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25 Dicembre 2022 Natale del Signore Omelia di don Angelo

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25 Dicembre 2022 Natale del Signore Omelia di don Angelo

Il miracolo nelle fasce e nella mangiatoia

Natale del Signore 2022

Omelia di don Angelo

Per chi suona la campana? Me lo sono chiesto, all’accorrere del suono delle campane. Un suono a lungo negato dal rumore della mia città, dove anche la vita frenetica fa rumore, sottofondo impenitente. Finalmente nella notte e all’alba a vincere erano loro, le campane. Libere. Mi sembravano libere.

Per chi suoni le campane, Andrea? Me lo sono chiesto oggi, perché la  nostra chiesa è rimaste tra le poche in città ad avere le funi e per farle sgolare, le campane, di gioia o di dolore o di attesa   – oggi di gioia – devi metterci le braccia. E che bello – mi sono detto –che ad indurle allo scampanio non ci sia un orologio programmato, ma le braccia. E a muovere le braccia una intenzione, un pensiero, un sentimento, una passione. E mi è sembrato di leggere la parabola del nostro Natale. Dei nostri natali che spesso suonano  come per impulso di un orologio programmato: lo scatto a dicembre, o anche prima, e si dà inizio al rito della parola “natale” scritta  dappertutto, ad ogni passo, una pubblicità ma sazia, senza pensiero, se non quello, troppo spesso, di un guadagno arraffa tutto. Perdonatemi, un pensiero triste come di chi è in vista di un soffocamento. E  che a soffocare non sia proprio il Natale, per parola troppo abusata?

Alcuni amici, tempo fa, mi raccontavano del loro stupore quando in uno dei loro viaggi, arrivati in Giappone, scoprirono che pure là si ricordava il natale; ma poi la loro sorpresa quando, alla domanda se si festeggiasse la nascita di Gesù, gli interpellati, stralunando gli occhi, chiesero: “E chi è Gesù?”.

Ecco perché penso che sia una grazia che a convocarci qui questa mattina non sia stato un clic programmato, ma una campana di campanile e forse, ancor più, un rintocco o uno sgolare di campane nel cuore.

E qui abbiamo sostato, e ancora sostiamo, al racconto antico. Il racconto va accolto nella sua nudità e nella sua interezza. Parla di giorni bui, di una stagione buia. A dire il buio sono nomi e nomi di cosiddetti reggitori di popoli, evocati nelle parole di inizio racconto, ombre di sopraffazioni politiche e religiose, un popolo che cammina nelle tenebre. Accade quando è soffocata la libertà dello spirito.

Ebbene il Natale si accende, come un umile e incantato falò dei pastori, nel buio. Se cancelliamo il ricordo del buio e della povertà, lo esiliamo dalla storia e non ci rimane che un bambinello, oggetto di vezzeggiamenti, ma senza storia. Penso alle immagini dei bambino Gesù fuori dai presepi, o su mangiatoie che sono troni: sembrano mute, vanno ricucite al nudo racconto.

ll racconto vive di queste parole: “Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro greggi”. E fu visita di pastori su invito di angeli. Il cielo era ritornato buio.

Mi ha sempre colpito questa assenza di parole nel racconto della nascita: le ultime quelle degli angeli. poi  solo gli occhi. Un parlarsi con gli occhi o – se volete – dagli occhi. Gli angeli era come se avessero detto: “Fate attenzione al segno” e loro, i pastori,  mangiatoia e fasce se le erano come incollate agli occhi. Ecco ora mangiatoia e fasce stavano loro davanti. Qui sostiamo anche noi, con stupore. Questo il segno da contemplare, da ricordare, da decifrare. Sarebbe sconsacrazione mettere la nascita in altro che non sia fasce e mangiatoia.  Le fasce – lasciatemi fantasticare – avevano fatto un lungo viaggio: spesso le cose piccole, che ti fasciano e scaldano, vengono da lunghi viaggi, sono segni di mani che hanno tessuto da lontano, le fasce della notte forse dal telaio di Maria. E la mangiatoia? Un pensiero geniale di Giuseppe,  trasformare in culla un trogolo che odorava di muso di animali. Non sappiamo se di asino e bue, ce li abbiamo messi noi. Ma ci stanno bene, sono in sintonia con fasce e mangiatoia per dire dove si abbandona Dio, dove ci tocca e noi lo tocchiamo.

Fasce e mangiatoia. Non togliete il bambino dalle fasce e dalla mangiatoia; non toglietelo per riporlo in uno scatolone e riprenderlo l’anno dopo. Lui ha scelto il segno, non derubatelo.

Bello darne notizia, bello scampanare per la sua nascita, bello scampanare per fasce e mangiatoia.  Quando nel racconto della nascita riappaiono parole, le  prime sono quelle dei pastori che dicono di fasce e mangiatoia. E’ scritto: “E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro”..

Vorrei ora fare silenzio. Ho troppo parlato, forse per timore che la nascita di Gesù sia  defraudata del suo germoglio, defraudata della notizia buona. Faccio silenzio e vi lascio alle parole che un amico mi ha regalato in questi giorni. Sono parole di un teologo e pastore luterano, Dietrich Bonhoeffer, impiccato il 9 aprile 1945, dai nazisti nel carcere di Flossenberg, aveva39 anni. Ecco le sue parole in un suo sermone di Avvento:

“Cristo nella mangiatoia […]. Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro […]. Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono “perduto”, lì egli dice “salvato”; dove gli uomini dicono “no”, lì egli dice “sì”. Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì egli posa il suo sguardo pieno di amore ardente incomparabile. Dove gli uomini dicono “spregevole”, lì Dio esclama “beato”. Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ci è vicino come mai lo era stato prima, lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia”

Il miracolo nelle fasce e nella mangiatoia.

Le Letture

LETTURA Is 8, 23b – 9, 6a

Lettura del profeta Isaia

In passato il Signore Dio umiliò la terra di Zàbulon e la terra di Nèftali, ma in futuro renderà gloriosa la via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti. Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Madian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.

Commento al filmato:è di una bellezza spettacolare il “Presto” del Concerto in Re Magg di Mozart – le note del “Fortepiano” e dell’Orchestra, si sviluppano in un dialogo impetuoso, appassionante per descrivere la solenne profezia di Isaia:

«Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra.»

SALMO Sal 95 (96)

Oggi è nato per noi il Salvatore.

Cantate al Signore, uomini di tutta la terra.

Cantate al Signore, benedite il suo nome,

annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,

a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R

Gioiscano i cieli, esulti la terra,

risuoni il mare e quanto racchiude;

sia in festa la campagna e quanto contiene,

acclamino tutti gli alberi della foresta. R

Acclamino davanti al Signore che viene:

sì, egli viene a giudicare la terra;

giudicherà il mondo con giustizia

e nella sua fedeltà i popoli. R

Commento al filmato:  in uno splendente, emozionante, “Allegro Assai” del Concerto in La min di Bach (Concerto a violino certato), i due Violini e la Viola “Obbligati”, con l’Orchestra, cantano esultanti: 

«Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato.
Chiedimi e ti darò in eredità le genti
e in tuo dominio le terre più lontane».

EPISTOLA Eb 1, 1-8a

Lettera agli Ebrei

Fratelli, Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? E ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio». Mentre degli angeli dice: «Egli fa i suoi angeli simili al vento, e i suoi ministri come fiamma di fuoco», al Figlio invece dice: «Il tuo trono, Dio, sta nei secoli dei secoli».

Commento al filmato:nello spumeggiante “Allegro”del Concerto in Re min di Vivaldi, l’Orchestra canta con toni veementi l’annuncio di san Paolo ai Gàlati:

E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: «Abbà! Padre!». 

VANGELO Lc 2, 1-14

✠ Lettura del vangelo secondo Luca

In quei giorni. Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Commento al filmato:la grande potenza delle note dell’Organo nel “Präludium” in Re Magg di Bach, racconta con esultanza e maestà il Prologo del Vangelo di Giovanni che inquadra l’Onnipotenza del Verbo al Principio della Creazione e la Sua Incarnazione:

«E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità.»

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