1 Febbraio 2026 4a Domenica dopo l’Epifania Omelia di don Angelo
Da dove la mia stanchezza?
Quarta domenica dopo l’Epifania
1 Febbraio 2026
omelia di don Angelo
“Essendo il Signore Gesù salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva”.
Ma egli dormiva.
E come immaginare che non prendesse sonno – e di piombo! – dopo una giornata come quella?
Sceso dal monte, ecco un lebbro, contro tutte le prescrizioni lo tocca, guarito; tocca da lontano il servo, in fin di vita, di un centurione, sull’istante è risanato. E poi, giunto a Cafarnao – è scritto – “entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva. Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati”.
Spesso le sue giornate erano così, esagerate. Tant’è che un giorno quelli di casa andarono con l’intenzione di riportarlo a più miti consigli, per ricondurlo negli argini, dicevano: “E’ fuori di sé”, e lui si negò, la sua era passione.
Una giornata dunque, quella, senza respiro; alla fine decise che si prendesse la via del lago e per barca si approdasse nel paese dei Gadareni. “I suoi discepoli – è scritto – lo seguirono”. Mi si accende il verbo: “lo seguirono”. Sì, anche perchè nell’ultimo tratto di strada prima di arrivare al lago “uno scriba si avvicinò e gli disse: “Maestro, ti seguirò dovunque tu vada”. Gli rispose Gesù: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Non vorrei sembrarvi sfrontato: ora sappiamo dove aveva da posare il capo: su una barca, Dove a svegliarlo, non bastarono né acqua né vento né tempesta. La barca di quel giorno mi racconta la stanchezza di Gesù. Sfinito. Ma ora so da dove quella stanchezza, quella sfinitezza, il suo sonno. Da dove venivano? Forse potrei chiudere la domanda con una parola, o forse ne dovrei trovare mille; ebbene, ripensando la sua giornata, vorrei dire: venivano dalle ore della compassione: gli occhi, i suoi, pieni della vita degli altri e nulla che gli sfuggisse né dei volti né della terra; il cuore a battere, a compatire, e ognuno – come suggerisce il verbo – trovasse un compagno al patire, trovasse il conforto della condivisione.
E la nostra stanchezza? Ha qualche volta il colore della stanchezza di Gesù? Viene da compassione? Ha come origine il fatto che tu degli altri ti accorgi, li hai a cuore, ti lasci attraversare da desideri di custodia e di cura? Ti fai compagno di questa umanità, anche dei drammi che la vanno segnando? Oso un pensiero, è solo domanda: a volte mi chiedo il perché di tanta stanchezza che fa peso oggi nell’aria e nell’anima; vorrei pensare che, in parte almeno, venga dalla compassione. E non sarà meglio una stanchezza dalla compassione che una ebbrezza dall’ indifferenza?
Faccio ritorno al racconto: le traversate del mare, come quelle della vita, non sono mai al riparo da rischi, nemmeno le traversate al seguito di Gesù – “ lo seguirono” è scritto – si va per mare, tra bonaccia e tempeste, E quante le ore di bonaccia? E quante le ore di tempesta? E il tempo che può cambiare da un minuto all’altro?
“La barca era ormai coperta dalle onde. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia”.
Ci accadesse oggi – confessiamolo – non saremmo molto diversi da quei discepoli che l’avevano seguito per mare, né avremmo parole dissimili dalle loro. Nell’immediato – diciamocelo – ci lascia un grumo di stupore il rimprovero di Gesù all’affaccio di un grido disperato: le parole dei discepoli, occhi gonfi di mare, erano grido. E non erano forse anche una preghiera? “Salvaci, Signore, siamo perduti”.
E Gesù, svegliato bruscamente, ancora steso sul fondo della barca, a dire loro: “Perché avete paura, gente di poca fede?”. Poi si alzò.
Forse che non capiva la loro paura? Ci è difficile immaginarlo. O forse era invito a creare nell’anima un varco al superamento della paura? E varco al superamento della paura è sentirci barca: riconoscerci nella debolezza e, insieme, aprirci a una presenza. Mi bussa e ribussa ancora l’immagine della barca. Forse anche perché non finiscono di bussarmi le tragedie in mare, cui abbiamo fatto l’abitudine, sino a cancellarle o quasi dai notiziari, quasi più non accadessero.
Ebbene – mi chiedo – le parole di Gesù non sono anche fessura a riconoscere che noi siamo barca, non siamo transatlantico che solca imperterrito i mari: ti conosci e senza rossori riconosci la fragilità che ci accomuna. Barca, fragile barca, sono io, siamo noi; siamo noi che a volte rincorriamo sicurezze spavalde, insensati arroccamenti, sogni di potenza, di grandezza, di dominio.
Siamo un pezzo nodoso di legno, poca cosa, eppure abitato e avvolto da una presenza che non abbandona, quella del Signore che non si è fatto un’altra barca né ci chiede di disprezzare la nostra: piccola cosa, a fronte del’immenso mare.
Chissà – vado immaginando – forse il rimprovero di Gesù ai discepoli non fu tanto per il grido “Salvaci”, ma per l’amarezza delle parole che seguirono “Siamo perduti”. Andavano a toccare il cuore di uno che non ci perde. Uno che un giorno dirà: “Questa è la volontà del Padre mio: che io non perda nessuno”.
Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?»
Alla fine su quella barca bastò la piccola fede. Un giorno Gesù dirà che ne basta una, anche piccola, piccola come un granello di senape a smuovere le montagne. Io oggi sono a ringraziare per la barca e a pregare per la piccola fede, la mia. Che sia un granello di senape.
Letture
LETTURA Sir 43, 23-33a
Lettura del libro del Siracide
Con la sua parola Dio ha domato l’abisso e vi ha piantato le isole. I naviganti del mare ne descrivono i pericoli, a sentirli con i nostri orecchi restiamo stupiti; là ci sono opere singolari e stupende, esseri viventi di ogni specie e mostri marini. Per lui il suo messaggero compie un felice cammino, e per la sua parola tutto sta insieme. Potremmo dire molte cose e mai finiremmo, ma la conclusione del discorso sia: «Egli è il tutto!». Come potremmo avere la forza per lodarlo? Egli infatti, il Grande, è al di sopra di tutte le sue opere. Il Signore è terribile e molto grande, meravigliosa è la sua potenza. Nel glorificare il Signore, esaltatelo quanto più potete, perché non sarà mai abbastanza. Nell’esaltarlo moltiplicate la vostra forza, non stancatevi, perché non finirete mai. Chi lo ha contemplato e lo descriverà? Chi può magnificarlo come egli è? Vi sono molte cose nascoste più grandi di queste: noi contempliamo solo una parte delle sue opere. Il Signore infatti ha creato ogni cosa.
Commento al filmato: l’Organo, le trombe e i Timpani dello spettacolare “Ad Festum Paschalis Sonata” di Johann Kuhnau proclamano con toni solenni, maestosi:
In quei giorni. La benedizione di tutti gli uomini e la sua alleanza / Dio fece posare sul capo di Giacobbe; / lo confermò nelle sue benedizioni, / gli diede il paese in eredità:
SALMO Sal 135 (136)
Rendete grazie al Signore,
il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio degli dèi,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore dei signori,
perché il suo amore è per sempre. R
Lui solo ha compiuto grandi meraviglie,
perché il suo amore è per sempre.
Ha creato i cieli con sapienza,
perché il suo amore è per sempre. R
Ha disteso la terra sulle acque,
perché il suo amore è per sempre.
Ha fatto le grandi luci,
perché il suo amore è per sempre. R
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi,
perché il suo amore è per sempre.
Egli dà il cibo a ogni vivente,
perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio del cielo,
perché il suo amore è per sempre. R
Commento al filmato: nello spettacolare “Allegro” del Concerto in La min di Bach tratto da “L’Estro Armonico” di Vivaldi, le note imponenti dell’Organo cantano con toni maestosi il Responsoriale “Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.” trtatto dal Salmo 135/136, è un Inno di Grazie alla Maestà e Misericordia del Signore:
Ha creato i cieli con sapienza,
perché il suo amore è per sempre.
Ha disteso la terra sulle acque,
perché il suo amore è per sempre.
Ha fatto le grandi luci:
perché il suo amore è per sempre.
EPISTOLA Col 3, 4-10
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria; a motivo di queste cose l’ira di Dio viene su coloro che gli disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando vivevate in questi vizi. Ora invece gettate via anche voi tutte queste cose: ira, animosità, cattiveria, insulti e discorsi osceni, che escono dalla vostra bocca. Non dite menzogne gli uni agli altri: vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato.
VANGELO Mt 8, 23-27
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Essendo il Signore Gesù salito sulla barca, i suoi discepoli lo seguirono. Ed ecco, avvenne nel mare un grande sconvolgimento, tanto che la barca era coperta dalle onde; ma egli dormiva. Allora si accostarono a lui e lo svegliarono, dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». Ed egli disse loro: «Perché avete paura, gente di poca fede?». Poi si alzò, minacciò i venti e il mare e ci fu grande bonaccia. Tutti, pieni di stupore, dicevano: «Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».