Salmo 59
Oso dire infatti alla vostra Carità che Dio, per essere ben lodato dall’uomo, ha cantato lui stesso la propria lode e in tanto l’uomo ha trovato come lodarlo in quanto Dio s’è degnato lodare se stesso. (s. Agostino esposizione sul salmo 144)
Salmi – Capitolo 59 Contro gli empi
[1]Al maestro del coro. Su «Non distruggere». Di Davide.
Quando Saul mandò uomini a sorvegliare la casa e ad ucciderlo.
[2]Liberami dai nemici, mio Dio,
proteggimi dagli aggressori.
[3]Liberami da chi fa il male,
salvami da chi sparge sangue.
[4]Ecco, insidiano la mia vita,
contro di me si avventano i potenti.
Signore, non c’è colpa in me, non c’è peccato;
[5]senza mia colpa accorrono e si appostano.
Svègliati, vienimi incontro e guarda.
[6]Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele,
lèvati a punire tutte le genti;
non avere pietà dei traditori.
[7]Ritornano a sera e ringhiano come cani,
si aggirano per la città.
[8]Ecco, vomitano ingiurie,
le loro labbra sono spade.
Dicono: «Chi ci ascolta?».
[9]Ma tu, Signore, ti ridi di loro,
ti burli di tutte le genti.
[10]A te, mia forza, io mi rivolgo:
sei tu, o Dio, la mia difesa.
[11]La grazia del mio Dio mi viene in aiuto,
Dio mi farà sfidare i miei nemici.
[12]Non ucciderli, perché il mio popolo non dimentichi,
disperdili con la tua potenza e abbattili,
Signore, nostro scudo.
[13]Peccato è la parola delle loro labbra,
cadano nel laccio del loro orgoglio
per le bestemmie e le menzogne che pronunziano.
[14]Annientali nella tua ira,
annientali e più non siano;
e sappiano che Dio domina in Giacobbe,
fino ai confini della terra.
[15]Ritornano a sera e ringhiano come cani,
per la città si aggirano
[16]vagando in cerca di cibo;
latrano, se non possono saziarsi.
[17]Ma io canterò la tua potenza,
al mattino esalterò la tua grazia
perché sei stato mia difesa,
mio rifugio nel giorno del pericolo.
[18]O mia forza, a te voglio cantare,
poiché tu sei, o Dio, la mia difesa,
tu, o mio Dio, sei la mia misericordia.
I dare say to your Charity that God, in order to be well praised by man, sang his own praise, and man found how to praise him because God deigned to praise himself. (St. Augustine, exposition on Psalm 144)
Psalm 59[a]
For the director of music. To the tune of “Do Not Destroy.” Of David. A miktam.[b]When Saul had sent men to watch David’s house in order to kill him.
1 Deliver me from my enemies, O God;
be my fortress against those who are attacking me.
2 Deliver me from evildoers
and save me from those who are after my blood.
3 See how they lie in wait for me!
Fierce men conspire against me
for no offense or sin of mine, Lord.
4 I have done no wrong, yet they are ready to attack me.
Arise to help me; look on my plight!
5 You, Lord God Almighty,
you who are the God of Israel,
rouse yourself to punish all the nations;
show no mercy to wicked traitors.[c]
6 They return at evening,
snarling like dogs,
and prowl about the city.
7 See what they spew from their mouths—
the words from their lips are sharp as swords,
and they think, “Who can hear us?”
8 But you laugh at them, Lord;
you scoff at all those nations.
9 You are my strength, I watch for you;
you, God, are my fortress,
10 my God on whom I can rely.
God will go before me
and will let me gloat over those who slander me.
11 But do not kill them, Lord our shield,[d]
or my people will forget.
In your might uproot them
and bring them down.
12 For the sins of their mouths,
for the words of their lips,
let them be caught in their pride.
For the curses and lies they utter,
13 consume them in your wrath,
consume them till they are no more.
Then it will be known to the ends of the earth
that God rules over Jacob.
14 They return at evening,
snarling like dogs,
and prowl about the city.
15 They wander about for food
and howl if not satisfied.
16 But I will sing of your strength,
in the morning I will sing of your love;
for you are my fortress,
my refuge in times of trouble.
17 You are my strength, I sing praise to you;
you, God, are my fortress,
my God on whom I can rely.
Commento al filmato: Davide è minacciato da Saul che vuole ucciderlo e rivolge a Dio una supplica ardente cantata dalle armonie struggenti di questo affascinante brano di von Biber The Glorious Mysteries: Sonata No. 13 – The Descent of the Holy Ghost:
[2]Liberami dai nemici, mio Dio,
proteggimi dagli aggressori.
[3]Liberami da chi fa il male,
salvami da chi sparge sangue.
[4]Ecco, insidiano la mia vita,
contro di me si avventano i potenti.
ma dal versetto 14 le note dello splendido spumeggiante “Allegro” della Sinfonia in Do di Vivaldi, innalza un esultante inno di lode alla Misericordia di Dio:
[18]O mia forza, a te voglio cantare,
poiché tu sei, o Dio, la mia difesa,
tu, o mio Dio, sei la mia misericordia.
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-
Commentary of the film: David is threatened by Saul who wants to kill him and makes a burning supplication to God sung by the poignant harmonies of this fascinating piece by von Biber The Glorious Mysteries: Sonata No. 13 – The Descent of the Holy Ghost:
[2] Deliver me from my enemies, my God, protect me from attackers. [3] Deliver me from those who do evil, save me from those who shed blood. [4] Behold, they threaten my life, the mighty attack me.
but from verse 14 the notes of the splendid sparkling “Allegro” of Vivaldi’s Symphony in C raises an exultant hymn of praise to the Mercy of God:
[18] O my strength, I want to sing to you, for you are my defense, O God, you, oh my God, are my mercy.
sant’Agostino esposizione sui Salmi
SUL SALMO 58/89
ESPOSIZIONE
DISCORSO 1
Cristo re universale.
1. [v 1.] La Scrittura è solita indicare nel titolo i misteri contenuti nei diversi salmi, come ad abbellire ogni salmo, fin dal suo inizio, con gli splendori del mistero che intende far conoscere a chi gli si avvicina. Non diversamente sull’arco delle porte suole porsi un’iscrizione, in cui possiamo leggere che cosa si faccia all’interno, oppure di chi sia quell’abitazione, o, anche chi sia il proprietario di quel podere. Ecco pertanto questo salmo aprirsi con un titolo, che si riferisce a un altro titolo e che suona: Sino alla fine, affinché tu non guasti a David stesso l’iscrizione del cartello. È, come ho detto, un titolo che tratta di un altro titolo. Il Vangelo ti indica quale sia il testo del titolo che, a detta del salmo, è vietato guastare. Infatti, quando il Signore fu crocifisso, un cartello fu scritto da Pilato con le parole: Re dei giudei 1, in tre lingue: ebraica, greca e latina, le lingue, cioè, che in tutto il mondo primeggiano. Orbene, se il re dei giudei fu crocifisso e furono i giudei a crocifiggere il loro re, crocifiggendolo non ottennero il risultato di farlo morire, ma piuttosto quello di farlo re anche delle genti. Per quanto fu in loro, eliminarono il Cristo, ma da se stessi, non da noi. Egli è morto per noi e con il suo sangue ci ha riscattati. E a tutt’ora quel cartello non è stato distrutto, poiché egli è re, non soltanto delle genti ma anche degli stessi giudei. E perché no? Forse che, per esserglisi ribellati, sono riusciti a rovesciare il potere del loro re? Egli regna anche su di loro. Tale re ha in mano uno scettro di ferro, con il quale regge e frantuma. Dice: Io sono stato costituito re da lui sopra Sion, il suo monte santo, predicando il comandamento del Signore. Il Signore ha detto a me: Tu sei mio Figlio; io oggi ti ho generato. Chiedi a me, e io ti darò le genti in tua eredità, e i confini della terra in tuo possesso. Tu li reggerai con lo scettro di ferro, e come vasi d’argilla li frantumerai 2. Chi reggerà? Chi frantumerà? Reggerà coloro che obbediscono, frantumerà coloro che si oppongono. Dunque le parole: Tu non guasterai sono giuste e profetiche; giacché gli stessi giudei fecero pressione su Pilato e dissero: Non scrivere re dei giudei, ma scrivi che egli si è detto re dei giudei 3. Secondo codesta tua iscrizione invece – dicevano – egli verrebbe confermato nostro re. E Pilato rispose: Ciò che ho scritto ho scritto. Si sono così realizzate le parole: Tu non guasterai.
Cristo capo e corpo.
2. Non è questo l’unico salmo che rechi un’iscrizione di tal genere, che vieta di guastare il cartello. Diversi altri salmi sono così intitolati 4, e ognuno di essi preannunzia la passione del Signore. Ebbene, riferiamo anche il nostro salmo alla passione del Signore; e lasciamo che ci parli Cristo, capo e corpo. Così sempre o quasi sempre, quando ascoltiamo la voce di Cristo nei salmi, abituiamoci a non vedere soltanto quel capo, l’unico mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù 5: il quale secondo la divinità è il Verbo esistente fin dal principio, Dio presso Dio, quel Verbo che si è fatto carne e che ha abitato fra noi 6, prendendo la carne dalla discendenza di Abramo e dalla stirpe di David tramite la Vergine Maria 7. No! Quando ascoltiamo le parole di Cristo, non pensiamo soltanto a colui che è il nostro capo; pensiamo al Cristo totale, capo e corpo, nelle fattezze di un uomo completo. Ci dice infatti l’apostolo Paolo: Voi siete il corpo e le membra di Cristo 8. E lo stesso Apostolo dice che Cristo è il capo della Chiesa 9. Orbene, se lui è il capo e noi siamo il corpo, Cristo tutto intero è capo e corpo. Talvolta, infatti, trovi parole che non convengono al capo; e, se non le adatterai al corpo, il tuo intelletto, vacillerà. In altre parti trovi, invece, parole che non sono adatte al corpo, e tuttavia è sempre Cristo che parla. Qui non c’è pericolo di sbagliare! Viene, infatti, spontaneo attribuire al capo ciò che si vede non convenire al corpo. D’altra parte, però, mentre era appeso alla croce, disse nella persona del corpo: Dio mio, Dio mio, volgi lo sguardo verso di me! Perché mi hai abbandonato? 10 Dio di fatto non aveva abbandonato Cristo, come Cristo non aveva abbandonato Dio. Che, forse, Cristo era venuto a noi abbandonando Dio? O, viceversa, Dio lo aveva, forse, mandato allontanandosi da lui? Ma, poiché l’uomo era stato abbandonato da Dio (Adamo, che era solito godere della presenza di Dio, dopo il peccato rimase spaventato dalla coscienza della colpa e fuggì lontano da colui che costituiva la sua gioia 11) e Dio lo aveva veramente abbandonato in quanto egli per primo aveva abbandonato Dio; per questo motivo il Cristo (che aveva ricevuto la carne da Adamo) disse tali parole nella persona della sua carne, poiché allora il nostro vecchio uomo era inchiodato alla croce insieme con lui 12.
La resurrezione di Cristo cardine della nostra fede.
3. Ascoltiamo, dunque, quanto segue: Quando Saul mandò a sorvegliare la casa di lui per ucciderlo. Queste parole non si riferiscono direttamente alla croce del Signore; riguardano però ugualmente la sua passione. Cristo fu crocifisso, morì e fu sepolto. Quel sepolcro era, dunque, come una casa, e le autorità giudaiche mandarono a custodirlo delle guardie che furono poste dinanzi al sepolcro di Cristo 13. È vero che questa vicenda si trova narrata nel libro dei Re: Saul, infatti, una volta mandò degli sgherri a sorvegliare la casa per uccidere David 14. Ma noi, che stiamo trattando del titolo del salmo; dobbiamo interessarci della vicenda per quel che ne ha attinto l’autore del salmo stesso. Orbene, ha egli voluto farci intendere solamente che ci furono delle persone inviate a sorvegliare la casa in modo che David fosse ucciso? In qual modo, però, può essere vero che la casa fu sorvegliata affinché Cristo venisse ucciso David infatti raffigurava Cristo, se è vero che Cristo fu posto nel sepolcro solo dopo essere stato ucciso sulla croce? Riferisci, dunque, tutto questo al corpo di Cristo! Uccidere Cristo significava – per loro – cancellare il nome di Cristo affinché nessuno avesse a credere in lui. Questo doveva produrre la menzogna delle sentinelle: le quali, appunto, furono subornate affinché dicessero che, mentre dormivano, erano venuti i discepoli di lui e lo avevano portato via 15. Questo è davvero voler uccidere Cristo! Cioè, cancellare la fama della sua resurrezione e far prevalere la menzogna sopra il Vangelo. Ma, come Saul non raggiunse il suo scopo di uccidere David, così neppure i maggiorenti del giudaismo poterono raggiungere il loro scopo di far trionfare la testimonia a dei custodi che dormivano su quella degli Apostoli che erano svegli. Che cosa si suggerì alle guardie di dire? Vi diamo, dissero, quanto denaro volete; ma voi dovete dire che, mentre dormivate, sono venuti i suoi discepoli e lo hanno portato via. Ecco quali testimoni, falsi e bugiardi, produssero i nemici contro la verità e contro la resurrezione di Cristo! quei nemici che Saul raffigurava. Interroga pure, o infedele, dei testimoni addormentati! Ti rispondano che cosa sia accaduto nel sepolcro. Se dormivano, come fanno a saperlo? Se erano svegli, perché non hanno catturato i ladri? Dica, dunque, quanto segue!
4. [v 2.] Liberami dai miei nemici, mio Dio; e da coloro che si levano sopra di me, riscattami. Ciò si è compiuto nella carne di Cristo e si compie anche in noi. Non rinunziano infatti, i nostri nemici (il diavolo e gli angeli suoi), a levarsi sopra di noi ogni giorno, a tentare di prendersi gioco della nostra debolezza e della nostra fragilità con inganni, con suggerimenti, con tentazioni, e a cercare di prenderci al laccio con tranelli di ogni genere, finché ancora viviamo qui in terra. Ma, s’innalzi a Dio la nostra voce; si gridi dalle membra di Cristo, soggette al loro capo che è in cielo: Liberami dai miei nemici, Dio mio! E da coloro che si levano sopra di me, riscattami!
Attraverso le persecuzioni Dio incrementa la Chiesa.
5. [v 3.] Liberami da coloro che operano ingiustizia, e salvami dagli uomini sanguinari. Erano certamente uomini sanguinari coloro che uccisero il Giusto, nel quale non avevano trovato alcuna colpa. Erano uomini sanguinari, poiché, mentre uno straniero voleva liberare il Cristo lavandosene le mani, essi gridarono: Crocifiggilo, crocifiggilo! Erano uomini sanguinari, perché, mentre veniva loro presentato nella sua gravità il delitto del sangue di Cristo, risposero, riversandone le conseguenze anche sui loro figli: Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli 16. Ma neppure contro il suo corpo cessarono di infierire gli uomini sanguinari. Infatti, dopo la resurrezione e l’ascensione di Cristo, toccò alla Chiesa subire le persecuzioni; e prima di tutto a quella che fiorì in seno alla nazione giudaica, alla quale appartenevano anche i nostri Apostoli. In tale persecuzione per primo fu lapidato Stefano 17, che ricevette ciò che significa il suo nome. Stefano, infatti, significa ” corona “. Fu lapidato in mezzo al disprezzo, ma fu incoronato in modo sublime. Poi, quando si sparse tra le altre nazioni, si levarono i regni pagani (prima che in essi fosse realizzato ciò che era stato predetto: Lo adoreranno tutti i re della terra; tutte le genti lo serviranno 18) e ruggì l’impeto di quel regno contro i testimoni di Cristo. Fu sparso in gran quantità il sangue dei martiri: sparso il quale, come se fosse stata sparsa la semente della Chiesa, ne germogliarono messi più rigogliose e, come noi oggi vediamo, la Chiesa si estese per tutto il mondo. Orbene, da questi uomini sanguinari viene liberato il Cristo: non soltanto nel capo ma anche nel corpo. Dagli uomini sanguinari è liberato Cristo: da coloro che furono ieri, da quelli che sono oggi, e da quelli che saranno domani. Cristo è liberato: il Cristo che ci è andato avanti, il Cristo che vive oggi e quello che verrà in futuro. Cristo, infatti, è tutto il corpo di Cristo; e tutti coloro che oggi sono buoni cristiani, e coloro che lo sono stati prima di noi, come quelli che lo saranno dopo di noi, tutto questo Cristo globale viene liberato dalle mani degli uomini sanguinari. Né sono vane queste parole: E dagli uomini sanguinari salvami.
Debolezza dei grandi della terra.
6. [v 4.] Perché, ecco, si sono impossessati della mia vita. Hanno potuto catturare, hanno potuto uccidere: si sono impossessati della mia vita. Ma dov’è che hai spezzato le mie catene 19? Dov’è che la rete è stata rotta e noi siamo stati liberati? Come facciamo noi a benedire Dio, il quale non ci ha dato in preda ai loro denti 20? Certamente costoro ci hanno dato la caccia, ma colui che custodisce Israele non lo abbandona nelle mani dei cacciatori. Perché, ecco, si sono impossessati della mia vita; i forti hanno fatto irruzione su di me. Non dobbiamo passare sotto silenzio questi ” forti “; era necessario che ci si sottolineasse accuratamente chi fossero questi forti che si levano contro. Sono forti, ma contro chi, se non contro i deboli, se non contro i fragili, contro coloro che forti non sono? E, tuttavia, sono lodati i deboli, e i forti sono condannati. Affinché poi si intenda chi siano i ” forti “, per primo il Signore chiamò ” forte ” il diavolo stesso, dicendo: Nessuno può entrare nella casa del forte e rubare i suoi vasi, se prima non avrà incatenato il forte 21. In effetti Cristo incatenò il forte con le catene del suo potere; e rubò i suoi vasi e li fece propri. Tutti i peccatori erano, infatti, vasi del diavolo, mentre, credendo, son divenuti vasi di Cristo. A costoro l’Apostolo dice: Voi foste, un tempo, tenebre, ma ora siete luce nel. Signore 22; egli ha fatto conoscere le sue ricchezze nei vasi di misericordia 23. Per ” forti ” si possono, dunque, indicare tutti costoro. Ma vi sono anche tra gli uomini certi forti dotati di forza degna di biasimo e di condanna: i quali sono presuntuosi perché dispongono di un benessere terreno. Non vi sembra che fosse forte quel ricco del quale ora ha parlato il Vangelo? forte perché la campagna gli aveva reso abbondanti frutti! Era preoccupato e decise di demolire i vecchi granai e di costruirne di nuovi e più grandi. Poi, dopo averli costruiti, diceva alla sua anima: Possiedi molte ricchezze, o anima! Banchetta, allietati, saziati! 24 Quale forte stai osservando! Ecco l’uomo che non ha posto in Dio il suo aiuto, ma ha sperato nella moltitudine delle sue ricchezze. Osserva quanto sia forte: Si è inorgoglito, dice, della sua vacuità 25.
La giustizia non rende forti se prescinde da Dio.
7. Vi sono anche altri forti, non per le ricchezze, non per il vigore del corpo, non per qualche potere o dignità che spicca nel tempo, ma perché confidano nella loro giustizia. Dobbiamo guardarci, dobbiamo temere, dobbiamo combattere questo genere di forti; non dobbiamo imitarli. Essi confidano, ripeto, non nel loro corpo, non nelle loro ricchezze, non nella loro stirpe o negli onori loro conferiti. Chi non vede, infatti, che tutte queste, cose sono temporali, labili, caduche, effimere? Essi confidano nella loro giustizia. Tale robustezza ha impedito ai giudei di entrare nella cruna dell’ago 26. Presumendo infatti di se stessi e della loro giustizia e ritenendo di essere sani, hanno respinto la medicina ed hanno ucciso lo stesso medico. Questi forti, per nulla convinti di essere infermi, non è venuto a chiamare colui che diceva: Non è necessario il medico ai sani, ma agli ammalati. Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori, alla penitenza 27. Costoro erano quei forti che insultavano i discepoli di Cristo, poiché il loro Maestro visitava gli ammalati e sedeva a tavola con gli infermi. Dicevano: Perché il vostro Maestro mangia con i publicani e con i peccatori? 28 O forti, che non avete bisogno del medico! Codesta forza non è salute, ma follia. Nessuno infatti è più vigoroso dei pazzi: essi sono più robusti dei sani; ma quanto più grandi sono le loro forze, tanto più vicina è la loro morte. Ci distolga, dunque, Dio dall’imitare questi forti. Dobbiamo, infatti, temere che qualcuno voglia imitarli. Ma il Maestro dell’umiltà, che si rese partecipe della nostra debolezza donandoci insieme la partecipazione della sua divinità, discese dal cielo per insegnarci la via e per essere lui stesso la via 29; e, fra tutte le altre cose, si degnò inculcarci per prima la sua umiltà. Per questo non ricusò di farsi battezzare dal servo 30, per insegnarci a confessare i nostri peccati, per insegnarci ad essere deboli onde divenire forti, e fare nostre le parole dell’Apostolo che dice: Quando divengo debole, allora sono forte 31. Egli, dunque, non volle essere forte. Ma quei tali che volevano essere forti, volevano cioè presumere troppo dalla loro forza ritenendosi giusti, incespicarono contro la pietra di inciampo 32. L’Agnello sembrò loro un caprone, e, poiché come caprone lo uccisero, non meritarono di essere redenti dall’Agnello. Questi sono, dunque, i forti, che fecero irruzione addosso a Cristo, proclamando la loro giustizia. Ascoltate questi forti! Alcuni abitanti di Gerusalemme erano stati mandati da loro per catturare Cristo, ma se ne tornarono senza avere osato prenderlo (perché lui, che era veramente forte, si lasciò catturare solo quando volle). Chiesero dunque loro i mandanti: Perché non lo avete potuto catturare? E quelli risposero: Nessun uomo ha mai parlato come lui. E quei ” forti ” replicarono: Forse che crede in lui un qualche fariseo, oppure un qualche scriba? Lo fa solo questo popolo che non conosce la legge! 33 Anteposero se medesimi alla debole folla che, nella sua infermità, correva dal medico; e così fecero, appunto perché erano forti. Anzi, – e questo è ancora più grave – con la loro forza attirarono dalla loro tutta la folla e uccisero il medico di tutti. Ma Cristo, proprio perché era stato ucciso, del suo sangue fece medicina per gli ammalati. I forti hanno fatto irruzione su di me. Osservate bene questi forti; e riflettete se ci sia per l’uomo qualche altra cosa su cui possa confidare, quando neppure nella giustizia può riporre la sua fiducia. Vedete senza dubbio l’abisso dove giacciono coloro che confidano nelle ricchezze, nel vigore del corpo, nella nobiltà della stirpe, nella dignità del secolo, se è a terra anche colui che presume della giustizia, ritenendola cosa sua. I forti hanno fatto irruzione su di me. Uno di questi forti era quel tale che, vantandosi delle sue forze, diceva: Ti ringrazio, perché non sono come gli altri uomini, ingiusti, ladri, adulteri; e neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e do le decime di tutto quanto posseggo 34. Guarda il forte che vanta le sue forze! Osserva anche il debole che gli sta di fronte, là lontano, e si avvicina a Dio mediante l’umiltà. Dice, infatti, il Vangelo: Il publicano se ne stava lungi, e neppure osava levare gli occhi al cielo, e si batteva il petto dicendo: Dio, sii benigno con me, che sono un peccatore. In verità vi dico, questo pubblicano se ne tornò giustificato a differenza di quel fariseo. Osserva poi la giustizia: Poiché, chiunque si esalta sarà umiliato; e chi si umilia sarà esaltato 35. Hanno fatto irruzione dei forti di questo genere: cioè, dei superbi, della gente che, ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la loro propria giustizia, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio 36.
8. [v 5.] Che dice poi? E non v’è ingiustizia, non v’è peccato in me, Signore. Contro di me fecero irruzione quei forti che presumevano della loro giustizia. Mi attaccarono, ma in me non trovarono colpa. Come potevano, infatti, quei forti (che si piccavano, per così dire, d’essere della gente giusta) perseguitare Cristo, se non ritenendolo un peccatore? Tuttavia, che abbiano a vedere loro stessi quanto siano forti (per l’ardore della febbre, naturalmente, non per la floridezza della salute)! Che si rendano conto della loro forza! In realtà, non hanno trovato né ingiustizia, né peccato in me, Signore. Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Questi forti, dunque, non hanno potuto tenermi dietro nella corsa; e mi hanno creduto un peccatore proprio per questo motivo, perché, cioè, non riuscivano a vedere le mie orme.
Dio conosce quando dà a noi la conoscenza.
9. [v 6.] Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda. A Dio è detto: Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda. Ma come? Forse che Dio, se non si avvicina, non può vedere? Fo un esempio. Se tu camminassi per via e ci fosse uno che, essendo lontano, non potesse riconoscerti, tu ti metteresti a gridare verso di lui e gli diresti: ” Avvicinati a me, e guarda in che modo cammino! Se mi guardi da lontano, non puoi riconoscere la mia andatura”. Sarebbe mai lo stesso anche di Dio? Se non gli si fosse avvicinato, non avrebbe, forse, visto che costui procedeva senza ingiustizia e correva senza peccato? Intendiamo, dunque, le parole Sorgi incontro a me nel senso di ” aiutami “. Quanto poi alle altre parole (cioè: E guarda), esse debbono essere intese come ” Fa’ vedere che corro, fa’ vedere che avanzo “, secondo quella immagine per la quale fu detto ad Abramo: Ora ho saputo che temi Dio 37. Dio dice: Ora ho saputo; ma in che senso ho saputo, se non in quanto: ” Ora ti ho fatto sapere “? L’uomo non conosce se stesso prima che giunga la prova della tentazione. Come nel caso di Pietro, il quale, perché ignorava se stesso, peccava di presunzione, finché, all’atto del rinnegamento, non apprese quali forze in realtà possedesse. Nelle sue tergiversazioni comprese di aver presunto falsamente di sé, e pianse 38; e, piangendo fruttuosamente, meritò di conoscere ciò che era e di diventare ciò che non era. Così Abramo. Messo alla prova, poté conoscere se stesso; e gli fu detto da Dio: Ora ho saputo, cioè: ” Ora ti ho fatto sapere “. Come diciamo lieto un giorno, perché ci fa lieti; come diciamo tristo l’amaro perché disgusta chi lo assapora; così di Dio diciamo che vede, nel senso che ci fa vedere. Dice: Sorgi incontro a me e guarda. Che significano le parole: E guarda? ” E aiutami “. Aiutami, cioè, in riferimento a loro: sicché essi vedano la mia corsa e mi seguano. Non sembri loro errato ciò che, invece, è giusto. Non sembri loro storto ciò che, invece, si attiene alla regola della verità. Io senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Sorgi incontro a me e guarda.
Il verbo di Dio partecipe delle nostre infermità. Il mistero dell’ascensione.
10. Qualche altra cosa mi invita a dire, riguardo a questo passo, la sublimità stessa del nostro Capo. Egli si è assoggettato alle debolezze umane sino alla morte; ha assunto la debolezza della carne per riunire i pulcini di Gerusalemme sotto le sue ali, come la gallina, divenuta inferma, raccoglie i suoi piccoli. In nessun altro uccello vediamo, infatti, questa caratteristica, neppure in quelli che nidificano dinanzi ai nostri occhi, ad esempio i passeri dei tetti, le rondini che ogni anno sono nostre ospiti, le cicogne e tanti altri uccelli che vediamo fare il nido, covare le uova e imbeccare i loro nati. Non lo fanno neppure le colombe che osserviamo ogni giorno. Non abbiamo conosciuto né osservato né visto alcun altro uccello adeguarsi alla fralezza dei propri piccoli come fa la gallina. Perché la gallina si comporta così? Dico sicuramente una cosa ben nota, una cosa che si verifica ogni giorno dinanzi ai nostri occhi. Perché fa rauca la sua voce? perché rende ispido tutto il suo corpo? Le sue ali si abbassano, le penne si rilassano, e tu vedi girare attorno ai pulcini una specie di ammalato: l’amore materno si trasforma in debolezza. Per quale altro motivo, infatti, se non per questo, il Signore nella sacra Scrittura volle paragonarsi alla gallina, quando disse: Gerusalemme, Gerusalemme quante volte, ho voluto riunire i tuoi figli, come una gallina riunisce i suoi pulcini sotto le ali, e tu non hai voluto? 39 Veramente egli ha riunito tutte le genti, come la chioccia i suoi pulcini. Egli si è fatto debole per noi, ricevendo la carne da noi, cioè dal genere umano: egli che è stato crocifisso, disprezzato, preso a schiaffi, flagellato, inchiodato alla croce, trafitto con la lancia. Tutto questo egli subì per la sua compassione materna, non perché avesse perduto la maestà divina. E il Cristo si rese proprio così; e per essere così, fu disprezzato, divenne pietra d’inciampo e di scandalo, e molti inciamparono in lui 40. Egli si rese così; ma, siccome la carne che aveva assunta era senza peccato, per questo egli divenne, sì, partecipe della nostra debolezza, ma non del nostro peccato. Anzi, perché aveva condiviso con noi la nostra debolezza, per questo poté liberarci dalla nostra colpa. Ecco perché Senza ingiustizia ho corso e avanzavo. Ma noi, che faremo? Ometteremo di considerare la sua natura divina, e, limitandoci a considerare ciò che egli è diventato per amor nostro, dimenticheremo che lui è stato anche il nostro creatore? Tutt’altro! È doveroso avere dinanzi agli occhi anche la sua divinità, perché è una bella testimonianza d’amore riconoscere chi sia stato a soffrire per te. Non un qualsiasi uomo insignificante ha sofferto per te, nell’ipotesi, grande; ma lui, che è il sommo, ha sofferto per te che sei misero. E che cosa ha sofferto? Si fece piccolo, e si umiliò, facendosi obbediente fino alla morte. Chi ha fatto tutto questo? Ascolta le parole che precedono: Colui che, essendo nella natura di Dio, non ha creduto rapina l’essere uguale a Dio. Quindi, uno che era alla pari con Dio annientò se stesso assumendo la natura dei servo; e si rese simile agli uomini e nell’aspetto apparve uomo 41. Egli annientò se stesso assumendo ciò che non era, senza però perdere quello che era. Ma in qual modo, esattamente, si è annientato? Si è annientato apparendo a te in una condizione abietta. Egli, infatti, non ti ha manifestato la dignità che possiede presso il Padre, ma ti ha mostrato – per adesso – la propria debolezza, riservandoti la gloria per quando sarai purificato. Colui che è uguale al Padre si è fatto debole; e tuttavia, proprio in questa debolezza, dobbiamo riconoscerlo [come Dio e Salvatore]: non in forza della visione definitiva, ma mossi dalla fede. Dobbiamo, cioè, almeno credere ciò che ancora non possiamo vedere, e così, credendo, meritarci di vedere ciò che ora non vediamo. Giustamente, dopo risorto, Gesù ebbe a dire a Maria Maddalena, alla quale si degnò manifestarsi per primo: Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre 42. Che significano queste parole? Poco dopo le donne lo toccarono. Infatti, tornando dal sepolcro, videro avvicinarsi il Signore ed esse lo adorarono e abbracciarono i suoi piedi 43. I discepoli, poi, toccarono anche le sue cicatrici 44. Che significano, dunque, le parole: Non mi toccare, perché non sono ancora salito al Padre? “Non credere di me soltanto ciò che vedi, e il tuo sguardo non si arresti a ciò che tocchi “. Infatti ti appaio umile, poiché non sono ancora salito al Padre, donde a voi sono disceso e dal quale mai mi sono allontanato. Non sono ancora salito lassù, giacché non mi sono ancora separato da voi. È venuto senza allontanarsi; risale senza abbandonarci. Ma, in che cosa consiste il suo salire al Padre? Egli sale al Padre quando ci si fa conoscere uguale al Padre. Noi, infatti, saliamo progredendo, per vedere, per intendere, per essere in qualche modo capaci di comprendere questa verità. Per questo non si faceva ancora toccare dalla Maddalena. Non è che volesse negarglielo definitivamente; non la scacciava, non le diceva di no. Diceva: Non sono ancora salito al Padre. Dal sommo del cielo la sua uscita, dice un altro salmo, e il suo arrivo fino al sommo del cielo 45. Il sommo del cielo, cioè la vetta di tutte le cose spirituali, è il Padre: di là era uscito il Cristo e fino al sommo del cielo doveva essere il suo arrivo. Solo di chi è uguale si dice che pareggia l’altro in modo perfetto. Infatti, quando paragoniamo tra loro cose disuguali e accostiamo un oggetto corto a un altro che sia lungo per vedere quanta differenza ci sia fra l’uno e l’altro, costatando la loro disuguaglianza, siamo soliti dire: L’uno non raggiunge completamente l’altro. Se invece li troveremo uguali, diremo: Lo raggiunge. Ebbene, il suo arrivo è fino al sommo del cielo, perché il Cristo è uguale al Padre. Questa sua prerogativa voleva inculcare ai suoi fedeli il nostro Signore quando diceva: Non mi toccare. Questo voleva che il Padre concedesse ai suoi fedeli colui che diceva: Sorgi incontro a me e guarda. Cioè: fa’ conoscere che io sono uguale a te. E guarda. Che significano le parole: E guarda? Significano: Fa’ che tutti vedano che io sono uguale a te. Per quanto tempo ci sarà un qualche Filippo a dirmi: Mostraci il Padre e ci basta? Fino a quando io dovrò dire: Da tanto tempo sono con voi, e non conoscete il Padre? Filippo, chi vede me vede anche il Padre. Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre è in me? 46 Ma, forse, c’è ancora chi non lo crede uguale al Padre. Sorgi incontro a me e guarda. Fa’ che mi vedano, fa’ che ti vedano, fa’ conoscere agli uomini la nostra uguaglianza. Non credano i giudei che hanno crocifisso un semplice uomo. Anche se è stato crocifisso soltanto in quanto uomo, tuttavia non conobbero chi realmente avessero crocifisso. Se lo avessero conosciuto, non avrebbero mai crocifisso il Signore della gloria 47. Affinché i miei fedeli conoscano questo Signore della gloria, io dico: Sorgi incontro a me, e guarda.
La Chiesa madre feconda.
11. E tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele. Tu, Dio d’Israele, che sei ritenuto soltanto Dio d’Israele, che sei ritenuto Dio di una sola nazione, perché questa ti adora, mentre tutte le genti adorano gli idoli, tu, Dio d’Israele, va’ a visitare tutte le genti. Si adempia la profezia con la quale Isaia, in tuo nome, parla alla tua Chiesa, alla tua santa città, a quella donna sterile, la quale, sebbene derelitta, ha più figli di colei che ha marito. Ad essa, infatti, era stato detto: Alliètati, o sterile che non generi! Erompi in giubilo e grida, tu che non partorisci: poiché i figli della derelitta sono più numerosi di quelli di colei che ha marito 48. Sono più numerosi di quelli della nazione giudaica che ha marito, che ha ricevuto la legge; sono più numerosi di quelli nati a quel popolo che ha avuto un re visibile. Perché il tuo re sta nascosto, e moltissimi figli ti ha dato questo sposo invisibile. Orbene, a costei è detto: I figli della derelitta sono più numerosi di quelli di colei che ha marito. Poi il profeta continua: Allarga lo spazio del tuo padiglione, pianta le tue tende! Non stancarti! Tendi più che puoi le tue funi, conficca robusti pali, sia a destra come a sinistra 49. Tieni a destra i buoni, a sinistra i malvagi 50, finché non venga la vagliatura 51! Possiedi, comunque, tutte le genti! Siano invitati alle nozze i buoni e i malvagi; la sala del banchetto sia piena di convitati 52! Ai servi tocca invitare, il Signore s’incaricherà di separare. Allargati sia a destra come a sinistra. Perché la tua discendenza erediterà le genti e tu abiterai le città che erano state abbandonate 53. Abbandonate da Dio, abbandonate dai Profeti, abbandonate dagli Apostoli, abbandonate dal Vangelo, ricolme di demoni. Abiterai le città che erano state abbandonate. Non hai da temere, perché vincerai. Non vergognarti se ti detesteranno. Ebbene, non vergognarti, se i forti si sono levati sopra di me. Quando si facevano leggi contro il nome cristiano, quando era ignominia e infamia l’essere cristiano, non vergognarti se ti detesteranno. Dimenticherai infatti per sempre la vergogna; non ricorderai l’ignominia della tua vedovanza. Perché sono io il Signore, il tuo creatore. Il suo nome è ” Signore “, e colui che ti libera, il Signore, il Dio d’Israele, sarà chiamato anche Dio di tutta la terra 54. E tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, va’ a visitare tutte le genti. Va’, ripeto, a visitare tutte le genti.
Severità e clemenza di Dio.
12. Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Certamente qui suscita spavento. E chi non si spaventerebbe? Chi non vorrà tremare dando uno sguardo alla propria coscienza? Questa, infatti, anche se consapevole d’essere stata fedele a Dio, sarebbe strano non avesse a rimproverarsi una qualche ingiustizia: perché chiunque compie il peccato, compie anche ingiustizia 55. E, se tu, Signore, osserverai le ingiustizie, chi potrà reggere [al tuo giudizio] 56. E tuttavia sono vere, né sono dette invano le parole, e nessuno può o potrà trascurarle: Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Eppure egli ha avuto misericordia di Paolo, il quale, prima, quando era Saulo, agiva ingiustamente. Che cosa aveva fatto di buono per meritare i doni di Dio? Non trascinava, forse, a morte i suoi santi? Non portava, forse, con sé le lettere dei capi dei sacerdoti, per condannare i cristiani ovunque li trovasse? E mentre faceva tutto questo, mentre mirava a tutto questo, ansioso e assetato di stragi, come di lui testimonia la Scrittura, non fu, forse, chiamato dal cielo da una voce arcana, gettato a terra e risollevato, accecato e illuminato, ucciso e vivificato, perduto e ritrovato 57? Per quale merito? Non diciamo niente noi; ascoltiamo piuttosto le sue parole: Prima, dice, io ero bestemmiatore, e persecutore, e prepotente; ma ho ottenuto misericordia 58. Certamente le parole: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia possono essere intese in due modi: sia nel senso che Dio non lascia impunito assolutamente nessun peccato; sia nel senso che c’è una certa ingiustizia, della quale chi si rende colpevole, non otterrà assolutamente misericordia da parte di Dio. Parleremo alla vostra Carità di queste due interpretazioni, secondo quanto ci permetterà la brevità del tempo.
Ogni colpa dev’essere punita, da noi o da Dio.
13. È necessario che ad ogni ingiustizia, grande o piccola, segua una punizione, o da parte dell’uomo stesso che si pente, o da parte di Dio che si vendica. Infatti anche colui che si pente, già punisce se stesso. Per cui, fratelli, puniamo i nostri peccati, se vogliamo ottenere la misericordia di Dio. Quanto poi a Dio, egli non può avere misericordia di coloro che compiono l’ingiustizia nel senso che egli possa gradire e favorire il peccato, o non voglia sradicare le colpe. Non c’è scampo: o ti punisci da te stesso, o ti punirà lui. Vuoi che Dio non ti punisca? Punisciti da te. La colpa che tu hai commessa non può restare impunita; ma la punizione parta piuttosto da te. Compi ciò che sta scritto in quel salmo: Preveniamo il suo volto nella confessione 59. Che significano le parole: Preveniamo il suo volto? Prima che egli ti guardi per punirti, tu previenilo confessando e punendoti, in modo che egli non trovi che cosa punire. Del resto, punendo l’iniquità, tu compi un’opera di giustizia. E Dio avrà misericordia di te, perché ti trova ad operare secondo giustizia. Che cosa significa ” operare secondo giustizia “? Significa odiare in te ciò che anche Dio odia, onde cominciare ad essere gradito a Dio, in quanto punisci in te ciò che anche a lui è sgradito. Il peccato, insomma, non può restare impunito, perché sono vere le parole: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia.
L’empietà di chi riversa su Dio la responsabilità del proprio peccato.
14. Ma osserviamo l’altra interpretazione secondo cui possono essere intese queste parole. Esiste un’ingiustizia il cui reo non può ottenere misericordia da Dio. Voi chiederete, forse, quale sia questa ingiustizia. È la difesa dei peccati. Quando qualcuno difende i suoi peccati, commette una grande ingiustizia, perché difende ciò che Dio odia. E osserva come questo tale agisce in modo perverso ed iniquo. Se ha fatto qualcosa di buono, vuole imputarlo a sé; se ha fatto qualcosa di male, vuole darne la colpa a Dio. In questo modo, infatti, gli uomini difendono i propri peccati: attribuendoli – e questo è il peggio – a Dio. Che cosa intendo dire? Non c’è nessuno che osi affermare: ” Buono è l’adulterio, buono è l’omicidio, buono è l’inganno, buono è lo spergiuro “. Assolutamente nessun uomo afferma questo, dato che anche coloro che compiono tali misfatti protestano quando li subiscono. Non trovi dunque assolutamente nessun’anima tanto pervertita, che viva talmente ai margini del comune consorzio umano e che sia talmente estranea alla partecipazione con il comune sangue di Adamo, alla quale sembri essere buono l’adulterio e, come abbiam detto sopra, l’inganno, la rapina e lo spergiuro. E in che modo difendono tali cose? Dicono: ” Se Dio non lo avesse voluto, io non lo avrei fatto; che vuoi che faccia di fronte al mio destino? “. ” Ma dovrai pur chiederti cosa sia il destino “. Vedo che incolpi le stelle. Ma, se vai a ricercare chi abbia fatto e ordinato le stelle, troverai che e stato Dio. Dunque, difendendo il tuo peccato, finisci con l’accusare Dio. Il colpevole si scusa ritorcendo l’imputazione contro il giudice. Certamente, Dio non ha misericordia per coloro che compiono tale ingiustizia. Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia. Perseguita – dice -, punisci i loro peccati! Trafiggi, obbliga a guardare se stessi coloro che vorrebbero porre se stessi dietro le loro spalle, affinché di sé si vergognino e si rallegrino di te. Non aver misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia.
La conversione degli ebrei e dei pagani.
15. [v 7.] Si convertano a sera. Parla di certuni (non so bene chi) i quali un tempo si dedicarono a opere di iniquità e furono tenebre. Di essi dice che si convertono a sera. Che significa A sera? Significa ” dopo “. Che vuol dire A sera? Vuol dire ” più tardi “. Essi, infatti, avrebbero dovuto già prima riconoscere il medico, prima di crocifiggere Cristo. Comunque, dopo che Cristo era già stato crocifisso, era risorto, era asceso al cielo, dopo che aveva mandato il suo Spirito Santo (del quale furono ricolmi tutti coloro che erano riuniti in una stessa casa e cominciarono a parlare nelle lingue di tutte le genti), i crocifissori di Cristo si spaventarono, si pentirono della colpa che sentivano gravare nella loro coscienza, e chiesero agli Apostoli un consiglio di salvezza. La risposta fu: Pentitevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome del nostro Signore Gesù Cristo, e saranno rimessi a voi i vostri peccati 60. Dopo che Cristo è stato ucciso, dopo che è stato versato il sangue di Cristo, c’è remissione per i vostri peccati. Egli ha voluto morire per redimere con il suo sangue anche coloro che gliel’avevano fatto versare. Lo avete versato infierendo, bevetelo confessando [la vostra colpa]. Giustamente si convertano a sera e soffrano la fame come i cani I giudei chiamavano cani i gentili, perché impuri. Si pensi a nostro Signore, quando gli gridava dietro quella donna cananea, non giudea, la quale voleva muovere la misericordia di lui a curare la figlia. Egli, prevedendo ogni cosa e ogni cosa conoscendo, ma intendendo rendere manifesta la fede di lei, procrastinò il dono e la tenne sulle spine. In qual modo procrastinò il dono? Disse: Non sono stato mandato se non per le pecore sperdute della casa di Israele 61. Israele è le pecore; le genti, invece, che cosa sono? Non è bene gettare ai cani il pane dei figli 62. Chiamò ” cani ” le genti per la loro impurità. Ma, che cosa rispose quella donna affamata? Non protestò per queste parole; accettò umilmente l’insulto, e meritò il dono. E, del resto, le parole di Cristo non meritavano d’essere qualificate come un’ingiuria in quanto erano state dette dal Signore. Se fosse stato un servo ad apostrofare così il padrone, sarebbero state certo un insulto. Quando invece è il padrone che dice tali parole al servo, le si potrebbero qualificare piuttosto come un atto di degnazione. Disse la donna: Si, o Signore. Che significa la parola: Si? Significa: ” Dici il vero “. Senza dubbio, tu dici il vero: io sono un cane. E aggiunse: Ma anche i cani mangiano le briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni 63. Subito rispose il Signore: O donna, grande è la tua fede 64. Poco fa era un cane, ora è una donna. E in qual modo è diventata donna colei che poco prima era un cane? Confessando umilmente, non respingendo ciò che era stato detto dal Signore. Se ne conclude che le genti del paganesimo erano veramente cani, e perciò erano affamate. È bene che anche i giudei si riconoscano peccatori; e, magari a sera, si convertano e soffrano la fame come i cani. Era, infatti, sazio in una maniera nociva colui che diceva: Digiuno due volte la settimana 65. Quel publicano, invece, era un cane e soffriva la fame: era affamato della misericordia del Signore e diceva: Sii benigno con me peccatore 66. Ebbene, anch’essi si convertano a sera, e soffrano la fame come i cani. Desiderino la grazia di Dio; comprendano di essere peccatori. Questi forti diventino deboli; diventino poveri questi ricchi; riconoscano di essere peccatori questi giusti; diventino cani questi leoni. Si convertano a sera e soffrano la fame come i cani: e andranno intorno per la città. Per quale città? Per questo mondo, che la Scrittura in numerosi passi chiama ” città “: la ” città che attornia ” 67. In effetti l’unica nazione giudaica, che pronunziava queste parole, era da ogni parte circondata da pagani, e per questo il mondo era dai giudei chiamato ” città che sta intorno “. Per questa città andranno intorno questi ebrei, divenuti anche loro cani affamati. In qual modo andranno attorno? Annunziando il Vangelo. Saulo era un lupo, ma a sera divenne un cane. Cioè, si converti quand’era avanti negli anni. E lui, che prima mangiava le briciole del suo padrone, toccato dalla grazia di lui, si mise a correre e si spinse in ogni parte della città.
La conversione è lenta ma costante.
16. [v 8.] Ecco, con la loro bocca essi parleranno, e una spada sarà nelle loro labbra. Si tratta di quella spada a due tagli della quale l’Apostolo dice: E la spada dello spirito, che è la parola di Dio 68. Perché ” a due tagli “? Perché ferisce con ambedue i Testamenti. Con questa spada venivano uccisi gli animali, dei quali si diceva a Pietro: Uccidi e mangia 69. E la spada è nelle loro labbra: poiché chi ascolta? Con la loro bocca diranno: Chi ascolta? Si indigneranno, cioè, vedendo quanti sono i pigri verso la fede. Gente che poco prima si rifiutava di credere è urtata da chi non crede. E veramente, fratelli, accade così. Eccoti un uomo che, prima di diventare cristiano, non muoveva un passo verso la conversione, anche se tutti i giorni gli sturavi gli orecchi con le tue parole. Si converte, e subito vorrebbe che tutti fossero immediatamente cristiani; e si stupisce perché ancora non lo sono. Dimentica d’essersi convertito a sera! Divenuto affamato come un cane, ha sulle labbra la spada, e dice: Chi ascolta? Che significa: Chi ascolta? Significa: Chi vorrà credere al nostro messaggio? e a chi è stato rivelato il braccio del Signore? 70 Chi infatti ascolta? Non credono i giudei, e gli Apostoli si rivolgono alle genti e annunziano il Vangelo. I giudei ricusano di credere; e tuttavia, per mezzo di giudei convertiti alla fede, il Vangelo è stato annunziato per la città. Sono essi a dire: Intatti, chi ascolta?
17. [v 9.] E tu, Signore, li deriderai. Chi ascolta? Tutte le genti diverranno cristiane, e voi dite: Chi ascolta? Che significano le parole: Li deriderai? Come un niente avrai tutte le genti. Niente potrà opporsi a te, poiché sarà facilissimo che tutte le genti credano in te.
Dio fonte di virtù e di sapienza.
18. [v 10.] Affiderò a te la mia forza. Quei forti caddero poiché non avevano affidato a te la loro forza. Cioè: coloro che si sollevarono contro di me e mi aggredirono contavano sulle loro forze. Ma io affiderò a te la mia forza; perché, se mi allontano, cado; se mi avvicino, divento più forte. Vedete, fratelli, che cosa accade nell’anima umana. Essa da se stessa non ha luce; da se stessa non ha forza. Tutto quanto di bello c’è nell’anima è la virtù e la sapienza; ma essa, da se stessa, non sa come da se stessa nemmeno può. Non è luce di per sé, né è virtù di per sé. Esiste, però, una origine e una fonte della virtù, una radice della sapienza; esiste una regione, per così dire e se così si può dire, della verità immutabile. Allontanandosi da questa regione, l’anima si ottenebra; avvicinandosi ad essa Si illumina. Avvicinatevi a lui, e sarete illuminati 71, poiché, allontanandovene, siete ottenebrati. Orbene, affiderò a te la mia forza: non mi allontanerò da te, non mi fiderò di me stesso. Affiderò a te la mia forza, perché tu, o Dio, sei il mio rifugio. Dove ero? Dove sono? Donde mi hai tratto? Quali colpe mi hai perdonate? Dove giacevo? A quali altezze sono stato sollevato? Queste cose devo ricordarmi. Come si dice in un altro salmo: Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha accolto 72. Affiderò a te la mia forza, perché tu, o Dio, sei il mio rifugio.
19. [v 11.] Il Dio mio! La sua misericordia mi previene. Ecco cosa vuoi dire la frase: Affiderò a te la mia forza. Significa: In nessun modo presumerò di me. Che cosa, infatti, ho potuto io accumulare di bene per cui tu debba muoverti a compassione di me e giustificarmi? Che cosa hai trovato in me? Soltanto peccati. Di tuo vi hai trovato solo la natura che tu stesso avevi creata; il resto erano mali miei; e tu li hai eliminati. Non io per primo mi sono levato e mosso incontro a te, ma tu sei venuto a svegliarmi. Infatti, la sua misericordia mi previene. Prima che io compia qualcosa di buono, la sua misericordia mi previene. Che cosa risponderà qui l’infelice Pelagio?
Imperscrutabili le vie di Dio.
20. [v 12.] Il mio Dio mi s’è manifestato nei miei nemici. Che cosa dice? Mi ha dimostrato, nella persona dei miei nemici, quanta misericordia abbia usato verso di me. Colui che è stato raccolto si paragoni a chi è stato lasciato da parte; chi è stato eletto si paragoni ai respinti. Il vaso di misericordia si paragoni ai vasi dell’ira, e veda come da una stessa pasta Dio ha fatto qualche vaso per uso nobile e qualche altro per uso ignobile. Che significano le parole: Mi s’è manifestato nei miei nemici? Se Dio, volendo mostrare la sua ira e dar prova della sua potenza, ha sopportato con grande pazienza i vasi d’ira che erano maturi per la perdizione, perché si è comportato così? Per rendere manifeste le ricchezze della sua bontà verso i vasi di misericordia 73. Se, dunque, ha sopportato i vasi d’ira per rendere manifeste le sue ricchezze verso i vasi di misericordia, molto giustamente è detto: La sua misericordia mi preverrà. Il mio Dio mi s’è manifestato nei miei nemici. Cioè: quanta misericordia abbia usata a me, me l’ha mostrato nella persona di coloro verso i quali non ne ha usata altrettanta. Perché, se il debitore non è tenuto in ansia, meno sentito sarà il suo ringraziamento una volta che il suo debito gli sia stato rimesso. Il mio Dio mi s’è manifestato nei miei nemici.
La funzione dei giudei nella storia della salvezza.
21. E che dice di tali nemici? Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Prega per i suoi nemici; adempie il precetto. Che significano le parole: Non aver misericordia di nessuno di coloro che operano iniquità, e le altre: Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge? Come potrà non essere misericordioso verso tutti coloro che operano l’iniquità e come potrà non ucciderli, affinché non dimentichino la sua legge? Ma queste parole sono riferite ai suoi nemici. E allora? I suoi nemici operarono, forse, secondo giustizia? Se coloro che gli si oppongono operassero secondo giustizia, ne seguirebbe che lui commette dell’ingiustizia. Ma, poiché è lui che opera secondo giustizia, senza dubbio colui che così si comporta, subisce ingiustizia da parte dei suoi nemici. Se ne conclude che coloro che si oppongono al giusto operano ingiustizia. Perché dunque, poco prima ha detto: Non aver misericordia di tutti coloro che operano iniquità, e ora dice dei suoi nemici: Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge? Non avere per loro quella misericordia che t’impedisca d’uccidere i loro peccati. Ucciderai i peccati ma le persone non le ucciderai. Che significa, infatti, essere uccisi? Significa dimenticarsi della legge del Signore. Questa è la vera morte: precipitare nell’abisso del peccato! E la cosa può essere detta anche in riferimento ai giudei. In che senso si potrà dire dei giudei: Non li uccidere perché non si dimentichino della tua legge? Significa: questi miei nemici, coloro che mi hanno ucciso, tu non ucciderli. Resti in vita la nazione giudaica! Essi furono, storicamente, vinti dai romani; la loro città fu, certo, distrutta; e loro non possono tornare nel proprio paese. Tuttavia i giudei sopravvivono. Tutte le province che conosciamo sono state soggiogate dai romani. Chi riconosce ormai quali fossero un tempo le genti che oggi fan parte dell’impero romano? Tutti i popoli sono diventati romani e tutti sono chiamati romani. Invece i giudei restano giudei: sono come un simbolo. Sono stati vinti, ma non al punto da essere assorbiti dai vincitori. Non senza ragione in Caino, che uccise suo fratello, Dio pose un segno in modo che non potesse essere ucciso 74. Questo è il segno che recano i giudei: conservano gli avanzi della loro legge, si circoncidono, osservano il sabato, immolano l’agnello pasquale, mangiano gli azzimi. Restano, dunque, giudei! Non sono stati sterminati, in quanto necessari ai popoli pagani divenuti credenti. Perché? Perché in loro, che sono nostri nemici, Dio mostra a noi la sua misericordia: Dio mi s’è manifestato nei miei nemici. Nei rami tagliati a causa della superbia egli dimostra la sua misericordia all’olivo selvatico innestato. Ecco dove giacciono coloro che erano superbi; ecco dove sei stato innestato tu, che giacevi prostrato a terra. Ma non insuperbire, per non meritarti d’essere reciso dall’albero. Dio mio, non li uccidere perché non si dimentichino della tua legge.
Le profezie riguardanti il Cristo.
22. [vv 12-14.] Disperdili con la tua potenza. È già accaduto. I giudei sono stati dispersi fra tutte le genti, a testimonianza della loro colpevolezza e della nostra verità. Essi posseggono i codici nei quali è stato profetizzato il Cristo, e noi possediamo Cristo. E se, talvolta, qualche pagano avrà dei dubbi, quando noi gli parleremo delle profezie che si riferiscono a Cristo (tanta è la loro evidenza che si resta stupefatti!), e se, attonito, penserà che siano state scritte da noi, noi proveremo, attraverso i codici dei giudei, che tali cose sono state predette molto tempo prima. Vedete in qual modo noi confondiamo con i nostri nemici altri nemici. Disperdili con la tua potenza! Strappa ad essi il vigore, strappa ad essi la forza! E trascinali, Signore, mio protettore. I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra! E siano colti nella loro superbia; e dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione, e non saranno. Queste parole sono oscure, e temo che non si riesca a spiegarle per bene. Ormai siete stanchi d’ascoltare; perciò, se è d’accordo la vostra Carità, rimandiamo a domani ciò che resta. Il Signore ci aiuterà a pagare il nostro debito, poiché la nostra promessa si fonda più in lui che in noi stessi.
SULLO STESSO SALMO 58/59
DISCORSO 2
Far fruttificare i doni di Dio.
1. [v 10.] Il discorso di ieri si era fatto troppo lungo, e io ero rimasto in debito verso di voi. Oggi è volontà di Dio che si paghi questo debito. Ma come noi siamo fedeli nel soddisfare il nostro impegno, così voi dovete essere avidi nel profittarne. Cioè: quello che il Signore ci dona e che noi offriamo a voi (egli infatti è il Signore, e noi siamo i servi), tutto questo voi dovete accogliere in modo che nella vostra vita si veda il frutto del vostro ascoltare. Infatti una piantagione, la quale, pur essendo ben coltivata, non dà frutti e, ingrata al lavoro dell’agricoltore, produce spine al posto delle messi, si destina da sola non al granaio ma al fuoco. E voi vedete come il Signore Dio nostro fecondi la terra con abbondanti piogge e come, parimenti, con la sua parola scenda a visitare il nostro cuore, come un terreno seminato. A buon diritto egli si attende frutti da questo nostro cuore, poiché sa quale semente vi abbia sparsa e come vi abbia fatto piovere. E, veramente, noi senza di lui non siamo nulla. Prima di esistere eravamo un nulla, e anche già esistendo come uomini, se vogliamo fare a meno di lui, null’altro siamo se non peccatori. È infatti vero ciò che qui si afferma: Presso di te custodirò il mio vigore, poiché ogni nostra risorsa, se non la custodiamo presso di lui e per lui, ma ce ne distacchiamo, la perdiamo! Per cui sempre il nostro spirito deve vegliare per non allontanarsi dal Signore; anzi, se un tempo era lontano, sempre di più deve avvicinarglisi e stargli accanto: non muovendo i piedi né facendosi trasportare da qualche veicolo, non correndo su veloci animali o volando a mezzo di ali, ma con la purezza dei sentimenti e con la probità di santi costumi.
La funzione storica dei giudei.
2. [vv 12-14.] Vediamo dunque ciò che resta di questo salmo. Lo avevamo infatti interrotto quando il salmista cominciava a parlare dei suoi nemici e diceva a Dio: Non li uccidere perché non si dimentichino della tua legge. Dice che essi sono suoi nemici, e tuttavia prega Dio affinché non li uccida ed essi non dimentichino la sua legge. Non perché stare attaccati alla legge, cioè non dimenticare gli obblighi della legge, sia già la perfezione e dia la sicurezza del premio e tolga ogni timore del supplizio. Vi sono, infatti, alcuni che conoscono la legge a memoria, ma non la mettono in pratica nella vita. Dai quali molto differiscono coloro che l’adempiono con la vita e che, pertanto, non possono non ricordarla a memoria. Certamente colui che nella vita adempie i precetti di Dio e, vivendo in un certo modo, sta sempre attento a non distruggere ciò che possiede nel suo cuore e con la sua vita attesta quanto della legge di Dio porta scritto in cuore, costui possiede con frutto la legge di Dio; e non sarà annoverato tra i nemici. Ecco infatti che i nostri avversari, i giudei – ai quali sembra voglia riferirsi questo salmo – posseggono la legge di Dio, e perciò di loro è detto: Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Per cui, se sopravvive ancora il popolo dei giudei, è perché attraverso il loro sopravvivere, cresca la moltitudine dei cristiani. Essi sono dispersi tra tutte le genti; e sono rimasti giudei, né hanno cessato di essere ciò che erano. Non hanno ceduto alle leggi romane fino al punto di perdere le loro caratteristiche di giudei; sono, sì, soggetti ai romani, ma conservano ancora le loro leggi, che sono le leggi di Dio. Ma cosa è accaduto a costoro? Voi pagate la decima della menta e del cimino, e avete trascurato le cose più gravi della legge, la misericordia e la giustizia; filtrate il moscerino e inghiottite il cammello 1. Questo diceva loro il Signore, ed essi sono davvero così. Posseggono la legge, posseggono i profeti; leggono ogni cosa, cantano ogni cosa; ma non vi vedono la luce dei profeti, che è Gesù Cristo. Non soltanto non lo vedono ora che siede in cielo, ma non lo videro neppure quando camminava umile in mezzo a loro, e divennero colpevoli versando il suo sangue: anche se non tutti. Questo oggi vogliamo far presente alla vostra Carità. Non tutti, poiché molti di costoro si convertirono a colui che avevano ucciso e, credendo in lui, meritarono il perdono del misfatto della sua uccisione. In tal modo essi hanno offerto un esempio a tutti gli uomini, dimostrando che non si deve disperare del perdono di qualsiasi peccato, se fu perdonata l’uccisione di Cristo a coloro che se ne erano riconosciuti colpevoli. Per questo è detto: Perché tu, Dio, sei il mio protettore; Dio mio, la tua misericordia mi preverrà. Cioè: prima di tutti i miei meriti buoni mi previene la misericordia di Dio. Anche se non avrà trovato in me niente di buono, egli mi fa buono; egli giustifica colui che si converte, egli esorta affinché si converta chi è lontano da lui. Il mio Dio, dice di nuovo, nei miei nemici mi ha fatto comprendere; mi ha mostrato, cioè, quanto mi ami e quanti benefici mi doni nella sua bontà, attraverso il confronto con i miei nemici. Siccome, infatti, sono della stessa creta i vasi d’ira e i vasi di misericordia 2, i vasi di misericordia apprendono, attraverso i vasi dell’ira, quanto bene Dio elargisca loro. E continua: Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Queste parole sono dette riguardo ai giudei. Ma allora, cosa farai loro? Li disperderai nella tua potenza. Mostra loro che sei tu il forte; non loro, i quali, confidando nella loro forza, non hanno conosciuto la tua verità. E non come possono essere forti loro, dei quali è detto: Hanno fatto irruzione su di me i forti, ma come puoi esserlo tu per disperderli. E trascinali, Signore, mio protettore. Cioè: disperdili, sì, ma in modo da non abbandonarli, perché non si dimentichino della tua legge. Proteggimi e fa’ sì che nella loro dispersione io, da te protetto, scorga un segno della tua misericordia.
Odiare il peccato amando il peccatore.
3. E continua: I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. A che cosa si ricollega questa frase? A che cosa si riferisce? I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Il seguito della frase non è collegato con queste parole in modo da indicarcene il nesso. I delitti della loro bocca, – dice il salmo – la parola delle loro labbra; e siano colti nella loro superbia. E dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione, e non saranno. Dicevamo ieri che queste parole sono oscure, e perciò ne rimandavamo la spiegazione a quando le vostre menti fossero state più riposate. Pertanto, ora che non siete stanchi per l’ascolto, elevate i vostri cuori e aiutatemi con la vostra attenzione, affinché, nell’oscurità e nelle incertezze del testo, il nostro dire non resti impari al vostro sforzo di penetrazione. Anche voi, infatti, dovete portare da parte vostra qualcosa onde supplire con l’intelligenza a ciò che noi non riusciremo a farvi intendere con la parola. Questa frase: I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra, è posta in mezzo, senza che ci si lasci facilmente vedere a che cosa si ricolleghi. Rifacciamoci quindi, prima di tutto, a ciò che precede. Aveva detto: Non li ucciderai, perché non si dimentichino della tua legge; e, pur avendoli definiti nemici, aveva aggiunto due versetti: Disperdili nella tua potenza, e trascinali, Signore, mio protettore. Subito dopo prosegue: I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. E vuol dire: Uccidi questa, non loro. Non li uccidere, perché non si dimentichino della tua legge. Ma c’è qualcosa che in loro devi uccidere per adempiere ciò che è detto prima: Non avere misericordia di tutti coloro che operano ingiustizia 3. Dunque, Disperdili e trascinali significa: Non li abbandonare, mentre li disperdi; poiché, non abbandonandoli, avrai ancora modo di agire in loro, dal momento che non li uccidi. Che cosa, dunque, ucciderai? I delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Che cosa ucciderai in loro? Ucciderai il Crocifiggi, crocifiggi! 4, ucciderai ciò che hanno gridato, non coloro che hanno gridato. Perché essi volevano eliminare, uccidere, annientare il Cristo, ma tu, risuscitando il Cristo che essi volevano annientare, uccidi i delitti della loro bocca, la parola delle loro labbra. Tremano vedendo vivere colui che con le loro grida vollero uccidere; e con meraviglia vedono adorato in cielo da tutte le genti colui che disprezzarono in terra. Così sono uccisi i delitti della loro bocca e la parola delle loro labbra.
I convertiti del giorno di Pentecoste.
4. E siano presi nella loro superbia. Che significano le parole: Siano presi nella loro superbia? Significano che i forti lo assalirono, ma invano. Egli sembrò cedere, quasi, alla loro violenza ed essi poterono riportare l’impressione d’essere riusciti a qualcosa e d’averla spuntata contro il Signore. In realtà poterono crocifiggere l’uomo, e l’umana debolezza poté prevalere sulla potenza fino ad ucciderla. Gli uomini poterono credersi qualcosa, credersi forti, potenti, vincitori, come il leone pronto ad afferrare la preda, come quei tori robusti che il salmista altrove ricorda: Tori pingui mi hanno assediato 5. Ma che cosa hanno fatto a Cristo? Non la vita, ma la morte hanno ucciso. Nel morente fu distrutta la morte, e nel vivente la vita risuscitò da morte (egli, infatti, risuscitò da solo in quanto in lui c’era anche ciò che non poteva morire). E allora che cosa ottennero i nemici? Ascolta che cosa ottennero. Distrussero il tempio. E lui che cosa fece? In tre giorni lo risuscitò 6. In questo modo, dunque, furono uccisi i delitti della loro bocca e la parola delle loro labbra. E poi, che cosa accadde di coloro che si convertirono? E siano presi nella loro superbia. Fu annunziato loro che colui che avevano ucciso era risuscitato. Ed essi, vedendo che egli dal cielo aveva inviato lo Spirito Santo il quale aveva riempito coloro che avevano creduto in lui 7, credettero alla sua resurrezione e si convinsero di aver condannato uno che non era affatto colpevole e che la loro condanna era risultata perfettamente inutile. La loro azione si era vanificata, mentre il loro peccato rimaneva. Ebbene, poiché era risultata inutile la loro azione, mentre il peccato rimaneva in coloro che lo avevano compiuto, essi furono presi nella rete della loro superbia e videro se stessi schiacciati dalla loro colpevolezza. Non restava quindi loro altro che confessare il peccato, e colui che si era abbandonato nelle mani dei peccatori li avrebbe perdonati. Ucciso dai morti, avrebbe condonato loro la sua morte e, a quelli che erano morti, avrebbe dato la vita. Essi, pertanto, furono presi nella loro superbia.
La superbia è il vizio per eccellenza.
5. E dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione, e non saranno. Non si vede facilmente a che cosa si ricolleghino le parole: E non saranno. Che significa: Non saranno? Vediamo quanto precede. Allorché saranno presi nella loro superbia, saranno annunziate dalla maledizione e dalla menzogna le conclusioni. Che vuol dire ” conclusione”? Significa “compimento”; giungere, infatti, alla conclusione altro non è che giungere a compimento. Altro, però, è giungere a compimento e altro giungere a consunzione. Infatti giunge a compimento ciò che diviene perfetto; giunge a consunzione ciò che cessa d’esistere. La superbia non permetteva all’uomo di perfezionarsi: niente come la superbia impedisce la perfezione. Stia attenta un poco la vostra Carità a ciò che dico! Osservate quanto sia grave questo male, e come dobbiamo guardarcene. Valutate voi a dovere la gravità di questo male? E io riuscirò a mettere in risalto come si conviene quanto male vi sia nella superbia? Il diavolo è punito per questa sola colpa. Egli certamente è il capo di tutti i peccatori, è il seduttore che spinge a peccare; ma non è colpevole di adulterio né di ubriachezza né di fornicazione né di appropriazione indebita dei beni altrui. Sua sola colpa fu la superbia. E poiché compagna della superbia è l’invidia, non può essere che uno se è superbo non nutra anche invidia. Per questo vizio (che necessariamente segue la superbia) il diavolo, una volta caduto lui, divenne invidioso dell’uomo che ancora si reggeva in piedi, e si diede da fare per sedurre questo uomo, in modo che non fosse innalzato là donde egli era stato precipitato. Si sforza perciò anche oggi d’indurci a commettere colpe reali, poiché abbiamo un giudice di fronte al quale non può presentare accuse false. Se infatti la nostra causa fosse discussa dinanzi ad un giudice umano, che può essere ingannato con false accuse, non si affaticherebbe molto per farci peccare. Ingannando infatti il giudice, potrebbe abusare anche di chi è innocente e trascinare con sé, e con sé far condannare, le vittime del suo stesso inganno. Siccome però conosce che il giudice è tale da non poter essere ingannato e, inoltre, sa che, essendo giusto, non usa preferenze a nessuno, vuole trascinare davanti a lui dei veri colpevoli che necessariamente il giudice deve condannare proprio perché è giusto. Si sforza, quindi, di farci peccare solo per invidia, in quanto l’invidia necessariamente si accompagna alla superbia. Ecco, dunque, quale male è la superbia, e come impedisce la perfezione. E allora, si vanti pure, l’uomo, delle ricchezze; si vanti della bellezza e delle forze del corpo! Tutte queste cose sono caduche; e suscitano il riso coloro che si vantano di cose caduche, dalle quali o sono abbandonati mentre vivono o, quanto meno, debbono loro abbandonarle quando muoiono. La superbia è, veramente, il vizio capitale per eccellenza, e anche quando uno progredisce effettivamente nel bene, la superbia lo insidia per mandargli in fumo ogni progresso. Se, riguardo agli altri vizi, si deve temere che ci portino a compiere opere cattive, quanto alla superbia si deve ancor più temerla quando operiamo il bene. E non stupiamoci, perciò, se l’Apostolo era tanto umile da dire: Quando sono debole allora sono forte. Infatti, per non essere tentato da questo vizio, quale medicina contro l’orgoglio dice essergli stata somministrata dal medico che sa come curare? Perché – scrive – non mi inorgoglissi della grandezza delle rivelazioni, mi è stato dato il pungiglione della mia carne, l’angelo di Satana, che mi percuota. Per questo tre volte ho pregato il Signore affinché lo allontanasse da me; e mi ha detto: Ti basti la mia grazia; infatti la virtù si perfeziona nella debolezza 8. Osservate che cosa sia diventare perfetti. L’Apostolo, il dottore delle genti, il padre dei fedeli per mezzo del Vangelo, ha ricevuto il pungiglione della carne perché ne fosse schiaffeggiato. Chi di noi avrebbe osato pensare questo, se egli stesso non lo avesse confessato senza vergogna? Se dicessimo infatti che Paolo non abbia sofferto tutto questo, mentre vogliamo rendergli onore, lo faremmo bugiardo. Ma, poiché egli è sincero e dice la verità, dobbiamo credere che davvero gli fu posto nella carne un angelo di Satana, affinché non si inorgoglisse della grandezza delle rivelazioni. Ecco quanto dobbiamo temere il serpente della superbia! Che cosa era accaduto, infatti, a quelli di cui stiamo parlando? Furono presi nella rete del loro peccato. Uccisero il Cristo e, di fronte all’enormità del proprio peccato, si sentirono profondamente umiliati; ma per questa maggiore umiltà meritarono di essere risollevati. Ecco cosa significa: Siano presi nella loro superbia. E seguita: Dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni. Il che vuol dire: Tanto più si perfezioneranno, in quanto sono stati presi nella maledizione e nella menzogna. La superbia non permetteva loro di perfezionarsi; ma il delitto ha cancellato la superbia grazie al riconoscimento della loro colpa; e, finalmente, il perdono ha cancellato il delitto grazie alla misericordia di Dio. Così dalla maledizione e dalla menzogna furono annunziate le conclusioni. In altre parole, tutto ciò servì per dire all’uomo: “Ora hai visto che cosa sei; l’hai toccato con mano. Hai sbagliato, sei divenuto cieco: hai peccato e sei decaduto. Riconoscendo quindi la tua infermità, invoca il medico. Non crederti sano! Ecco, tu hai ucciso il medico; e anche se uccidendolo tu non hai potuto annientarlo, tuttavia, per quanto ti riguardava, tu lo hai ucciso “. Dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni. Avete posto, o giudei, degli atti che la Scrittura qualifica come “maledizione”. Infatti, chiunque pende dalla croce è maledetto 9. Avete crocifisso Cristo; lo avete considerato maledetto. Aggiungi la menzogna alla maledizione! Avete collocato guardie al sepolcro e, perché mentissero, avete dato loro del denaro 10. Ecco, Cristo è risorto! Dov’è andata a finire la ” maledizione ” della croce che voi avete perpetrata? Dove la menzogna dei custodi che avete corrotti?
L’ira divina e le sue manifestazioni.
6. Dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione, e non saranno. Che significano le parole: Nell’ira della conclusione saranno annunziate le conclusioni? C’è l’ira del compimento, e c’è l’ira della consunzione. Ogni vendetta di Dio infatti è chiamata ira; ma talvolta Dio castiga per perfezionare, talvolta castiga per condannare. Come castiga per portare a compimento? Flagella ogni figlio che accoglie 11. E in qual modo castiga per condannare? Quando avrà collocato gli empi a sinistra, dirà loro: Andate nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per gli angeli suoi 12. Questa è l’ira della perdizione, non della perfezione. Ma saranno annunziate le conclusioni nell’ira della conclusione. Cioè: sarà annunziato dagli Apostoli che là dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia 13, e che la stessa debolezza dell’uomo faceva parte di quella medicina che è l’umiliazione. Pensando queste cose, e scoprendo e confessando le loro ingiustizie, essi non saranno. Che cosa non saranno? Non saranno più superbi. Prima infatti aveva detto: Siano presi nella loro superbia. E dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione, e non saranno. Cioè: Non persevereranno nella superbia, da cui erano stati presi.
Il sangue di Cristo salva e unisce giudei e pagani.
7. E sapranno che Dio sarà il Signore di Giacobbe e dei confini della terra. Prima, infatti, i giudei credevano d’essere giusti perché avevano ricevuto la legge e osservavano i precetti di Dio. In seguito, però, fu loro dimostrato che essi non osservavano tali comandamenti, in quanto, aderendo ad essi, non avevano riconosciuto il Cristo, giacché, sebbene in parte, Israele rimase accecato 14. Con questo, gli stessi giudei si son resi conto che non debbono disprezzare i gentili che erano soliti considerare come cani e peccatori. A quel modo, infatti, che sia gli uni che gli altri sono stati trovati soggetti alla colpa, così sia gli uni che gli altri perverranno alla salvezza. Dice l’Apostolo: Non soltanto tra i giudei ma anche tra le genti 15. Così la pietra che i costruttori avevano respinta è divenuta pietra angolare 16, onde unire in sé i due popoli, come l’angolo unisce le due pareti. I giudei si stimavano floridi e grandi; mentre consideravano i gentili deboli, peccatori, servi del demonio, adoratori degli idoli. E tuttavia in ambedue c’era l’ingiustizia. E quando si riuscì a convincere i giudei che erano anch’essi peccatori (poiché non vi è chi faccia il bene, non ce n’è neppure uno 17), deposero la loro superbia e non osteggiarono la salvezza delle genti. Riconobbero che la propria debolezza era pari a quella degli altri, sicché, uniti ai pagani nella pietra angolare, insieme adorarono il Signore. E sapranno che Dio sarà il Signore di Giacobbe e dei confini della terra. Non sarà soltanto il Signore dei giudei, ma anche dei confini della terra. Non lo saprebbero se fossero ancora nella loro superbia; e sarebbero nella loro superbia, se ancora si considerassero giusti. Ma perché non si considerino più giusti, sono state loro annunziate le conclusioni derivanti dalla maledizione e dalla menzogna, nell’ira della conclusione. Poiché, veramente, essi furono presi al laccio della loro superbia attraverso la ” maledizione ” che perpetrarono uccidendo il Cristo sulla croce. Ma ecco che cosa ha fatto il Signore nostro Gesù Cristo. Morto per mano dei giudei, ha redento la moltitudine delle genti. Il sangue che fu versato manifestò la sua efficacia nei confronti di quelli stessi che l’avevano versato. Anzi, giovò a tutti, ma dopo che si convertirono. Difatti, anche coloro che lo avevano ucciso, lo riconobbero per quello che effettivamente era e meritarono da lui il perdono di quel grande delitto che era stato l’averlo ucciso.
Umiliazione salutare.
8. [v 15.] Che accadrà, dunque, di costoro? Ciò che è stato detto prima: Si convertiranno a sera, cioè, si convertiranno, anche se tardi, anche se vi si decidono dopo aver ucciso il Signore nostro Gesù Cristo. Si convertiranno a sera e soffriranno la fame come cani. Sì, come i cani, non come le pecore o come i vitelli. Come i cani, cioè come le genti, come i peccatori, poiché anch’essi, che si credevano giusti, hanno riconosciuto il loro peccato. Di costoro è detto in un altro salmo: Poi si sono affrettati, come qui è detto: A sera. Là infatti si legge: Si sono moltiplicate le loro infermità; poi si sono affrettati 18. Perché si sono affrettati? Perché si sono moltiplicate le loro infermità. Infatti, se si fossero ancora ritenuti sani, non si sarebbero affrettati. Pertanto, come là si legge: Si sono moltiplicate le loro infermità, così qui leggiamo: Siano presi nella loro superbia, e dalla maledizione e dalla menzogna saranno annunziate le conclusioni, nell’ira della conclusione. E come là è detto: Poi si sono affrettati, qui è detto: E non saranno. Cioè: Non saranno nella loro superbia. E sapranno che Dio sarà il Signore di Giacobbe e dei confini della terra, e si convertiranno a sera. È bene, dunque, che il peccatore sia umiliato; poiché nessuno è più inguaribile di colui che si crede sano. E andranno attorno per la città. Già ieri abbiamo spiegato che cosa sia questa città, la città che sta attorno, cioè tutte le genti.
9. [v 16.] Si sparpaglieranno per mangiare; cioè, per conquistare altri e per aggregare al loro corpo nuovi credenti, trasformati dalla fede. Ma se non si sazieranno, mormoreranno. Anche prima ha parlato del loro mormorio, del mormorio di coloro che dicono: Poiché, chi ascolta? E soggiungeva: Ma tu, Signore, li deriderai. Cioè: tu deriderai coloro che dicono: Chi ascolta? Perché? Perché un nulla stimerai tutte le genti. Così anche qui si dice: Ma, se non si sazieranno, mormoreranno 19.
La Chiesa esulta superate le prove.
10. [v 17.] Terminiamo così il nostro salmo. Osservate l’angolo che esulta e si rallegra per ambedue le pareti 20. I giudei insuperbivano; sono stati umiliati. Le genti disperavano; sono state innalzate. Si appressino all’angolo! Ivi convengano, ivi accorrano, ivi trovino il bacio della pace. Vengano pure da parti opposte; basta che non vengano per opporsi ancora fra loro. Provenivano, quelli, dalla circoncisione; questi dalla incirconcisione. Erano lontane le pareti, ma prima di accostarsi all’angolo. Nell’angolo si tengano strette fra loro, e la Chiesa intera, costituita da entrambe le pareti, che cosa dice ormai? Ma io canterò la tua potenza ed esulterò al mattino per la tua misericordia. Al mattino, finite le tentazioni; al mattino, quando la notte di questo secolo sarà trascorsa; al mattino, quando ormai non abbiamo più paura delle insidie dei ladroni: il diavolo e i suoi angeli; al mattino, quando più non cammineremo alla luce della profezia ma contempleremo, come un sole, il Verbo stesso di Dio. Ed esulterò al mattino per la tua misericordia. Giustamente in un altro salmo è detto: Al mattino mi presenterò a te e contemplerò 21. Con ragione anche la resurrezione del Signore avvenne all’alba: per adempiere ciò che in un altro salmo era detto: A sera si prolungherà il pianto; al mattino l’esultanza 22. A sera i discepoli piansero morto il Signore nostro Gesù Cristo; all’alba esultarono perché era risorto. Esulterò al mattino per la tua misericordia.
Dio autore della nostra vita e artefice delle nostre opere buone.
11. [vv 17.18.] Perché tu sei divenuto il mio protettore e il mio rifugio nel giorno della mia tribolazione. Mio soccorso, a te inneggerò, perché tu, Dio, sei il mio protettore. Che cosa sarei stato, se tu non mi avessi soccorso? Quanto non era disperata la mia salute, se tu non mi avessi curato? Dove giacevo, se tu non mi fossi venuto incontro? In effetti la mia vita era in pericolo a causa della mia profonda ferita: una ferita che richiedeva l’intervento di un medico onnipotente. Niente è incurabile per un medico onnipotente. Egli non abbandona nessuno; ma è necessario che tu voglia essere curato; è necessario che tu non ti sottragga alla sua mano. Ma, anche se tu non volessi curarti, la tua ferita ti spingerebbe a farlo. Mentre sei lontano ti richiama e ti spinge, in certo modo, a tornare da lui e ti attira mentre cerchi di sfuggirgli. In ciascuno si realizza ciò che fu detto: La sua misericordia mi preverrà 23. Pensate alle parole: Mi preverrà. Se fossi stato tu a portare, per primo, qualcosa di tuo e avessi meritato la misericordia di Dio per qualcosa di buono da te compiuto in antecedenza, non sarebbe stata la sua misericordia a prevenirti. Quando, invece, ti rendi conto che sei stato prevenuto da Dio, se non quando riconosci la verità di ciò che dice l’Apostolo: Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E, se lo hai ricevuto, perché ti glori come se tu non l’avessi ricevuto? 24 Ecco cosa significa: La sua misericordia mi preverrà. Infine, osservando che tutti i beni che ci è consentito possedere, sia quelli inerenti alla natura, sia quelli connessi col tenore di vita o con l’attività personale, sia quelli consistenti nella fede, nella speranza, nella carità, nella bontà dei costumi, nella giustizia, nel timore di Dio, altro non sono che dono di lui, così concludeva [il salmista]: Dio mio, misericordia mia. Ricolmato di beni da Dio, altro non trova, per definire il suo Dio, se non l’appellativo: Misericordia mia. Che significa: Misericordia mia? O nome sotto il quale a nessuno è permesso disperare! Se tu dici: ” Mia salvezza “, comprendo che Dio ti dà la salvezza. Se tu dici: ” Mio rifugio “, intendo che tu in lui ti rifugi. Se dici: ” Mia forza “, comprendo che è lui a darti la forza. Mia misericordia! Che cosa significa? Significa che tutto quanto io sono deriva dalla tua misericordia. Ma io ti ho forse meritato invocandoti? Quasi che io abbia potuto fare qualcosa per esistere ed essere in grado d’invocarti! Se avessi fatto qualcosa per esistere, sarei stato prima di esistere. Mentre, se assolutamente non ero niente prima di esistere, non ho meritato niente presso di te per poter esistere. Tu mi hai fatto esistere; e non sarai stato tu a farmi buono? Tu mi hai dato l’essere; e un altro mi avrà dato di che essere buono? Se tu mi avessi dato di che essere, e un altro mi avesse dato di che essere buono, sarebbe preferibile colui che mi ha fatto essere buono, all’altro che mi ha dato l’essere. Orbene, poiché nessuno è migliore di te, nessuno è più potente di te, nessuno è più generoso di te quanto a misericordia, vuol dire che da te ho ricevuto e l’essere e l’essere buono. Dio mio, misericordia mia!