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25 Gennaio 2026 Santa Famiglia Omelia di don Angelo

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25 Gennaio 2026 Santa Famiglia Omelia di don Angelo

Come nido, ha tepore e ha cielo

Santa Famiglia di Nazaret

25 Gennaio 2026

omelia di don Angelo

Alla festa della famiglia di Nazaret fa controcanto quest’anno il racconto di Luca sulla presentazione di Gesù al tempio – era un cucciolo di poche settimane.

Tra le minime annotazioni sulla famiglia di Nazaret, rinveniamo questa pagina che a sua volta – perdonate se insisto – racconta immersione, immersione e infinito trasvolamento.

Immersi, come tutti, Maria e Giuseppe nelle tradizioni di un popolo;  la legge diceva sacro a Dio ogni maschio primogenito, ed ecco  il rituale: presentarlo a Dio e riaccoglierlo, come a riscatto con una offerta.

Li vediamo andare, Giuseppe e Maria. Chissà se su dorso di asino, lei e il bambino. Non era lontana Gerusalemme, ma nemmeno dietro l’angolo, una decina di chilometri, e ancora relativamente vicino per lei il giorno del parto. Forse uno sgomitolare di pensieri in loro e – già prima che fossero per strada – un chiedersi che segno fosse per loro portare al tempio il bambino che era figlio dell’Altissimo e non avere altra scelta per loro se non l’offerta di una coppia di tortore o due giovani colombi, l’offerta dei poveri.

Il figlio  dell’Altissimo lo avrebbero riaccolto  tra le braccia con una offerta da poveri. E che cosa ricordava il gesto  se non che ogni neonato, primo o non primo che sia, ricco o povero che sia, nato in una reggia o in una stamberga di pastori, nato nell’eldorado di una clinica di lusso o su imbarcazione squassata in mare o tra macerie di guerra, è sacro. E’ da venerare. Non ti appartiene: lontano da te il pensiero di averlo pagato, Dio te lo restituisce come per affidamento, ogni figlio affidato. Lo hai tra le braccia. Che non sono sequestro.

Abbracciare, prendere tra le braccia. Vorrei fare sosta sulle braccia. Rileggo dopo anni il brano, a crearmi indugio quest’anno è nel racconto un passare di braccia in braccia, quelle di Maria che lo reggevano e lo coccolavano, poi quelle del sacerdote che lo prese tra le braccia per la benedizione, poi ancora tra le braccia della madre; poi, fuori ogni previsione, “un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui”.

E subito a sfiorarmi un pensiero: puoi abbracciare in tanti modi, ma dove la misuri l’intensità di un abbraccio? L’abbraccio del sacerdote che presiedeva il rito, se non era burocrate, aveva una sua verità, ma ben altra a confronto l’intensità dell’abbraccio di Simeone.

Ebbene lui, Simeone, pur avanti negli anni, quel frugolo di bimbo lo volle in braccio quasi non gli bastasse sfiorarlo con  un riconoscimento a parole. L’abbraccio tocca i corpi, passa significazione attraverso il corpo, naviga la tenerezza dei corpi, il caldo del sangue. E’ gesto prezioso anche nelle case, anche nella famiglia, anche nella famiglia dell’umanità, nelle amicizie: abbracciare ed essere abbracciati. Penso alle braccia di Maria che accolgono  il suo figlio al venire alla luce e alle sue braccia che lo accolgono nel suo morire, in un cielo buio,  calato di sotto la croce; all’inizio e alla fine le braccia come vocabolario di una tenerezza che non si consuma, che fa di un luogo una famiglia, una casa, odore di casa e la bellezza di essere custoditi, e non da mura gelide, ma affocate.

L’abbraccio di Simeone mi sembra prezioso – ed è importante – perché insegna a tutti noi che siamo veri nel gesto quando teniamo sì nelle braccia, ma non tratteniamo. Può accadere che l’altro lo si abbracci, ma lo si voglia a nostra immagine e somiglianza: dàgli spazi, ha un suo avvenire, ha il suo passo, ha i suoi sogni, ha le sue fragilità, ha le sue emozioni, i suoi affetti, ha la sua missione irripetibile nella vita. Abbraccialo nel corpo e dentro.

Potremmo dite che a questo furono chiamati Maria e Giuseppe nel giorno della presentazione  un taglio nel racconto ha nascosto le parole di Simeone dopo un primo moto di stupore dei genitori – . Chiamati a non trattenere, a lasciar scorrere i pensieri sul figlio ben oltre umane immaginazioni, accogliere l’imprevedibilità, il fuoriuscire dalle ovvie programmazioni. Fu  Simeone quel giorno ad aprire squarci impensati, indefiniti, quasi si addensassero, a fronte di risurrezioni, ombre dp contraddizioni e di spada sul futuro: “Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione  e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Consolazione e spaesamento. Abbracciare e non trattenere.

Mi ritorna per la famiglia l’immagine di un nido:il nidomi affascina,  ha tepore e ha cielo. Come un abbraccio.

Che poi si allarga. Mi ritornano parole di una poesia, che oso  sforbiciare, di Chandra Livia Candiani, cara amica:

Ci sono tutti i tu

amati e quelli spintonati via

ci sono i noi cuciti

di lacrime e di labbra

riconoscenti. Ci sono

inchini a braccia spalancate

e maledizioni bestemmiate

in faccia al mondo.

Ci sono tutti, tutti quanti,

non in fila, e nemmeno

in cerchio,

ma mescolati come farina e acqua

nel gesto caldo

che fa il pane:

io è un abbraccio.

Letture

LETTURA Sir 7, 27-30. 32-36

Lettura del libro del Siracide

Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le doglie di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato: che cosa darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? Con tutta l’anima temi il Signore e abbi riverenza per i suoi sacerdoti. Ama con tutta la forza chi ti ha creato e non trascurare i suoi ministri. Anche al povero tendi la tua mano, perché sia perfetta la tua benedizione. La tua generosità si estenda a ogni vivente, ma anche al morto non negare la tua pietà. Non evitare coloro che piangono e con gli afflitti móstrati afflitto. Non esitare a visitare un malato, perché per questo sarai amato. In tutte le tue opere ricòrdati della tua fine e non cadrai mai nel peccato.

Commento al filmato: è di una delicata, incantevole bellezza questo “Mouvement de Menuet” dalla “Sonatine” di Maurice Ravèl; il Pianoforte, con note dolcissime canta melodie ineffabili per raccontare il brano del Siracide:

Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare le doglie di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato: che cosa darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? Con tutta l’anima temi il Signore e abbi riverenza per i suoi sacerdoti.

SALMO Sal 127 (128)

Vita e benedizione sulla casa che teme il Signore.

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene. R

La tua sposa come vite feconda

nell’intimità della tua casa;

i tuoi figli come virgulti d’ulivo

intorno alla tua mensa. R

Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore.

Ti benedica il Signore da Sion.

Possa tu vedere il bene di Gerusalemme

per tutti i giorni della tua vita! R

Commento al filmato: le solenni note della Tromba, in dialogo ritmato con l’Orchestra, nell’entusiasmante “Allegro” del Concerto in Si b Magg. di Vivaldi, cantano con armonie affascinanti il Responsoriale «Ci benedica il Signore tutti i giorni della nostra vita» tratto dal Salmo 127/128, con lo straordinario risalto delle immagini di “S. Antonio Abate” di Beato Angelico, “La Sacra Famiglia” di Poussin, “S. Antonio Abate di Velazquez e “San Francesco di Paola attraversa lo stretto di Messina sul mantello” di Benedetto Luti:

Beato chi teme il Signore

e cammina nelle sue vie.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

sarai felice e avrai ogni bene.

EPISTOLA Col 3, 12-21

Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie! La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre. Voi, mogli, state sottomesse ai mariti, come conviene nel Signore. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza. Voi, figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore. Voi, padri, non esasperate i vostri figli, perché non si scoraggino.

Commento al filmato: nelle note dolcissime, appassionate del Pianoforte dello splendido “Andante amoroso” dalla Sonata in Si b di Mozart, vi è tutta la tenerezza di San Paolo nelle accorate raccomandazioni che l’Apostolo delle Genti rivolge ai cristiani di Colossi:

Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.

VANGELO Lc 2, 22-33

Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio «una coppia di tortore o due giovani colombi», come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui.

Commento al filmato: il racconto della Presentazione di Gesù al Tempio, è avvolto da un’atmosfera di grande religiosità creata dalle note dolcissime, serene dell’Organo della “Grande Pièce Symphonique” di César Franck; ma nel momento della profezia di Simeone rivolta a Maria «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori»., queste note si fanno quasi tempestose per poi chiudersi, dolcissime, sulla visione della vita quotidiana di Gesù a Nazareth:

Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza,  la grazia di Dio era su di lui.

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