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004 – 24 Aprile 2022 – 2a Domenica di Pasqua – Ambrosiano C

ArteMusicaPoesia

004 – 24 Aprile 2022 – 2a Domenica di Pasqua – Ambrosiano C

Puoi cancellare tante cose, ma non un amore

24 aprile 2022 Seconda domenica di Pasqua

Omelia di don Angelo

La Pasqua e le manifestazioni. E ora tocca ai discepoli. Alla sera di quell’incredibile giorno, entrano in scena loro, i discepoli come gruppo. E forse non è del tutto corretto dire: “entrano in scena”. Entra in scena il Risorto. Perché loro stazionano immobili nella casa a Gerusalemme, porte chiuse. Sconcertante la divaricazione. I racconti della risurrezione sono tutti, oserei dire, fuori casa, percorsi da  un fremito: la porta di Maria di Magdala che si apre che ancora è buio, le donne che anelano a portare profumi, la locanda di Emmaus dove Cleopa e il suo compagno di strada lo videro illuminarsi, allo spezzare del pane. 

I discepoli? Come spariti. Ma spariti da prima. Assenti, innominati nell’ora della croce. Certo da qualcuno avranno pur saputo del loro Maestro e come l’avessero appeso a una croce. Due, non discepoli, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, e occhi di donne, ancora donne, all’atto di deporlo nella tomba, poco lontano dal Calvario, nel giardino. 

Fa impressione: da un lato questo fremito che va oltre ogni paura e dall’altro le porte chiuse per paura. Chiuse le porte, immobili, i discepoli resistono alle parole delle donne, le prendono come un vaneggiamento. Non escono, entra Gesù. Che ha la sorprendente arte di passare porte chiuse. Le nostre porte chiuse. Per grazia.

“Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: Pace a voi!. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco”. “Stette in mezzo”: scrive Giovanni; . E, dopo otto giorni, ancora: “stette in mezzo a loro”. Non era un venire frettoloso, di passaggio, era uno stare in mezzo. Come aveva loro assicurato la sera della cena, pochi giorni prima, forse in quella stessa casa al piano superiore. Aveva loro detto “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”. Di otto giorni in otto giorni. Chissà se io lo riconosco: “Viene qui e sta, sta in mezzo”. Chissà se mi prende emozione al pensarlo. Vedete, forse, rivolgendomi a voi, non dovrei dire: “Il Signore sia con voi”, ma “il Signore è con voi, sta con noi”. E a noi rimane – fragili e da poco come siamo – questa beatitudine, a volte faticosa, ma incandescente: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Beati anche noi. Stette in mezzo. In mezzo anche a quel loro dubitare. “Disse loro: Pace a voi!. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco”. Mostrò segni di chiodi e di lancia. Prima che Tommaso li invochi come un segno, è lui. Gesù, a mostrarli come il vero segno. Poi a noi basta fissare, occhi estasiati. Tommaso, chissà, forse non ha neppure toccato. O, almeno, non è detto. Segno dei chiodi e della lancia che rimangono, non sono cancellati dalla risurrezione, rimangono come trasfigurati. Fanno memoria, da non cancellare. Puoi cancellare tante cose, ma non un amore. La memoria mi ritorna ai chiodi della crocifissione. 

Confitto a una croce. 

Non dovevi più camminare.

Era necessità ai potenti

fermarti:

passavi facendo il bene,

schiodavi i paralitici

alzavi la testa ai poveri

facevi camminare i sogni.

Era necessità fermarti,

eri pericolo.

Fermo per sempre,

legato a una croce,

imprigionato l’imprigionabile.

Fisso da lontano

la trafittura dei chiodi

adoro il segno

della mia libertà.

Sì, odoro profumo di libertà. Adoro la liberta del mio Signore: il segno dei chiodi mi  racconta fin dove arriva l’amore. E come l’amore non sia imprigionabile: incondizionato, libero, risorge. Ma nello stesso tempo adoro il segno della mia, della tua, della nostra libertà: lui, morto e risorto perchè fossimo liberi, perché sconfitti fossero tutti quelli che attentano alla libertà, quelli che ci soffocano in sepolcri, quelli che ci tolgono il respiro.

Vorrei dirvi tutto questo con le parole di un amico, che mi è molto caro, don Paolo Alliata. Sentite il respiro di queste parole: “Abbiamo bisogno di voci amiche e mani fedeli, che ci aiutino a uscire dai nostri sepolcri, quelli in cui ci rinchiudiamo, soffocati dalla rabbia e dall’angoscia per aver sbagliato, mancato, tradito. Quanto è grande, allora, e profonda la bestemmia di chi, in nome di Dio, carica di pesi gli altri o sé stesso e stringe nodi al respiro, di altri o di sé stesso. Dio non stringe nodi, Dio non carica pesi, e su questo Gesù prende apertamente posizione quando dice ai farisei: “Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!”. Gesù ha inteso il suo ministero, la sua vita tra noi, come un chiamare fuori dal sepolcro, un togliere pesi, uno sciogliere nodi. Quando, dopo essere entrato nella vita piena della risurrezione, si rende presente in mezzo ai suoi, rinchiusi nel cenacolo, serrati nella paura della persecuzione e nell’angoscia del senso di colpa per averlo abbandonato, la prima cosa che dice è: “Pace”. “Via i pesi, datemi i nodi, li sciogliamo. Si riparte. Avete imparato che l’amore conosce il suo tormento, attraversa la sua sconfitta, e deve rinascere. Perché l’amore vuole rinascere, sempre di nuovo. Pace a voi!”.  E poi cosa fa Gesù? Li manda a togliere pesi, a sciogliere nodi: “Andate, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra, quindi andate. Riscattatemi dal fondo buio di ogni angolo, di ogni cuore ripiegato su sé stesso, schiacciato dai sensi di colpa. Andate, perché a coloro cui rimetterete i peccati saranno rimessi, coloro a cui non li rimetterete resteranno non rimessi. Dunque andate, rimettete peccati, togliete pesi, sciogliete nodi”.

Profumo di libertà. La domenica – voi lo sapete – ricorda la risurrezione. Ebbene ogni domenica ci ricordi che sacra, e da difendere, è la libertà, quella delle coscienze e quella dei popoli. 

Mi ritorna alla mente un canone del concilio di Nicea, anno 325, canone 20. Prescrive “che non si debba, nei giorni di domenica e di Pentecoste, pregare in ginocchio”. Recita così: “Poiché vi sono alcuni che di domenica e nei giorni della Pentecoste si inginocchiano, per una completa uniformità è sembrato bene a questo santo sinodo che le preghiere a Dio si facciano in piedi”. Come a dire che Dio i suoi figli li vuole liberi, in piedi.

LETTURA At 4, 8-24a

Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto. L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.

Commento al filmato:lo splendido, solenne, “Vivace – Grave – Allegro” dal “Concerto grosso fatto per la notte di Natale” di Arcangelo Corelli, canta con toni maestosi il discorso di Pietro ai capi del Popolo – è un annuncio imponente:

«Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

SALMO Sal 117 (118)

La pietra scartata dai costruttori

ora e pietra angolare.

Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,

perché il suo amore è per sempre.

Dica Israele:

«Il suo amore è per sempre».

Dica la casa di Aronne:

«Il suo amore è per sempre». R

La pietra scartata dai costruttori

è divenuta la pietra d’angolo.

Questo è stato fatto dal Signore:

una meraviglia ai nostri occhi. R

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,

sei il mio Dio e ti esalto.

Rendete grazie al Signore, perché è buono,

perché il suo amore è per sempre. R

Commento al filmato:lo stupendo “Allegro Assai” del Concerto in La min di Bach, le spettacolari immagini del “Giudizio Finale”di Beato Angelico, “Cristo in Gloria”di Melozzo da Forlì con la splendida fotografia del “Muro del Pianto”di Gerusalemme all’alba, cantano con toni esultanti il Responsoriale tratto dal Salmo 117/118.:

«Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.»

EPISTOLA Col 2, 8-15

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

Commento al filmato: il solenne annuncio di san Paolo ai cristiani di Colossi «Siete stati sepolti con Cristo nel battesimo e con lui siete anche risorti.», è avvolto dalla maestà  di uno splendido “Allegro” del Concerto in Do di Vivaldi, in cui le note esultanti delle due trombe si rincorrono in un caleidoscopio di armonie affascinanti per annunciare il trionfo di Cristo:

«Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.»

VANGELO Gv 20, 19-31

✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Commento al filmato: nel solenne “Senza indicazione di Tempo” del Concerto in Fa min di Bach, il Pianoforte e l’Orchestra cantano maestosi questa prima apparizione ai Discepoli del Risorto che da loro la Pace e soffia il Suo Spirito:

«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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