Salmo 114

Salmo 114

Oso dire infatti alla vostra Carità che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e in tanto l’uomo ha trovato come lodarlo in quanto Dio s’è degnato lodare se stesso. (s. Agostino esposizione sul salmo 144)

Salmi – Capitolo 114

Inno pasquale

[1]Alleluia.

Quando Israele uscì dall’Egitto,
la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
[2]Giuda divenne il suo santuario,
Israele il suo dominio.

[3]Il mare vide e si ritrasse,
il Giordano si volse indietro,
[4]i monti saltellarono come arieti,
le colline come agnelli di un gregge.

[5]Che hai tu, mare, per fuggire,
e tu, Giordano, perché torni indietro?
[6]Perché voi monti saltellate come arieti
e voi colline come agnelli di un gregge?

[7]Trema, o terra, davanti al Signore,
davanti al Dio di Giacobbe,
[8]che muta la rupe in un lago,
la roccia in sorgenti d’acqua

I dare say to your Charity that God, in order to be well praised by man, sang his own praise, and man found how to praise him because God deigned to praise himself. (St. Augustine, exposition on Psalm 144)

Psalm 114

When Israel came out of Egypt,
    Jacob from a people of foreign tongue,
Judah became God’s sanctuary,
    Israel his dominion.

The sea looked and fled,
    the Jordan turned back;
the mountains leaped like rams,
    the hills like lambs.

Why was it, sea, that you fled?
    Why, Jordan, did you turn back?
Why, mountains, did you leap like rams,
    you hills, like lambs?

Tremble, earth, at the presence of the Lord,
    at the presence of the God of Jacob,
who turned the rock into a pool,
    the hard rock into springs of water.

Commento al filmato: il racconto solenne dell’uscita di Israele dall’Egitto è cantato dalle note maestose, trionfali dei due Corni in dialogo appassionante con l’Orchestra dello splendido “Allegro” del oncerto in Fa Magg. di Vivaldi:

Quando Israele uscì dall’Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro, [2]Giuda divenne il suo santuario, Israele il suo dominio. [3]Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro,  [4]i monti saltellarono come arieti, le colline come agnelli di un gregge.

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Comment to the film: the solemn story of Israel’s exit from Egypt is sung by the majestic, triumphal notes of the two Horns in an exciting dialogue with the Orchestra of the splendid “Allegro” of Vivaldi’s concert in F Major:

When Israel came out of Egypt, the house of Jacob from a barbarous people, [2] Judah became his sanctuary, Israel his dominion. [3] The sea saw and withdrew, the Jordan turned back, [4] the mountains skipped like rams, the hills like lambs of a flock.

sant’Agostino esposizione sui Salmi

SUL SALMO 113/114

ESPOSIZIONE

DISCORSO 1

La storia della salvezza: fatti e parole.

1. [vv 1-6.] Abbiamo letto sicuramente, carissimi fratelli, il racconto dell’Esodo e lo ricordiamo come cosa ben nota. Il popolo d’Israele, liberato dall’iniqua oppressione egiziana, passò a piedi asciutti tra le onde del mare divise a metà 1. E quando stavano per entrare nella terra promessa 2 attraverso il Giordano, questo fiume al tocco dei piedi dei sacerdoti che portavano l’arca del Signore si arrestò bloccando a monte il corso delle acque, mentre dalla parte inferiore, defluendo verso il mare, le acque seguitarono a scorrere normalmente. I sacerdoti poggiavano così il piede sull’asciutto e questo finché il popolo al completo non ebbe guadagnato l’altra sponda. Son cose note. Tuttavia per quanto riguarda il presente salmo, al quale abbiamo risposto acclamando e cantando Alleluia, non dobbiamo pensare che lo Spirito Santo abbia inteso solamente rammentarci quelle gesta del passato, senza che ve ne scorgiamo altre simili da realizzarsi in futuro. Infatti tutte quelle cose – dice l’Apostolo – accadevano loro con valore di simbolo: erano però scritte a nostro ammaestramento, di quanti cioè viviamo al compiersi dei tempi 3. Orbene, nel salmo abbiamo udito le parole: Uscendo Israele dall’Egitto, la casa di Giacobbe da un popolo barbaro, la Giudea divenne cosa a lui sacra, Israele divenne suo dominio. Il mare vide e fuggì; il Giordano si volse indietro. Non crediate si tratti unicamente d’un racconto di fatti avvenuti; è al contrario una predizione di quanto sarebbe dovuto accadere. Difatti al momento stesso in cui tali miracoli accadevano agli occhi di quel popolo antico, si trattava, sì, di eventi attuali ma essi non erano privi di significato per l’avvenire. In vista di ciò il profeta autore del salmo si premura di mostrarci che quanto egli afferma a parole s’identifica con quanto storicamente s’era compiuto nei fatti, in quanto eventi e parole risalivano ad un’unica ed identica origine, lo Spirito Santo. Per l’intervento dello Spirito, infatti, quel che era destinato a manifestarsi completamente alla fine dei secoli fu in antecedenza annunziato con figure risultanti di fatti e di parole. Non che egli ripeta a paroletta il racconto delle cose accadute ma, come sappiamo e abbiamo letto, con espressioni parzialmente diverse: in modo che non si pensi ad un semplice resoconto di eventi passati ma piuttosto (come sono in realtà) predizione di eventi futuri. Osserviamo quanto si dice del Giordano. [Nei libri storici] non leggiamo che si volse indietro, ma piuttosto che al passaggio di quel popolo si arrestò a monte, cioè da quella parte da cui provenivano le acque. E quanto ai monti e ai colli non leggiamo che abbiano saltato di gioia; e altri particolari che il salmista non solo aggiunge ma anzi ripete. Dice: Il mare vide e fuggì; il Giordano si volse indietro. E soggiunge: I monti tripudiarono come arieti e i colli come agnelli. Quindi, ripetendo le stesse cose, li apostrofa in questo modo: Per qual motivo, o mare, fuggisti? e tu, o Giordano, perché ti rivolgesti indietro? Perché, o monti, saltellaste come arieti, e voi, o colline, come agnelli?

I Cristiani, non i Giudei, sono l’Israele di Dio.

2. Stiamo attenti alla portata di questo richiamo. Difatti non solo le antiche vicende del popolo eletto sono simboli nei nostri riguardi ma anche le parole del salmo sono un invito a riconoscerci in esse. Se infatti custodiamo con animo intrepido la grazia che Dio ci ha data, noi siamo l’Israele [di Dio] e la discendenza di Abramo, e a noi dice l’Apostolo: Voi pertanto siete la discendenza di Abramo 4. In un altro passo egli afferma: Non quando aveva la circoncisione ma quand’era col prepuzio, la fede fu ascritta a giustizia ad Abramo: il quale poi ricevette il segno della circoncisione come sigillo della giustizia avuta per la sita fede nel tempo dell’incirconcisione, sì da essere ascritta anche a questi la giustizia, ed egli potesse essere padre dei circoncisi, non solo di quelli che provengono dalla circoncisione ma anche di coloro che seguono le orme della fede del padre nostro Abramo, ancora incirconciso 5. Che se gli fu detto: lo ti ho costituito padre di molte genti, non fu perché sarebbe stato padre solamente di quel popolo che praticava la circoncisione della carne. Di molte genti non significa infatti ” di alcune ” ma ” di tutte “, come gli si promette esplicitamente con le parole: In le saranno benedette tutte le genti 6. Nessun cristiano si reputi un estraneo al nome di Israele, poiché nell’unica pietra angolare siamo tutti intimamente congiunti a quei credenti di origine giudaica tra i quali primeggiano gli Apostoli. Ne parlava un giorno il Signore quando diceva: Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche quelle bisogna che io conduca, e si farà un solo ovile e un solo pastore 7. Il popolo cristiano è dunque più degli altri l’Israele [di Dio], più degli altri è la casa di Giacobbe, in quanto sono la stessa persona Israele e Giacobbe. Quanto invece ai Giudei, la gran maggioranza di loro è stata giustamente riprovata per la sua incredulità, poiché per delle soddisfazioni temporali vendette il diritto alla primogenitura. Essi pertanto appartengono ad Esaù piuttosto che a Giacobbe 8. Ricordate infatti come ad indicare tale misteriosa sostituzione fu detto: Il più grande diverrà servo del più piccolo 9.

Attualità degli eventi dell’Esodo.

3. Il nome ” Egitto ” significa afflizione, o persona affliggente o opprimente, e spesso rappresenta il mondo attuale: quel mondo da cui dobbiamo spiritualmente separarci per non essere persone sottoposte allo stesso giogo degli infedeli 10. Difatti si diventa cittadini degni della Gerusalemme celeste solo se prima si rinunzia al mondo presente. Proprio come l’antico popolo eletto, il quale non poté essere introdotto nella terra promessa senza aver prima abbandonato l’Egitto. E come quel popolo non poté allontanarsi dall’Egitto se non per l’intervento di Dio liberatore, così nessuno si stacca col cuore da questo mondo se ad aiutarlo non interviene con i suoi doni la misericordia divina. Insomma quanto accadde figuratamente una sola volta in quel popolo, lo stesso accade in forma perfetta adesso alla fine del mondo (in questa ora che è anche l’ultima, come si esprime il beato Giovanni) e accade in ogni credente, cioè ogni volta che la Chiesa partorisce nuovi figli, cosa che avviene ogni giorno. Ascoltate l’Apostolo, il dottore delle genti, e come egli le istruisca magistralmente. Dice: Non voglio che voi ignoriate, o fratelli, che i nostri padri tutti furono nella nube, e tutti passarono per il mare; e tutti seguendo Mosè furono battezzati nella nuvola e nel mare; e tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale e bevvero la stessa bevanda spirituale (bevevano dalla roccia spirituale che li accompagnava, e la roccia era Cristo); ma della maggior parte di loro non si compiacque il Signore; infatti furono prostrati nel deserto. Or queste cose costituivano un simbolo per noi 11. Cosa vorreste di più, fratelli carissimi? Eccovi una testimonianza certa e chiara, basata non su induzioni umane ma su un insegnamento autentico e apostolico, che è poi insegnamento stesso di Dio e del Signore. Negli Apostoli infatti parlava Dio. Erano nuvole carnali, ma da esse Dio faceva udire il tuono della sua voce. In forza di un attestato così autorevole e manifesto siamo sicuri che tutte le vicende che accadevano all’antico popolo contenevano un valore simbolico e si sono realizzate adesso nella nostra salvezza. Le cose che allora venivano prefigurate e predette ora le leggiamo già avvenute e le abbiamo sott’occhio nel loro quotidiano realizzarsi.

Il Vecchio Testamento illustrato dal Nuovo.

4. Udite una cosa ancora più mirabile. Alcuni misteri, celati e avvolti come da un velo nei libri del Vecchio Testamento, in altri libri, sempre del Vecchio Testamento, sono almeno in parte svelati. Così, ad esempio, parla il profeta Michea: Io mostrerò loro – dice – dei portenti come nel giorno della loro partenza dall’Egitto. Le genti vedranno e resteranno confuse di fronte a tanta loro potenza; staranno con la mano alla bocca e avranno le orecchie assordate. Come serpenti che strisciano per terra lambiranno la polvere, si rimpiattiranno nelle loro dimore, impazziranno di paura innanzi al Signore Dio nostro ed avranno terrore di te. Chi è simile al Dio tuo, che toglie l’iniquità e passa sopra il peccato di coloro che sono rimasti della tua eredità? Egli non tratterrà più il sito sdegno, a testimonianza che egli è benevolo e misericordioso. Egli si rivolgerà ed avrà pietà di noi, affogherà nell’acqua le nostre iniquità e getterà nel profondo del mare tutti i nostri peccati 12. Vedete, fratelli, con quanto maggiore chiarezza in questo passo sono svelati i sacrosanti misteri [della salvezza]. Così nel nostro salmo. Sebbene lo Spirito da cui proviene la mirabile profezia miri al futuro, tuttavia dà l’impressione che narri eventi passati Dice: La Giudea divenne cosa a lui sacra; il mare vide e fuggì; usa cioè forme verbali indicanti il passato, come appunto sono divenne, vide, fuggì. E ugualmente si riferiscono al passato le espressioni: Il Giordano si volse indietro, i monti tripudiarono, la terra fu scossa. Questo tuttavia non ha da pregiudicare l’applicazione al futuro. Se così non fosse, dovremmo, in opposizione con quanto attesta il Vangelo, considerare un resoconto del passato, e non una predizione del futuro, le parole: Si son divisi le mie vesti e hanno gettato la sorte sul mio vestito 13. Questa espressione infatti, sebbene formulata con voci verbali indicanti il passato, prediceva quel che tanto tempo dopo si sarebbe avverato nella passione del Signore. Così fa, o carissimi, il profeta che sopra ho ricordato. Egli volle rifinire, lavorandoli come con una lima, anche i cuori più rozzi e senza troppi indugi dilatarli verso la comprensione delle realtà future ricavandole dagli avvenimenti del passato. Noi pertanto riteniamo che le vicende antiche erano delle figure per noi; e questa convinzione ci proviene dall’autorità non solo degli Apostoli ma anche dei profeti. Infatti i profeti non omisero di chiarire il loro messaggio, sicché, vedendo [la realizzazione] delle figure e assaporandone la gioia, certi e sicuri, dal tesoro di Dio sappiamo cavar fuori ricchezze nuove e antiche, tutte e due in pieno accordo fra loro. Michea, ad esempio, cantò i fatti di cui vi ho parlato molto tempo dopo l’esodo di quel popolo dall’Egitto e molto prima dell’era cristiana; eppure egli attesta in maniera inequivocabile che la sua predizione riguarda eventi futuri. Dice: Io mostrerò loro dei portenti come nel giorno della loro partenza dall’Egitto. Le genti vedranno e resteranno confuse. Lo stesso concetto è espresso nel salmo con le parole: Il mare vide e fuggì. Difatti, se con voci verbali del passato come vide e fuggì velatamente si predicono eventi futuri, chi potrà mai pensare che con termini quali vedranno e resteranno confusi (evidentemente di tempo futuro) si indichino avvenimenti passati? Un po’ più oltre precisa, con parole più chiare della luce, quali fossero i nemici che ci inseguivano nella fuga smaniosi di ucciderci. Erano i nostri peccati, che nel battesimo furono sommersi e annientati come gli egiziani travolti dal mare. Dice: Poiché è benevolo e misericordioso, egli si rivolgerà ed avrà pietà di noi; affogherà nell’acqua le nostre iniquità e getterà nel profondo del mare tutti i nostri peccati.

5. Cosa vuol dire questo, o carissimi? Voi vi riconoscete come veri Israeliti, della discendenza di Abramo 14; voi siete la casa di Giacobbe e gli credi secondo la promessa. Ebbene, persuadetevi che quando rinunziaste al mondo usciste dall’Egitto, e che emigraste di fra mezzo a un popolo barbaro allorché, professando la vera religione, vi segregaste dall’empietà del paganesimo. Non è infatti la vostra propria lingua ma una lingua straniera quella che non sa pronunziare le lodi di Dio, al quale voi cantate Alleluia. In voi infatti la Giudea è divenuta luogo a lui sacro. Poiché non è vero Giudeo quello che lo è manifestamente, come non è vera circoncisione quella che si porta al di fuori, nel corpo. Il vero Giudeo lo è nell’intimo, mediante la circoncisione del cuore 15. Esaminate dunque il vostro cuore. Se sarà stato circonciso mediante la fede e purificato dalla confessione, allora in voi la Giudea è divenuta luogo a lui sacro e Israele è divenuto in voi il suo dominio. Egli infatti vi ha dato il potere di diventare figli di Dio 16.

L’annuncio evangelico mette in crisi il mondo.

6. Eccovi ora una cosa che ciascuno di voi deve ricordare. Voi avete deciso di aderire a Dio con tutto il cuore. Voi intendete sbarazzarvi delle antiche passioni, frutto della vostra ignoranza, e sottomettervi con animo docile al giogo soave del Signore. Abbandonando, anzi rigettando, le opere carnali e mondane in cui si dibatteva con pena e senza frutto il vostro cuore (quasi obbligato dal tirannico potere del diavolo a cuocere i mattoni in Egitto), voi volete correre portando solamente il peso leggero di Cristo. Avete infatti prestato ascolto alla voce del Signore che dice: Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò 17. Ebbene ciascuno di voi ricordi che tutti gli impedimenti del mondo sono ormai superati. Le voci contrarie dei fautori d’apostasia o non osano alzarsi o, spaventate dal fatto che il nome di Cristo è esaltato e glorificato in tutte le regioni della terra, si son messe a tacere. Così il mare ha visto ed è fuggito, e a te è rimasta aperta la via alla libertà spirituale senza alcuna resistenza di contraddittori.

Necessità della conversione.

7. Quanto al Giordano e in che modo si sia volto indietro, non vorrei che andaste a ricercare il fatto al di fuori di voi stessi né che immaginaste un rivolgimento in senso cattivo. Vi è noto come il Signore rimproveri certuni che a lui volsero non la faccia ma le spalle 18. Difatti chiunque abbandona il suo Principio e si allontana dal suo Creatore precipita nell’amara perversione del mondo, come un fiume che si perde nel mare. Se pertanto qualcuno aveva voltato a Dio le spalle, è bene che si volga indietro, in modo che Dio gli si trovi di fronte allorché sarà sulla via del ritorno. È bene che alle sue spalle ci si trovi il mare di questo mondo: quel mare che aveva dinanzi allo sguardo mentre vi precipitava. È bene insomma che un tal uomo dimentichi le cose che ha dietro di sé per protendersi verso quelle che gli si parano dinnanzi 19. È bene tutto questo, ma per chi ha già invertito la rotta. Difatti se uno dimenticasse le cose che ha dietro prima della conversione, significherebbe che egli dimentica Dio, poiché è proprio Dio quello che s’era lasciato dietro quando gli aveva voltato le spalle. Protendersi poi verso le cose che si trovano innanzi significherebbe, per un uomo siffatto, ingolfarsi nelle cose del mondo, in quanto è proprio al mondo che egli tiene rivolto lo sguardo, avido di tuffarvisi. Nel Giordano sono quindi rappresentati coloro che hanno ricevuto la grazia del battesimo; e in tanto si dice che il Giordano si è volto indietro in quanto i battezzati si sono rivolti a Dio. Essi non tengono più Dio alle loro spalle ma contemplano la gloria del Signore a faccia svelata e sono trasformati nella stessa sua immagine procedendo da gloria a gloria 20.

8. Interrogate e chiedete: Per qual motivo, o mare, fuggisti? e tu, o Giordano, perché ti rivolgesti indietro? Perché, o monti, saltellaste del santo Vangelo. E i colli come agnelli. Sono coloro ai quali vien detto: Io vi ho generati in Cristo mediante il Vangelo; e ancora: Vi scrivo queste cose non per farvi arrossire ma per ammonirvi come figli carissimi 21. Di costoro è anche detto: Recate al Signore i figli degli arieti 22. Allargate lo sguardo a tutte le regioni della terra, voi che siete in grado di contemplare tali meraviglie e sapete goderne e cantarne gloria al Signore vostro Dio. Osservate come tutte queste cose, avvenute simbolicamente e profetizzate tanti secoli prima, si stanno adempiendo ora in mezzo a tutte le genti.

9. Interrogate e chiedete: Per qual motivo, o mare, fuggisti? e tu, o Giordano, perché ti rivolgesti indietro? Perché, o monti, saltellaste come arieti, e voi, o colline, come agnelli? Come mai, o mondo, sono finiti gli ostacoli che un giorno opponevi? Come mai vi volgete al Signore, voi, miriadi di fedeli sparsi per tutta la terra, rinunziando li mondo presente? Perché mai godete, voi eletti, ai quali alla fine sarà detto: Va bene, servo buono! poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità sul molto 23? Perché mai godete, voi eletti, ai quali alla fine sarà detto: Venite, o benedetti dal Padre mio; possedete il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo 24?

10. [v 7.] Essi vi risponderanno con le parole che seguono, anzi sarete voi stessi a rispondere così: Dinnanzi alla faccia del Signore fu scossa la terra, dinnanzi al Dio di Giacobbe. Che vuol dire: Dinnanzi alla faccia del Signore, se non: Alla presenza di colui che annunziò: Ecco, io sarò con voi sino alla fine del mondo 25? La terra fu scossa, ma siccome prima era rimasta pigra in senso deteriore, così quando fu scossa lo tu per essere più saldamente consolidata alla presenza del Signore.

La conversione a Cristo è opera della grazia.

11. [v 8.] Egli cambia la roccia in stagni d’acqua e la rupe in sorgenti d’acqua. Egli addolcì se stesso, e stemperò quella specie di durezza in lui insita, al fine di irrigare i suoi fedeli. Accadde così che in loro scaturì una fontana d’acqua zampillante per la vita eterna, mentre prima, quando non lo si conosceva, egli sembrava dura roccia. Tanto è vero che ne rimasero turbati quei tali che gli dissero: Codesto discorso è duro e chi potrà accettarlo? 26 Né attesero che egli, aperte le Scritture, ne riversasse su di loro i flutti e li inondasse. La sua petrosità, o durezza di pietra, fu cambiata in stagni di acqua e la sua natura rupestre in sorgenti d’acqua il giorno della risurrezione, quando, cominciando da Mosè, giù giù attraverso tutti i Profeti, mostrò ai discepoli che il Cristo doveva patire proprio così come aveva patito 27, e quando più tardi inviò loro lo Spirito Santo, a proposito del quale aveva detto: Se uno ha sete, venga a me e beva 28.

12. [v 9.] Non a noi, o Signore, non a noi ma al tuo nome dà gloria. Difatti la grazia dell’acqua che scaturisce da quella pietra che è Cristo 29 non ci fu data per delle opere che l’avessero preceduta ma per la misericordia di colui che giustifica l’empio 30. Cristo infatti morì per degli empi 31, affinché l’uomo non cerchi in alcun modo la sua propria gloria ma solo la gloria del nome di Dio.

La misericordia e la verità di Dio.

13. [v 10.] Dice: Per la tua misericordia e la tua verità. Notate come questi due attributi divini, misericordia e verità, si trovino spesso abbinati nelle sacre Scritture. Fu infatti per la sua misericordia che egli chiamò gli empi, mentre è nella verità che saranno giudicati coloro che avranno ricusato di venire. Che mai abbiano a dire le genti: Dov’è il loro Dio? Alla fine si manifesteranno la misericordia e la verità di Dio, quando nel cielo apparirà il segno dei Figlio dell’uomo e tutte le tribù della terra piangeranno. Allora però non si chiederanno dove sia il loro Dio, poiché non sarà più il tempo in cui egli viene predicato perché gli si creda ma sarà l’ora in cui apparirà nel suo aspetto terribile.

Dio creatore e salvatore.

14. [v 11.] Il nostro Dio è in alto nel cielo. Non nel cielo dove il pagano contempla il sole e la luna, opere di Dio che egli venera, ma in alto nel cielo, cioè al di sopra di tutti i corpi terrestri e celesti. Difatti il nostro Dio non risiede nel cielo quasi che, tolto da sotto i suoi piedi questo cielo, egli possa restare senza trono e precipitare. Egli ha fatto nel cielo e sulla terra tutte le opere che ha voluto. Non ha bisogno, per reggersi, di alcuna delle sue opere, quasi che poggi su di esse. Egli rimane nella sua eternità e, restando in questa sua eternità, egli esegui nel cielo e sulla terra le opere che volle. Non potevano quindi sorreggerlo e insieme essere create da lui; anzi mai avrebbero potuto portarlo se non fossero state create. Pertanto le creature dove Dio dimora è lui che le contiene, in quanto sono bisognose di lui, e non viceversa. Cioè, non è Dio che, quasi bisognoso della creatura, venga da lei contenuto. In altra direzione, le parole: Egli ha fatto nel cielo e sulla terra tutte le opere che ha voluto, si potrebbero riferire alla grazia che Dio volontariamente distribuisce e fra i notabili e fra gli infimi del suo popolo, ottenendo così che nessuno si glori dei meriti di opere personali. Comunque, sia che tripudino i monti come arieti o che lo facciano i colli a guisa di agnelli, la terra è stata scossa alla presenza del Signore affinché non restasse per sempre fra le sporcizie terrene.

SULLO STESSO SALMO 113/114

ESPOSIZIONE

DISCORSO 2

Trascendenza di Dio e vanità degli idoli.

1. [vv 9-12] A chi è in grado di scrutarli accuratamente, tutti i salmi presentano forse fra di loro una connessione così stretta che il seguente si potrebbe attaccare al precedente. A maggior ragione sia lecito considerare questo salmo (sebbene diviso in due parti, quella di oggi e la precedente) come un unico salmo. Infatti nella parte antecedente si diceva: Non a noi, o Signore, non a noi ma al tuo nome dà gloria. Per la tua misericordia e la tua verità che mai abbiano a dire le genti: Dov’è il loro Dio? Questo perché noi veneriamo un Dio invisibile che sfugge a ogni occhio corporeo e si fa conoscere solo al cuore estremamente puro di pochi privilegiati. Del nostro Dio i pagani potrebbero quindi chiederci veramente: Dov’è il loro Dio?, poiché essi hanno la possibilità di farci vedere le loro divinità. A questo riguardo il salmo ci ha ricordato nella sua prima parte che la presenza del nostro Dio si percepisce attraverso le sue opere, in quanto lui, pur risiedendo in alto nel cielo, ha creato tutto ciò che ha voluto in cielo e stilla terra. E come invitando le genti a mostrare le loro divinità, prosegue ora: I simulacri delle genti sono argento e oro, opera di mani umane. Sembra dire: È vero che noi non possiamo presentare il nostro Dio alla vista dei vostri occhi carnali (il nostro Dio avreste dovuto conoscerlo attraverso le sue opere!), tuttavia non lasciatevi sedurre dalle vostre vanità né gloriatevi perché potete mostrarci a dito le divinità che voi adorate. Sarebbe molto più serio per voi non aver niente da mostrare anziché doverci mostrare delle miserie, valide solo a palesarci l’accecamento del vostro cuore. Cosa infatti ci mostrate se non oro e argento? Hanno, è vero, i pagani anche delle statue di bronzo e di legno e perfino di creta o di varie altre materie consimili; tuttavia allo Spirito Santo è piaciuto menzionare la materia più nobile, poiché quando uno si sarà vergognato di ciò che reputa più prezioso, si ritrarrà ancor più facilmente dal venerare ciò che è più spregevole. Riguardo ai cultori degli idoli è detto in un altro passo della Scrittura: Essi dicono ad un pezzo di legno: Tu sei mio padre; e una pietra: Sei stata tu a generarmi 1. Che se invece uno non rivolge tali parole al legno né alla pietra ma all’oro e all’argento e per questo motivo si credesse più intelligente, venga a considerare le parole del salmo e vi tenda le orecchie del cuore. Dice: I simulacri delle genti sono argento e oro. Non si menzionano metalli vili e spregevoli; tuttavia per chi ha l’animo non impastato di terra, anche l’oro e l’argento sono terra, anche se una terra più bella e luccicante, più solida e compatta. Non incantarti quindi a guardare le mani dell’uomo né ti venga la voglia di prendere il metallo creato da Dio per farci un dio falso. Colui che tu vorresti venerare come vero dio è falso anche come uomo, al segno che, se uno ritenendolo uomo vero volesse stringere con lui amicizia, lo si prenderebbe per matto. La somiglianza esterna e la disposizione ordinata delle membra, abilmente modellate sul vero, possono tuttavia sedurre il misero cuore dei mortali e trascinarlo ai sentimenti più meschini che esistano sulla terra. Ma tu, o insipienza umana, come fai mostra degli svariati tuoi prodotti, così facci anche vedere l’attività che esplica ciascuna di quelle membra la cui forma ti attrae!

Incongruenze e assurdità dell’idolatria.

2. [vv 13-15.] Eccotelo! Hanno la bocca e non parlano, hanno gli occhi e non vedono, hanno gli orecchi e non odono, hanno le narici e non odorano, hanno le mani e non palpano, hanno i piedi e non camminano, non emettono suono con la loro gola. Certamente superiore a tali dèi è l’artista che, muovendo le membra e lavorando, riuscì a forgiarli; eppure tu ti vergogneresti di tributare a quell’artista gli onori divini. E anche tu sei superiore a loro, poiché, pur non avendo plasmato tali simulacri, tuttavia sei in grado di compiere molte opere che loro non sono in grado di fare. E superiore ne è anche il bruto, riferendosi al quale il salmista aggiunge: Non emettono suono con la loro gola. Aveva detto già prima che hanno la bocca e non parlano, e poi aveva elencato tutte le membra dalla testa ai piedi. Che bisogno c’era dunque di tornare a descrivere le fauci e il loro gridare? Penso che l’abbia fatto perché quanto ricordato a proposito delle altre membra è comune all’uomo e al bruto. Lo constatiamo tutti. Infatti uomini e bruti vedono e odono, hanno l’olfatto e sono in grado di muoversi; anzi certi animali come le scimmie possono stringere le cose con le mani. Quanto ha affermato riguardo alla bocca è invece proprio dell’uomo, poiché gli animali non parlano; tuttavia, volendo impedire che la sua descrizione venisse riferita soltanto alle opere compiute dall’uomo con le sue membra, sicché agli dei del paganesimo solo gli uomini sarebbero superiori, l’autore, terminata la descrizione, aggiunge una nota che accomuna uomini e bestie. Non emettono suono copi la loro gola. Se questa nota fosse stata posta al principio, quando cioè iniziando dalla bocca cominciò a descrivere le diverse membra del corpo, e avesse detto: Hanno la bocca ma non gridano; in tal caso la descrizione delle varie attività si sarebbe potuta riferire esclusivamente all’uomo e alla sua natura, né ci sarebbe stato un qualcosa che richiamasse opportunamente l’attenzione dell’uditore se non a quel che le bestie hanno in comune con l’uomo. Il nostro autore però, descrivendo la bocca, ne dice prima quel che è proprio dell’uomo e solo in un secondo momento, al termine cioè della descrizione dettagliata delle diverse membra del corpo (che si sarebbe potuta ritenere completa con la menzione dei piedi), vi aggiunge: Non emettono suono con la loro gola. Esprimendosi in questa maniera richiama l’attenzione di chi legge o ascolta: il quale, domandandosi il perché di tale aggiunta, non può non sentirsi avvisato a riconoscere superiori ai simulacri del paganesimo non solo gli uomini ma anche i bruti. Vergognandosi di adorare un animale, sebbene da Dio dotato di vista, d’udito, d’odorato, di tatto e della facoltà di camminare e di emettere delle grida con la sua gola, a maggior ragione l’uomo avrebbe dovuto vergognarsi di adorare una statua muta e priva di vista e sensibilità. Questo, nonostante che il simulacro possegga fattezze simili a membra di esseri viventi, per cui da parte di anime immerse in cose sensibili e carnali se ne possa concepire un trasporto affettivo analogo a quello che si prova per una forma viva e animata, scorgendo appunto nell’idolo quelle stesse membra che conosciamo vivere e vegetare nel nostro proprio corpo. Quanto è più sensato (se così si può dire) il giudizio che degli idoli del paganesimo dànno i topi, le serpi o altri simili animali, i quali, non riscontrando in essi alcun segno di vita umana, non calcolano affatto la loro forma umana! Su di loro molte volte imbastiscono il nido e, se non fosse per l’uomo che va a spaventarli e sbatterli via, non avrebbero posti più sicuri da ricercare. Ecco quindi l’uomo muoversi per fugare dal suo dio un animale dotato di vita e nello stesso tempo adorare come onnipotente quell’oggetto incapace di muoversi, quell’oggetto del quale era migliore l’animale stesso che fu messo in fuga. Era infatti dotato di vista colui che fu allontanato, mentre l’altro era cieco; aveva l’udito colui che fu allontanato, mentre l’altro era sordo. Poteva gridare colui che fu allontanato da sopra quell’essere muto; poteva camminare l’uno, mentre l’altro era incapace di muoversi; aveva i sensi colui che fu allontanato da quel masso privo di sensibilità, era vivo colui che fu allontanato dall’altro che era morto, anzi peggio che morto. Il morto infatti, com’è evidente che dopo la morte non vive, così è evidente che prima di morire era stato in vita. Per cui, di un dio che non vive ora né mai è vissuto, è certamente migliore anche un cadavere.

L’idolatria non è priva di forza seduttrice.

3. C’è cosa più chiara e lampante di questa, o miei carissimi fratelli? Interroghiamo un bambino: non risponderà come di cosa certa che i simulacri del paganesimo hanno la bocca e non parlano, hanno gli occhi e non vedono, con tutto il resto che la Parola di Dio aggiunge? Perché mai allora lo Spirito Santo in moltissimi luoghi della Scrittura insiste nel richiamarci alla mente queste verità e nell’inculcarcele, quasi che noi fossimo degli ignari e le cose non fossero in se stesse a tutti note e manifeste? Lo fa perché la statua si presenta fornita delle membra che nell’ordine naturale noi osserviamo vive negli animali e constatiamo dotate di sensibilità in noi stessi. È vero che loro affermano trattarsi d’un simulacro forgiato dall’artefice e collocato sul piedistallo a scopo rappresentativo, tuttavia il vederla adorata e venerata dalla folla genera nell’osservatore una inqualificabile propensione per lo stesso errore: per quanto cioè in quella statua non si riscontri né moto né vita, si potrebbe almeno pensare che occulti in sé un qualche nume. Come non supporre infatti che in quel simulacro, simile in tutto a un corpo vivente, non abiti un essere vivente, quando e la forma spinge a questa falsa conclusione e a turbare la mente intervengono col peso della propria autorità sapienti istituzioni e folle venerabonde? Tale propensione dell’animo umano è stata per il demonio come un invito a impossessarsi delle statue erette dai pagani; e per il suo potere e per la sua multiforme abilità seduttrice sono stati disseminati e si propagano errori fatali. In più parti, quindi, la Parola di Dio si erge a sentinella contro queste aberrazioni, sicché nessuno, quando noi ci burliamo dei simulacri, possa replicarci: Io non venero questa statua visibile ma il nume invisibile che vi abita dentro. Parlando infatti espressamente di questi numi, in un altro salmo la Scrittura così li condanna: Tutte le divinità dei pagani sono demoni; il Signore invece creò i cieli 2. E l’Apostolo: Non che l’idolo sia un qualcosa; anzi le vittime che immolano i pagani sono offerte al demonio e non a Dio. Io non voglio che voi diventiate partecipi dei demoni 3.

Forme di idolatria condannate da Paolo.

4. Sembrerebbero possedere un grado di religione più puro coloro che dicono: Io non venero né la statua né il demonio, ma nel simulacro materiale io scorgo un segno della realtà che debbo venerare. Conseguentemente costoro attribuiscono a ciascuno dei loro simulacri un diverso valore rappresentativo. Con l’uno vedono rappresentata la terra, e al tempio che lo accoglie dànno appunto il nome di tempio della Terra; con un altro rappresentano il mare, ad esempio con la statua di Nettuno; con un altro l’aria, ad esempio con la statua di Giunone; con un altro il fuoco, ad esempio con la statua di Vulcano; con un altro la stella del mattino, ad esempio con la statua di Venere; con altri rappresentano il sole e la luna, dando ai loro simulacri il nome della cosa rappresentata, come per la Terra. Ogni statua dunque raffigura questa o quella cosa, poniamo una stella, ovvero questa o quella creatura, che in dettaglio non riusciremo certo ad enumerare al completo. Che se poi li andiamo a turbare in queste loro convinzioni e li rimproveriamo perché venerano esseri materiali fatti per il nostro uso, specialmente la terra, il mare, l’aria, il fuoco (riguardo agli astri del cielo, che ci è impossibile stringere o toccare fisicamente ma che percepiamo solo con l’acume degli occhi, essi non provano altrettanta vergogna!), allora osano rispondere che il loro culto non è diretto all’oggetto materiale in se stesso ma al nume che dall’alto lo regge e governa. Comunque, contro di loro c’è sempre quel passo dell’Apostolo che insieme ne proclama e la pena e la condanna. Dice: Essi scambiarono la verità di Dio con la menzogna, e venerarono e resero culto alla creatura invece che al Creatore, il quale è benedetto nei secoli 4. Nella prima parte della sentenza condanna i simulacri, nella seconda le spiegazioni che si dànno del simulacro. Dando infatti a delle statue modellate da un artigiano gli stessi nomi che portano gli esseri creati da Dio, essi pervertono la verità di Dio confondendola con la falsità. Considerando poi come divinità questi stessi esseri creati e prestando ad essi il culto, gli idolatri servono la creatura e non il Creatore, che è benedetto nei secoli.

La Scrittura smaschera le stupidità idolatriche.

5. Ecco ora un devoto in adorazione o in preghiera dinanzi all’idolo. Avendo dinanzi agli occhi il simulacro, come potrà non esserne influenzato o non credere che sia quel simulacro ad esaudirlo e non sperare che da quella statua gli provenga quanto desidera? Ecco perché talvolta c’imbattiamo in superstiziosi che nel recitare preghiere dinanzi alla statua che raffigura il sole voltano le spalle al [vero] sole, ovvero in altri che, mentre alle loro spalle rumoreggia mugghiando il mare, assordano con i loro gemiti la statua di Nettuno, che venerano come simbolo del mare, supponendola dotata di sensibilità. Cose di questo genere produce e, direi, quasi estorce prepotentemente l’apparenza della statua modellata com’è nelle sue varie membra. Conformata in quella determinata maniera, ancor più che un oggetto rotondo qual è il sole o una estensione fluida e vasta come il mare increspato di onde, travia la mente che vive unita a un corpo strutturato nei vari sensi e la porta a supporre dotato degli stessi sensi quel ” corpo ” che vede tanto simile al suo proprio corpo. Insomma, difficilmente riterrà dio un oggetto che gli si presenta con dei lineamenti non conformi a quelli che hanno gli esseri che per lunga consuetudine le risultano dotati di vita. Contro questa propensione, che può facilmente divenire un laccio per la fragilità dell’uomo carnale, la Scrittura divina canta delle verità quanto mai note, al fine di richiamarle alla mente degli uomini, intendendo, per così dire, svegliarla dal sonno nel quale, a imitazione del corpo, si fosse immersa. Dice: I simulacri del paganesimo sono argento e oro, mentre [il vero] Dio ha creato l’oro e l’argento. E aggiunge: Essi sono opera delle mani dell’uomo. L’uomo venera ciò che lui stesso s’è fabbricato lavorando l’oro e l’argento.

6. Dalla stessa materia o metallo ricaviamo anche noi parecchi oggetti o vasi che usiamo nella celebrazione dei sacri misteri. Consacrati dal loro stesso uso, essi sono chiamati vasi sacri, e li riserviamo al culto di Colui che adoriamo a nostra salvezza. Difatti, questi nostri oggetti e vasi sacri cosa son mai se non opere delle nostre mani? E allora dovremo dire anche di loro che hanno la bocca ma non parlano, gli occhi ma non vedono? O penseremo che siano rivolte a loro le nostre invocazioni, quando li usiamo per invocare Dio? Poiché questa è l’aberrazione fondamentale dell’empietà pagana: che nella valutazione di questi miseri val più la similitudine che una statua a motivo della forma ha con un essere vivente (al segno che ottiene di essere invocata) che non l’evidenza che essa sia senza vita, e quindi meriti disprezzo da chi è dotato di vita. Dinanzi a un’anima talmente miserabile val più che il simulacro abbia la bocca, gli occhi, le orecchie, le narici, le mani e i piedi (al segno che dinanzi ad essa si prostra in adorazione!) che non, al fine di rettificare il cuore, la constatazione che tale statua non parla, non vede, non ode, non è fornita d’odorato né di tatto, e non è in grado di camminare.

7. [v 16] Ne segue che effettivamente i risultati sono quelli elencati nel seguito del salmo. Cioè: Divengano simili a loro tutti coloro che li fabbricano e che ripongono in essi la loro fiducia. Abbiano pure costoro gli occhi aperti e capaci di vedere e poi adorino statue che non vedono né vivono. È segno che la loro mente è chiusa, anzi morta.

Pneumatici e psichici nel popolo di Dio.

8. [vv 1719 (11.).] La casa d’Israele ha viceversa sperato nel Signore. Difatti la speranza di ciò che si vede non è più speranza; poiché chi già vede una cosa, come la spera? Ma se speriamo quel che non vediamo, allora aspettiamolo con pazienza 5. Ma affinché la pazienza resti salda sino alla fine, Dio è loro aiuto e loro protettore. Di chi si parla qui? Forse degli spirituali, da cui la gente carnale è istruita con spirito di mansuetudine? Sono infatti gli spirituali a pregare per i carnali; loro, più dotati, a pregare per i meno dotati. Orbene gli spirituali vedono forse fin d’adesso le realtà promesse, le quali pertanto son per loro delle acquisizioni, mentre per gli inferiori sono semplici speranze? Non è così. Difatti anche la casa di Aronne ha sperato nel Signore. Quindi Dio è aiuto e protettore anche per loro, affinché anche loro tendano costantemente verso la meta che sta loro dinanzi e con perseveranza corrano finché non abbiano conquistato colui che li possiede 6 e raggiunto quella conoscenza con cui sono conosciuti 7. Quindi perfetti e imperfetti temono il Signore e sperano in lui, che è il loro aiuto e il loro protettore.

9. [vv 20 (12.) – 21 (13.).] Non siamo infatti noi che con i nostri meriti preveniamo la misericordia del Signore, ma il Signore si è ricordato di noi e ci ha benedetti. Ha benedetto la casa d’Israele e la casa di Aronne. Benedicendo le due stirpi, ha benedetto tutti coloro che temono il Signore. Chiedi forse quali siano queste due stirpi? Ti si risponde: I piccoli insieme con i più grandi. Ecco cosa sono la casa d’Israele e la casa di Aronne: quanti in mezzo a quel popolo credettero in Gesù Salvatore, poiché non di tutti loro Dio si compiacque 8. Ma anche se alcuni di loro non vollero credere, forse che la loro incredulità rese inefficace la fedeltà di Dio? Tutt’altro! 9 Difatti non tutti coloro che discendono da Israele sono Israele, né tutti coloro che appartengono alla stirpe di Abramo son figli di Abramo 10, ma, come sta scritto, solo un resto sarà salvato 11. Identificandosi quindi con quei Giudei che abbracciarono la fede [il Profeta] poté dire: Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo divenuti come Sodoma, saremmo simili a Gomorra 12. In realtà si trattò proprio di un ” seme “, in quanto sparso per ogni dove si moltiplicò su tutta la terra.

Paternità e figliolanza spirituale.

10. [v 22 (14.).] Quei grandi della casa di Aronne dissero: il Signore aggiunga [benedizione a benedizione] sopra di voi: sopra di voi e sopra i vostri figli. E così è accaduto. Si sono infatti aggiunti ai figli d’Abramo altri figli suscitati dalle pietre 13; si sono aggiunte altre pecore che non erano di quel gregge, e si è fatto un solo gregge con un solo pastore 14. È maturata la fede fra tutte le genti ed è cresciuto il numero non solo di sapienti prelati ma anche di popoli docili nell’obbedire. E in tal modo il Signore ha moltiplicato le sue benedizioni non solo sui padri, che in Cristo avrebbero preceduto gli altri che imitandone gli esempi si sarebbero orientati a lui, ma le ha moltiplicate anche sui loro figli, i quali avrebbero calcato le orme fedeli dei padri. Così infatti si esprime l’Apostolo nei confronti di coloro che mediante il Vangelo aveva generati a Cristo: Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo 15. In realtà il Signore ha aggiunto benedizione a benedizione non solo sopra i monti, saltellanti come arieti, ma anche sopra i colli, saltellanti come agnelli.

11. [vv 23 – 24 (16.).] Ora il profeta si rivolge ai due gruppi [di amici di Dio], ai grandi e ai piccoli, ai monti e ai colli, agli arieti e agli agnelli, e a tutt’e due dice le parole seguenti: Siate voi benedetti dal Signore, creatore del cielo e della terra. È come se dicesse: Siate benedetti dal Signore voi grandi, che il Signore ha reso come dei cieli, e anche voi piccoli, simili alla terra. Né mi riferisco a questo cielo visibile, cosparso di astri luminosi osservabili a vista. Mi riferisco al cielo del cielo che appartiene al Signore, il quale ha tanto elevato le menti di certi santi che la loro sapienza non proveniva da qualche uomo ma dal loro Dio che personalmente li ammaestrava. In confronto con un tal ” cielo ” ogni altra realtà raggiungibile con occhio materiale è da chiamarsi ” terra “: quella terra che egli ha dato ai figli degli uomini. Una tal ” terra ” può mirarsi nella sua parte superiore, quella cioè da cui proviene la luce e che noi chiamiamo cielo, ovvero nella parte inferiore, dove la luce si espande e che noi propriamente chiamiamo terra. Tutto questo però, come siamo andati dicendo, in confronto con quel che si chiama ” cielo del cielo ” nient’altro è se non terra; e questa terra tutta intera Dio ha dato ai figli degli uomini, affinché osservandola sappiano, nei limiti loro consentiti, farsi un’idea del Creatore. Quel Creatore che, per essere il loro cuore ancora povero e misero, non avrebbero in alcun modo potuto vedere, se fosse mancato questo aggancio che facesse da richiamo.

Dio distributore di carismi e ministeri.

12. Le parole or ora esaminate, cioè: Il cielo del cielo appartiene al Signore, la terra invece egli la diede ai figli degli uomini, sono suscettibili di un’altra interpretazione, che io non voglio tacervi, pur esortandovi a non distrarvi da quanto vi dicevo prima. Vi dicevo cioè che anche nelle parole aggiunte (Siate voi benedetti dal Signore, creatore del cielo e della terra) sono indicati i grandi e i piccoli [della Chiesa]. Prendiamo quindi il nome ” cielo ” nel senso di ” grandi ” e il nome ” terra ” nel senso di ” piccoli “. Siccome però questi piccoli cresceranno e diventeranno anch’essi un cielo nutrendosi di latte durante il tempo della speranza, per questo gli altri, i grandi, saranno come un cielo della terra quando allevano quei piccoli. Fissando poi il pensiero alla speranza in ordine alla quale vengono nutriti i piccoli, essi possono dedurre di essere personalmente anche un cielo del cielo. Resta peraltro sempre vero che quei piccoli non ricevono dall’uomo la squisitezza e l’abbondanza della sapienza, né è l’uomo a somministrarla, ma Dio. Quindi, per il fatto che hanno avuto in consegna dei piccoli destinati a diventare un ” cielo “, i grandi possono, si, ritenere la persuasione d’essere un cielo del cielo; d’altro canto però rimane anche vero che loro sono ancora terra, in ordine alla quale debbono dire: Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere 16. È stato infatti Dio (il quale provvede ai bisogni della terra servendosi del cielo) colui che ha fornito ai figli degli uomini, elevati al rango di ” cieli “, la terra in cui lavorare. Cielo e terra, dunque, restino fedeli a Dio loro creatore, e vivano di lui, confessando le sue meraviglie e lodandolo. Se infatti vorranno vivere del proprio, morranno, come sta scritto: Dal morto, come da un essere inesistente, è lungi la confessione 17. In realtà non ti loderanno, o Signore, i morti né alcuno di quelli che scendono nell’inferno. In un’altra pagina della tua Scrittura c’è lo stesso grido: Il peccatore, giunto al fondo dei suoi mali, disprezza 18. Noi invece, che viviamo, benediciamo il Signore da ora e per sempre nei secoli.

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