Salmo 55 1a parte
Oso dire infatti alla vostra Carità che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e in tanto l’uomo ha trovato come lodarlo in quanto Dio s’è degnato lodare se stesso. (s. Agostino esposizione sul salmo 144)
Salmi – Capitolo 55
Preghiera del calunniato
[1]Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil. Di Davide.
[2]Porgi l’orecchio, Dio, alla mia preghiera,
non respingere la mia supplica;
[3]dammi ascolto e rispondimi,
mi agito nel mio lamento e sono sconvolto
[4]al grido del nemico, al clamore dell’empio.
Contro di me riversano sventura,
mi perseguitano con furore.
[5]Dentro di me freme il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
[6]Timore e spavento mi invadono
e lo sgomento mi opprime.
[7]Dico: «Chi mi darà ali come di colomba,
per volare e trovare riposo?
[8]Ecco, errando, fuggirei lontano,
abiterei nel deserto.
[9]Riposerei in un luogo di riparo
dalla furia del vento e dell’uragano».
[10]Disperdili, Signore,
confondi le loro lingue:
ho visto nella città violenza e contese.
[11]Giorno e notte si aggirano
sulle sue mura,
[12]all’interno iniquità, travaglio e insidie
e non cessano nelle sue piazze
sopruso e inganno.
[13]Se mi avesse insultato un nemico,
l’avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario,
da lui mi sarei nascosto.
[14]Ma sei tu, mio compagno,
mio amico e confidente;
[15]ci legava una dolce amicizia,
verso la casa di Dio camminavamo in festa.
[16]Piombi su di loro la morte,
scendano vivi negli inferi;
perché il male è nelle loro case,
e nel loro cuore.
[17]Io invoco Dio
e il Signore mi salva.
[18]Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro
ed egli ascolta la mia voce;
[19]mi salva, mi dà pace da coloro che mi combattono:
sono tanti i miei avversari.
[20]Dio mi ascolta e li umilia,
egli che domina da sempre.
I dare say to your Charity that God, in order to be well praised by man, sang his own praise, and man found how to praise him because God deigned to praise himself. (St. Augustine, exposition on Psalm 144)
Psalms – Chapter 55 Prayer of the slanderer
[1] To the choir master. For stringed instruments. Maskil. By Davide.
[2] Give ear, God, to my prayer, do not reject my plea;
[3] listen to me and answer me, I stir in my moan and am shocked
[4] to the cry of the enemy, to the clamor of the wicked. Against me they pour out misfortune, they persecute me with fury.
[5] My heart trembles within me, terrors of death fall upon me.
[6] Fear and terror overwhelm me and dismay overwhelms me.
[7] I say, “Who will give me wings like a dove? to fly and find rest?
[8] Behold, wandering, I would flee far away, I would live in the desert.
[9] I would rest in a place of shelter from the fury of the wind and the hurricane ».
[10] Disperse them, Lord, confuse their tongues: I saw violence and strife in the city.
[11] Day and night they roam on its walls,
[12] within iniquity, travail and pitfalls and they do not cease in its squares abuse and deception. [13] If an enemy insulted me, I would have endured it; if an adversary arose against me, I would have hidden from him.
[14] But it is you, my companion, my friend and confidant;
[15] a sweet friendship bound us, towards the house of God we walked in celebration.
[16] Death falls upon them, they descend alive into the underworld; because evil is in their homes, and in their hearts.
[17] I call on God and the Lord saves me.
[18] In the evening, in the morning, at noon I complain and sigh and he listens to my voice;
[19] he saves me, he gives me peace from those who fight me: my adversaries are many.
[20] God hears me and humbles them, he who has always dominated.
Commento al filmato: Le note dolcissime, cariche di commozione del luminoso “Andante” del Concerto per pianoforte e Orchestra in Re Magg. di Mozart, cantano con armonie ineffabili lo sgomento del Re Davide calunniato ingiuistamente:
[5]Dentro di me freme il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
[6]Timore e spavento mi invadono
e lo sgomento mi opprime.
[7]Dico: «Chi mi darà ali come di colomba,
per volare e trovare riposo?
ma dal versetto 10 le note “stridenti” dello spettacolare “Presto” di Francesco Durante da “Musica Napoletana per la festa della Vergine dei sette dolori”, cantano la preghiera a Dio:
[10]Disperdili, Signore,
confondi le loro lingue:
ho visto nella città violenza e contese.
da versetto 16, lo spumeggiante “Presto” dal Concerto Re magg di Mozart, canta la Salvezza di Dio:
[17]Io invoco Dio e il Signore mi salva.
[18]Di sera, al mattino, a mezzogiorno mi lamento e sospiro
ed egli ascolta la mia voce;
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Commentary on the video: The very sweet notes, full of emotion of the luminous “Andante” of Mozart’s Piano Concerto in D Major, sing ineffable harmony with the dismay of the unjustly slandered King David:
[5] My heart trembles within me, terrors of death fall upon me. [6] Fear and terror overwhelm me and dismay overwhelms me. [7] I say, “Who will give me wings like a dove? to fly and find rest?
but from verse 10 the “strident” notes of the spectacular “Presto” by Francesco Durante from “Neapolitan Music for the Feast of the Virgin of the Seven Sorrows” sing the prayer to God:
[10] Disperse them, O Lord, confuse their tongues: I saw violence and strife in the city.
from verse 16, the bubbly “Presto” from Mozart’s Concerto Re major, sings God’s Salvation:
[17] I call upon God and the Lord saves me. [18] In the evening, in the morning, at noon I lament and sigh and he hears my voice;
sant’Agostino esposizione sui Salmi
SUL SALMO 54/55 1a parte
ESPOSIZIONE
DISCORSO AL POPOLO
Cristo fine della nostra esistenza.
1. [v l.] Dice il titolo di questo salmo: Per la fine, negli inni, intelligenza, per David stesso. Trattandosi di cosa a voi nota, diremo solo brevemente quale sia “la fine”. Fine della legge è Cristo, a giustificazione di ogni credente 1. La nostra intenzione sia, quindi, rivolta “alla fine”: si diriga a Cristo. Perché è chiamato “fine”? Perché, qualunque cosa facciamo, la riferiamo a lui; e quando a lui saremo giunti, non avremo più altro da cercare. Si chiama, però, fine la consumazione, e si chiama fine la perfezione. Un senso hanno le parole: è finito il cibo che si mangiava; e un altro le parole: è finita la veste che si stava tessendo. In ambedue i casi sentiamo: ” è finito “, ma il cibo è finito in quanto non c’è più, la veste è finita in quanto è compiuta. La nostra fine, pertanto, deve essere quella che ci rende perfetti, e la nostra perfezione è Cristo. In lui raggiungiamo la perfezione perché siamo le membra di lui che è il capo. Ed egli è detto ” fine della legge ” perché al di fuori di lui nessuno diviene perfetto nella legge. Quando, dunque, ascoltate nei salmi: Per la fine (molti salmi recano questo titolo), non pensate alla fine che consuma, ma al fine che perfeziona.
Loda Dio nella consolazione e nella prova.
2. Negli inni. Significa ” nelle lodi “. Sia quando siamo nelle tribolazioni e nelle angustie, sia quando ci rallegriamo ed esultiamo, dobbiamo lodare Dio, perché egli mediante le tribolazioni ci forma, come attraverso la gioia ci consola. La lode di Dio non deve mai allontanarsi dal cuore e dalla bocca del cristiano, il quale, anziché lodare il Signore nella prosperità e maledirlo nelle avversità, si comporterà come ordina un altro salmo: Benedirò il Signore in ogni tempo, la sua lode sarà sempre sulla mia bocca 2. Nella gioia riconosci il padre che ti accarezza; nella sofferenza riconosci il padre che ti corregge. Sia che accarezzi, sia che corregga, egli educa colui al quale prepara l’eredità.
David figura del Cristo totale. Siamo immagine di Dio in quanto dotati d’intelletto.
3. Che significano, le parole: Intelligenza, per David stesso? Era David, come sappiamo, un santo profeta, il re d’Israele, il figlio di Iesse 3; ma poiché dalla sua discendenza secondo la carne è venuto, per la nostra salvezza, il Signore Gesù Cristo 4! Spesso il nome di David è usato per indicare Cristo stesso; anzi, l’una persona rappresenta l’altra, in forza del rapporto di origine che esiste fra la carne di Cristo e David. Cristo, infatti, per un verso è, figlio di David, come per un altro è Signore di David. È figlio di David secondo la carne; è Signore di David secondo la divinità. Se per suo mezzo sono state fatte tutte le cose 5, per suo mezzo è stato fatto anche David, dalla cui discendenza egli è venuto fra gli uomini. Perciò, quando il Signore chiese ai giudei di chi credessero fosse figlio il Cristo, essi risposero: Di David. Vide che essi erano rimasti chiusi, nell’ambito della carne e che sfuggiva loro la nozione della sua, divinità; perciò, volendoli correggere, rivolse loro la domanda:, In qual modo, dunque, David stesso, ispirato, lo chiama Signore? Ha detto il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io porrò i tuoi nemici sotto i tuoi piedi. Orbene, se egli ispirato lo chiama Signore, in qual modo è suo figlio? 6 Pose una domanda, non negò di essere figlio. Avete ascoltato la parola ” Signore “; spiegate come può essere figlio. Avete ascoltato la parola ” figlio “; dite come ne sia Signore. La fede cattolica ha risolto tale questione. In qual modo è Signore? È Signore perché in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. In qual modo è figlio? È figlio perché il Verbo si è fatto carne e ha abitato tra noi 7. Comunque, David prefigura Cristo. Ma Cristo come spesso abbiamo ricordato alla vostra Carità, è capo e corpo; e noi non dobbiamo né dirci estranei a Cristo, di cui siamo le membra, né considerarci un’entità totalmente distinta da lui perché saranno due in una sola carne. Questo è un grande mistero, dice l’Apostolo, e io lo dico in rapporto a Cristo e alla Chiesa 8. Ebbene, poiché Cristo tutto intero, è capo e corpo quando sentiamo le parole: Intelligenza, per David stesso, dobbiamo intendere che anche noi siamo inclusi in David. Comprendano le membra di Cristo! O anche: comprenda Cristo nelle sue membra e le membra di Cristo comprendano in Cristo, poiché capo e membra formano un solo Cristo. Il capo era in cielo, eppure diceva: Perché mi perseguiti? 9 Noi siamo in cielo insieme con lui grazie alla speranza, egli è con noi in terra in virtù della carità Dice: Intelligenza, per David, stesso. Mentre ascoltiamo, siamo esortati a comprendere. Comprenda la Chiesa! Incombe su di noi il grave compito di capire i mali in mezzo ai quali oggi ci troviamo e da cui desideriamo essere liberati. Se, almeno, ricordiamo la preghiera insegnataci dal Signore nella quale, alla fine, diciamo: Liberaci dal male 10. In mezzo alle molte tribolazioni del secolo piange questo salmo dell’intelligenza. Chi non piange con lui non ha intelligenza. Quanto a noi, o carissimi, dobbiamo ricordarci che noi siamo fatti a immagine di Dio, e questo proprio a motivo dell’intelligenza. In molte cose, infatti, siamo superati dagli animali; ma nel potere che ha l’uomo di riconoscere che è fatto a immagine di Dio, ivi egli si riscontra fornito di una dote più grande di tutte quelle concesse agli animali. Considerate dunque tutte le cose che possiede, l’uomo giunge alla conclusione che in tanto si distingue dagli animali in quanto possiede l’intelligenza. Perciò il Creatore stesso rimprovera coloro che disprezzano ciò che di proprio e di particolare hanno ricevuto da lui, e dice: Non siate come il cavallo e il mulo, nei quali non c’è intelligenza 11. E altrove dice: L’uomo posto nell’onore. In quale onore, se non quello che gli viene dall’esser fatto a immagine di Dio? Posto nell’onore dice, non ha capito; è stato paragonato agli animali insensati ed è divenuto simile ad essi 12. Riconosciamo dunque il nostro onore e comprendiamo. Se comprendiamo, convinciamoci che questo mondo non è il luogo della gioia, ma del gemito; non della letizia ma del pianto. E se una qualche gioia è nei nostri cuori, essa non è per la felicità conseguita ma per la speranza che ne abbiamo. Ci rallegriamo della promessa, perché sappiamo che non ci inganna colui che ha promesso. Quanto al tempo presente, ascoltate le parole che vi descrivono il male e le angustie in cui ora ci troviamo; e, se siete sulla buona strada, cercate in voi la riprova di ciò che ascoltate. Chi non calca ancora la via della pietà, si meraviglia che le membra di David gemano in mezzo alle sofferenze; e ciò perché non le riscontra in se stesso. Finché non prova in sé tali sofferenze, non è ancora sulla retta via. Egli non sente ciò che sente il corpo perché è al di fuori del corpo. Si incorpori al Cristo e le sentirà. Dica, dunque, e ascoltiamo! Ascoltiamo e diciamo anche noi.
Perché Dio tollera i cattivi.
4. [vv 2. 3.] Esaudisci, o Dio, la mia supplica, e non disprezzare la mia preghiera; porgimi l’orecchio ed esaudiscimi. Sono queste le parole di uno che si affanna, che è preoccupato e si trova in mezzo alle tribolazioni. Prega nei suoi molti e gravi tormenti, e desidera essere liberato dal male. Sentiamo quale sia questo suo male. Quando avrà cominciato a parlarne, riconosceremo che nelle sue sofferenze ci siamo anche noi, e così, sapendo di partecipare alla sua tribolazione, ci uniremo alla sua preghiera. Sono rattristato nella mia prova e sono turbato. In che cosa è rattristato? In che cosa è turbato? Nella mia prova, dice. Parla di uomini malvagi le cui persecuzioni egli subisce, e chiama sua prova il doverli sopportare. Non crediate sia senza scopo la presenza dei cattivi nel mondo. Non pensate che da essi Dio non tragga niente di buono. Il cattivo vive o perché abbia a correggersi, oppure perché chi è buono sia per suo mezzo messo alla prova. Voglia il cielo che coloro che ora ci mettono alla prova si convertano, e anche loro siano con noi messi alla prova! Tuttavia, finché seguitano ad opprimerci, non odiamoli. Non sappiamo, infatti, chi di loro persevererà sino alla fine nella sua malvagità; e il più delle volte, mentre ti sembra di odiare un nemico, senza saperlo odii un fratello. Nelle sante Scritture ci si dice espressamente che il diavolo e gli angeli suoi sono destinati al fuoco eterno. Soltanto del ravvedimento di costoro dobbiamo disperare. È contro di essi che combattiamo una segreta battaglia alla quale ci prepara l’Apostolo dicendo: Non dobbiamo lottare contro la carne e il sangue (cioè contro gli uomini che vedete), ma contro i principi e le potestà e i reggitori di questo mondo di tenebre 13. Non ha detto Del mondo, in modo che tu capissi essere i demoni reggitori del cielo e della terra. Ha detto: Di questo mondo di tenebre; ha detto Del mondo, cioè di coloro che amano il mondo; ha detto Del mondo, cioè degli empi e degli ingiusti; ha detto Del mondo, di cui il Vangelo dice: E il mondo non lo ha conosciuto 14. Orbene se il mondo non ha conosciuto la luce – dato che la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno ricevuta -, le stesse tenebre che non hanno ricevuto la luce a loro presente, sono chiamate col nome di mondo, e i demoni sono i reggitori di queste tenebre. A proposito di tali reggitori troviamo nella Scrittura una ben precisa sentenza, secondo la quale non c’è assolutamente da sperare sul ravvedimento di alcuno di essi. Quanto alle tenebre in se stesse, invece, di cui i demoni sono reggitori, non siamo certi se da tenebre diverranno luce. Dice l’Apostolo a coloro che sono già divenuti fedeli: Foste un tempo tenebre, ma ora siete luce nel Signore 15: tenebre in voi stessi, luce nel Signore. Ebbene, fratelli, tutti i malvagi, finché sono malvagi, mettono alla prova i buoni. Ascoltate ora brevemente e intendete! Se sei buono, nessuno ti sarà nemico se non il malvagio. Senza dubbio, ti è ben nota quella regola di bontà, secondo la quale tu dovrai imitare la bontà del Padre tuo, che fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti 16. Non devi pensare che, mentre tu hai dei nemici, Dio non ne abbia. – Anzi, se tu hai per nemico colui che, con te è stato creato, Dio ha per nemico colui che egli stesso ha creato. Spesso, infatti, leggiamo nelle Scritture che i malvagi e gli ingiusti sono nemici di Dio. Eppure essi sono risparmiati da colui contro il quale il nemico non ha accuse da muovere, da colui del quale non si può diventar nemici se non per ingratitudine, giacché, qualunque cosa buona abbia l’iniquo, l’ha ricevuta da Dio. E da Dio egli riceve misericordia anche sotto forma di tribolazione, qualunque essa sia. È Dio, infatti, che lo fa soffrire, perché non si insuperbisca; che lo fa soffrire, perché in umiltà riconosca l’Altissimo. Quanto a te, che cosa hai dato al tuo nemico? Tu che non sei neanche capace di sopportarlo! Se Dio ha per nemico un uomo al quale tante cose ha donato, eppure fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti: tu, che non puoi far sorgere il sole e neppure far piovere sulla terra, non puoi riserbare qualcosa per il tuo nemico, affinché anche per te, uomo di buona volontà, vi sia pace sulla terra 17? Ebbene, se è vero che a te, in fatto d’amore, si prescrive d’amare il nemico imitando il Padre (ti si dice infatti: Amate i vostri nemici 18), come potresti tu esercitarti in questo comandamento, se non ci fosse alcun nemico da sopportare? Vedi, dunque, che ogni cosa ti è di giovamento. Il fatto stesso che Dio risparmia i malvagi spinge anche te a fare altrettanto, poiché tu pure, se sei buono, lo sei in quanto da malvagio sei divenuto buono! Che se Dio non perdonasse ai malvagi, nemmeno tu potresti ora presentarti a lui a rendergli grazie. Lascia, dunque, che usi misericordia con gli altri colui che ne ha usata con te. Non dev’essere sbarrata la via dell’amore per il fatto che tu già vi sei passato.
Difficoltà d’amare i nemici.
5. [v 4.] Perché, dunque, prega costui in mezzo ai malvagi, dalle cui ostilità è messo alla prova? Che cosa dice? Sono rattristato nella mia prova e sono turbato. Egli ha esteso il suo amore sino ai nemici, ma, a un certo momento, è colto da sgomento per le troppe inimicizie. È circondato da molti che rabbiosamente gli latrano intorno ed è venuto meno a causa dell’umana debolezza. Si accorge che comincia ormai ad entrargli in cuore una riprovevole insinuazione diabolica che lo spinge all’odio contro i suoi nemici. Mentre resiste all’odio per praticare alla perfezione il suo amore, in tale battaglia, in tale lotta, è turbato. Troviamo la sua voce anche in un altro salmo: Turbato è per l’ira il mio occhio. Che cosa si aggiunge in tale salmo? Sono invecchiato in mezzo a tutti i miei nemici 19. Quasi fosse in mezzo alla tempesta e ai flutti, aveva cominciato ad affondare, come Pietro 20. Chi ama i suoi nemici cammina, infatti, sui flutti di questo mondo. Cristo camminava intrepido sul mare perché dal suo cuore non poteva assolutamente essere sottratto l’amore per il nemico; diceva infatti, mentre era inchiodato sulla croce: Padre, perdona loro perché non sanno ciò che fanno 21. Anche Pietro aveva voluto camminare sulle onde. Cristo camminava come capo, Pietro come corpo; perché sopra questa pietra, dice, edificherò la mia Chiesa 22. Gli era stato ordinato di camminare e camminava per la grazia di chi gliel’aveva ordinato, non in virtù delle sue forze personali. Ma, quando vide infuriare il vento, ebbe paura; e già cominciava ad affondare, turbato nella sua prova. Da quale vento furioso era spaventato? Dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore. Orbene, come Pietro gridò in mezzo alle onde: Signore, perisco. Salvami! 23, così anche la voce del salmo già prima invocava: Esaudisci, o Dio, la mia supplica, e non disprezzare la mia preghiera; porgimi l’orecchio ed esaudiscimi. Perché? Che cosa soffri? Perché gemi? Sono rattristato nella mia prova. Mi hai posto in mezzo ai malvagi per mettermi alla prova, ma essi sono stati troppo violenti rispetto alle mie forze. Tranquillizzami, ora che sono turbato; tendimi la mano, ora che sto affondando. Sono rattristato nella mia prova, e sono turbato dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore: perché hanno rovesciato su di me l’ingiustizia, e nella loro ira mi hanno ottenebrato. Avete udito i flutti e i venti; infierivano contro il debole umiliato; ma egli pregava. Da ogni parte quelli incrudelivano con lo strepito dei loro insulti, ma egli nel suo intimò invocava colui che essi non vedevano.
Non ripaghiamo il male col male.
6. Quando il cristiano si trova in tale situazione, non deve lasciarsi prendere dall’odio, né alla leggera reagire contro colui che gli fa del male. Non deve intestardirsi a vincere il vento. Deve volgersi alla preghiera per non perdere l’amore, senza lasciarsi intimorire da ciò che potrà fargli il nemico. Che cosa, infatti, potrà costui? Proferirà una sfilza di maledizioni, scaglierà insulti, ti aggredirà con ingiurie; ma a te che, ne verrà? Sta scritto: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli 24. Il nemico raddoppia le offese in terra, e tu i tesori in cielo. Incrudelisca anche di più, ti arrechi, se possibile, offese anche peggiori. Chi più sicuro di te, cui è stato detto: Non abbiate timore di coloro che uccidono il corpo, ma, non possono uccidere l’anima 25? Che cosa, dunque, devi temere quando subisci le ingiurie del nemico? Che ti si offuschi l’amore con cui ami il nemico. Quel nemico, infatti, è un uomo, è carne e sangue, e aggredisce in te quel che hai di esteriore e visibile; ma c’è in lui un altro nemico, occulto, il sovrano di queste tenebre che tu sopporti nella carne e nel sangue. Costui cerca un’altra cosa, quel che tu hai nel segreto: tenta di depredare e devastare i tuoi tesori interiori. Mettiti, dunque, dinanzi agli occhi questi due nemici: uno manifesto e l’altro occulto; quello manifesto è l’uomo, quello segreto il diavolo. L’uomo è ciò che sei tu secondo la natura umana, pur non avendo ancora come te la fede e l’amore. In seguito questo uomo potrà essere in pieno ciò che sei tu. Sono, dunque, due i nemici: tu ne vedi uno solo, ma con l’intelligenza sappi riconoscere anche l’altro. Ama il primo e guardati dal secondo. Infatti, il nemico che vedi vuole sminuire in te le prerogative per le quali tu lo vinci. Ad esempio, se tu lo superi in ricchezza, vuol farti diventare povero; se lo superi in onore, vuole umiliarti; se lo vinci in forza, vuol farti diventare debole; egli, insomma, mira a distruggere o sottrarre in te quelle doti per le quali si vede superato. Anche il nemico occulto vuole spogliarti del bene in cui tu lo vinci. Perché se, come uomo, tu superi l’uomo in ciò che costituisce la felicità umana, il demonio tu lo vinci in quanto ami il tuo nemico. Come l’uomo smania di strapparti, di sminuire o sovvertire la prosperità nella quale è da te superato così anche il demonio vuole vincere l’uomo privandolo di quelle doti in cui si riconosce vinto. Procura, pertanto, di custodire nel cuore l’amore per il nemico. È con questo amore, infatti, che tu vinci il demonio. Incrudelisca pure l’uomo quanto può, e ti strappi tutto ciò che può. Se ami colui che ti perseguita apertamente, è sconfitto colui che ti odia in segreto.
Chi odia uccide.
7. [v 5.] Il salmista, sconvolto e rattristato, pregava, quasi che il suo occhio fosse turbato dall’ira. E l’ira contro il fratello, se è inveterata, è ormai un odio. L’ira disturba l’occhio, l’odio lo spegne; l’ira è una pagliuzza, l’odio è una trave. Talvolta, mentre tu covi dell’odio, vai a rimproverare chi si adira. In te c’è l’odio, in colui che rimproveri c’è solamente dell’ira. Giustamente, perciò, ti si dice: Togli prima la trave dal tuo occhio, e così potrai togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello 26. Se volete farvi un’idea della differenza fra l’ira e l’odio, pensate che ci son uomini che ogni giorno si adirano con i propri figli; ma certamente non odiano i propri figli. Il nostro autore, turbato e rattristato, pregava, mentre stava combattendo contro tutte le ingiurie dei suoi offensori. Non pregava per sopraffarli restituendo loro l’ingiuria, ma per riuscire a non odiare alcuno di loro. Per questo prega, per questo supplica: perché è turbato dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore. Essi hanno, infatti, rovesciato su di me l’ingiustizia, e nella loro ira mi hanno ottenebrato. Il mio cuore si è turbato dentro di me. Come, altrove, è detto: Turbato è per l’ira il mio occhio 27. E, se l’occhio è turbato, che cosa accade? E il timore della morte è piombato su di me. L’amore è la nostra vita; e, se l’amore è vita, l’odio è morte. Quando l’uomo comincia a sospettare che odia colui che un tempo amava, timore di morte è il suo: di quella morte che è la più dura, la morte interiore, quella che non uccide il corpo, ma l’anima. Eccoti dinnanzi un uomo che ti perseguita. Che male potrà recarti costui, se contro di lui il tuo Signore ti ha dato la sicurezza, dicendoti: Non abbiate timore di coloro che uccidono il corpo 28? Quello con la sua crudeltà al massimo potrà uccidere un corpo: mentre tu, se sei posseduto dall’odio, uccidi un’anima! Quello uccide il corpo di un altro, tu uccidi l’anima tua! Il timore della morte è piombato su di me.
Dove rifugiarsi di fronte alla furia del male.
8. [vv 6. 7.] Paura e tremito sono venuti su di me, e le tenebre mi hanno avvolto. E ho detto. Chi odia il suo fratello è avvolto dalle tenebre. Difatti, se l’amore è luce, l’odio è tenebra 29. E che cosa dice nell’impotenza che esperimenta, nella prova che lo turba? Chi mi darà le ali come colomba? e volerò e mi riposerò. Bramava la morte, oppure desiderava la solitudine. Dice in sostanza: Mi si propone, anzi mi si ordina, di amare i nemici; e intanto le offese di costoro, sempre più frequenti e già in grado d’avvolgermi come in un’ombra, sconvolgono il mio sguardo, turbano la mia vista feriscono il mio cuore, uccidono l’anima mia. Vorrei andarmene per non restare qui e non aggiungere peccati a peccati, ma sono debole. Rimarrei volentieri alquanto segregato dal genere umano in modo che la mia ferita non riceva colpi su colpi e, una volta guarito, possa riprendere la battaglia. Son cose che accadono, fratelli; e spesso sorge nell’animo del servo di Dio il desiderio della solitudine, proprio a causa delle infinite tribolazioni e degli scandali. Dice: Chi mi darà le ali? Si accorge di essere senza ali, o piuttosto vede che le sue ali sono legate? Se non le ha, gli siano date! Se sono legate, vengano sciolte! Perché chi apre le ali all’uccello è come se gliele desse o restituisse. L’uccello le aveva, ma erano come non sue, finché con esse non poteva volare. Anzi, le ali legate costituiscono un fardello. Dice: Chi mi darà le ali come colomba? e volerò e mi riposerò. Si riposerà; ma dove? Ho detto che due sono qui i significati. Uno è quello cui si riferisce l’Apostolo dicendo: Essere sciolto ed essere con Cristo è di gran lunga la cosa migliore 30. Infatti, anche lui, per quanto fosse forte, grande dotato di immenso coraggio, proprio un invitto soldato di Cristo tuttavia nella sua prova, a quanto leggiamo, fu turbato e disse: Quanto al resto, nessuno mi dia più molestia 31. Come se dicesse desumendolo da quell’altro salmo: Sono oppresso da tristezza a causa dei peccatori che abbandonano la tua legge 32. Non di rado dunque, si fanno tentativi per correggere certi uomini fuorviati disonesti, che pure sono affidati alle nostre cure. Nonostante tutto riesce vano, nei loro riguardi, ogni sforzo e ogni vigilanza umana. Non si riesce a correggerli; non resta che sopportarli. Eppure colui che non riesci a correggere è uno dei tuoi: tuo perché, come te, fa parte del genere umano, oppure perché molte volte è della stessa tua comunità ecclesiale. È uno che sta dentro le porte: e tu che farai? dove andrai? dove ti vorrai appartare per non dover più soffrire certe cose? Stagli, invece, più vicino che puoi! Parla, esorta, attira, minaccia, rimprovera! Ma ho fatto tutto ciò – dici -; ho usato e impegnato ogni mia forza. Nonostante tutto, però, mi accorgo di non essere riuscito a nulla. Ci ho messo tutta la cura. Non mi è rimasto che il dolore. Come si riposerà il mio cuore in tali condizioni, se non dicendo: Chi mi darà le ali? Come colomba, tuttavia, non come corvo. La colomba cerca di allontanarsi da chi le reca molestia, ma non perde l’amore. Si cita, infatti, la colomba come simbolo dell’amore, e si apprezza il suo tubare. Nessuno è tanto amico del gemito quanto la colomba. Geme giorno e notte, come se si trovasse in un luogo dove non c’è altro da fare che gemere. Ebbene, che cosa dice questi che ama? Non posso sopportare le ingiurie degli uomini: essi strepitano, si agitano rabbiosamente, sono infiammati d’ira e in quest’ira vogliono avvolgere anche me. Non posso giovare loro. Oh voglia il cielo che io mi possa riposare in qualche luogo (separato da loro con il corpo, non con l’amore) in modo che in me tale amore non sia turbato! Non posso giovar loro con le mie parole con i miei ragionamenti; forse, potrò essere loro utile con la mia preghiera. Così dicono gli uomini; ma, spesse volte, sono talmente legati che non possono volare. Non che siano stati presi alla pania; sono soltanto legati dal loro ufficio. Ma, se è davvero l’incarico o l’ufficio a tenerli legati e per questo non possono andarsene, dicano: Bramavo essere sciolto ed essere con Cristo: che è la cosa di gran lunga migliore; ma restare nella carne mi è necessario a cagione vostra 33. È la colomba incatenata dall’affetto, non dalla cupidigia, e che non poteva volare a cagione del dovere da compiere, non perché fosse esiguo il suo merito. Un tale desiderio dev’essere necessariamente nel cuore; ma in grado di possederlo sarà solo colui che avrà cominciato a camminare per la via stretta 34. Saprà certamente, un uomo di questa tempra, che non mancano alla Chiesa le persecuzioni, neanche in questo tempo in cui essa sembra essere al sicuro da quelle persecuzioni che subirono i nostri martiri. Non mancano, nemmeno oggi, le persecuzioni, perché sono vere le parole: Tutti coloro che vogliono piamente vivere in Cristo subiranno persecuzione 35. Se non subisci persecuzione, è segno che non hai deciso di vivere piamente in Cristo. Vuoi provare la verità di queste parole? Comincia a vivere piamente in Cristo. Che cosa significa “vivere piamente in Cristo”? Significa: fatti entrare in cuore ciò che dice l’Apostolo: Chi si ammala e io non mi ammalo? Chi si scandalizza e io non brucio? 36 Le infermità degli altri, gli scandali degli altri, per lui erano altrettante persecuzioni. Forse che esse mancano nel nostro tempo? Abbondano più che mai, almeno in coloro che se ne preoccupano. Di solito si guarda da lontano un uomo e si dice: Gli sta bene! Chi dice così, o sente le proprie sofferenze ma non è capace di sentire le altrui, oppure non ha in sé motivo di sofferenza e così non prova compassione per l’altro che soffre, che dalla sofferenza è divorato. Cominci dunque a vivere piamente in Cristo, e proverà la verità di queste parole. Allora comincerà a desiderare le ali, ad allontanarsi, a fuggire, e a rimanere nel deserto.
Separarsi dai cattivi senza negare ad essi l’amore.
9. [v 8.] Fratelli, per quali ragioni pensate che i deserti si siano riempiti di servi di Dio? Se essi si fossero trovati bene tra gli uomini, se ne sarebbero forse allontanati? E tuttavia, che cosa fanno? Ecco, si allontanano, fuggono, dimorano nel deserto; ma vi restano, forse, isolati? La carità li prende si che vivano in comunità numerose, anche se, fra i tanti, ve ne sono alcuni che mettono alla prova gli altri. Inevitabilmente, infatti, in ogni società un po’ numerosa si trovano dei malvagi. Dio stesso, il quale sa come metterci alla prova, mischia con noi anche degli individui che non persevereranno; anzi, ne fa entrare certuni così abili nel simulare che non hanno mosso nemmeno i primi passi sulla via in cui dovrebbero perseverare. Dio sa che per noi è necessario sopportare i malvagi, perché così la nostra bontà farà progressi. Amiamo, dunque, i nemici! Rimproveriamoli, castighiamoli, scomunichiamoli, e, mossi dall’amore, separiamoli – magari – anche da noi. Osservate, infatti, cosa dice l’Apostolo: Se qualcuno non obbedisce alle parole della nostra lettera, segnatelo a dito e non unitevi con lui. Ma, perché queste parole non suscitino in te l’ira e non si turbi il tuo occhio, aggiunge: Non trattatelo però come nemico, ma rimproveratelo come un fratello, affinché si vergogni 37. Ordina che ci si separi da lui, non che gli si sottragga l’amore. Se vive quell’occhio, vive la tua vita. La perdita dell’amore, infatti, sarebbe per te morte. Ebbe paura di perdere questo amore colui che diceva: E il timore della morte è piombato su di me 38. Per non perdere, perciò, la vita dell’amore, chi mi darà le ali, come colomba, e volerò e mi riposerò? Dove andrai? Dove volerai? Dove troverai riposo? Ecco, mi sono allontanato fuggendo e mi sono fermato nel deserto. In quale deserto? Dovunque andrai, altra gente si unirà a te, con te cercheranno il deserto, mostreranno di voler vivere come te, e tu non potrai respingere la compagnia dei fratelli. Anche i malvagi si uniranno a te: ti attende ancora la prova. Ecco, mi sono allontanato fuggendo, e mi sono fermato nel deserto. In quale deserto? Forse nella coscienza, dove nessun uomo entra, dove nessuno è con te, dove tu sei solo con Dio. Se per ” deserto ” infatti, intendi un qualche luogo, che farai di coloro che si uniranno a te? Non potrai essere separato dal genere umano, finché vivi fra gli uomini. Osserva piuttosto il nostro consolatore: egli era nostro signore e re, nostro imperatore e creatore, egli che volle anche essere creato tra noi. Ebbene osserva come mischiò tra i suoi dodici uno che avrebbe dovuto tollerare con pazienza.
Cristo placa ogni tempesta interiore.
10. [v 9.] Ecco, mi sono allontanato, fuggendo, e mi sono fermato nel deserto. Forse costui, come ho detto, si rifugerà nella sua coscienza, ed ivi troverà un piccolo deserto per riposare. Ma, anche qui, ecco l’amore che viene ancora a turbarlo. Era solo nella coscienza, ma non era solo nell’amore; nell’intimo la coscienza lo consolava, ma all’esterno le tribolazioni non lo lasciavano. Perciò, quieto in sé ma preoccupato per gli altri, e quindi ancora in preda al turbamento, che cosa dice? Aspettavo colui che mi salvasse dalla paura e dalla tempesta. C’è il mare, c’è la tempesta. Non ti resta che gridare: Signore, perisco! 39 Ti porga la mano colui che cammina intrepido sui flutti; ti sollevi nella tua trepidazione; unendoti a sé, consolidi la tua sicurezza. Ti parli nell’intimo e ti dica: Guarda a me; vedi che cosa ho sopportato? Tu sopporti, forse, un fratello malvagio o un nemico esteriore; e io non li ho, forse, sopportati? Fremevano all’esterno i giudei, e nell’interno mi tradiva il discepolo. Infuria, dunque la tempesta? Ma c’è lui, che salva dalla paura e dalla tempesta. Forse la tua barca è squassata perché egli in te dorme. Si faceva ognor più violento il mare; la navicella nella quale navigavano i discepoli era scossa; e Cristo dormiva. Finalmente, si rammentarono che tra loro dormiva il dominatore e il creatore dei venti. E allora si avvicinarono a Cristo e lo svegliarono. Egli ordinò ai venti e si fece grande bonaccia 40. È naturale che il tuo cuore si turbi, se dimentichi colui nel quale credi. Le tue sofferenze ti sembrano intollerabili, perché non ripensi a ciò che ha sopportato per te Cristo. Se Cristo non ti viene in mente, egli per te dorme. Risveglia Cristo, riacquista la fede! Cristo in te dorme se tu ti sei dimenticato dei patimenti di Cristo; Cristo veglia in te quando te ne ricordi. E quando con tutto il cuore avrai contemplato ciò che egli ha sofferto, non sopporterai forse anche tu di buon animo – e magari rallegrandoti – i tuoi dolori, trovando una certa somiglianza fra quel che tu soffri e quello che ebbe a soffrire il tuo re? Quando, dunque, comincerai a consolarti e a rallegrarti con questi pensieri, è segno che egli si è destato che ha ordinato ai venti, e si è fatto bonaccia. Aspettavo colui che mi salvasse dalla paura e dalla tempesta.
Babele e Pentecoste.
11. [v 10.] Sommergili, Signore, e dividi le loro lingue. O fratelli, egli osserva coloro che lo fanno soffrire e l’ottenebrano, e desidera questo, non certo mosso dall’ira. Coloro che si sono innalzati operando il male conviene che siano sommersi. Coloro che hanno cospirato nel male, conviene che le loro lingue siano confuse. Che essi acconsentano al bene, e le loro lingue torneranno concordi. Ma se, come dice, insieme contro di me sussurravano tutti i miei nemici 41, cessi mediante il castigo il loro stare insieme! Siano divise le loro lingue, si contraddicano tra loro! Sommergili, Signore, e dividi le loro lingue. Sommergili: perché? Perché si sono innalzati. Dividili: perché? Perché hanno cospirato nel male. Ricorda quella celebre torre che uomini superbi si costruirono dopo il diluvio. Cosa dissero quei superbi? Se non vogliamo perire nel diluvio, costruiamoci una torre alta 42. Si credevano al sicuro perché protetti dalla superbia, e costruirono un’alta torre; ma il Signore divise le loro lingue. Cominciarono allora a non comprendersi più: e da lì ebbe origine la diversità delle lingue. Dapprima c’era una sola lingua, e questa sola lingua era di non poca utilità per gli uomini che vivevano in armonia ed erano umili; ma, quando da quell’unità cominciò a prendere le mosse una specie di cospirazione superba, Dio intervenne dividendo le loro lingue, per impedire che, comprendendosi, rendessero micidiale la loro superba unità. Per colpa degli uomini superbi furono divise le lingue; grazie agli umili Apostoli le lingue sono state riunificate. Lo spirito di superbia diversificò le lingue; lo Spirito Santo le ha riunificate. Quando, infatti, venne lo Spirito Santo sopra i discepoli, essi cominciarono a parlare in tutte le lingue e furono compresi da tutti 43. Le lingue, che erano state divise, furono riunite in una sola. Ne consegue che, se ancora incrudeliscono i pagani, è bene che le loro lingue siano divise. Vogliono una sola lingua? Vengano alla Chiesa! In essa troveranno che, pur restando invariata la diversità delle lingue della carne, una sola è ormai, nella fede del cuore, la lingua dell’umanità. Sommergili, o Signore, e dividi le loro lingue.
La gloria della croce confonde i nemici di Cristo.
12. Perché ho visto l’ingiustizia e la contraddizione nella città. Giustamente cercava il deserto, se aveva visto l’ingiustizia e la contraddizione nella città. Esiste questa città turbolenta: è la città che aveva costruito la torre ed era stata confusa e chiamata Babilonia; è la città che vediamo dispersa tra innumerevoli popoli 44. Di fra mezzo a questa città è convocata la Chiesa, che si apparta nel deserto della buona coscienza. Ha visto, infatti, la contraddizione nella città. Ti si dice: È venuto Cristo! Tu obietti contraddicendomi: ” Quale Cristo? “. ” Il Figlio di Dio “. Tu contraddici di nuovo: ” Dio ha dunque un figlio? “. ” sì; anzi, costui è pure nato dalla Vergine, ha sofferto, è risorto “. Ancora obietti: ” E come può essere accaduto tutto questo? ” Osserva almeno la gloria della sua croce! È ormai stampata anche sulla fronte dei re quella croce che i nemici insultarono. Gli effetti ne provano la potenza: egli ha domato il mondo, non col ferro ma con il legno. Il legno della croce parve ai nemici non meritare che scherni, e, mentre se ne stavano in piedi dinanzi a tal legno, essi scuotevano la testa dicendo: Se è Figlio di Dio, scenda dalla croce 45. Egli stendeva, le braccia verso un popolo che non credeva e lo rinnegava. Infatti, se è giusto colui che vive di fede 46, è iniquo colui che non possiede la fede. Dicendo qui: Ingiustizia, intendo ” perfidia “. Orbene, il Signore vedeva nella città l’ingiustizia e il rifiuto; eppure stendeva le braccia verso quel popolo che non credeva e che lo rinnegava, e, attendendo anche loro, diceva:. Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno 47. Anche ai nostri giorni, purtroppo, i resti di quella città incrudeliscono ancora, ancora rinnegano. E Cristo, dalla fronte di tutti, stende anche oggi la mano a quei pochi che ancora non credono è lo rifiutano. Ho visto l’ingiustizia e la contraddizione nella città.
Necessità della fortezza cristiana.
13. [v 11.] Giorno e notte la circonderanno sulle sue mura l’ingiustizia e la fatica. Sulle sue mura: sulle sue fortificazioni, quasi tenendo assoggettati i suoi capi, i suoi nobili. Se diventasse cristiano quel nobile, nessuno resterebbe pagano. Sono molti a dirlo: Nessuno resterebbe pagano se quel tale fosse cristiano. E si dice ancora: Se anche quello si facesse cristiano, chi resterebbe pagano? Finché, dunque, non si fanno cristiani, sono come le mura di quella città che non crede e contesta. Quanto a lungo staranno in piedi queste mura? Non staranno in piedi per sempre. L’arca sta girando attorno alle mura di Gerico: verrà il momento – al settimo giro dell’arca – quando tutte le mura della città che non crede e contesta cadranno 48. Tuttavia, finché questo non accade, il salmista è turbato nella sua lotta e, mal sopportando i reazionari superstiti, brama le ali per volare, aspira alla pace del deserto. Meglio sarebbe, però, che perseverasse in mezzo ai contraddittori, che sopportasse le minacce, che ingoiasse gli insulti e aspettasse colui che lo salverà dalla paura e dalla tempesta. Fissi lo sguardo sul suo Capo e miri l’esempio della sua vita. Si tranquillizzi nella speranza, anche se è momentaneamente turbato per quel che gli accade. Giorno e notte la circonderà, sulle sue mura, l’ingiustizia; e dentro di essa stanno la fatica e l’iniquità. C’è la fatica perché c’è l’iniquità; e poiché c’è l’ingiustizia, c’è anche il dolore. Ascoltino però colui che tende la sua mano: Venite a me, tutti voi che siete affaticati! Voi gridate, voi contestate e insolentite; egli, al contrario vi rivolge l’invito: Venite a me, voi tutti che siete oppressi dalla vostra superbia, e riposerete nella mia umiltà. Dice: Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete la pace per le vostre anime 49. Perché si affaticano? Perché non sono miti e umili di cuore. Dio si è fatto umile: si vergogni l’uomo di essere superbo!
Usura e pertinacia nel ricusare il perdono.
14. [v 12.] Non mancano nelle sue piazze l’usura e l’inganno. Dell’usura e dell’inganno non si può dire che non si sappia almeno che sono mali. Essi sono piaghe pubbliche. Chi compie un’azione cattiva a casa sua, almeno si vergogna della sua colpa. Nelle piazze stanno invece l’usura e l’inganno. Far fruttare il denaro è un’attività pubblica, e la si dice persino arte. Si parla di associazione corporativa, la quale sarebbe più o meno necessaria alla città, perché dal suo esercizio derivano le rendite. Fino a tal punto è giunto in piazza ciò che almeno doveva essere tenuto nascosto! Ma c’è un’altra usura peggiore della precedente: è quando non condoni ciò che ti è dovuto. Come dovrà intorbidirtisi l’occhio al recitare quel versetto della preghiera: Rimetti a noi i nostri debiti 50! Come te la caverai, infatti, allorché pregando giungerai a quel versetto? Hai udito una parola offensiva e pretendi che l’altro la sconti con le pene dell’inferno. Sappi almeno limitarti a non esigere più di quanto hai dato, o usuraio di ingiustizie! Sei stato colpito con un pugno, e pretendi la morte. Usura perversa! Per quale via oserai avvicinarti alla preghiera? E se abbandonerai la preghiera, come raggiungerai il Signore? Ecco, dirai: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome. Venga il regno tuo. Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dirai: Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Giungerai finalmente alle parole: Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori 51.Per quanto possa abbondare l’usura in quella malvagia città, che essa, però, non penetri mai dentro le mura della chiesa, là, dove ci si batte il petto! Che cosa farai, quando in chiesa tu e quel versetto sarete chiamati in causa? Lì ci sarà anche il tuo giudice celeste, colui che ha composto tale preghiera; e lui, che è al corrente della tua causa, ti dice: Non c’è altra via per essere esauditi. In verità vi dico che, se avrete rimesso i peccati agli uomini, saranno rimessi a voi; ma, se non avrete rimesso i peccati agli uomini, neppure il Padre vostro li rimetterà a voi 52. Chi dice questo? Colui che conosce la tua causa e sa cosa tu sei andato a chiedergli. Vedi che ha voluto essere lui il tuo avvocato: lui, il tuo difensore, il tuo intercessore, seduto alla destra del Padre, e il tuo stesso giudice. Orbene, lui ha detto: Per altra via, non sarai esaudito. Che cosa farai? Non otterrai nulla, se ti rifiuterai di pronunziare quelle parole; nulla otterrai, se dirai il falso. Dunque, o le metterai in pratica e poi andrai a pronunziarle, oppure non meriterai di ottenere ciò che chiedi. Tanto è vero che quanti non si comportano così, vivono nell’usura più lercia. Vi siano pure nella città terrena di quelli che tuttora adorano gli idoli o ne vanno in cerca! Non farlo però tu, popolo di Dio; non farlo tu, popolo di Cristo; non farlo tu, corpo di quel Capo. Ricorda chi sia il vincolo della tua pace; ricorda quali siano le promesse aperte alla tua vita. E poi, che cosa ti gioverebbe rifarti delle ingiurie subìte? Forse che la vendetta ti rimetterebbe a posto? O vorrai, forse, rallegrarti del male altrui? Hai sofferto il male? Perdonalo! Non siate in due ad essere nel male. E non mancano nelle sue piazze l’usura e l’inganno.
Anche tra fratelli c’è da sopportarsi a vicenda.
15. [vv. 13-15] Per motivi di questo genere cercavi anche tu la solitudine e le ali; per tali motivi mormori. Non puoi sopportare la contraddizione e l’ingiustizia di quella città. Riposati in coloro che, come te, abitano al di dentro. Non cercare la solitudine. Nondimeno, ascolta che cosa è detto anche di costoro: Perché se mi avesse oltraggiato un nemico. Antecedentemente egli era turbato e sconcertato dalla voce del nemico e dalla tribolazione del peccatore: si trovava, infatti, ad abitare in quella città, in quella superba città, che innalzava la torre che fu poi sommersa perché fossero divise le sue lingue 53. Adesso egli è al di dentro [della Chiesa]; eppure, osserva come ha da gemere a cagione dei pericoli derivanti dai falsi fratelli. Se mi avesse oltraggiato un nemico, certamente lo avrei sopportato; e se colui che mi odiava contro di me avesse detto grandi cose… Cioè: se, mosso da superbia mi avesse insultato, se si fosse fatto grande a mio danno e mi avesse rivolto tutte le minacce possibili, mi sarei nascosto, certo, lontano da lui. Da uno che sta fuori dove ti nasconderesti? Tra coloro che son dentro. Ora, però, rifletti se non ti resti altro che cercare la solitudine. Ma tu, dice, che eri un altro me stesso, mia guida e mio familiare. Forse talvolta mi hai dato un buon consiglio, forse qualche volta mi hai preceduto e mi hai dato un avvertimento salutare: siamo stati insieme nella Chiesa di Dio. Ma tu, altro me stesso, mia guida e mio familiare, che insieme con me prendevi i dolci cibi. Quali sono i dolci cibi? Non tutti coloro che sono presenti li conoscono; ma quanti li conoscono non li rendano amari, onde possano dire a quelli che ancora non li hanno provati: Gustate, e vedete quanto è dolce il Signore 54. Tu che insieme con me prendevi i dolci cibi. Nella casa di Dio abbiamo camminato in pieno accordo. Donde deriva allora la divisione? Colui che era dentro è passato fuori. Camminava un tempo assieme con me nella casa di Dio, in pieno accordo: ed ecco, s’è costruito un’altra casa dirimpetto alla casa di Dio. Perché ha abbandonato quella casa ove camminavamo in pieno accordo? Perché ha lasciata deserta quella casa ove insieme prendevamo i dolci cibi?
I corifei del donatismo sono inescusabili.
16. [v 16.] Venga la morte su di loro e discendano vivi all’inferno. Nel modo come reagisce ci fa ricordare quel primo tentativo di scisma, quando, al tempo dell’antica nazione giudaica, alcuni superbi si separarono e vollero sacrificare per conto loro. Li incolse una morte fino allora inaudita: si aprì la terra e li inghiottì vivi 55. Dice: Venga la morte su di loro, e discendano vivi all’inferno. Che significa Vivi? Significa che sanno di andare verso la rovina e ci vogliono andare. Ascolta come certuni corrano vivi verso la perdizione e siano inghiottiti dal baratro della terra, cioè assorbiti e divorati dalle cupidige terrene. Tu dici a un uomo: ” Che cosa ti angustia, fratello? Siamo fratelli, invochiamo un solo Dio, crediamo in un solo Cristo, ascoltiamo un solo Vangelo, cantiamo un’identica salmodia, rispondiamo con uno stesso Amen, facciamo echeggiare lo stesso Alleluia, celebriamo una sola Pasqua. Perché tu sei fuori ed io dentro?”. Angustiato e consapevole della verità di quanto gli si dice, per lo più risponde: “Dio ne renda merito ai nostri antenati! “. È, costui, un vivo che perisce. Tu continui ad ammonirlo: ” Vada per il male della nostra separazione; ma perché tu vi aggiungi anche il male del ribattezzare? Riconosci anche in me ciò che hai tu; e, se odii me, risparmia però Cristo presente in me “. Ordinariamente si rammaricano – e non poco – di questo male e dicono: ” Davvero è male! Volesse il cielo che non ci fosse! Ma come disimpegnarci dalle prescrizioni dateci dai nostri antenati? ” Discendano vivi all’inferno! Se tu vi discendessi morto, non sapresti che cosa fai; ma, siccome sai che è male quanto fai e tuttavia lo compi, non discendi forse vivo nell’inferno? E perché mai lo sprofondo della terra inghiottì vivi i capi della rivolta, mentre il popolo che con essi era d’accordo venne bruciato dal fuoco che scese dal cielo 56? Per questo motivo, riferendosi cioè a tale condanna, questo salmo comincia col popolo e conclude con i capi. Venga la morte su di essi, dice riferendosi a coloro sui quali scese il fuoco dal cielo; e subito aggiunge: E discendano vivi all’inferno, riferendosi ai capi inghiottiti dall’abisso della terra. Come potrebbero, infatti, discendere vivi all’inferno coloro ai quali aveva detto: Venga la morte su di essi? Se su di essi era già venuta la morte, non potevano discendere vivi all’inferno. Dunque, comincia dal popolo e conclude con i capi. Venga la morte su di essi, cioè su quanti hanno acconsentito e li hanno seguiti. Che ne è, invece, dei capi e dei principi? Discendano vivi all’inferno, perché essi conoscono le Scritture, e sanno bene, leggendole ogni giorno, che la Chiesa cattolica è diffusa per tutta la terra. Sanno che questo è un fatto incontestabile, come pure sanno che non si può trovare alcun argomento in favore del loro scisma. Essi, veramente, discendono vivi all’inferno, perché sono consapevoli che è male il male che compiono. Quanto agli altri, essi furono bruciati dal fuoco dell’ira divina. Infiammati dalla voglia di litigare, non hanno voluto distaccarsi dai loro capi malvagi; ed è venuto su di loro fuoco su fuoco: sulla fiamma della divisione è scesa la fiamma della distruzione. Venga la morte su di loro e discendano vivi all’inferno. Perché la malvagità è nei loro alberghi, in mezzo a loro. Negli alberghi, dove sostano come pellegrini e passano. Infatti non saranno sempre qui, anche se combattono così accanitamente nella loro effimera animosità. Nei loro alberghi c’è l’ingiustizia, in mezzo a loro l’iniquità; poiché niente è tanto in mezzo a loro quanto il loro cuore.