno i cervi, la folaga, il lepre ed il riccio. Si battano il petto i lepri, e confessino i ricci i loro peccati: anche se sono ricoperti di piccoli e quotidiani peccati, potranno sempre appoggiarsi alla roccia, la quale ha insegnato loro a ripetere: Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori 94. La roccia offre rifugio ai ricci e ai lepri.
La Chiesa e i cristiani simboleggiati nella luna e nel sole.
19. [v 19.] Ha fatto la luna a distinzione dei tempi. In senso spirituale qui intendiamo la Chiesa che si sviluppa da umilissime origini e che, in certo modo, invecchia nella mortalità della vita presente, ma per avvicinarsi al sole. Non parlo di questa luna visibile ai nostri occhi, ma di quella che viene indicata con tale nome. Quando questa Chiesa viveva nell’oscurità, quando ancora non appariva e non aveva rilievo, gli uomini erano tratti in inganno sentendosi dire: ” Questa è la Chiesa, questo è il Cristo ” da coloro che volevano saettare nella luna oscura i retti di cuore 95. Ma ora quanto è cieco colui che erra con la luna piena? Ha fatto la luna a distinzione dei tempi. Quaggiù la Chiesa attraversa una temporale vicenda, ma non durerà sempre questa mortalità: passeranno una buona volta le fasi del crescere e del calare, perché è stata fatta a distinzione dei tempi. Il sole ha conosciuto il suo tramonto. E qual è questo sole, se non quel sole di giustizia, per cui i peccatori, nel giorno del giudizio, piangeranno che non è sorto per loro? Essi infatti diranno in quel giorno: Abbiamo dunque deviato dalla via della verità, e non ci ha illuminato la luce della giustizia, ed il sole non è sorto per noi 96. Questo sole nasce per colui che conosce Cristo. Ma Cristo si allontana e non è conosciuto da colui che si adira contro il proprio fratello fino al punto di odiarlo. Perciò adiratevi e non vogliate peccare 97. La carità, anche se talvolta si adira al fine di correggere, non è considerata peccaminosa, perché questa sua ira non è tanto radicata da cambiarsi in odio. Se invece l’ira si cambia in odio, allora il sole tramonta sopra la vostra iracondia. Non tramonti il sole – concludiamo – sopra la vostra iracondia 98.
20. Ma non pensate neppure, o fratelli, che il sole debba essere adorato da alcuni, perché talvolta nella Sacra Scrittura il sole è simbolo di Cristo. È tale infatti la demenza degli uomini da ritenere di dover adorare qualcosa, quando si dice che il sole è simbolo di Cristo. Adora dunque anche la pietra, dato che essa è simbolo di Cristo 99. Come una pecora fu condotto al sacrificio 100; adora anche la pecora, dato che essa è simbolo di Cristo. Ha vinto il leone della tribù di Giuda 101; adora anche il leone, dato che esso è simbolo di Cristo. Vedete dunque quante sono le cose che simboleggiano Cristo, ma in tutte queste si riflette Cristo per semplice analogia, non per propria natura. Vuoi sapere qual è la natura propria di Cristo? In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio 102. È questa la natura propria di Cristo, mediante la quale tu sei stato fatto. Vuoi conoscerne anche l’altra natura, mediante la quale tu sei stato redento? E il Verbo si fece carne ed abitò in mezzo a noi 103. Tutti gli altri termini sono semplici analogie. Intendi bene, sappi capire la Scrittura, distinguendo nettamente tra quello che viene presentato ai tuoi occhi e quello che viene suggerito al tuo cuore.
Cristo, sole di giustizia, affronta deliberatamente la passione.
21. Quel sole dunque – possiamo ormai dirlo senza timore di equivoci – quel sole di giustizia a ragione non sorge per gli empi, anche se lo vorrebbero. È infatti la sapienza stessa che dice: I cattivi mi cercheranno e non mi troveranno 104. Cercheranno e non troveranno! Per quale ragione? Perché odiano la sapienza. È la sapienza stessa che parla e dice: I cattivi mi cercheranno e non mi troveranno, perché odiano la sapienza 105. Se dunque la odiano, perché la cercano? Sì, la cercano, non per goderne, ma per gonfiarsi di orgoglio: la cercano a parole, ma l’odiano nella loro condotta. Difatti il santo Spirito della scienza fuggirà la finzione, e si ritirerà dai pensieri, che sono senza intelligenza 106. Quel sole perciò non sorge per gli empi e non sorge per i cattivi. Ma dell’altro sole che cosa sta scritto? Egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e i cattivi, e fa piovere sopra i giusti e gli ingiusti 107. Perciò di quel sole di giustizia questo Salmo esprime un certo qualcosa in senso mistico: vediamo infatti che tali fenomeni avvengono anche nella creazione secondo l’ordine delle cose visibili. Il sole ha conosciuto il suo tramonto. Che significa: Il sole ha conosciuto il suo tramonto? Cristo ha conosciuto la sua passione: il tramonto di Cristo è precisamente la sua passione. Ma forse il sole tramonta in modo da non sorgere più? Forse colui che dorme, non si volgerà per rialzarsi? 108 Non ha forse egli detto: Ho dormito e mi sono turbato? e non è detto di lui: Innalzati sopra i cieli, o Dio 109? Perciò il sole ha conosciuto il suo tramonto. Che significa: ha conosciuto? Significa che ha voluto il tramonto e che questo gli è piaciuto. E come dimostriamo che l’ha conosciuto, cioè che gli è piaciuto? C’è forse qualcosa che Dio non conosce? C’è qualcosa che Cristo non conosce? Eppure egli, alla fine del mondo, dirà ad alcuni: Non vi conosco 110. Perciò, come nel passo: Non vi conosco, il senso non è: ” mi siete ignoti “, ma ” non mi piacete “, così anche qui ha conosciuto il suo tramonto vuol dire che gli è piaciuto il suo tramonto. Se non gli fosse piaciuto, come avrebbe potuto patire? Per l’uomo infatti, proprio perché non è quel sole, la passione si impone anche se non gli piace: egli patisce anche quel che non vuole. Il Signore invece non patirebbe, se non gli piacesse. In altre parole, non tramonterebbe se non conoscesse il suo tramonto, perché egli stesso ha detto: Ho il potere di dare la mia vita ed ho il potere di riprendermela: nessuno può togliermela, ma da me stesso io la do 111. Perciò egli ha conosciuto il suo tramonto.
Dio permette le tentazioni, il cui esito dipende però anche dalla libertà umana. Diverso il valore delle diverse espressioni scritturali.
22. [vv 20.21.] E che avvenne quando tramontò il sole, quando cioè il Signore ebbe patito? Si formò un velo di tenebre negli Apostoli, venne meno la speranza in coloro a cui egli dapprima era apparso grande e come il Redentore di tutti. Perché? Hai stabilito le tenebre, e si è fatta la notte; colà vagheranno tutte le bestie della foresta. I leoncelli ruggenti per far preda, chiedendo a Dio il cibo per loro. Che cosa dovrò intendere in senso spirituale con i leoncelli, se non gli spiriti maligni 112? Che cosa dovrò intendere se non quei demoni perversi, che trovano di che pascersi negli errori degli uomini? Ci sono infatti i principi dei demoni e ci sono i demoni minori quasi insignificanti. Tali demoni cercano di sedurre le anime, ma quelle soltanto in cui non è sorto il sole e non sono che tenebre. Approfittando di queste tenebre, i leoncelli cercano appunto chi divorare. C’è poi il leone più grosso, il principe di tutti questi leoni minori, e che si dice di lui? Non sapete che il vostro avversario, il diavolo, si aggira come un leone ruggente, cercando chi divorare? 113 La frase: chiedendo a Dio il cibo per loro si spiega perché nessuno può essere tentato dal diavolo, se Dio non lo permette. Il santo Giobbe si trovava dinanzi al diavolo, che però era lontano da lui: per la presenza stava dinanzi a lui, ma per il potere era staccato da lui. Quando mai avrebbe osato tentarlo nella carne o nei beni che possedeva, se non avesse ricevuto il potere di farlo? E perché viene concesso un tale potere? Per due ragioni: o per punire i malvagi, o per mettere alla prova i giusti. In tutto questo il Signore agisce con giustizia, e su nessun uomo né su qualche sua cosa ha potere il demonio, se non glielo concede colui a cui appartiene il potere supremo e sublime. Come il diavolo, così l’uomo non ha alcun potere sull’uomo, se non gli viene concesso dall’alto. Ricordiamo quando il giudice dei vivi e dei morti stava dinanzi ad un uomo giudice e si inorgoglì quest’uomo giudice vedendosi Cristo davanti, e gli disse: Non sai che ho il potere o di ucciderli o di metterti in libertà? Ma colui che era venuto ad insegnare anche a chi lo stava giudicando, rispose: Non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato concesso dall’alto 114. Sia l’uomo che il diavolo e qualunque altra specie di demoni non possono nuocere se non per averne ricevuto il potere, ma non nuocciono a quelli che progrediscono nella virtù. Per i cattivi sono come il fuoco con il fieno; per i buoni sono come il fuoco con l’oro. Giuda fu divorato come il fieno; Giobbe fu provato come l’oro. Hai stabilito le tenebre, e si è fatta la notte; colà vagheranno tutte le bestie della foresta. Qui le bestie della foresta si presentano in altro modo. Gli è che tali particolari si intendono in modo sempre diverso, come il Signore stesso è ad un tempo agnello e leone. Che cosa è più diverso di un agnello e di un leone? Ma quale agnello? Un agnello tale da vincere. il lupo, da vincere il leone. Il Signore ancora è pietra, è pastore, è porta. Il pastore entra attraverso la porta; infatti dice: Io sono il buon pastore, e dice anche: Io sono la porta 115. Il nome stesso di leone può significare sia il Signore, perché sta scritto: Ha vinto il leone della tribù di Giuda 116, sia il diavolo, perché egli ha calpestato il leone e il dragone 117. Di fronte dunque a queste espressioni di valore figurato, dovete imparare a capire, per non pensare, ad esempio, leggendo che la pietra significa Cristo 118, che in tutti i passi in cui ricorre la pietra si parli di Cristo. Essa può significare cose diverse a seconda dei casi: osserva quale posto occupa una lettera nella parola ed allora capirai il suo valore. Se, sentendo la prima lettera nel nome di Dio, tu pensassi che essa vi deve sempre figurare, dovresti cancellarla dal nome del diavolo, perché il nome di Dio comincia con la stessa lettera con la quale comincia il nome del diavolo; eppure nulla è tanto contrapposto quanto Dio e il diavolo. Vedi dunque quanto è stranamente sordo nelle cose umane e divine chi, fissandosi sulla singola lettera D, dicesse che essa non deve figurare in capo al nome del diavolo, e richiesto del perché, rispondesse: ” Perché questa lettera l’ho letta nel nome di Dio “. Uno che ragiona così è senz’altro ridicolo, e non merita neppure che tu gliene stia a spiegare il motivo. Non dovete dunque intendere in maniera puerile queste cose divine, sicché, avendo io prima detto che le bestie della foresta significano i gentili e dicendo ora che queste bestie significano i demoni e gli angeli prevaricatori, qualcuno di voi abbia a pensare che dica di esse qualcosa di contraddittorio. Si tratta infatti di similitudini, ed in qualunque luogo si trovano, esse si spiegano secondo il loro particolare contesto. Colà vagheranno tutte le bestie della foresta, Ma dove? Nella notte che il Signore ha stabilito, perché il sole ha conosciuto il suo tramonto. I leoncelli ruggenti per far preda, chiedendo a Dio il cibo per loro. Ben a ragione il Signore, quando stava per giungere al suo tramonto – vero sole di giustizia che conosce il suo tramonto – disse ai suoi discepoli, vedendone le future tenebre, quando il leone si sarebbe aggirato cercando chi divorare, che quel leone non avrebbe divorato nessuno, se non l’avesse chiesto: Questa notte – disse – Satana ha domandato di battervi come si batte il grano. Ma io ho pregato per te, o Pietro, perché la tua fede non venga meno 119. Non è vero forse che Pietro, quando fece il triplice rinnegamento, si trovava tra i denti del leone 120? I leoncelli ruggenti per far preda e per chiedere a Dio il cibo per loro.
L’era delle persecuzioni è ormai alla fine.
23. [v 22.] È sorto il sole. Colui che ha detto: Ho il potere di dare la mia vita ed ho il potere di riprendermela, ha conosciuto il suo tramonto, e questa vita l’ha data; poi è sorto il sole e l’ha ripresa. È sorto il sole, perché il sole è, sì, tramontato, ma non si è spento! Per coloro che non comprendono il Cristo è ancora notte, per loro non è sorto ancora il sole: insistano quindi per poterlo comprendere, per non divenire preda del leone ruggente. È un fatto che contro coloro, per i quali egli è sorto, non osano portare il loro attacco i leoncelli, perché il testo continua così: È sorto il sole, ed essi si sono riuniti e si acquatteranno nei loro covili. Laddove sorge questo sole, quando cioè Cristo viene conosciuto sulla faccia della terra e glorificato in tutto quanto il mondo, si riuniscono via via in misura crescente i leoncelli: allora smettono di perseguitare la Chiesa quei demoni, che già aizzavano e si accanivano contro la casa di Dio, operando nei figli dell’incredulità. Sta scritto infatti: Seguendo il principe delle potenze dell’aria, il quale ora opera nei figli dell’infedeltà 121. Ma adesso se nessuno di loro più osa perseguitare la Chiesa, è sorto il sole, ed essi si sono riuniti. E dove si trovano? E si acquatteranno nei loro covili. I loro covili sono i cuori degli infedeli. Quanto son numerosi coloro che si portano acquattati nel loro cuore i leoni! Ma questi non ne balzano fuori, non si avventano contro la Gerusalemme che è pellegrina quaggiù. Perché non lo fanno? Perché ormai è sorto il sole e risplende su tutta la faccia della terra.
24. [v 23.] Guarda dunque a quel che segue, dal momento che è sorto il sole, ed essi si sono riuniti e si acquatteranno nei loro covili. E tu che fai, uomo di Dio? Che fai tu, Chiesa di Dio? Che fai tu, corpo di Cristo, che hai il tuo capo nel cielo? Che fai tu, uomo, che ne sei parte integrante? L’uomo – si dice – uscirà per compiere la sua opera. Compia dunque quest’uomo le opere buone, lavorando tranquillo mentre la Chiesa è in pace, e continui a compierle fino alla fine. Un giorno infatti ci sarà un vasto oscuramento e si scatenerà l’attacco, ma ciò avverrà nella sera, cioè alla fine del mondo. Ma adesso la Chiesa opera nella tranquillità e nella pace, perché sta scritto: L’uomo uscirà per compiere la sua opera ed il suo lavoro fino alla sera.
Cristo agisce nell’opera della creazione e nella rinascita dell’uomo.
25. [v 24.] Quanto sono magnifiche le tue opere, o Signore! Davvero sono grandi e sublimi. Dove sono state compiute queste opere tanto grandi? Qual è la stanza in cui Dio risiede, e qui è il seggio in cui egli si è assiso ed ha operato queste cose? Quale è il luogo in cui egli ha operato queste cose? Da dove sono derivate all’inizio queste cose tanto belle? Riferendoci al senso letterale, da dove è derivata nel suo ordine tutta la creazione, la quale procede ordinatamente, è bella ordinatamente, sorge ordinatamente, tramonta ordinatamente e percorre ordinatamente i suoi cicli? E riferendoci alla Chiesa, in qual modo essa ha ricevuto incremento e sviluppo e perfezione? In qual modo essa è destinata ad un fine immortale? Quali sono gli araldi che l’annunciano, quali i misteri che la confermano, quali i sacramenti che la nascondono, quale la predicazione che la rivela? Quand’è che Dio ha fatto queste cose? Ne vedo le grandi opere: Quanto sono magnifiche le tue opere, o Signore! Se mi chiedo dove egli le ha fatte, il luogo non lo trovo, ma comprendo le parole che seguono: Tutte le hai fatte in sapienza. Dunque tutte le hai fatte in Cristo. Sì, proprio in lui che fu disprezzato, schiaffeggiato, sputacchiato, coronato di spine e crocifisso, tutte le hai fatte! Ecco, io sento quel che tu annunci agli uomini per mezzo di quel soldato, quel che tu predichi alle genti per mezzo di quel santo araldo: Cristo è la potenza di Dio e la sapienza di Dio! Ridano di Cristo crocifisso i Giudei, perché per loro è uno scandalo; ridano di Cristo crocifisso i pagani, perché per loro è una stoltezza: Noi invece – dice l’Apostolo – predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è uno scandalo e per le genti una stoltezza; ma per i chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è la potenza di Dio e la sapienza di Dio 122. Tutte le cose hai fatto in sapienza.
26. Si è riempita la terra della tua creatura. Si è riempita la terra della creatura di Cristo. E in che modo? Il modo lo vediamo: c’è cosa, infatti, che non sia stata creata dal Padre per mezzo di Cristo? Tutto quel che cammina e striscia sulla terra, tutto quel che nuota nell’acqua, tutto quel che vola nell’aria, tutto quel che gira nel cielo, ed a maggior ragione la terra, tutto quanto il mondo è creatura di Dio. Ma qui viene significata – non saprei di preciso – una certa creatura nuova, della quale l’Apostolo dice: Se uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ed ecco, tutte le cose sono diventate nuove, e tutte vengono da Dio 123. La nuova creatura, che è stata fatta da lui, sono tutti coloro che credono in Cristo, i quali depongono l’uomo vecchio e rivestono il nuovo 124. Si è riempita la terra della tua creatura. In un luogo della terra fu crocifisso il Signore, in un piccolo luogo cadde, nella terra, quel grano e lì venne a morte, ma produsse un gran frutto. Eri veramente solo, o Signore Gesù, finché non passasti: riconosco la tua voce in un altro Salmo, quando dicesti: Sono veramente solo, finché io non passi 125. Eri dunque solo, finché non passasti; eri solo, quando conoscesti il tuo tramonto, ma da questo tramonto sei passato a sorgere di nuovo. Sei sorto, hai brillato, sei stato glorificato quando sei salito in cielo, e si è riempita la terra della tua creatura. Il salmo, fratelli, non l’abbiamo ancora finito, ma proprio per questo vogliamo rimandarne una parte, nel nome di Cristo, a domenica prossima.
SULLO STESSO SALMO 103/104
ESPOSIZIONE
DISCORSO 4
1. Ben ricorda la vostra Carità come, pur essendo uno solo il discorso di Dio che si sviluppa in tutta la Sacra Scrittura ed uno solo il Verbo che risuona sulla bocca di tanti santi, il quale essendo in principio Dio presso Dio, non conosce sillabazione perché è fuori del tempo (né dobbiamo meravigliarci se, a motivo della nostra debolezza, egli si abbassò ad articolare le nostre parole, quando si abbassò per assumere la debolezza stessa del nostro corpo 1), tuttavia questo salmo ci ha già dato materia per molti discorsi. E gli stessi misteri, che vi sono racchiusi per essere rivelati a coloro che vogliono penetrarli, ci hanno fatto impiegare, per alcuni giorni, non poco tempo nell’enunciarli, nel raccomandarne l’importanza, nel dimostrarne il senso recondito, nell’interpretarli, nell’indagarli e spiegarli. Proprio per questa ragione la vostra Carità ricorda che neppure ci è stato possibile, l’altro giorno, arrivare alla fine del salmo, che abbiamo quindi rimandato a quest’oggi. Il Signore ha voluto metterci a disposizione il tempo per rendere, consentendo a me debitore di soddisfare al mio debito e facendo voi creditori più confidenti e sicuri. Voglia dunque donarci anche il bene da rendere a lui che non ci ha reso quanto di male avevamo fatto.
Partecipe della sapienza divina, l’uomo esalti il Creatore.
2. [v 24.] Come già sapete e ricordate con devozione e con gioia, i nostri cuori, facendo eco nel loro intimo al Salmo, hanno esclamato e ripetuto: Quanto sono magnifiche le tue opere, o Signore! Tutte le hai fatte in sapienza; si è riempita la terra della tua creatura. Tutto ciò che è stato fatto da Dio, è stato fatto nella sapienza e per mezzo della sapienza. Tutto ciò che arriva a conoscere la sapienza, e tutto ciò che a questa conoscenza non arriva, ma è compreso nella creazione di Dio, è stato fatto nella sapienza e per mezzo della sapienza. Quelli che conoscono la sapienza, hanno la sapienza come luce; quelli che non la conoscono, hanno pur sempre la sapienza come loro artefice, anche se sono bloccati nella loro insipienza; inoltre quelli che l’hanno come luce, l’hanno anche come loro artefice, ma non tutti quelli che l’hanno come loro artefice, l’hanno anche come luce. In mezzo agli uomini, invero, molti sono coloro che ne diventano partecipi e sono chiamati sapienti; ma molti sono anche coloro che ne restano privi e sono detti stolti. La ragione per cui meritano questa denominazione negativa di stolti dipende dal fatto che, se amassero veramente la sapienza, se la chiedessero, la cercassero, bussassero alla sua porta, potrebbero arrivare a possederla: ché essa non è preclusa alla natura, ma solo alla negligenza. Ci sono poi altre creature, che sono incapaci di possedere la sapienza: tali sono tutti quanti gli animali e le bestie e gli alberi, i quali ultimi non hanno neppure la sensibilità. Ma se sono incapaci di possedere la sapienza, forse, per questo non sono state fatte nella sapienza e per mezzo della sapienza? L’intelligenza dunque Dio non l’esige dal cavallo e dal mulo: è agli uomini che egli ha detto: Non siate come il cavallo e il mulo, i quali non hanno l’intelligenza 2. Quel che per il cavallo è natura per l’uomo sarebbe colpa gravissima. Questo dunque vuol dire Iddio: ” Io non esigo la partecipazione della mia sapienza da parte di quelli che non ho fatto a mia immagine, ma ciò esigo da quelli che così ho fatto, richiedendo il buon uso della cosa, che ho loro donato “. Gli uomini dunque rendano a Dio quel che è di Dio, come rendono a Cesare quel che è di Cesare 3; il che significa che, rendendo a Cesare l’immagine di Cesare, e rendendo a Dio l’immagine di Dio, elevano la loro mente non verso se stessi, ma verso il loro Artefice, verso la luce da cui derivano e la fonte di spirituale calore, da cui sono riscaldati, da cui scostandosi si raffreddano, da cui allontanandosi si ottenebrano ed a cui avvicinandosi si illuminano. Quando essi piamente gli dicono: Tu illuminerai la mia lucerna, o Signore; Dio mio, illuminerai le mie tenebre 4, Si squarciano le tenebre della loro terrena stoltezza: allora, aprendo la bocca e traendo il respiro, essi elevano fiduciosi – come ho detto – l’occhio del cuore e contemplano con la mente l’universo intero, la terra, il mare ed il cielo. Vedendo tutte le cose magnificamente disposte che procedono con ordine, sono distribuite secondo i generi, si sviluppano dai semi, si trasformano nel ritmo della successione e si dispiegano nel corso del tempo, gli uomini si compiacciono per esse con l’artefice, come anche l’artefice si compiace per la sua opera con loro, e per la grande gioia che provano, – ché davvero non c’è nulla che possa essere paragonato a questa letizia – esclamano: Quanto sono magnifiche le tue opere, o Signore! Tutte le hai fatte in sapienza! Dove si trova questa sapienza, con la quale hai fatto tutte le cose? Con quale senso possiamo percepirla? Con quale occhio vederla? Con quale impegno cercarla? Con quale merito possederla? E quale pensate che sia questo merito se non la sua grazia? Colui che ci ha fatto il dono di essere, ci fa anche il dono di esser buoni. Egli fa dono ai convertiti, perché prima che si convertissero e quando, ancor lontani, andavano per la loro strada, non fu forse lui a cercarli? Non discese forse quaggiù? Il Verbo forse non si fece carne ed abitò tra noi 5? Non accese forse la lucerna della sua carne, quando pendeva sulla croce, per cercare la dramma smarrita 6? Sì, la cercò e la ritrovò, e si congratularono i suoi vicini, cioè il complesso delle creature spirituali che stanno più vicine a Dio. Con grande letizia dei vicini fu ritrovata la dramma; con grande letizia degli Angeli fu ritrovata l’anima umana. Questa dunque, proprio per essere stata ritrovata, deve rallegrarsi e dire: Quanto sono magnifiche le tue opere, o Signore! Tutte le hai fatte in sapienza!
Le creature riempiono la terra.
3. Si è riempita la terra della tua creatura. Di quale creatura si è riempita la terra? Di tutti gli alberi e gli arboscelli, di tutti gli animali e le bestie, della massa stessa del genere umano: di questa creatura di Dio si è riempita la terra. Lo vediamo, lo sappiamo, lo leggiamo, lo riconosciamo, lo lodiamo, e ne facciamo oggetto della nostra predicazione e non riusciamo a lodare nella misura in cui il nostro cuore si esalta di fronte alla consolante visione. Dobbiamo però riguardare, in maniera speciale, a quella creatura, della quale l’Apostolo dice: Se dunque uno è in Cristo, è una nuova creatura: le cose vecchie sono passate; ed ecco, tutte le cose sono diventate nuove 7. Quali le cose vecchie che sono passate? Tra i pagani tutta l’idolatria, in mezzo ai Giudei quella forma di schiavitù della Legge e, con essa, tutti quei sacrifici che prefiguravano l’attuale sacrificio. Allora dominava in pieno la vecchiaia spirituale dell’uomo; ma venne colui che doveva rinnovare la sua opera, venne colui che doveva rifondere il suo argento per stamparvi di nuovo la sua immagine, e noi ora vediamo che la terra è piena di Cristiani, i quali credono in Dio, si staccano dalle loro anteriori impudicizie e dall’idolatria, passando dall’antica loro speranza alla speranza del mondo nuovo. Ecco tutto ciò non esiste ancora nella realtà, ma è già posseduto nella speranza, ed è per tale speranza che già cantiamo e diciamo: Si è riempita la terra della tua creatura! Questo infatti non lo cantiamo ancora nella patria, non lo cantiamo ancora in quel luogo di riposo, che ci viene promesso, non essendo ancora rafforzate le sbarre delle porte della Gerusalemme celeste 8. Ma, mentre siamo ancora nella fase del pellegrinaggio, contempliamo tutto il mondo di quaggiù, vedendo da ogni parte gli uomini che corrono verso la fede, temono le fiamme della geenna, disprezzano la morte, amano la vita eterna; e colmi di gioia dinanzi a tale spettacolo, diciamo: Si è riempita la terra della tua creatura!
Supereremo le procelle della vita se aggrappati alla croce di Cristo.
4. [v 25.] È vero però che il mondo di quaggiù è ancora battuto dai flutti delle tribolazioni ed ancora è turbato dalle tempeste e bufere delle tribolazioni e delle passioni: questa è tuttavia la strada per la quale si passa. Anche se il mare è minaccioso e ribolle per i flutti e scatena le bufere, questa è la strada per la quale si passa, ed a noi è stato dato un legno per navigare: Si è riempita la terra della tua creatura! Ma non siamo ancora nella terra dei viventi; questa nostra terra è ancora la terra dei morti, eppure gridiamo e diciamo: Tu sei la mia speranza, la mia eredità nella terra dei viventi 9. Nella terra dei morti sei la mia speranza, nella terra dei viventi la mia eredità. Questa di quaggiù è la terra che si è riempita della creatura di Dio. Chi è ancora in questa terra dei morti, e non già nella terra dei viventi, per dove passa? Sta’ a sentire le parole che seguono: Questo mare grande e spazioso: ivi esseri guizzanti senza numero, animali piccoli e grandi. Esse indicano un mare terribile: ivi sono esseri guizzanti senza numero. Simbolo delle insidie che s’insinuano in questo mondo e sorprendono all’improvviso le persone imprudenti: e chi può numerare le tentazioni che s’insinuano? Esse s’insinuano, ma bisogna badare a che non traggano in inganno. Bisogna vegliare dentro il legno: anche in mezzo alle acque ed ai flutti noi siamo al sicuro. Non dorma il Cristo, non dorma la fede! Se dormisse, dobbiamo risvegliarlo: egli comanderà ai venti e placherà la furia del mare 10. Finirà poi la via, e ci sarà la gioia in patria. Ivi esseri guizzanti senza numero, animali piccoli e grandi. Per la verità, in questo mare spaventoso vedo anche coloro che ancora non credono: si trovano infatti in balia delle acque amare e sterili, e ci sono tra essi sia i piccoli, sia i grandi. È una cosa a noi nota: molti piccoli del mondo ed anche molti alti personaggi del mondo non hanno ancora creduto: animali piccoli e grandi sono in questo mare. Essi odiano la Chiesa, sono incalzati dal nome di Cristo; non infieriscono per ché non è loro permesso, ma anche se non compare all’esterno, tengono chiusa nel cuore la loro furia crudele. In realtà tutti quelli, piccoli o grandi – gli animali piccoli e grandi – che ora si rammaricano perché sono stati chiusi i templi, rovesciati gli altari, abbattuti i simulacri pagani, emanate delle leggi secondo le quali è delitto capitale sacrificare agli idoli, tutti quelli insomma che si rammaricano di questi fatti, si trovano ancora nel mare. Ed allora noi dove ci troviamo? Per quale strada dobbiamo andare alla patria? Vi andiamo per lo stesso mare, ma stando dentro al legno. Non temere pericoli, poiché a portarti è il legno che sostiene il mondo. Dunque intendete bene: Questo mare grande e spazioso: ivi esseri guizzanti senza numero, animali piccoli e grandi. Non temere, non spaventarti: anela alla patria e rifletti al pellegrinaggio che stai compiendo.
5. [v 26.] Colà passeranno le navi. Proprio sull’elemento che incuteva terrore viaggiano le navi, senza esser sommerse. Per navi intendiamo le Chiese, che passano in mezzo alle tempeste, in mezzo alle bufere delle tentazioni, in mezzo ai flutti del mondo, in mezzo agli animali piccoli e grandi. Il pilota è Cristo, nel legno della sua croce. Colà passeranno le navi. Non hanno motivo di temere le navi: non pensino tanto all’elemento su cui stanno viaggiando, ma a colui da cui sono guidate. Colà passeranno le navi. Potrebbero fare una brutta traversata, se sanno che il loro pilota è Cristo? Passeranno sicure, viaggeranno senza soste, arriveranno alla mèta prestabilita, raggiungeranno la terra del riposo!
Non lasciamoci sedurre, come Eva, dalle suggestioni del tentatore.
6. In questo stesso mare c’è anche qualcosa che è superiore a tutti gli animali piccoli e grandi. Di che si tratta? Ascoltiamo il Salmo: Questo dragone che hai formato per burlarlo. Là ci sono gli esseri guizzanti senza numero, gli animali piccoli e grandi; là passeranno le navi senza che abbiano a temere non solo gli esseri guizzanti, che sono innumerevoli, o gli animali piccoli e grandi, ma neppure il dragone che vi abita e che hai formato – si dice a Dio – per burlarlo. Gran segreto questo, ma pure voglio dire quel che sapete. Voi sapete che il nemico della Chiesa è una specie di dragone: non l’avete visto con gli occhi del corpo, ma lo vedete con gli occhi della fede. È quello stesso che è chiamato anche leone: di lui la Scrittura dice: Calpesterai il leone e il dragone 11. Esso è già sottomesso al tuo capo, e sarà anche sottomesso al suo corpo, sol che le membra aderiscano al proprio capo per essere veramente sue membra. Ciò fu detto della prima donna, che questo dragone sedusse: mi riferisco a quell’Eva, a cui egli diede il consiglio di morte, insinuandosi sotto forma di serpente, con astuta azione suasiva, nel cuore femmineo di lei. Ed avvenne quel che sappiamo, quel che là anche noi facemmo e che tuttora piangiamo. Chè in quei due progenitori era presente l’intero genere umano: da qui la propagazione della morte, da qui anche nei bambini la responsabilità e il peccato. Difatti chi è puro – dice la Scrittura – dinanzi al tuo cospetto? Neppure l’infante che ha un sol giorno di vita sulla terra 12. La trasmissione del peccato, la trasmissione della morte dipende dal primo peccato. Voi infatti sapete quel che fu detto alla donna, o, per l’esattezza, al serpente, quando Dio venne a conoscere il peccato del primo uomo: Essa osserverà il tuo capo, e tu osserverai il calcagno di lei 13. Questo fu detto nel contesto di un grande mistero, fu detto come figura della Chiesa futura, la quale è nata dal fianco del suo sposo, mentre questi dormiva. Adamo era infatti il tipo del futuro Adamo, come dice l’Apostolo: Egli è il tipo di colui che sarebbe venuto 14. Era stato prefigurato quel che doveva avvenire, e nacque appunto la Chiesa dal fianco del Signore che dormiva sulla croce. Fu dal fianco squarciato del Crocifisso che scaturirono i sacramenti della Chiesa 15. Che cosa dunque fu detto alla Chiesa? Su, ora ascoltate, intendete, considerate: Essa osserverà il tuo capo, e tu il calcagno di lei 16. O Chiesa, osserva bene il capo del serpente. Qual è il capo del serpente? È la prima suggestione del peccato. Può venirti in niente, ad esempio, un qualche pensiero illecito: non devi fissarci la mente, non devi consentire ad esso. Questo pensiero che ti è venuto in mente è il capo del serpente: schiaccia questo capo e sfuggirai agli altri impulsi. Che significa: ” schiaccia il capo “? Significa che devi disprezzare la suggestione stessa. Ma mi ha suggerito – tu obietti – un guadagno: lì c’è un gran guadagno, lì c’è tanto oro; se riuscirai a compiere questa frode, sarai ricco. È il capo del serpente: schiaccialo! Che significa: ” schiacciare “? Significa disprezzare quel che ti ha suggerito. Ma mi ha suggerito – tu continui – molto oro. E che giova all’uomo se guadagna tutto il mondo, ma poi perde la sua anima? 17 Alla malora il guadagno del mondo, purché non ci sia il danno dell’anima. Se dici così, ecco, tu hai osservato il capo del serpente e l’hai schiacciato. Ma il diavolo, a sua volta, osserva il tuo calcagno. Che significa: ” osserva il tuo calcagno “? Egli spia quando tu ti allontani dalla via di Dio. Tu osservi la prima sua suggestione, egli osserva questo tuo passo falso. Difatti, se sei allontanato, cadrai, e se sei caduto, egli ti farà suo. Ed allora per non cadere, non devi uscire dalla via. Dio ha aperto per te una strada ristretta, e tutto lo spazio che sta fuori di essa, è sdrucciolevole. Per questo Cristo è per te, ad un tempo, la luce e la via: Era la luce vera, la quale illumina ogni uomo che viene in questo mondo 18; e: Io sono la via, la verità e la vita 19. Attraverso me e verso me tu. cammini. Se dunque egli è insieme luce e via, portandoti lontano da lui, sarai fuori della luce e fuori della via. E che ti succederà? Quel che degli empi dice un Salmo: Diventi la loro via un terreno tenebroso e sdrucciolevole 20.
Giobbe modello di fortezza nella prova.
7. Dunque questo dragone, l’antico nostro nemico, tutto fremente d’ira e astuto nel tendere agguati, si trova in un grande mare. Questo dragone che hai formato per burlarlo. Ebbene, tu devi burlare il dragone, perché proprio per questo è stato fatto. Egli, caduto per il suo peccato dalla sublime dimora del cielo e, divenuto, da angelo che era, diavolo, ottenne un certo suo posto in questo mare grande e spazioso. Quello che credi il suo regno, è in realtà il suo carcere. Molti infatti dicono: ” Perché il diavolo ha avuto un potere così vasto che domina in questo mondo ed è tanto forte e può tanto? “. Quanta forza ha o quanto può? Se non gli viene permesso, non può proprio nulla! Tu agisci in modo che non gli venga permesso nulla contro di te, o – se gli è stato permesso di tentarti – che si abbia a ritirare sconfitto e non ti possa far suo. Gli fu permesso infatti di tentare alcuni santi uomini, servi di Dio, ma essi lo vinsero perché non si allontanarono dalla via, non sbandarono, mentre egli “osservava il loro calcagno”. Quel sant’uomo di Giobbe stava seduto sul letamaio e correva nella via di Dio: guardate come osservava il capo del serpente e come l’altro spiava il calcagno di lui. Uno respingeva le suggestioni dell’altro, e questi cercava di vederlo cadere; raggirò anche la sua povera moglie, gli sottrasse tutte le cose che possedeva, gli lasciò solo quella sua collaboratrice, che in effetti non fu la consolatrice, ma piuttosto la tentatrice del marito, e la raggirò, quest’ultima, perché ” non osservava il suo capo “. Difatti ella era ancora Eva, ma lui, Giobbe, non era più Adamo! Privato di tutti i suoi averi, Giobbe rimase solo con la moglie, da cui doveva essere tentato, ma rimase anche con Dio, da cui sarebbe stato sorretto. Chi mai è diventato tutt’a un tratto più povero di lui, se consideri lo stato della sua casa? Ma chi è più ricco di lui, se poni mente al suo cuore? Nota la povertà della casa, da cui furono asportati tutti gli averi, ma nota anche la ricchezza del cuore: Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: come è piaciuto al Signore, così è avvenuto; sia benedetto il nome del Signore 21. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto: egli conosceva sia il suo rettore, sia il suo tentatore, conosceva chi permetteva di agire al suo tentatore. Nulla dunque – disse – può attribuirsi il diavolo: ha, sì, la volontà di fare del male, ma nessun potere egli avrebbe se non lo ricevesse; tanto io soffro quanto è il potere che ha ricevuto; perciò io soffro non da parte di lui, ma di colui che gli ha dato questo potere; debbo dunque disprezzare l’orgoglio del mio tentatore e sopportare i colpi del mio padre. Così fu respinto il tentatore, fu osservato il suo capo ed egli non poté penetrargli nel cuore. Solo all’esterno attaccò quella cittadella fortificata, ma non riuscì ad espugnarla. Sopravvenne poi un’altra tentazione: fu permesso al diavolo di infierire sul suo corpo, e lo colpì con una piaga gravissima dalla testa fino ai piedi; Giobbe si decomponeva nel putridume, era tutto pieno di vermi e, perduta la casa, se ne stava seduto sul letamaio. Ed è là che Eva, ormai prigioniera, messa là dal diavolo non per aiutare il marito, ma per farlo cadere, gli suggerisce di bestemmiare Dio. Dapprima nel paradiso il diavolo suggerì di disprezzare l’ordine di Dio; adesso invece suggerisce di bestemmiare il nome di Dio. Allora ebbe il sopravvento su di un uomo sano e perfetto, ora venne vinto da un uomo ormai imputridito: nel paradiso lo fece precipitare, nel letamaio fu invece superato. Quel dragone stava appunto spiando se Giobbe sarebbe caduto nella lingua. Ogni uomo infatti, quando agisce, tiene i piedi in quello che fa: è come se camminasse in quella stessa parte nella quale si muove. Giobbe stava dicendo tante cose: quelli che ne leggono il libro, sanno bene quante ne disse! Ora, in quella gran quantità di parole, il serpente osservava il calcagno di chi poteva cadere. Ma egli, che osservava a sua volta il capo del serpente, respinse ogni suggestione. Anzi, rispose anche alla moglie, come meritava che le venisse risposto. Hai parlato – le disse – come parlerebbe una delle donne sciocche: se dalla mano del Signore abbiamo accettato i beni, perché non ne sopporteremo i mali? Ed in tutte le parole che disse, egli mai non cadde 22. Questo però molti non sanno capirlo in quelle parole, perché intendono alcuni particolari come se Giobbe avesse detto qualcosa di offensivo nei riguardi di Dio.
Interpretare sapientemente le espressioni roventi di Giobbe.
8. Difatti, tra le tante cose ne disse una quasi in tono di stizza contro Dio, come almeno sembrerebbe a quelli che non capiscono. Ma egli rappresentava il grande personaggio di una grande profezia. Oh se ci fosse – disse parlando a Dio – un arbitro per noi! 23 Che significa: Oh se ci fosse un arbitro per noi? Che ci fosse uno a giudicare tra noi, perché, giudicando lui, prevarrebbe la mia causa. Tale è l’interpretazione, stando al semplice suono delle parole, ma tu devi esaminare te stesso per non cadere, perché quel serpente è sempre lì a spiare il tuo calcagno. Che cosa ti sembrava che avesse detto Giobbe? Oh se ci fosse un arbitro per noi! Oh se ci fosse un intermediario a giudicare tra me e te! Questo dice a Dio un uomo, lo dice un uomo giacente su un letamaio, lo dice a Dio come un angelo assiso in cielo: Oh se ci fosse un arbitro per noi! Ma che cosa prevedeva e che cosa bramava? Molti giusti e profeti – dice il Signore – avrebbero voluto vedere quello che voi vedete, e non lo videro 24. Egli desiderava un arbitro. Che cos’è un arbitro? È un intermediario incaricato di comporre una causa. Ma non eravamo noi nemici di Dio, e non era forse compromessa la nostra causa dinanzi a Dio? E chi avrebbe potuto concludere questa causa ormai compromessa, se non quell’autentico arbitro senza la cui venuta sarebbe andata distrutta la strada della misericordia? È di lui che l’Apostolo dice: C’è infatti un Dio solo ed uno solo è il mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo uomo 25. Se non fosse uomo, non sarebbe mediatore, perché come Dio è uguale al Padre. In un altro passo l’Apostolo dice: Ma non c’è mediatore di uno solo, mentre Dio è uno solo 26. Il mediatore suppone due termini: Cristo dunque è mediatore tra l’uomo e Dio, non già in quanto Dio, ma in quanto uomo. Difatti, in quanto Dio, è uguale al Padre, ma se è uguale al Padre, non è mediatore. Per poter essere mediatore, Cristo deve discendere dall’alto verso il basso e lasciare il piano di uguaglianza con il Padre, facendo quel che dice l’Apostolo: Egli annientò se stesso, assumendo la natura di schiavo, fatto a somiglianza degli uomini e trovato all’aspetto come uomo 27. Deve versare il suo sangue, cancellare il decreto della nostra condanna 28 e ristabilire l’armonia tra noi e Dio, raddrizzando la nostra volontà verso la giustizia e piegando la sentenza divina verso la misericordia. Come dunque abbiamo spiegato, con l’aiuto che ci ha dato il Signore, quest’unica frase proferita da Giobbe, che sembrava offensiva, così diciamo che anche le altre, che nel suo libro appaiono dure e blasfeme, hanno la loro interpretazione. Avremmo pensato che la cosa aveva un senso diverso, se non ci fosse stata la testimonianza stessa di Dio sia prima che Giobbe parlasse, sia dopo che ebbe parlato e concluso. All’inizio Dio gli rese testimonianza, dicendolo uomo senza rimprovero, verace cultore di Dio 29. Questo disse Dio, e lo disse prima ancora della sua tentazione. E perché poi nessuno avesse a scandalizzarsi per quelle parole, interpretandole male, e giudicasse quindi Giobbe come persona giusta prima della tentazione, mentre sarebbe venuto meno durante la grave tentazione e sarebbe caduto in una bestemmia sacrilega, il Signore alla fine di tutti i discorsi – quelli dello stesso Giobbe e quelli dei suoi amici che erano venuti a consolarlo – diede lui testimonianza che essi non avevano detto il vero come il suo servo Giobbe. Voi infatti – dice – non avete proferito nulla di vero dinanzi a me, come il mio servo Giobbe 30. Dopo comanda a Giobbe di offrire dei sacrifici per essi, onde siano liberati dai loro peccati.
Il potere del diavolo è circoscritto.
9. Su dunque, o fratelli miei, chi vuole osservare il capo del serpente e attraversare tranquillo questo mare (ché è ineluttabile che vi abiti tale serpente e – come avevo cominciato a spiegare al diavolo caduto dal cielo è stato assegnato questo luogo, deve osservare questo capo, guardandosi dal timore del mondo e dal desiderio del mondo. Le sue suggestioni, infatti, le ricava da quel che tu temi o desideri: egli tema o il tuo amore o il tuo timore. Se temerai il fuoco della geenna ed amerai il regno di Dio, osserverai veramente il suo capo e così, evitato il capo, starai tranquillo: egli non potrà né ottenere la tua caduta né godere della tua rovina. Nessuno poi, come ho già detto, deve dire: ” Il diavolo ha un grande potere “. Gli uomini in realtà vedono più o meno quanto è grande il potere che ha ricevuto, ma non vedono quel che ha perduto. Lo stesso santo Giobbe nei suoi mistici discorsi di tanto oscuro, significato parla di tale potere che viene attribuito al diavolo e, descrivendo costui in vari modi mediante figure e similitudini ed esponendo che cosa realmente è, o che cosa può fare, dice anche questo: Non c’è nulla fatto simile a lui sopra la terra, per essere burlato dai miei Angeli. In questo punto del libro di Giobbe è Dio che parla: Non c’è nulla sopra la terra fatto simile a lui, per essere burlato dai miei Angeli. Egli vede tutto ciò che è alto, ed è il re di tutte le cose, che sono sulle acque 31. Con questa testimonianza concorda il passo del salmo, che stiamo esaminando. Parlando infatti del mare grande e spazioso, dove ci sono animali piccoli e grandi, dove si trovano esseri guizzanti senza numero, dove corrono sicure per la saldezza del legno le navi, diceva: Questo dragone che hai formato per burlarlo. Ma se l’ha fatto per burlarlo, in che modo Dio lo burla? L’ha forse affidato a qualcuno per burlarlo, cioè perché sia burlato? Avremmo pensato che è Dio stesso a burlarlo, se il testo di Giobbe non avesse risolto la questione. Là infatti si dice: Per esser burlato dai miei Angeli. Vuoi tu burlare il dragone? Devi essere un angelo di Dio. Ma non sei ancora un angelo di Dio. In attesa di esserlo, se segui il cammino giusto per esserlo, ci sono gli Angeli che burlano il dragone, impedendogli di farti del male. Difatti gli Angeli del cielo sono stati messi al di sopra delle potestà dell’aria, e da questo fatto deriva l’espressione che qui ricorre. Essi, gli Angeli, vedono la legge immutabile, la legge eterna, che comanda senza essere scritta, senza avere sillabe, senza fare rumore, ed è sempre immutabile e stabile: la vedono nel loro cuore puro, ed in base ad essa fanno tutto ciò che qui vien fatto, ed in base ad essa sono regolate le potestà dai luoghi più alti ai più bassi. Ora, se sono dirette dalla parola di Dio le potestà dei cieli più alti, quanto più lo saranno le potestà più basse e terrene? Quel che resta perciò nei cattivi è soltanto il desiderio di fare del male agli altri. L’uomo ha in suo potere questo desiderio di fare del male, la volontà di rovinare. Ma anche se è riuscito a fare del male a qualcuno, non deve gloriarsene: non ha fatto del male con le proprie forze, ma gli è stato dato il potere di farlo. Ciò è stato detto una volta, ed è sentenza immutabile: Non c’è potere se non da Dio 32. Perché dunque tu temi? Stia pure nelle acque il dragone, stia pure nel mare per il quale tu devi passare. Esso è stato formato per essere burlato, è stato fatto apposta per questo luogo, è stato assegnato a questa sede. E tu pensi che sia una gran cosa per lui questa sede, perché non conosci la sede degli Angeli da cui invece è caduto. Quel che ti sembra esser per lui un motivo di gloria, è in realtà una condanna.
Similitudine del padrone di casa e dei domestici.
10. Vogliate ascoltare in proposito una breve similitudine, perché davvero una gran cosa è conoscere e capire questo punto. Immaginate che il governo della creazione, nel suo insieme, assomigli a una grande casa. Questa grande casa ha un suo padrone ed ha dei servi: tra gli stessi servi ce ne sono alcuni più vicini al padrone per la cura ed il disbrigo delle faccende più importanti, che riguardano il vestiario, i tesori, i granai, le grandi proprietà; ma ci sono altri servi addetti ai servizi più umili, in modo tale che, nella gerarchia di queste potestà subordinate, si arriva fino ad alcuni che hanno l’incarico di pulire le fogne. Quanti sono dunque i gradi che troviamo dai funzionari più alti fino a questi ultimi e più umili servizi! Supponete ora che qualcuno dei grandi funzionari commetta uno sbaglio e per punizione venga, per esempio, ridotto a portinaio dal suo padrone e relegato nell’ultimo angolo della casa; se egli esercitando il potere che gli è stato affidato, reca fastidio a coloro che vogliono entrare o uscire, sempre nei limiti del potere che ha ricevuto dal padrone, ma quelli ignorano che egli è stato un tempo un grande funzionario, penseranno certo che è grande il suo potere perché ignorano ciò che, in realtà, ha perduto. Eppure, fratelli miei, un tale portinaio di cui ho parlato presentandovi la similitudine di questa grande casa terrena, può fare qualche cosa all’insaputa del suo padrone e recare anche fastidio a qualcuno senza ordine espresso di lui. Il demonio, al contrario, non è stato neppure assegnato alla porta, per la quale entriamo per andare a Dio. La vera porta è Cristo, e attraverso Cristo noi entriamo nella vita eterna 33. Ma c’è anche una porta, per la quale si entra in questo mondo: è la porta della mortalità. In mezzo alle perdite e alle riprese di questa nostra debole carne, anche presso tale porta c’è un portinaio. Egli ha il potere su questo mare, in cui passano le navi, ma non fino al punto di riuscire a fare qualcosa all’insaputa o contro la volontà del Signore. Nessuno dunque può dire: ” Il demonio ha certo perduto il suo grande potere negli uffici più alti; io invece mi trovo nel posto più basso, ed egli può sempre avermi in suo potere: è dunque necessario che lo serva “. Non t’ingannare: ben ti conosce il tuo Signore, ti conosce tanto da tenere contati i tuoi stessi capelli 34. Perché dunque temi? Forse egli sta per tentare la tua carne: si tratta di una prova dolorosa che ti viene dal Signore, non già del potere del tuo tentatore. Questi vuole compromettere la salvezza, che ti viene promessa, ma non gli viene permesso. Ma perché non gli venga permesso, tu abbi Cristo per capo. Respingi il capo del dragone, non acconsentire alla sua suggestione, non deviare dalla tua strada! Questo dragone che hai formato per burlarlo.
Sarà cibo del serpente infernale chi ha sentimenti terreni.
11. [vv 27-29.] Vuoi vedere, infatti, che non ti può far del male se non gli viene permesso? Tutti essi, si dice, aspettano da te, Signore, che dia loro il cibo nel tempo opportuno. Anche questo dragone vuole mangiare, ma non può mangiare chi vuole. Tutti essi aspettano da te, Signore, che dia loro il cibo nel tempo opportuno. Tutti: sia gli esseri guizzanti che sono senza numero e gli animali piccoli e grandi, sia anche il dragone e tutte quante le creature, di cui hai riempito la terra: Tutti essi aspettano da te, Signore, che dia loro il cibo nel tempo opportuno. A ciascuno tu dài il proprio cibo. Come c’è il tuo cibo per te, così c’è il suo cibo per il dragone. Se vivrai bene avrai come cibo Cristo, ma se ti staccherai da Cristo, diverrai cibo del dragone. Tutti essi aspettano da te, Signore, che dia loro il cibo nel tempo opportuno. Che cosa è stato detto al dragone? Mangerai la terra. Sì, a lui è stato detto: Mangerai la terra in tutti i giorni della tua vita 35. Hai sentito qual è il cibo del dragone. Non vuoi che Dio ti faccia mangiare dal dragone; ed allora non renderti cibo del dragone, cioè non abbandonare mai la parola di Dio. Infatti quando fu detto al dragone: Mangerai la terra, già era stato detto anche all’uomo prevaricatore: Tu sei terra, ed alla terra ritornerai 36. Non vuoi essere cibo del serpente? Non devi essere terra. Ma come fare – tu chiedi – per non essere terra? Basta che non prenda gusto alle cose terrene. Ascolta l’Apostolo se non vuoi essere terra. Difatti il corpo che porti è terra, ma tu non devi essere terra. Che significa questo? Se siete risorti con Cristo – egli dice – cercate le cose di lassù, dov’è Cristo assiso alla destra del Padre; abbiate gusto alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra 37. Se non hai gusto alle cose terrene, non sei terra, e se non sei terra, non puoi esser mangiato dal serpente, a cui è stato appunto dato come cibo la terra. Dio dà al serpente il suo cibo quando vuole e quello che vuole; sta’ pur sicuro che egli sa giudicare, non può ingannarsi e non gli dà dell’oro invece della terra. Tutti essi aspettano da te, Signore, che dia loro il cibo nel tempo opportuno. Quando loro darai, raccoglieranno. Stanno dinanzi a loro, ma non raccoglieranno se non quando tu darai. Giobbe stava dinanzi al diavolo, ma questi non poté divorare Giobbe, anzi non osò neppure tentarlo finché non glielo concesse il Signore. Aspettano da te: quando tu loro darai, raccoglieranno; se tu non darai, non raccoglieranno.
La bontà dell’uomo è dono di Dio.
12. E che c’è per noi, o fratelli? Qual è il nostro cibo? Il seguito del passo tratta anche del nostro cibo: Se tu invece apri la tua mano, tutti quanti si riempiranno di bontà. Che vuol dire, o Signore, che tu apri la tua mano? La tua mano è Cristo! Ed il braccio del Signore a chi è stato rivelato? 38 A chi viene rivelato il braccio viene pure aperto, in quanto la rivelazione è un’apertura. Se tu invece apri la tua mano, tutti quanti si riempiranno di bontà. Se tu riveli il tuo Cristo, tutti quanti si riempiranno di bontà. Essi non hanno di per se stessi la bontà, perché talvolta viene loro dimostrato che, se tu distogli il tuo volto, saranno turbati. Molti, essendo ripieni di bontà, si attribuirono in proprio quel che avevano, e vollero gloriarsi di una loro personale giustizia, e dissero a se stessi: ” Sono giusto, sono grande “, assumendo un atteggiamento di autocompiacenza. Ma risuonò per loro la voce dell’Apostolo: Che cosa hai tu che non abbia ricevuto? 39 E Dio, proprio per dimostrare all’uomo che ciò che ha, l’ha avuto da lui, perché l’uomo con la bontà abbia anche l’umiltà, qualche volta lo turba nell’intimo: distoglie il suo volto da lui, e l’uomo cade in tentazione, e così gli fa vedere che, se era giusto e camminava sulla retta via, ciò avveniva perché era lui a governarlo. Se invece tu distogli il tuo volto, saranno turbati. Considerate ciò che dice l’uomo anche in altro salmo: Io ho detto nella mia prosperità: Non mi muoverò in eterno 40. Presumeva di sé: essendo pieno di bontà, pensava che fosse a lui solo dovuta tutta la sua bontà e diceva nel suo cuore: Non mi muoverò in eterno. Ma poi, avendo capito di aver ricevuto la grazia da Dio, per averne fatta esperienza, espresse il dovuto ringraziamento: O Signore, nella tua volontà hai conferito virtù alla mia bellezza; ma hai distolto il tuo volto da me, e sono rimasto turbato 41. Così anche qui si dice: Se tu apri la tua mano: aprirai la tua mano e tutti quanti si riempiranno di bontà; quando si è aperta non la loro mano, ma la tua mano. Se invece tu distogli il tuo volto, saranno turbati.
L’uomo non ha motivi di vanto dinanzi a Dio.
13. Ma perché tu fai questo? Perché tu distogli il tuo volto, onde siano turbati? Toglierai il loro spirito, e verranno meno. Il loro spirito era la loro superbia: essi si gloriano, si attribuiscono meriti, si ritengono giusti. Distogli dunque il tuo volto, onde siano turbati; togli il loro spirito, e vengano meno e possano gridare a te: Esaudiscimi presto, o Signore: è venuto meno il mio spirito. Non distogliere il tuo volto da me 42. Toglierai il loro spirito, e verranno meno, e ritorneranno nella loro polvere. L’uomo che si pente del proprio peccato, ritrova se stesso scoprendo che non aveva forze sue personali, e si confessa a Dio dicendo di essere terra e cenere. O superbo, sei ritornato nella tua polvere, ti è stato tolto il tuo spirito. Ormai più non ti vanti, non ti innalzi, non ti giustifichi; avverti che sei stato fatto di polvere ed in questa tua polvere sei ricaduto, non appena il Signore ha distolto il suo volto da te. Pregalo dunque, confessa a lui la tua polvere e la tua debolezza!
Dono dello Spirito è la grazia che ci rinnova.
14. [v 30.] Considera poi quello che segue: Manderai il tuo spirito, e saranno creati. Toglierai il loro spirito e manderai il tuo: toglierai il loro spirito, cioè non avranno più il loro spirito. Sono stati dunque abbandonati? Beati i poveri di spirito: dunque non sono stati abbandonati, perché di essi è il regno dei cieli 43. Non avendo voluto avere il loro spirito, essi avranno lo spirito di Dio. Proprio questo ha detto il Signore ai futuri martiri: Quando vi prenderanno e vi porteranno via, non datevi pensiero di come o di che cosa dovrete parlare, perché non siete voi che parlate, ma è lo spirito del Padre vostro che parla in voi 44. Non attribuite a voi la fortezza. Se si tratta della vostra fortezza – dice – e non della mia, allora è durezza e non fortezza. Toglierai il loro spirito, e verranno meno, e ritorneranno nella loro polvere; manderai il tuo spirito, e saranno creati. Di lui infatti noi siamo fattura – ha detto l’Apostolo – creati per le opere buone 45. Dal suo spirito abbiamo ricevuto la grazia per vivere nella giustizia, perché è sempre lui che giustifica l’empio 46. Toglierai il loro spirito, e verranno meno; manderai il tuo spirito, e saranno creati, e rinnoverai la faccia della terra, mediante cioè i nuovi uomini, i quali confessano di essere stati giustificati, e non di esser di per sé giusti, perché sia in loro la grazia di Dio. Osserva quali siano questi uomini, mediante i quali è stata rinnovata la faccia della terra. Dice san Paolo: Ho lavorato più di tutti quelli. Che dici, Paolo? Considera se tu o il tuo spirito ha fatto questo. Non io – spiega – ma la grazia di Dio con me 47.
15. [v 31.] Ed allora che avviene? Dato che, quando il Signore toglierà il nostro spirito, ritorneremo nella nostra polvere, avviene che possiamo guardare utilmente alla nostra debolezza per essere poi ricreati, ricevendo il suo spirito. Osserva quel che segue: Sia la gloria del Signore in eterno. Non la tua gloria, non la mia, non la gloria di quello o di quell’altro: sia la gloria del Signore, e non per un certo tempo, ma in eterno. Si allieterà il Signore nelle sue opere. Non nelle tue opere come se siano tue, poiché le tue opere, se sono cattive, derivano dalla tua iniquità e, se sono buone, derivano dalla grazia di Dio. Si allieterà il Signore nelle sue opere.
Il timore è necessario nell’opera della salvezza.
16. [v 32.] Egli riguarda la terra, e la fa tremare; egli tocca i monti, e si metteranno a fumare. O terra, tu esultavi nella tua bontà, attribuivi a te stessa la forza della tua magnificenza, ed ecco il Signore si volge a guardarti e ti fa tremare. Oh si volga a guardarti e ti faccia tremare, perché è molto meglio il tremore dell’umiltà che la fiducia sicura della superbia. Osservate in che modo Dio riguarda la terra e la fa tremare. Alla terra che troppo confida in se stessa e ne esulta, così parla l’Apostolo: Con timore e tremore operate la vostra salvezza. Con timore e tremore, perché è Dio che opera in Voi 48. Tu, o Paolo, dici operate; ci dici di operare, ma perché con tremore? Perché è Dio soggiunge – che opera in voi. Dobbiamo dunque farlo con tremore, perché è Dio che opera. Poiché è lui che ti ha dato e non proviene da te ciò che hai, opererai con timore e tremore: se infatti non tremerai dinanzi a lui, ti toglierà ciò che ti ha dato. Devi dunque operare con tremore. Senti un altro Salmo: Servite il Signore con timore ed esultate per lui con tremore 49. Se bisogna esultare con tremore, è segno che Dio riguarda e fa muovere la terra: quando Dio riguarda, tremano i nostri cuori ed allora Dio vi riposerà. Ascolta come parla in un altro testo: Sopra chi riposerà il mio spirito? Sopra l’umile, il mansueto e chi trema alle mie parole 50. Egli riguarda la terra, e la fa tremare; egli tocca i monti, e si metteranno a fumare. Superbi erano i monti e menavano vanto, perché Dio non li aveva toccati; egli li tocca e si metteranno a fumare. Che cos’è questo fumare dei monti? È l’orazione che viene elevata al Signore. Ecco i monti grandi e superbi, i monti immensi non usavano pregare Dio: volevano essere pregati, ma non pregavano essi l’Altissimo. Chi infatti, se è potente, orgoglioso e superbo su questa terra, si degna di pregare umilmente Dio? Parlo – s’intende – degli empi, e non dei cedri del Libano che ha piantato il Signore. Chiunque è empio – anima veramente infelice non sa pregare Dio, e vuol esser lui pregato dagli uomini. È un monte, e bisogna pertanto che Dio lo tocchi per mettersi a fumare: quando comincerà a fumare, dirigerà la sua orazione a Dio, come sacrificio del suo cuore. Si mette a fumare dinanzi a Dio, poi si batte il petto, e comincia anche a piangere, perché anche il fumo strappa le lacrime. Egli tocca i monti, e si metteranno a fumare.
17. [v 33.] Canterò al Signore nella mia vita. Che cosa canterà? Canterà tutto quello che esiste. Sì, cantiamo al Signore nella nostra vita. Per ora la nostra vita è solo speranza, ma essa dopo sarà eternità: vita della vita mortale è la speranza della vita immortale. Canterò al Signore nella mia vita; inneggerò al mio Dio, per quanto tempo io sono. E poiché in lui sono senza fine, per quanto tempo io sono inneggerò al mio Dio. Chè non possiamo mica pensare che, quando cominceremo ad inneggiare a Dio nella città celeste, dovremo fare altra cosa lassù: tutta la nostra vita consisterà sempre nell’inneggiare a Dio. Se, per ipotesi, ci venisse a nausea quel che è l’oggetto della nostra lode, ci verrebbe a nausea anche questa nostra lode. Ma se egli sarà sempre amato, sarà sempre da noi lodato: Inneggerò al mio Dio, per quanto tempo io sono.
Sacrifici accetti a Dio, l’umiltà e la contrizione del cuore.
18. [v 34.] Sia gradito a lui il mio parlare, ed io mi rallegrerò nel Signore. Sia gradito a lui il mio parlare. Quale può essere il parlare dell’uomo davanti a Dio, se non la confessione dei propri peccati? Confessa a Dio quel che sei, ed avrai parlato con lui! Parla con lui, compi le opere buone, e parla. Lavatevi, purificatevi – dice Isaia – togliete le malvagità dalle vostre anime, dallo sguardo dei miei occhi; smettete di compiere le vostre iniquità, imparate a fare del bene, tutelate in giudizio l’orfano, rendete giustizia alla vedova, e poi venite, parliamo, dice il Signore 51. Che cosa significa parlare con Dio? Rivelati a lui che ti conosce, perché egli si riveli a te che non lo conosci. Sia gradito a lui il mio parlare. Ecco il tuo parlare che veramente è gradito al Signore: il sacrificio della tua umiltà, la contrizione profonda del tuo cuore, l’offerta totale della tua vita. Tutto ciò è gradito a Dio. A te invece che cosa è gradito? Ed io mi rallegrerò nel Signore. È proprio questo il parlare reciproco, di cui ho detto: tu rivelati a lui che ti conosce, ed egli si rivela a te che non lo conosci. Come a lui riesce gradita la tua confessione, così a te riesce gradita la sua grazia. Egli ti ha già parlato di sé. Come ti ha parlato di sé? Per mezzo del Verbo. Quale Verbo? Cristo. Egli ti ha parlato e di sé ti ha parlato: avendoti mandato Cristo, ti ha parlato di se stesso. È proprio così, ascoltiamo il Verbo in persona: Chi ha visto me, ha visto anche il Padre 52. Ed io mi rallegrerò nel Signore.
Godere che i peccatori si convertano e vivano.
19. [v 35.] Spariscano i peccatori dalla terra. Questa sembra essere una crudeltà. O anima santa, che canta e geme nel Salmo! Potesse ritrovarsi con essa l’anima nostra, potesse con essa collegarsi e associarsi e congiungersi! Vedrebbe allora anche la misericordia di chi sembra crudele. Chi può infatti capire questa parola se non colui che è pieno di carità? Spariscano i peccatori dalla terra. Tu ti sei impaurito perché c’è una maledizione. Chi è che proferisce la maledizione? È un Santo, e viene certamente esaudito. Ma ai Santi è stato detto: Benedite, e non vogliate maledire 53. Che significa dunque questa affermazione: Spariscano i peccatori dalla terra? Significa: spariscano del tutto, sia tolto il loro spirito e spariscano, perché Dio mandi loro il suo spirito e siano ricreati. Spariscano i peccatori dalla terra, e gli iniqui sicché più non siano. Che cosa vuol dire il non siano? Che non siano iniqui: che siano dunque giustificati, sicché più non siano iniqui! Questo ha visto l’autore sacro e si è riempito di gioia e richiama il versetto iniziale del Salmo: Benedici anima mia, il Signore. Benedica l’anima nostra il Signore, o fratelli, che si è degnato di dare a noi la capacità e la possibilità di parlare, ed a voi la volontà e l’attenzione necessaria. Ciascuno di voi procuri di ricordare, come può, quello che ha ascoltato; nelle vostre conversazioni esponete, gli uni agli altri, l’alimento a voi offerto, meditate quel che avete ricevuto perché non si perda nel fondo oscuro dell’oblio. Un sì prezioso tesoro riposi sulla vostra bocca 54. Con grande fatica queste cose sono state indagate e scoperte, con altrettanta fatica esse sono state a voi presentate e spiegate: sia la nostra fatica ricca di frutti per voi, e benedica l’anima nostra il Signore.